“Evocation of the Triumphent Beast”

cultura, Donne, libri, Narcisismo

<<All’interno di ogni periodo artistico esiste una geometria dominante e riconosciuta,  che tutti riproducono, e una forma dissonante, quella che anticipa. A volte le due geometrie si fondono e se ne ricava una terza, capace di portare avanti la Storia. Vale anche per noi, nella vita, geometrie che si incastonano perfettamente, altre dissonanti ma fertili>>

<<Fertile è una parola che gli piace molto>>.

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Pause pre-caffè di lunedì [paura, fiducia e film]

cultura

La fiducia si costruisce giocando ad armi pari, raccogliendo segni, cambiando.

Amore criminale

artisti, attualità, comunicazione, Narcisismo, televisione, vita

Per la prima volta ho guardato su Rai 3 un programma di cui ho sempre sentito parlare, mai visto, perché spesso si pensa che certe situazioni non possano mai capitare a te che vuoi risparmiarti le angosce.
Amore Criminale ha attratto la mia attenzione quando nella striscia pubblicitaria lanciata a mezza sera sono stati utilizzati questi termini: “Gli alti, biondi, occhi chiari, di solito, sono uomini affascinanti ma risultano dei grandi manipolatori”.
Non potevo non sentirmi coinvolta. Ho parlato tante volte di narcisismo in questo blog, delle ferite procurate, di come mi sono difesa e ho rialzato la testa con tutta forza.
La storia dei protagonisti della puntata raccontava di una giovane donna che aveva avuto nella sua crescita enormi problemi di autostima, l’anoressia l’aveva coinvolta, la sua mancanza di fiducia nei confronti di se stessa l’aveva portata a scegliere un compagno con forti tendenze al controllo. Un personaggio reale, con una professione comune, lavoratore nell’arma dei carabinieri.
Una storia tragica, come si può immaginare, finita con la morte di lei completamente devastata, uccisa a martellate dal suo compagno quando lei ha scelto di riprendersi la sua vita andandosene di casa.
Tralasciando certi dettagli che sembrano quasi ovvi per una narrazione criminale, la cosa più assurda che si notava dai racconti è stata la azione autoritaria di chi lei aveva scelto di amare, con la quale lui aveva anche deciso di avere dei figli.
Per farla breve, nella lista dei comportamenti sbagliati, mantenuti da lui, c’era il dominio mentale, il controllo monetario –  di ogni introito economico – di lei, l’allontanamento della famiglia di origine, la possibilità di sentenziare sul corpo di lei tanto da condurla da un chirurgo plastico per farsi aumentare la taglia del seno, perché a lui piacevano quelle con le tette grandi.
Il peggiore di tutti credo sia stato quando lui si è permesso di dire a lei, dopo un tentativo di riavvicinamento intimo, che faceva schifo, che era meglio avere rapporti con uno zerbino.
Mi sono molto indurita nel sentire tutto il racconto. Il senso di superiorità di un uomo verso una donna è  stato oggetto di una situazione professionale che ho vissuto anche io in questo ultimo anno. Mi sono sentita ancora più forte, sentendo, ma completamente cosciente di quanto questi meccanismi in personalità deboli possano instillare germi che portano al proprio disfacimento per opera di un altro.
Tra le tante cose che ho dovuto subire, ricordo una chiamata al telefono dove mi è stata pronunciata questa frase “per fortuna che hai incontrato me, altrimenti con un altra persona avresti rischiato male”. Ci sono frasi indelebili nella mente, ero a Bologna sotto ArteFiera, una chiamata lunghissima dove mi sono sentita dire qualsiasi cosa, anche la più impensabile, quelle che non si possono davvero immaginare su di una persona che fino a quel momento si, aveva avuto degli scatti nervosi nella nostra collaborazione, ma arrivare alle minacce no mai, mai fatto prima. Non me lo aspettavo, non me lo sarei mai aspettata, almeno con me. Avevo avuto con lui un rapporto sincero, davvero sincero, ho sempre spiegato e motivato le mie azioni. Le ho sempre poste in primo piano prima di ogni un passo che facevo, sempre per rispetto del mio interlocutore. Ho chiesto chiarezza e risposte, non le ho avute, mai, almeno alle domande importanti. In cambio giudizi, come il personaggio descritto sopra. Un sentenziare sulla vita degli altri senza richiesta. Delle sberle psicologiche scagliate con ripicca e negazione.
Mi sono data molto tempo per riflettere, elaborare cose non mie, sputate per rabbia repressa su situazioni che non si ha il coraggio di affrontare per propria irresponsabilità. Quel senso di vuoto è  stato atroce, e solo le persone che erano con me sanno cosa ho provato, vissuto. Una sensazione assurda. Come se qualcuno avesse scosso il mio cervello ficcandoci dentro una mano rovistandolo con dita aguzze. Non avevo ancora approfondito gli studi sul narcisismo, non riuscivo ancora a capire nulla, di cosa fosse e di come possa indurre alla morte perché si introietta nell’altro un qualcosa che ti fa sentire inspiegabilmente sbagliata. Il buonsenso mi ha portato dopo un mese a dire al soggetto interessato che lo perdonavo. Tutta quella rabbia che mi era stata gettata addosso non era mia, era sua, di problemi di un mondo non mio, del quale non so, e non sapevo nulla, se non la superficie che ho potuto intuire facendo dei collegamenti di studio. E’ un artista e l’opera parla, come anche gli articoli e i materiali lasciati in giro, quelli che possono supportarti e aiutarti nel farti fare due più due sul processo creativo e di vissuto degli altri. Sono una persona molto diretta, il fare critico mi dice di andare al cuore della situazione e risolvere la questione portando avanti il problema, subito. Trovo il modo di far capire con leggerezza dov’è l’inghippo perché è mio dovere professionale far crescere gli artisti .Il problema in questa occasione è stato l’errore di cedere in fiducia, offrire una possibilità. Sono un essere umano, sbaglio anche io, e stavolta ho fallito agendo in supporto, andando verso chi non dovevo portare sul mio vissuto, solo perché c’era un progetto grosso che riguardava me, con lui protagonista, di mezzo. Non era mio compito farlo. Ci sono cose che nascono talmente velocemente e alle quali non si può dare risposta perché inspiegabili tanto i ritmi intensi. Così è successo il peggio. Addirittura il tentativo di condizionare le persone a me care riversando su di loro cose che non mi appartengono minimamente, il tutto per paura, ripeto: dominio e controllo, ansia.
Chi mi conosce mi tutela. E’ questo e’ avvenuto. La solitudine emotiva gioca brutti scherzi. I traditi, coloro che rinunciano a loro stessi per sogni idilliaci di successo (gli illusi, i vanitosi, i presuntuosi) se non si fanno aiutare da chi gli crede veramente, o da uno specialista, fanno danni atroci, devastano le persone anche in situazioni comuni come prendere un caffè al bar. Davvero, non so cosa si inneschi nelle loro menti, cosa faccia partire l’embolo, non mi riguarda e non faccio la terapeuta, ma qualcosa in questi processi malati di disgregazione deve necessariamente partire, altrimenti non si spiega nulla.
Domenica scorsa, ad esempio, una mia cara amica che lavora in una pasticceria ha visto (vissuto) una scena raccapricciante accaduta proprio dentro il locale presso cui lavora. C’era una coppia sulla quantacinquina a consumare cose, erano tranquilli a chiacchierare, due amici senza malizia, di colpo è entrato uno che ha iniziato a sbraitare contro di lei, picchiare l’altro, lanciare sedie di ferro contro chi era in quel momento cliente normale di una pasticceria in un giorno di festa. Ora, tralasciando il fatto di quanto lui fosse imbecille, cosa voleva dimostrare? che la amava? che se faceva dei feriti lei non tornava da lui? Bel modo di amare. Questo non è voler bene a una persona, ma possederla, trattarla come un oggetto non offrendogli margini di scelta, asfissiandola fino alla noia, riducendola in frantumi. A questo punto se lui avesse avuto una pistola cosa avrebbe fatto? Un massacro. Avrebbe ammazzato tutti? I tempi di Shakespeare sono finiti da un pezzo, le tragedie possono essere evitate. Al posto di chiedere aiuto si aggredisce chi ha creduto nell’altro. Colui che da bello e bravo è divenuto improvvisamente un mostro perché ha scelto di tutelarsi e difendersi. Non è facile parlare di queste cose, lo so, ammettere la natura dei propri problemi, le mancanze, ma per rispetto di se stessi bisogna trovare coraggio. Le vittime, siano esse femmine o maschi (il narcisismo femminile esiste ed è marcato anche tra le amicizie), va combattuto. È un lungo processo di risanamento verso quei comportamenti sbagliati che si adottano per proiezioni altrui (genitori violenti, persone negative, fidanzati/e passive). Bisogna difendere la vita a tutti i costi perche’ ne abbiamo una e soltanto una. Ci sono tanti centri antiviolenza che mettono a disposizione i loro numeri, lo fanno gratuitamente prestando ascolto. Ci sono molti forum di discussione online che supportano le vittime come anche tanta letteratura. La vita è umiltà, il resto è solo prevaricazione e incapacità. La vendetta non esiste, la giustizia sì.
È l’una, ci saranno errori di digitazione, e mi sono dilungata troppo, ma era dovuto, soprattutto per le testimonianze che posso offrire.

Masters of Sex [serie tv]

attualità, televisione

Di solito non guardo le serie Tv perché non voglio affezionarmi a quel meccanismo che intrappola le abitudini attraverso la ripetizione nell’attesa di un appuntamento.

Certo è un pensiero stupido, poiché se dovessi ragionare su tutti quelli che consumano questo “mondo mediatico”, sarei costretta ad appellarmi al quinto emendamento, fuggire da ogni paese e tapparmi dentro chissà qualche buco affinché io non possa essere scovata.

Cio’ che apprezzo di questa viscerale e circoscritta panacea di autori è l’uso del linguaggio che riescono a pensare, elaborare e costruire. Non parlo di produzioni nostrane, sono poche quelle ho seguito e trovato appassionanti, e forse qualcuno di voi ricorderà qualche mia recensione sui lavori di Ivan Cotroneo.

Leggevo su questa pagina – clicca – come Sandrone Danzieri racconta il suo modo rapportarsi alle situazioni e al lavoro. Quello che mi ha spinto a comprendere il testo è stato il titolo dell’articolo: “Le serie tv stanno cambiando la letteratura”.

Ho subito pensato ad alcuni esami universitari dedicati ai cambiamenti degli scenari culturali (letterari) europei dall’Ottocento in poi, e mi sono chiesta se questa osservazione fosse giusta. In realtà, oltre a esserlo – dico giusta – ritengo sia una questione posta troppo in ritardo rispetto ai tempi che stiamo vivendo.

Torno all’incipit di questo stesso testo, e dico subito che da anaffettiva televisiva quale sono, ho visto, per alcune coincidenze malsane (pubblicità e buzz di ogni tipo + mix con giornata libera da lavoro), una produzione americana degna di nota e intitolata Masters of sex, mandata in onda proprio nelle serate estive.

Molti degli appassionati sanno già di cosa sto parlando.

E’ andata in onda su Sky Atlantic HD ogni lunedì sera attorno alle 21. Il titolo gioca un ruolo nella costruzione dei significati dacché ha in sé il cognome del protagonista e la tematica di riferimento. Sebbene il sesso sia la chiave che ruota attorno a tutto il ragionamento, esso è presente, ma non in una soluzione cui si possa pensare.

Siamo negli Stati Uniti attorno agli anni ’50 e uno scienziato/professore universitario/dottore, non troppo vecchio, decide di muoversi con una ricerca dedicata alla scoperta del corpo femminile, partendo dal ruolo dell’orgasmo come differenza sostanziale tra un uomo e una donna.

La concatenazione di eventi elaborati, sebbene sia strutturata in scene che mostrano spesso copule e riproduzioni con misurazioni e strumenti di vario tipo per testare le reazioni anatomiche, è ben relazionata alle dinamiche personali che si instaurano tra i protagonisti.

Triadi amorose, intrecci, gelosie, omosessualità, guidano le mirabolanti aspirazioni dell’attrice femminile di riferimento – Lizzy Caplan – nelle vesti di Virginia Johnson, e di Michael Sheen, interprete di William Mastersl’impenetrabile specialista che nella cui vita ha ottenuto i più grandi successi grazie al suo genio professionale.

Alla base della costruzione del climax c’è un impianto drammatico basato sulla storia individuale di ogni singolo personaggio.

L’indagine portata avanti dai due studiosi è realmente arrivata al suo termine e ha cambiato le sorti della ricerca sulla fisiologia medica.

Il dato interessante di tutta la serie è la costituzione dei ruoli femminili, molto attuali, di sfida.
Penso che l’intero progetto sia dedicato a quel target di riferimento, di genere, poiché è inevitabile affezionarsi al personaggio di punta qual è quello della psicologa Johnson.

In Italia fino a oggi è stata trasmessa solo la prima serie: all’estero sono molto avanti.

Sono proprio curiosa di sapere come evolveranno le dinamiche, poiché dentro questo scorrere di trame, gli intrecci intercorrono in maniera più fitta e intricata, sviluppati, tra l’altro, senza ricorrere a montaggio fantascientifico pieno di effetti e dinamicità varie.
A ogni puntata si è susseguito un crescendo non legato a un linguaggio televisivo, quanto più cinematografico. Ha rafforzarne la qualità e l’intelligenza descrittiva, si trova anche la narrazione, la scelta dell’uso della fotografia e la bravura del cast.

Personalmente apre a delle riflessioni molto attuali.

Serie consigliata.

Sigla, teaser e canale ufficiale:

Locandina:

Alcuni scatti dell’artista Erwin Olaf:

Tutte le info su: Sky Cinema Atlantic HD

School of glam. Questione di stile

cultura

School of glam. Questione di stile è il nuovo programma pop scintillante in onda su Fox Life ogni lunedì alle 22.45.
Ci scrivo su dopo due o tre puntate registrate e visionate.

Provocatoriamente si presenta nella sua prima puntata con un attacco al piu’ stylist degli stylist che non si può, Enzo Miccio, che, assieme alla sua concubina Carla Gozzi, educa, e ha educato i più, a moderni wardrobe ricchi di frivolezze e chignon tralallà sui canali Real Time.

La sfida quindi è tra due colossi dell’inutilità televisiva: Fox Life e Real Time.
Il secondo, ha il vantaggio di essere trasmesso anche su digitale terrestre; il primo, sul sito ufficiale  Sky, gratuitamente.

School of glam  è un format di moda dove i due conduttori – Danilo Pasquale e Uberta Zambeletti – presentano agli sfidanti (per il momento donne) un tema stabilito. L’argomento può variare dalla gita in campagna toscana, fino alla prima uscita con un presunto pretendente.
Le ragazze che intervengono lavorano nel campo della moda e dell’organizzazione di eventi: fashion addidect con fare civettuolo, partono su enormi fuoristrada Range Rover, alla volta della promozione delle macchine, rosse e nere, su cui hanno posato le loro floride chiappe, in vista del raggiungimento del sacro loco: uno showroom da svaligiare per la sfilata finale, cui parteciperà un giudice speciale che sentenzierà la vincita.

La missione è elaborare un outfit adatto all’occasione richiesta.
Le ragazze impazziscono nella creazione; distruggono e spupazzano le modelle concessesi al rituale di svestimento e vestimento; si confrontano e vengono bloccate.
Sì, bloccate. Sono poste in difficoltà con una richiesta specifica di Uberta che con fare elegante dice: << oggi, nella gita toscana, pioverà. Come vi comportate? >>

E le gentil pulzelle giù di nuovo, a smanettare con le loro creazioni sui corpi di povere cristi anoressiche in attesa di arrivare alla conclusione.

Intervengono a supporto hair-stylist e make-up artist che promuovono i loro strumenti, per render bellissima la pupa che vincerà, con l’auspicio di gioielli d’acciaio (gioielli d’acciaio?), studiati nelle loro posizioni in vista dell’equilibrio perfetto – con la speranza che questi e altri accessori siano destinati ad essere acquistati dal pubblico da casa nei relativi negozi.

Avviene la sfilata; la premiazione; tutto finisce.
E tu?

Tu rimani come un’ebete con la tazza in mano in attesa di qualcosa di rivoluzionario, mentre hai solo assistito all’ennesimo disfacimento preconfezionato  per promuovere sposor, in maniera più carina del solito, spegnendo la tv con fare appesantito, manco avessi mangiato una cipollata.

Sito ufficiale dove poter visionare le puntate gratuitamente