Irene Facheris – Creiamo cultura insieme #libro #tlon[#recensione]

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Mi sono imbattuta in questo libro per caso mentre cercavo di agguantarne un altro per pura necessità di immergere il cervello in qualcosa di diverso dalla saggistica impegnata. Non sapevo chi fosse l’autrice, la sua età, non mi sono curata di questo dettaglio perché il motivo che mi ha portata alla sua lettura è stato il titolo.

Creiamo cultura insieme. 10 cose da sapere prima di iniziare una discussione è un testo brevissimo di Irene Facheris edito da Tlon proprio nell’ultimo anno. Un piccolo compendio di regoline per ri-stabilire e ri-organizzare il senso di se stessi.

L’atteggiamento è pratico e ha una attenzione minuziosa verso la vita con una impostazione che si fa chiara sin dalle sue prime pagine. Potrebbe essere paradossale, ma ci si sente ascoltati in lettura. Non so se sia l’intento dell’autrice – una giovane psicologa che si occupa di formazione e che ha un canale youtube -, ma la rassicurazione che arriva da questi frammenti permette di capire di cosa è possibile nutrirsi per stare bene e ristabilire un contatto con le persone che scegliamo di avere attorno a noi, nella vita o solo per un secondo.

Si riflette sui concetti di bisogno, giudizio e perdono. Su quello che ci fa sentire sbagliati, inopportuni e in alcuni casi frustrati. Forse in molti potrebbero dire che si tratta dell’ennesimo libro di psicologia for dummies, ma non è così. Tante volte basta poco a calibrare il tiro e Irene Facheris riesce – con piccoli esercizi comportamentali – a suggerire come ricollocarci verso l’essenza di una emozione e predisporla in ascolto col nostro io più profondo per arrivare a capire, condividere o accettare il punto di chi abbiamo di fronte con una giusta distanza.

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Irene Facheris
Creiamo cultura insieme.
10 cose da sapere prima di iniziare una discussione.
Edizioni Tlon, 2018
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Luca Varani, reportage e riflessioni #articoli #minimaetmoralia #nicolagioia

attualità, comunicazione, Narcisismo, quotidiani, vita

La questione nasce da qui, dall’articolo di Nicola Lagioia su Minima et Moralia, Un reportage sull’omicidio di Luca Varani (Clicca) da cui traggo le seguenti citazioni:

“Si sentiva realizzato quando riusciva a imbucarsi nella villa di qualche ricco. Poi però faceva sempre una cazzata. Così lo cacciavano a pedate”. “Mi è sempre sembrato un ragazzo molto intelligente. Aveva grandi capacità di seduzione”. “Diceva di avere origini francesi per darsi un tono. Non era vero”.”Cambiare sesso stava diventando un’ossessione”. “Voleva fare l’operazione e litigava coi genitori. Ma siamo a due passi dal Vaticano, mica nella Chicago dei fratelli/sorelleWachowski”. “Uno che rifilava fregature”. “Ultimamente si travestiva. A quanto pare era vestito da donna anche mentre ammazzavano quel poveraccio”. “Proprio perché si sentiva donna, voleva scoparsi solo gli etero o i bi”. “Mi fa pena. Vivendo in un mondo che in fondo ci disprezza, noi gay dobbiamo fare più fatica per costruirci una grammatica sentimentale. Ma in lui la mancanza di puntelli era eclatante. Non mi riferisco solo all’identità sessuale. Per la disperazione si era costruito un personaggio, un falso sé. Mandava in giro quello. La società offre decine di modelli vuoti se vuoi sottrarti alla fatica bestiale di capire chi sei”. “Suo padre è un uomo stimato. Ma come genitore era freddo e narciso. Ha dato pochi strumenti a Marco per orientarsi nella vita. Il che non significa nulla.Tanti padri fanno ben di peggio e non è che i figli diventano assassini”.

Se hai lasciato che il tuo io rimanesse schiacciato (dal mondo, dai genitori, dalla vita) sarai un eterno affamato che pensa solo a estinguere il bisogno. Manuel e Marco non sono in grado di vedere altro che se stessi. Io io io… Parlano di sé, del proprio dolore, delle proprie frustrazioni. Quando riescono a provare compassione, ancora una volta, è soprattutto per la propria persona. Io io io…come se l’ossessiva menzione di un pronome personale compensi la mostruosa insufficienza del suo corrispettivo reale. Se in fondo ti senti poco più di uno zero, ridurre l’altro a niente (ad esempio uccidendolo) può essere il mostro che porti dentro senza saperlo.”

Il tizio (Marco Prato) ha dato scandalo per un omicidio assurdo di Luca Varani, accaduto a Roma pochi mesi fa, ma in giro di questi soggetti ce ne sono tanti, davvero troppi, soprattutto maschi.
Andro’ controcorrente, sarò anacronistica, ma due sberle nette sui denti farebbero bene a questi soggetti. Cercano quest’attenzione e comprensione perché spesso i loro padri (soprattutto loro, rispetto alle madri) sono assenti. Cercano persone che le sappiano far reagire, scuotere, foss’anche verbalmente ed è un tormento averci a che fare, levarseli di torno, soprattutto se hai una forza e una volontà viva di reagire. Si aggrappano alle vite degli altri per la loro incapacità di avere una esistenza maturata attraversando le proprie crisi. E’ unitile che ci si prende in giro dicendo che l’aggressività non serve. Se l’assertività o l’umiltà non portano i loro frutti, non si riesce a divincolarsi dai loro atteggiamenti, a indirizzarli dai terapisti, beh, io sono a favore dell’occhio per occhio dente per dente con l’aggressione verbale. E’ un po’ come la scena assurda del film Mommy, dove la vicina di casa, non sopportando gli atteggiamenti del ragazzino che aiuta nello studio, arriva all’esasperazione perché tormentata e lo scaraventa a terra facendogli fare la pipì addosso dalla paura. Nel caso estremo si ristabilisce l’ordine, una regola.
Psicologi, sono pronta alla lapidazione, ma personalmente le varie forme di narcisismo mi hanno scassato l’anima e non si sostengono più. Che cavolo sta succedendo nelle nostre maledette famiglie?

Primo amore – Matteo Garrone #film

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Nel giorno di San Valentino Sky Cinema Cult ha deciso di avviare Amori strani,  un ciclo di film costituito da una selezione titoli dedicati a temi vari di attualità, da mandare proprio in questo giorno, quando buona parte delle persone ricorda di avere una compagna/o nella solitudine del proprio fianco. Il cuore del lavoro è un discorso sui concetti di ossessione e possessione, argomenti, questi, che viaggiano a braccetto nelle ultime storie di cronaca e in tutti gli appassionati spettatori di Franca Leosini trasmessi su Rai 3. Non si tratta di un progetto recente, ma datato 2004. La sua intensità permette di capire come dietro ogni paura ci possa essere una voragine inquietante derivante da problemi irrisolti con la propria famiglia. L’incappare nella persona sbagliata, dei suoi condizionamenti, puo’ portare a una tragica fine. La questione toccata è la storia di un uomo completamente assorbito dalla solitudine della malattia, una deviazione patologica di natura psicologica che lo porterà a conquistare una donna che diverrà suo unico bersaglio. L’unico essere umano a non abbandonarlo, su cui egli riverserà  frustrazioni e i condizionamenti insuperati di una vita.
E’ molto duro, a tratti sfiancante, e non va suggerito a chi soffre di ansia.
Entrambi gli interpreti spettacolari (Vitaliano Trevisan, Michela Cescon)

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ll narcismo

vita

Negli ultimi tempi faccio altro che incontrare narcisisti. Di solito si presentano come gli uomini più sicuri del mondo, capaci di essere i più valorosi scudieri di questa esistenza. A distanza di mesi, dopo vari sotterfugi e condizioni di cui loro non si rendono conto in modo chiaro, si rilevano nella loro essenza. La loro capacità di gestire le relazioni è pari a una strategia di un giocatore di scacchi, in attesa della mossa giusta che faccia cadere l’avversario. Sono un’appassionata di psicologia, ho sempre avuto tale predisposizione da bambina e mi rimane facile sentire le persone immedesimandomi in chiave empatica. Considero tale punto di vista molto rischioso, poiché spesso le donne quando entrano in contatto con soggetti di questo tipo tendono ad assumere una visione da crocerossina malefica. Non ho capito ancora se ciò dipende dalla scarsa autostima che si ha si sé o da dinamiche inquadrate dagli affetti turbati che ci si porta dietro nella costruzione dei quadri familiari dall’età dell’infanzia, di fatto è un’ammissione sbagliata che non aiuta la ricerca di un amore sano e costruttivo, in tutte le sue forme più complete. Così com’è sbagliata la visione del narcisista.

In queste settimane ho letto molti forum, mi sono accorta di quanto tale predisposizione sia una patologia poco conosciuta in Italia. Di solito, chi soffre di questa malattia manipola e sfrutta le persone a proprio piacimento come prolungamento del proprio essere, ma mentre l’altro (la vittima) procede, va avanti, apre porte, elabora e progredisce, il narcisista approfitta di tutti questi passaggi per prosciugare la propria vittima e soddisfare il suo progetto di azione con buone maniere e cortesia. Egli proietta sé nell’altro, come fosse uno specchio, ne assorbe le energie, lo riduce a un essere immobilizzato, lo distrugge nell’intimo e lo condiziona fino a diventare una macchina esecutrice completamente svuotata del proprio essere.

In alcuni casi le vittime di questi abusi (fisici, ma soprattutto psicologici) tendono a calcificarsi, pietrificarsi nelle emozioni, non escludendo dal proprio corpo l’avanzamento di forme tumorali.

Prendo sempre queste tematiche da internet con le pinze poiché le relazioni tra terapeuti e pazienti devono nascere nel campo di analisi nel reale. Il contatto visivo è centrale nell’accettazione e nella elaborazione del proprio disagio.

Purtroppo ci penso, poiché, come esistono le somatizzazioni (mal di schiena, afonia e situazioni improvvise inspiegabili), ci sono anche altre forme di manifestazione di richiamo in cui il corpo ci spedisce segnali precisi che non si possono sottovalutare e valutare adeguatamente senza il sostegno di un professionista. Il nostro fisico e la nostra mente vanno sempre di pari passo.

Basta leggere la costruzione del mito di Eco e Narciso per capire che fine faranno entrambi, serve per capire quanto sia disfattista la tendenza di chi non è capace di mettere freno a un malessere riconoscibile dal quale non si vuole uscire. Ed è raro che si possa venir fuori da questa condizione, soprattutto nell’avanzare dell’età.

Ho sempre la tendenza a vedere il lato buono di chi ruota attorno a me, penso che ognuno di noi abbia dei valori solidi che fanno la differenza, ma quando la questione diventa pericolosa, per la tutela del proprio equilibrio interiore, bisogna interrompere immediatamente qualsiasi forma di incontro, affinché la gabbia non sia serrata definitivamente e portata verso la distruzione, anche se questo è l’individuo che si pensa di amare più di tutte le cose al mondo.

Proprio pochi minuti fa, mentre cercavo di terminare un lavoro da consegnare a breve, avevo la tv accesa. Si parlava di collezionismo e di come certe forme di protezione, blocco, assorbimento, servano a preservare la propria solitudine per non cadere in una forma ufficiale di depressione.

E quando il narcisista è anche collezionista? L’uso strumentale di un soggetto per loro è assorbire l’energia per saziare l’ego. Un ego incapace di nutrirsi con la propria sostanza, inadatto a entrare in crisi e nutrirsi di essa per diventare un uomo (anche donna) rinnovato e più forte, capace di arrivare alle proprie mete senza mettersi sulla schiena di nessuno.

La cosa più interessante del discorso è che in tutto questo loro sono sofferenti poiché riconoscono i propri limiti e incapacità di azioni. Spesso sono persone invidiose, rancorose e aggressive. Bugiarde, soprattutto, con chi ha visto in loro i loro lati oscuri e ha tesi una mano per sostenerli. Secondo vari autori è sbagliato correre in soccorso di tali persone poiché l’unica cosa che potrebbe supportarli è la loro scelta di voler cambiare concretamente. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e quando si ha una personalità borderline, dai tratti immaturi e adolescenziali, il ricorso alla menzogna a se stessi (e agli altri) e all’ordine del giorno. Fanno prima a trovare nuove prede che affrontare i propri problemi. In qualsiasi condizione sono solo i terapeuti a poterli sostenere, noi siamo solo coscienti e incapaci di saper gestire tali condizioni poiché mancano strumenti precisi. Dobbiamo solo preservare la nostra identità, rimanere fedeli alla propria autenticità e alle persone che riconoscono le nostre qualità in maniera lampante.

Il gioco di un narcisista perverso è anche quello di infangare il prescelto con qualsiasi mezzo a disposizione, per questo bisogna difendersi e non raccogliere nulla di ciò che è detto e affibbiato poiché loro sono mossi da spirito di vendetta.

Se volete fare una ricerca su internet le parole chiave sono:

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