patata - gnocchi - ph. Amalia Temperini

Gnocchi – Domenica [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, amore, costume, cucina, cultura, Donne, ricette, salute e psicologia, società, vita

Una delle cose che odio di più è fare gli gnocchi.

Mi hanno insegnato la preparazione della pasta fatta in casa quando avevo 9 anni, rigorosamente a occhio, senza troppa filosofia culinaria, con la giusta misura delle dosi.

Gli gnocchi.
Gli gnocchi non sono come le tagliatelle o la chitarrina, io li ho sempre odiati. Capire quante patate devi prendere, pelare, mettere a bollire, attendere il raffreddamento, impastare, ritagliare. I tagli devono essere netti, le misure tutti uguali – altrimenti guai, che fa? Pare brutto! La geendde!
Perché tua nonna li faceva così, mia mamma li impasta così, tutta la stipe mondiale dell’universo li ha sempre preparati a così. E tu? 🤔

Insomma il piatto della domenica a casa è questo, in varie versioni, ma se dovessi stilare la modalità migliore di condimento allora scelgo quelli al sugo semplice profumato al basilico.

Esiste cosa più buona? Per me no.
A parte quelli coi funghi, tartufo e macinato, allo zafferano, ecc. 😂
Oggi ho capito che farli è davvero una cazzata, non che prima ne avessi dubbio, ma il peso della tradizione era una macigno colossale piombato a ripetizione.
Come mai oggi?
Perché forse quando sei in trappola, la trappola diventa la salvezza.

Statemi bene 🤭
💥🔥Evviva la vita! 💥🔥
(Finalmente fuori una oncetta di sole!)

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Dolci, pasta [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, amore, attualità, costume, cucina, cultura, Donne, giovedì, salute e psicologia, società, vita

Mai dire mai“. Forse è questo concetto che devo rimarcare con più potenza. È proprio così: mai dire mai nella vita.Oggi per la prima volta ho impastato delle cose nuove. Nel caso dei dolci la questione si è risolta nella maniera più tranquilla. Nel caso della pasta, ho usato la semola di grano duro, una farina sconosciuta fino ad ora.

Il risultato è stato ottimo, volevo vedere la sua resa in assoluto senza l’uso di altre farine e sono soddisfatta.Mai dire mai.
Quando avevo circa venti anni ho rifiutato per ben due volte la nomina per fare l’infermiera OSS. Era un corso gratuito molto ambito quando ancora era facile lavorare nelle Asl. Io non mi sentivo pronta, non era quello che volevo fare, ero giovane e sentivo che avrei dovuto giocarmi altre carte. Ho fatto per ben due volte un passo indietro per scelta.In questo momento hanno sospeso molti servizi agli operatori sanitari domiciliari.
Nessuno entra nelle case, pochi hanno accesso, solo per chi ha disabilità gravi. Questo per evitare contagi ai pazienti, ma anche agli operatori che si espongono nel fare il loro mestiere.Oggi ho assisto per la prima volta a una operazione molto particolare. Sfilare un sondino per la nutrizione dal naso per rimpiantarne uno nuovo e sterilizzato.
Non avrei mai immaginato di aver dovuto affrontare quella condizione così sofferente per mia nonna, con questa forza, la stessa che ho dovuto metterci io per fermare le sue mani e aiutare l’infermiera nella sua operazione con quella distanza di un metro che è sempre troppo vicina.Un terrore inaudito.
La paura di essere contagiata. L’indossare una mascherina con una persona che conosco da più di due anni che di colpo è diventata estranea tra guanti, medicine e cerotti.Questo Covid19 è un esercizio per la mente, per il corpo, ogni giorno una sfida più grande, una emergenza. Ogni giorno vado a dormire con una nuova speranza che trema e accompagna con sé una domanda: cosa porterà tutto questo nel futuro?

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Perdo i giorni [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, amore, attualità, costume, cucina, cultura, salute e psicologia, società, spiritualità, vita

La calma inizia a scemare, sarà la mancanza del sole che incupisce l’inizio di una nuova settimana.

Nella mia zona, nel mio comune, al momento è infetta una sola persona. Lo ha saputo in modo vergognoso, senza essere avvisato, ma su segnalazione dei dati della regione che ogni pomeriggio informa i momentanei sopravvissuti.

Al confine, vicino casa mia, nel comune di Atri, a meno di un chilometro, tre casi confermati, ieri sera. È il punto che frequento di più, quest’ultimo luogo. La spesa, le poste, la benzina. Luoghi che ho attraversato sempre con una certa scioltezza e che oggi imparo a guardare con un distanza abissale. Mi pongo cento domande, alle quali ho scarsa risposta.

È solo una condizione mentale. Il limite fisico, la protezione, il riparo si hanno, almeno io lo ho, e posso trarne vantaggio maggiore se continuo a rispettare le regole e le disposizioni che le istituzioni ci hanno indicato, ma quanti stanotte sono rientrati in Sicilia nella grande fuga dal Nord?
I casi partiti nella mia vallata, per buona parte sono scoppiati con il rientro di ragazzi che hanno creato una condanna ai loro stessi familiari.

Piano piano, tutto quello che ho studiato sulla Seconda Guerra Mondiale sembra prendere forma in altre modalità. Penso ai forni crematori, all’uso che ne stanno facendo a Bergamo o Brescia. Penso anche a come ho sentito in TV, ieri, che questa situazione si svolge seduti da un divano, con tutti i comfort, guardando un monitor.
Penso a come chi veniva spedito nei campi di concentramento era affidato a un treno. Mentre i treni, nel nostro caso, sono stati parte di una condanna inspiegabile caduta da chissà quale condizione venutasi a creare.

Se arriverà la neve, come hanno detto, questo azzeramento cosa porterà?

Insomma, fuori è molto freddo, ma anche dentro non ce la passiamo tanto bene.

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