Sfida: Musei e comunicazione. Vincenzo Trione intervista Alberto Garlandini: presidente ICOM. #musei #riflessione [#analisi]

Finalmente un articolo che rientra a pieno titolo tra gli argomenti per i quali ho conquistato due lauree.

La prima cosa che si fa in un corso di museologia e museografia è di studiare la definizione di museo dell’ICOM. Chi scegli di esularla, dal proprio vocabolario o dall’insegnamento, è una persona che occupa indegnamente il ruolo che riveste.

Se si parla di una istituzione culturale che è un servizio di benessere rivolto alle persona, bisogna sapere da dove si parte, la sua carta costituzionale. Si parte da qui per la composizione delle mission e lo sviluppo della propria identità per richiamare un preciso pubblico che si ritrova in ciò che noi comunichiamo attraverso allestimenti ed esposizioni.

Saper cosa si è, avere una chiara visione sulle intenzioni di chi sceglie di lavorare per i musei, nei musei o semplicemente essere visitatore attivo, fedele e fidelizzato, di uno o più spazi, è una cosa di prima necessità. È come scegliere un abito che ci rappresenta, un vero e proprio rifugio spazio-temporale nel quale si ha un confronto con se stessi e le proprie proiezioni.

Questo significa che ognuno può scegliere dove andare, cosa vedere, in quale momento. Le offerte sono tantissime, organizzate più o meno bene, in Italia o all’estero, con tante modalità di approccio e servizi che possono essere sempre migliorati.

Vincenzo Trione oggi intervista Alberto Garlandini, il primo italiano a essere eletto nuovo presidente ICOM, l’organizzazione non governativa internazionale, dedicata ai musei e alle professioni museali. Da questo confronto esce fuori tutta la visione su quello che bisogna fare per occuparsi di un futuro che è già oggi. Il ruolo della comunicazione di queste istituzioni. La presa di coscienza che tutto può andare bene con una programmazione per pubblici on-life, cioè reali e virtuali, fatta di contenuti mirati e ad ampio spettro di lettura.

Il covid – 19 è disgrazia e risorsa, pronta a consacrare il nuovo ruolo del museo, la sua sostenibilità nella sua apertura ai mondi. Mandare un segnale di questo tipo, sapere cosa si è adesso, dove si vuole andare è il primo passo utile anche per ripensare le professioni museali.

Speriamo accada.

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