JP – S.

arte, cinema, film

“La sua bricconeria è candida, spontanea, del tutto generosa, altrettanto sincera quanto il suo amore della virtù. E quando ha tradito ben bene i suoi benefattori e i suoi amici, si volge indietro con gravità verso gli avvenimenti per trarne la morale. Non ha mai pensato di aver il minimo diritto sugli altri, né con gli altri ne abbiano su di lui: i doni che la vita gli fa li considera ingiustificati e gratuiti. Si attacca fortemente a tutto, ma se ne distacca facilmente. E le sue lettere, le sue opere non le ha scritte lui: se le è fatte comporre dallo scrivano pubblico.
Solo che, se è per giungere a questo, sarebbe meglio che scrivessi un romanzo sul marchese di Rollebon”.

In questa citazione, in sequenza:
Narcisismo (virtù/peccato)
Tradimento
Menefreghismo
Giudizio
Ingratitudine
Ossessività
Possessività
Incapacità
Svelamento

Ho conosciuto una persona così.

Da Sartre, a Andrei Tarkovskij, l’utilità della vita in risposta con questa frase che ammazza tutta la lista precedente.

“La libertà non ci serve se voi non avete il coraggio di guardarci in faccia”.

 

 

La resistenza del maschio – E. Bucciarelli #libri

cultura, Donne, leggere, letteratura, libri

Sono giorni in cui sembra scoppiata una primavera, non solo perché è un febbraio anomalo, ma ho sentito dentro me un risveglio, un superamento di qualcosa di cui ero consapevole ma non riuscivo a rendere reale. Ho messo a posto diverse cose, fatto il punto della mia esperienza curricolare, avviato fasi di ricerca con coraggio, più leggerezza, senza sentire il carico di un dovere la cui spinta non era dettata dalla mia volontà, ma da qualcosa che arrivava da un esterno indefinito. Mi auguro sia stata l’ammissione di un conflitto, o la semplice necessità di un dire, che sento più vero e nudo, a portarmi alla lettura del romanzo di Elisabetta Bucciarelli, La resistenza del maschio (NN Editore, 2015), che mi ha fatto stare meglio.

Divorato in meno di cinque ore con una passione sfrenata verso una scrittura da un ritmo pulito ed essenziale, il testo permette di viaggiare in un sistema psicologico che conosco e che da tempo rincorro per approfondire e conoscere con più profondità. La storia narra di un uomo di successo, professore e curatore di arte, sposato con una vita piena di impegni, ma incapace di prendere posizioni importanti all’interno di un contesto di una vita normale. Tutto è calcolato, tutto è funzionale, tutto è enumerato e in lista. Da A si precede dritto a B senza che tra le due rette ci possa essere una valutazione per una ipotetica intersezione, interruzione o sospensione. A cambiare la situazione un incidente, un terremoto sulla propria esistenza, che mostrerà un impatto su un mondo diverso, più libero.
Lo stile dell’autrice è matematico, lineare e logico, razionale e lucido. L’assorbimento alla lettura è totale e si sviluppa in tempo un impazzito dai fatti meditati, pensati, in una catena congiunta e in apparenza disgiunta. Ci si sente immersi in una fiction visiva, più che un libro, un resoconto composto da porte che si aprono e chiudono in varchi che non si omettono, e neppure abbandonano, perché non si riesce a smettere di ricercare quell’interruttore rivolto a una luce che non porterà mai allo spegnimento di una routine del desiderio. Ogni segmento offerto in lettura ha un filo incisivo che guida alla conoscenza di altri personaggi, non secondari, ma neppure protagonisti, i cui tratti caratteriali non sono mai mostrati con rimpianto o freddezza. A volte si percepisce rabbia, ma l’andamento è condotto per permettere alla lettura la ricerca di una distanza analitica per la comprensione dei fatti. In un secondo momento ci si trova all’interno di uno studio medico dove tre donne sono in stallo, in una attesa che arrivi il loro dottore in ritardo. Esse confessano e raccontano, ognuno a suo modo, il regolare disagio che provano con gli uomini che frequentano, o che hanno sposato; parlano del più o del meno, della propria storia con persone sconosciute, facendo emergere situazioni contraddittorie e assurde, ed è qui che si manifesta il climax, il cuore della narrazione. E’ in questa sezione/seduta in cui le donne sono unite da un bivio comune di distanza e scelta, in una area di passaggio, mentre decidono di lasciarsi andare nell’accettazione delle proprie frustrazioni/solitudini sentimentali.

Gli argomenti trattati sono diversi: il narcisismo maschile, l’incapacità di relazionarsi all’altro, la fecondazione come condizione e ricorrente in tutti le discussioni di attualità, e il tradimento, sfiorato in modo intelligente e narrato con un espediente che passa attraverso lo scambio di un profumo.

Lo consiglio vivamente.

La resistenza del Maschio, Elisabetta Bucciarelli (NN Editore, 2015)

La resistenza del maschio, Elisabetta Bucciarelli (NN Editore, 2015)

“Non ci sono più progenitori da uccidere, neppure padri contro cui combattere. L’arte lo sta dicendo chiaramente, è visibile, incontrovertibile, nessuna ribellione, nessuna lotta in corso. In cambio c’è la possibilità di una solitudine esasperata, senza possesso, senza perdita. “

L’autrice ne parla qui e qui (programma in due parti).

Giovani, carini e mosci?

arte, arte contemporanea, artisti, lavoro, mostre

Ho letto l’articolo di Luca Beatrice tratto dal quotidiano Il giornale (clicca). Tralasciando le opinioni che ho di questo spazio di informazione e l’operato del critico, in alcuni sprazzi egli racconta una cruda verità:

E oggi? Per certi versi si fa fatica a capire quale sia la direzione del contemporaneo più attuale, e questo non vuole essere un richiamo alla nostalgia del passato, bensì alla consapevolezza che il tempo scorre per tutti e che forse gli strumenti per afferrare la realtà non sono più gli stessi di ieri.

“Innanzi tutto sono molto educati. Non se la prendono con nessuno, non hanno nemici, hanno tutti (almeno i maschi) barba e baffi scolpiti come gli hipster più modaioli, si vestono con attenzione al dettaglio, non teorizzano, elaborano degli unicum che presto potrebbero sostituire con qualcosa d’altro (o essere cambiati loro, da qualcun altro).La loro arte è molto gradevole, formale e inoffensiva. Assomiglia al risvoltino dei pantaloni sempre un po’ corti alla caviglia. Non si può non averlo, chi ormai indosserebbe un jeans largo e slabbrato? Gli americani hanno un modo molto efficace di definire queste opere: very nice. È l’arte del carino che si insinua, un’eleganza casual che sta bene con tutto, pulita, ordinata e di indubbio buon gusto. Se cercavi altro, ripassare più tardi ma non so quando.”

Tradotto ci sta dicendo che sono banali, incapaci, inetti, nel captare la vera essenza del contemporaneo come processo dotato di propri strumenti.
Gli artisti non sono in grado, in questo momento storico, di capire il loro tempo, perché perdono ogni momento a dimostrare, mostrarsi, più che mettere in discussione pensando più al personaggio che al cuore delle cose.
Dietro ogni persona c’è una radice che permette lo sfogo creativo, l’urgenza. Se imparassero a scavare, mettersi in discussione in modo costante, sperimentare la loro rabbia come soluzione, vivendo l’intero disagio di questo periodo in cui la società vive la stessa loro crisi, tenendo conto del loro vissuto, allora avrebbero veramente qualcosa da comunicare.
Decorativi, come da sottotitolo, è l’esatto uso del termine applicato, oggi.

Giovani, carini e mosci. L’arte diventa educata
I nati negli anni Settanta e Ottanta scivolano nel decorativo: non danno fastidio a nessuno e si vendono bene. Ma che noia

Le loro opere sono così, perché buona parte di loro è così: opere/persone da piazzare in un salotto, magari dietro un divano per farsi scoprire d’improvviso da chi mangia beato un pezzo di rustico, passando.

Link all’articolo.