Maria - ph. Amalia Temperini

Maria [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, amore, attualità, cultura, Donne, gossip, quotidiani, religione, rumors, salute e psicologia, spiritualità, vita

Maria, 85 anni, vive da sola.
È il mio mito assoluto di questa quarantena.

Ci parliamo dalla finestra, vado ogni giorno a chiederle come sta, mi racconta le novità e io le mie. Quando piove ci becchiamo di sfuggita.

Il mio cane spesso entra in casa sua, mangia le fette di ciambellone al posto mio mentre io aspetto. C’è da dire che lui non capisce perché io rimanga in attesa, spesso mi guarda mentre degusta, si sazia, esce come se nulla fosse.

Maria ha costruito la sua mascherina a mano. La cucitura è su vari step, ha anche un filtro. Panno di lino, garze, pellicola ed elastico sono i materiali principali.

Donna di resistenza, esempio di vita.
Una donna che ha sempre avuto un alto valore del giusto.

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Caterina Venturini, L'anno Breve (Rizzoli, 2016) - immagine presa dal web

L’anno breve di Caterina Venturini #rizzoli #book #libri #letture [#recensione]

attualità, cultura, Donne, leggere, letteratura, libri, Narcisismo, salute e psicologia, vita

Dopo il terremoto ero un terreno fertile pronto ad accogliere nuove cose, vive. Ho deciso di intraprendere la lettura di un libro che avevo da tempo comprato, sfogliato, ma da sempre indecisa nell’affrontarlo. Le cose ti chiamano; così nasce l’incontro con L’anno breve di Caterina Venturini (Rizzoli, 2016). Un romanzo importante, completo da ogni punto di vista. Un testo che abbraccia temi contemporanei che sembrano non far parte della nostra vita, dettagli che omettiamo per paura, la vera importanza, per incapacità o volontà.

Ida Ragone è una insegnante che a un certo punto della sua carriera decide di accogliere la sua maturità. Lo fa intraprendendo un percorso duro, di sacrificio, nel quale attraversa la sua esistenza grazie all’aiuto di giovani studenti, bambini, malati terminali, in un reparto di ospedale di una Roma raccontata in frammenti di passaggio. La protagonista ripercorre la sua esistenza grazie a loro aiuto, rivivendo le sue fasi di crisi, facendo la somma degli accadimenti legati al suo mondo: nei rimossi, nell’insostenibile capacità di prendere in mano le cose e chiudere capitoli. Capitoli che prendono vita soprattutto grazie alle scelte letterarie che sottopone ai suoi studenti. Si tratta di una letteratura selezionata, mirata, che restituisce dignità alla sua funzione primaria: quella di essere oggetto di riflessione e critica verso se stessi, il proprio tempo, in una dimensione di immedesimazione nella costruzione della propria coscienza, nel rifiuto, più che una conoscenza impartita, inculcata, in un’aula di una qualunque scuola, di una università o  tra le mura di una casa che sfrutta lo strumento del sapere per creare distinzioni, muri, tra un noi e un voi, senza avvertire l’urgenza e la sussistenza di un principio di ribellione.

La storia raccoglie e scandaglia la vita in sequenze narrative organizzate in stagioni, anni, persone, malattie, casi, pensieri che si rincorrono l’un l’altro in capitoli brevi, quasi dei tagli di riflessione che cambiano identità secondo un flusso scostante, incasinato di movimenti e connessioni; attimi cruciali, traumi, pronti a far cambiar strada poiché mostrano la crudeltà della verità e dell’ammissione.

La Storia, intesa come periodo e contesto, invece, è parte integrante che narra la crisi e il fallimento di un ideale; la scusa, la giustificazione, nella quale ci si rinchiude per non guardare oltre, quello che si sta vivendo in una situazione che da pubblica diventa privata. Nascondere la vera realtà, iniziare ad avvertire il disagio, la frustrazione di una ferita narcisistica che si vuole sanare a tutti i costi, ma che condiziona consciamente o inconsciamente ogni singolo passo.

L’anno breve è un libro sulla scelta e sul tradimento, il ritorno; la caduta e la risalita, la morte di una ideologia, sulla menzogna, sulla vergogna del non essere adatti, sempre pronti; l’amicizia, sull’invidia, il cinismo, sul senso di colpa, l’abbandono del proprio controllo, la cura e la gratitudine. Gli altri. E’ un volume fatto per associazioni più che immagini. Sancisce una fine, mostra un risultato di un cammino. Ha una struttura circolare che dice: nasciamo da un punto, torniamo a quel punto, cambiando prospettiva di sguardo, lottando tra personaggi.

 

<<Ma lo sa che sto Jacopòrtis comincia a piacermi?>>
<<Perché?>>
<<Perché ce l’ha con tutti.>>
<<Ah.>>
<<L’unica cosa che vorrei dirgli a Jacopo è: non pensare che se tu ti ammazzi, loro cambiano […] >>


Caterina Venturini, L'anno Breve (Rizzoli, 2016) - immagine presa dal web

“L’estate non comincia mai nella torre”.

Bisestile

attualità, comunicazione, Donne, Narcisismo, televisione, vita

Febbraio per me è un mese pazzo. Due anni fa mi sballottavo in felicità, oggi, ho un mal di schiena terribile al limite di una paralisi. Ho sentito diverse persone stamattina, ognuna ne aveva qualcuna tragica da raccontare; poi ho aperto facebook ed è scoppiato il mondo: la maschera della felicità, senza finalità, quella del paese dei balocchi dove tutto è  allegro, ostentato, per puro piacere del rappresentarsi e mostrarsi nel pieno colore e dell’incoerenza.

Alcuni giorni fa è successo qualcosa di strano con il mio profilo: una ragazza dai capelli colorati mi ha richiesto l’amicizia, ma aveva qualcosa che mi ha insospettito fin da subito, così ho monitorato alcuni suoi comportamenti. Per via del blog, del lavoro, spesso mi contattano e accetto, stavolta qualcosa mi ha spinto a verificare. Ho scritto un messaggio, lei ha letto immediatamente, non ha risposto; sono passate 15 ore di silenzio, ho cancellato e bloccato l’utente. Sto facendo una grande ripulita dei miei contatti, ne ho eliminati circa 150, non reggo più tante cose. Potrei risultare eccessiva, ma come ho risposto a un mia conoscente sui motivi: non posso di certo fare la signora pettegola dei condomini che passa la scopa facendo finta di niente sulle cose che accadono, a un certo punto, bisogna stabilire un confine per la qualità della propria salute. Puo’ essere un pensiero non condiviso, esagerato, ma lo stato di friendzone è diventato troppo allargato, infarcito di schifezze, meglio restringere, avere a che fare con chi si muove in maniera utile e costruttiva. Ormai seguo solo scrittori, il resto è condizionamento gratuito del quale posso fare a meno.

Il collegamento con la ragazza dai capelli colorati di cui parlavo poco fa, invece, mi ha ispirato una riflessione l’altra sera mentre guardavo il telegiornale su Rai 1. Non sapevo del caso Gabriele Defilippi, della sua professoressa uccisa in piemonte (clicca); studiare il narcisismo, capirne le dinamiche, mi ha portato ad associare comportamenti disturbanti che si avvicinano o oltrepassano modalità malate di rapportarsi all’altro. Secondo le rilevazione degli inquirenti, il ragazzo possedeva molti contatti (fb) nei quali mostrava le sue mille sfaccettature; poliedrico e vanitoso, chiacchierava di tutte le cose; di quelle impossibili che pensava di voler fare, e che mai faceva, per oscurare una esistenza inesistente, annoiata, molto probabilmente spinta dall’ansia e dalla paura di non potere avere possibilità nella vita, per semplice paranoia, per convincere gli altri e spostarli nella sua rete e usarli a proprio piacimento. Giocava a fare il maledetto, fino quando non ci rimasto incastrato; un ruolo che lo ha fottuto per il suo futuro marchiandosi a vita di/con un crimine, per esibizionismo, per potere e soldi. Se non rispondi a questa triade nei tempi che corrono non sei nessuno, secondo alcuni, non vali niente.

Si parla troppo poco della megalomania narcisistica, i discorsi, tanti, tralasciati, poiché sembra che si debba sottovalutare a tutti i costi qualcosa che è reale e vicino a noi, fatti e situazioni che mai possono accadere nelle nostre vicinanze, nel nostro paese, pensare che l’assassino possa essere il nostro migliore confidente. Non so cosa stia succedendo, ma non mi va più di sottovalutare niente; non per paura, ma per senso di responsabilità verso la mia stessa vita. Essere vittime di un narcisista vuol dire avere che fare con una persona che assomiglia a un vampiro, uno zombie; colui che agisce è spesso un impostore che succhia la tua energia, si lamenta facendo la vittima e mentre compie piagnistei, e tu cerchi di farlo reagire, si insinua nella ferita profonda che hai, si infila e annida lì, rimanendo fino a quando non ti ha disintegrata, e in alcuni casi, condotta a una morte per suicidio. Queste persone sono dei grandi oratori, affabulatori, incantatori, dotati di grande carisma, invidiosi.

Io non so cosa abbia spinto una donna di cinquanta anni ad avvicinarsi a un ragazzino cosi eccentrico; forse la solitudine, il bisogno di essere amata, la semplice compassione, ognuno avrà il proprio motivo, ma sono condizioni che avvengono giornalmente anche tra coetanei, tra chi vive una profonda disperazione alla quale non riesce a mettere riparo. Penso a Olindo e Rosa Bazzi, alla strage di Erba o alle altre mille storie accadute negli ultimi anni e che hanno reso la cronaca nera oggetto perverso di comunicazione, ossessioni e compulsioni trasformate in patologia nascosta che conducono al compimento di crimini efferati.

Bisogna essere consapevoli, agire secondo la propria coscienza, ma occorre molto coraggio per farlo, avere tanta volontà, nel parlare, dire cosa si sta vivendo a persone strettamente vicine, per cercare aiuto e supporto.

Il video che trovate su questo link è molto duro, può aiutare a capire la disperazione e solitudine, ma sopportare una tale verità, raccontata così, non è facile, soprattutto se si è molto sensibili.

Primo amore – Matteo Garrone #film

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Nel giorno di San Valentino Sky Cinema Cult ha deciso di avviare Amori strani,  un ciclo di film costituito da una selezione titoli dedicati a temi vari di attualità, da mandare proprio in questo giorno, quando buona parte delle persone ricorda di avere una compagna/o nella solitudine del proprio fianco. Il cuore del lavoro è un discorso sui concetti di ossessione e possessione, argomenti, questi, che viaggiano a braccetto nelle ultime storie di cronaca e in tutti gli appassionati spettatori di Franca Leosini trasmessi su Rai 3. Non si tratta di un progetto recente, ma datato 2004. La sua intensità permette di capire come dietro ogni paura ci possa essere una voragine inquietante derivante da problemi irrisolti con la propria famiglia. L’incappare nella persona sbagliata, dei suoi condizionamenti, puo’ portare a una tragica fine. La questione toccata è la storia di un uomo completamente assorbito dalla solitudine della malattia, una deviazione patologica di natura psicologica che lo porterà a conquistare una donna che diverrà suo unico bersaglio. L’unico essere umano a non abbandonarlo, su cui egli riverserà  frustrazioni e i condizionamenti insuperati di una vita.
E’ molto duro, a tratti sfiancante, e non va suggerito a chi soffre di ansia.
Entrambi gli interpreti spettacolari (Vitaliano Trevisan, Michela Cescon)

primoamore_garrone

 

La resistenza del maschio – E. Bucciarelli #libri

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Sono giorni in cui sembra scoppiata una primavera, non solo perché è un febbraio anomalo, ma ho sentito dentro me un risveglio, un superamento di qualcosa di cui ero consapevole ma non riuscivo a rendere reale. Ho messo a posto diverse cose, fatto il punto della mia esperienza curricolare, avviato fasi di ricerca con coraggio, più leggerezza, senza sentire il carico di un dovere la cui spinta non era dettata dalla mia volontà, ma da qualcosa che arrivava da un esterno indefinito. Mi auguro sia stata l’ammissione di un conflitto, o la semplice necessità di un dire, che sento più vero e nudo, a portarmi alla lettura del romanzo di Elisabetta Bucciarelli, La resistenza del maschio (NN Editore, 2015), che mi ha fatto stare meglio.

Divorato in meno di cinque ore con una passione sfrenata verso una scrittura da un ritmo pulito ed essenziale, il testo permette di viaggiare in un sistema psicologico che conosco e che da tempo rincorro per approfondire e conoscere con più profondità. La storia narra di un uomo di successo, professore e curatore di arte, sposato con una vita piena di impegni, ma incapace di prendere posizioni importanti all’interno di un contesto di una vita normale. Tutto è calcolato, tutto è funzionale, tutto è enumerato e in lista. Da A si precede dritto a B senza che tra le due rette ci possa essere una valutazione per una ipotetica intersezione, interruzione o sospensione. A cambiare la situazione un incidente, un terremoto sulla propria esistenza, che mostrerà un impatto su un mondo diverso, più libero.
Lo stile dell’autrice è matematico, lineare e logico, razionale e lucido. L’assorbimento alla lettura è totale e si sviluppa in tempo un impazzito dai fatti meditati, pensati, in una catena congiunta e in apparenza disgiunta. Ci si sente immersi in una fiction visiva, più che un libro, un resoconto composto da porte che si aprono e chiudono in varchi che non si omettono, e neppure abbandonano, perché non si riesce a smettere di ricercare quell’interruttore rivolto a una luce che non porterà mai allo spegnimento di una routine del desiderio. Ogni segmento offerto in lettura ha un filo incisivo che guida alla conoscenza di altri personaggi, non secondari, ma neppure protagonisti, i cui tratti caratteriali non sono mai mostrati con rimpianto o freddezza. A volte si percepisce rabbia, ma l’andamento è condotto per permettere alla lettura la ricerca di una distanza analitica per la comprensione dei fatti. In un secondo momento ci si trova all’interno di uno studio medico dove tre donne sono in stallo, in una attesa che arrivi il loro dottore in ritardo. Esse confessano e raccontano, ognuno a suo modo, il regolare disagio che provano con gli uomini che frequentano, o che hanno sposato; parlano del più o del meno, della propria storia con persone sconosciute, facendo emergere situazioni contraddittorie e assurde, ed è qui che si manifesta il climax, il cuore della narrazione. E’ in questa sezione/seduta in cui le donne sono unite da un bivio comune di distanza e scelta, in una area di passaggio, mentre decidono di lasciarsi andare nell’accettazione delle proprie frustrazioni/solitudini sentimentali.

Gli argomenti trattati sono diversi: il narcisismo maschile, l’incapacità di relazionarsi all’altro, la fecondazione come condizione e ricorrente in tutti le discussioni di attualità, e il tradimento, sfiorato in modo intelligente e narrato con un espediente che passa attraverso lo scambio di un profumo.

Lo consiglio vivamente.

La resistenza del Maschio, Elisabetta Bucciarelli (NN Editore, 2015)

La resistenza del maschio, Elisabetta Bucciarelli (NN Editore, 2015)

“Non ci sono più progenitori da uccidere, neppure padri contro cui combattere. L’arte lo sta dicendo chiaramente, è visibile, incontrovertibile, nessuna ribellione, nessuna lotta in corso. In cambio c’è la possibilità di una solitudine esasperata, senza possesso, senza perdita. “

L’autrice ne parla qui e qui (programma in due parti).

Ida – Pawel Pawlikowski

attualità, comunicazione, cultura, film, politica, quotidiani

Che settimana strana, sono giorni che osservo l’esterno. In ogni luogo in cui mi trovo cerco di guardare dalla finestra o da una porta le cose che accadono fuori. Rifletto sul mio essere donna oggi, la condizione che mi sono costruita attorno e attraverso i condizionamenti altrui, poi respiro profondamente. Non è la prima volta che affermo di vivere un momento così, quasi bloccato, e questa sensazione si ripete in molte delle persone che incontro portando il cane a passeggio, in chi mi invita a prendere un caffè per il gusto di fare due chiacchiere, in compagnia, al cinema o a teatro; ogni individuo che incontro descrive una propria emozione, uno stato, che provo e condivido, dopo averli ascoltati.

Stiamo vivendo un tempo disperato, ciascuno a guerreggiare con la propria ostentazione per nascondere un disagio talmente profondo da sentirsi umiliati e in piena vergogna al solo pensiero di pronunciarlo. Mi chiedo spesso dove sia racchiusa la vera essenza dell’essere umano, e penso che non avrò mai una consapevole risposta in tempi brevi, poiché abbiamo bisogno di scavare, coltivare, nel nostro intimo, per tanto ancora, almeno finché si arrivi alla ammissione di una propria verità.

 

Leggevo di recente che la necessità è l’elemento che spinge a trovare soluzioni. Ragiono sugli artisti, sulle cause, sui grandi studi, e mi accorgo che molte cose rivoluzionarie nascono per noia. Irrompere in un sistema poiché nauseati da un qualcosa che lenisce l’anima e costringe a essere incorreggibili, fastidiosi pur di provare gioia o piacere, richiedere attenzione.

Mentre ero a prendere quel caffè, ieri, una signora mi raccontava di quando era bambina. Un giorno era a scuola e a quel tempo faceva rientro di pomeriggio in aula. Una maestra presente, che non era la stessa della mattina, decise di aiutarla per lo svolgimento di un tema. Era molto soddisfatta della fiducia ottenuta, della cooperazione che aveva visto nascere e crescere coi propri occhi grazie all’aiuto di un adulto che le aveva concesso supporto. Il giorno seguente ha presentato il documento alla sua solita insegnante che lo ha valutato come peggiore di tutti gli altri, spiegandone i motivi. Quella bambina reagì, e illustrò che tutto era nato col l’aiuto dell’altra sua collega, così da decidere di andare a chiamarla nell’altra stanza per autenticare il valore di una verità, ingenua e giusta, poiché tanto sconvolta. La seconda maestra, quella del pomeriggio precedente, arrivò e negò qualsiasi cosa di quel compito, lasciandola lì, imperterrita nel fastidio e nella totale delusione.

L’amarezza di questa situazione mi ha suscitato il ricordo del film Ida del regista polacco Pawel Pawlikowski. Visto pochi giorni fa, si tratta di un lavoro ambientato tra gli anni cinquanta e sessanta, quando la Polonia aveva subito l’irruenza del nazismo della seconda guerra mondiale e successivamente si è vista occupata dalla violenza estenuante dei russi e della sua ideologia. La storia narra di una ragazzina salvata durante un eccidio di ebrei, in una delle fasi di quei crimini commessi in tutto il paese, in cui lei è stata l’unico essere umano, di un gruppo di persone, a essere salvata poiché non presentava tracce visibili della sua appartenenza religiosa. Ida – senza cognome – è stata nascosta in un convento di suore cattoliche affinché fosse difesa da quegli inspiegabili e tragici delitti. E’ solo lì, in quel luogo, che poteva rimanere protetta. A partire da questa incongruenza di fatti, l’intera produzione si sgretola in lentezza, in riprese a camera fissa, in inquadrature posizionate verso la riflessione su un periodo non ancora chiaro, bianco e nero, che pone al centro un discorso l’identità, l’appartenenza e la rinuncia alla vera natura. Vivo, vedo, attraverso ma torno alla mia pace. Sebbene la protagonista sia una suora che accompagna la ricostruzione di una vicenda storica, dai toni privati e pubblici, essa rappresenta l’espediente essenziale per ricostruire un tradimento facendo leva sul principio del perdono. La madre badessa del convento la invita ad incontrare sua zia che vive a Lodz, ed è da lì inizia la lenta ricucitura di un tessuto che mostrerà aspetti di una questione irrisolta, violenta, indifferente, meccanica, alla cui base è collocato solo un nascondimento di eventi atroci, di una madre che rinuncia alla sua esistenza per un ideale.

Continuo a essere convinta che la giustizia a questo mondo esista, e i film, a volte, possono essere atroci nell’indurre a pensare, a prendere distanza dalle cose.

Buona visione.

Ps. il primo video e l’ultimo sono tratti da Onirica – Fields of dogs di Lech Majewski, anche lui polacco.

 

Scusate se esisto! – Riccardo Milani

attualità, comunicazione, cultura, Donne, film, politica, quotidiani

Pensavo fosse ‘na ciofeca senza impegno poiché di solito queste locandine lasciano il tempo che trovano, invece, mi sbagliavo.

Scusate se esisto! è una commedia legata a dinamiche sociali contemporanee la cui storia è molto semplice: una studentessa abruzzese viaggia per il mondo dopo essersi laureata col massimo dei voti all’università, all’estero raggiunge successo e indipendenza, e in un momento preciso della sua vita decide di tornare in Italia. Una donna, una giovane architetto che tenta di cercare un posto in qualsiasi settore lavorativo nel nostro paese, abbastanza sfigata, poiché figlia di nessuno. Paola Cortellesi (la protagonista) è una professionista che ha raggiunto i suoi obiettivi attraverso il merito, sudandosi in libertà la sua carriera, compresa quella da cameriera. Dietro questo primo tema ne subentra un altro legato all’omosessualità (Roul Bova attore di punta), assieme alla riqualificazione pubblica del quartiere Corviale – il casermone abitativo esistente nell’area periferica romana.

Personalmente ho trovato questo progetto molto intelligente. Incuriosita sono andata a vedere gli autori, tra questi, Ivan Cotroneo (che io adoro).

Teaser:

 

Buona visione!

The imitation game – Morten Tyldum

amore, cinema, film

Ho avuto una proposta di collaborazione per un progetto, ieri, e sono molto felice. Dopo una nottata agitata per via di un dolore lancinante che mi ha disintegrato un fianco, oggi, ero più arzilla che attenta, tanto che ho collaborato con l’artista in felicità bestemmiando discretamente accanto al fuoco.

Sono qui per parlare di un film che ho visto in prima visione su Sky, ieri sera. Sto guardando tutte le produzioni uscite lo scorso anno, in attesa di andare al cinema per lasciarmi ispirare da altro.

The imitation game mi è piaciuto molto. Nel suo finale penso di aver pianto 5 minuti abbondanti, tanta l’emozione.

La storia narra le vicende di Alan Turing, un giovane matematico suicida inglese che ha dato forma a quello che comunemente chiamiamo computer.

Non ero a conoscenza della sua vita e di chi fosse, ma cio’ che cattura l’attenzione del lavoro non è il punto di vista che viene offerto nelle azioni di spionaggio e manipolazione di governi superiori, gli Stati al comando, che si usano e scarnificano a vicenda, quanto la natura dell’amore che ha guidato Alan Turing (Benedict Cumberbatch), nella sua vita, in un dialogo sospeso con chi non poteva più, portato avanti nella ricerca e con azioni che non possono essere sottratte al regolare flusso delle cose e dei periodi.

Siamo allo scoppio della seconda guerra mondiale – momento in cui è ambientata l’intera storia, in una Inghilterra in cui gli omosessuali sono visti come pervertiti da condannare – i tedeschi hanno una sistema di codificazione dei messaggi denominato Enigma, una macchina che manda cifre precise in determinati punti del giorno. L’Inghilterra è chiamata a rispondere, a scoprire cosa fanno i nemici coi migliori matematici a disposizione. Tutto il film ruota attorno a questa ricerca.
Si tratta di una osservazione che mostra tutte le umiliazioni subite dal protagonista. Una violenza privata che si traspone e corrisponde agli atti pubblici compiuti da uno o piu’ Stati nei primi anni quaranta. Un male, che non fa differenza, che rende cinica e imperterrita ogni abilità, affinché si possa arrivare a costruire un gioco in grado di dar senso a qualcosa, la vita e la vittoria.

Sono sempre convinta che la propria deviazione sia la chiave di risoluzione ai problemi. L’essere diversi, avere una predisposizione più lontana dal fare solito, rispetto a chi è ritenuto normale, è un vantaggio per manifestare l’urgenza, la richiesta, una necessità. E’ nell’interpretazione dei messaggi che viene assegnata a ognuno di noi la ricerca delle persone, quelle che possano spronarci, supportarci e capirci, e non è tanto diversa dai codici combinatori di Enigma. Esiste una soluzione a tutto, ma esiste la logica che crea distanza ed esecuzioni, sulla quale, tante volte, bisogna tacere, poiché tanti sono i pregiudizi e le vicissitudini che si innescano se si parla, ci si esprime per sé e per gli altri, nonostante le evidenze giuste. Il silenzio diventa un vantaggio, ma anche un pericolo, poiché un errore puo’ tradire molte cose.

Anche Turing era un narcisista, è la stessa Kira Knightley (Joan Clarke) a dirlo, manifestarlo e rintracciarlo, perché lo è anche lei. E’ lei, colei che capisce e non rinuncia a lui, neppure quando viene dichiara la sua identità sessuale con una mostruosità tale da sfociare in una freddezza glaciale, asettica, di insensibilità viscerale.
L’intero progetto, quindi, cela questo: la necessità di essere amati e la forza di un amore che – negato, sottratto o perso – possa trasformare la propria impellenza in una risorsa stratosferica che oggi permette di digitare questo messaggio su questo blog, nonostante le intimidazioni, la vergogna o addirittura disonore per una intera nazione.

“A volte sono le persone che nessuno immagina possano fare certe cose, quelle che fanno cose che nessuno può immaginare.”

un anno

vita

Non ti ho più visto.

Pensiero della buonanotte.

Fear

cani, vita

Il cane si punta d’improvviso davanti a una segnaletica piantata per comunicare uno smottamento. Abbaia, sotto una pioggia torrenziale perché è una cosa nuova, mai vista prima lì.
Indosso una felpa con cappuccio. Mi congelo perché è suo dovere avvertire, manifestare un disagio.
Penso: “paura, a volte sei davvero inutile”

#buongiornismi #todayisnotabaday #rainydays #mood

La ribellione di una menade. La baccante.

amore, arte, cultura, film, libri

Commistioni di storie che portano a uno stesso fine.

Di notte capita di riflettere. 
Arrivano le scene dei film.

Partono le sinapsi.

La mente,

istillata la crisi, non torna più indietro, fiorisce silenziosamente a nuova vita.

Senza rendersi conto.

Nemesi sveglia Narciso. Eco rimane nella grotta e perde la voce.
Lui sostituisce il suo riflesso, non guarda più se stesso, sceglie, nonostante la morte, di essere più bello grazie a un’altra.

 Per opera della giustizia.

Waiting for ….. (io che odio i puntini)

amore, film, musica, vita

Mitty.