Primo amore – Matteo Garrone #film

amore, cinema, Donne, film, Narcisismo

Nel giorno di San Valentino Sky Cinema Cult ha deciso di avviare Amori strani,  un ciclo di film costituito da una selezione titoli dedicati a temi vari di attualità, da mandare proprio in questo giorno, quando buona parte delle persone ricorda di avere una compagna/o nella solitudine del proprio fianco. Il cuore del lavoro è un discorso sui concetti di ossessione e possessione, argomenti, questi, che viaggiano a braccetto nelle ultime storie di cronaca e in tutti gli appassionati spettatori di Franca Leosini trasmessi su Rai 3. Non si tratta di un progetto recente, ma datato 2004. La sua intensità permette di capire come dietro ogni paura ci possa essere una voragine inquietante derivante da problemi irrisolti con la propria famiglia. L’incappare nella persona sbagliata, dei suoi condizionamenti, puo’ portare a una tragica fine. La questione toccata è la storia di un uomo completamente assorbito dalla solitudine della malattia, una deviazione patologica di natura psicologica che lo porterà a conquistare una donna che diverrà suo unico bersaglio. L’unico essere umano a non abbandonarlo, su cui egli riverserà  frustrazioni e i condizionamenti insuperati di una vita.
E’ molto duro, a tratti sfiancante, e non va suggerito a chi soffre di ansia.
Entrambi gli interpreti spettacolari (Vitaliano Trevisan, Michela Cescon)

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La Grande Bellezza – Paolo Sorrentino

arte contemporanea, attualità, cinema, cultura, film

Uscito martedì, l’ultimo film di Paolo Sorrentino, ha raccolto nella mia sala un numero non alto di persone, ma piuttosto un pubblico propositivo e costruttivo, inchiodato alla poltrona anche durante i titoli di coda e l’accensione delle luci, alla fine della proiezione.

La Grande Bellezza ha una trama semplice: un uomo ormai sessantacinquenne che nella sua vita ha raggiunto i propri obiettivi professionali. Si è accontentato, non è sposato, non ha famiglia, ha una vita stravolta da orari e feste, e ha, infine, una cameriera filippina che sembra conoscerlo meglio di qualunque altro. GepGep Gambardella – è uno strepitoso Toni Servillo, che raggiunge il suo apice massimo nella teatralità del monologo. Il solito punto fermo, dove gli spettatori del regista possono ritrovarsi ed essere coinvolti in un climax, che accompagna tutta la narrazione, saltando tra registri d’ironia, divertimento, asprezza, sagacia e alta letteratura.

E’ di base una storia d’amore. Il grande amore. L’ossessione di un qualcosa che tormenta tutta una vita, e che ognuno di noi porta addosso fino alla fine della propria esistenza. Quello che blocca le aspirazioni e costringe a compiere scelte di condivisione di spazi su cose non sentite addosso, ma che hai fatto tue, pur di negare quello che provavi per una determinata persona. Tutto questo, fino a quando non si raggiunge il tempo di maturazione e di accettazione del problema. Quando cioè la persona amata muore, e ci si ritrova a scoprire aspetti del proprio essere, accantonati  e mai rimossi.
Capire come risalire la foce del fiume, calpestare gli aspetti salienti della realtà, ricercare una spiritualità fatta di poche cose, aiuta a recuperare un modus vivendi radicale, da segnare il punto di svolta anche per la propria esistenza.

La Grande Bellezza è un lavoro che con i progetti precedenti del regista ha poco a che fare, soprattutto se si pensa agli ultimi – Il Divo o This must be the place. Confrontandomi con chi era con me, è venuto fuori che il modo di raccontare, il tipo di montaggio, l’eccessività, è simile a quella usata da Matteo Garrone nel suo film Reality, dello scorso autunno. Il senso di disperazione dilagante che raccolgono i due film -maker, differenti tra loro, ma così distanti per appartenenza, è unico e vicino a chi crede ancora che qualcosa di recuperabile ci sia ancora, in mezzo a un elaborato caos di farneticazioni e inutilità.

Roma è testimone del cambiamento. Una città che con le sue architetture permette di riconoscere chi siamo, e che siamo esseri di passaggio davanti alla maestosità degli spazi, in una segretezza che ognuno di noi ha, e che con difficoltà riesce a superare.

Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Giorgio Pasotti, Serena Grandi, provengono da altri mondi; lontani   dalla cinematografia cui sono sottoposti, o in alcuni casi, dimenticati.

Non so se si può fare riferimento a Federico Fellini, personalmente non ho trovato la dimensione onirica, ma una concretezza spietata, rafforzata da una colonna sonora d’intenso trasporto, soprattutto nelle corali tedesche.

Il film è attualmente è in lizza al Festival di Cannes.

Stra – consigliato.

Trailer:

Reality di Matteo Garrone

cinema, cultura, film

Pubblico prevalentemente femminile al cinema per vedere Reality, il nuovo film di Matteo Garrone, uscito venerdì scorso nelle sale.

Strano. L’aggettivo qualificativo positivo che mi sento di usare per definire la sensazione che ho provato nell’osservare la pellicola.

Fabulatorio, onirico, teatrale, mi ha portato in una dimensione straniante, grazie a una colonna sonora da urlo, talmente indicativa, da far rimanere incatenati alla poltrona, fin dai primi minuti, i pochi spettatori presenti.

Federico Fellini, Vittorio De Sica, Eduardo De Filippo affioravano nei miei pensieri osservando una Napoli strepitosa, barocca ed escheriana; restituita da un gioco di luci in notturna che elevava al top il suo splendore, e con una cura massima della fotografia che spogliava gli ambienti da quell’alone di sudiciume camorristico, restituendole una grandezza spirituale e architettonica che le è sempre appartenuta.

Le immagini della contemporaneità si coniugano con le opere di Martin Parr, gli scritti di Marc Augé e Bauman.

Non è un documentario, ma un film di fiction concentrato sulla massificazione. E’ un’analisi sprezzante di un paese che ha perso l’identità e il colore, rimanendo incantato dall’inutilità.

Ho avuto l’impressione che molte delle riprese fossero fatte con camera a mano, vista la traballante precarietà delle immagini.
Il dubbio (o la curiosità)  più grande che ho, è di una inquadratura fatta durante i provini per le selezioni del Grande Fratello a Roma. Garrone fa una carrellata sui partecipati spostando lentamente la camera verso l’ingresso e la scritta Cinecittà. Dove voleva guidarci, e in quale realtà?

Frase (inutile e ossessiva):
“Never give up”

Trailer: