Grazia Toderi e Orhan Pamuk Words and Stars (Conversazione), 2013-2017 cinque proiezioni video, loop, sonoro-min

Grazia Toderi e Orhan Pamuk “Words and Stars”, fino al 2 luglio 2017, MART – Rovereto #arte #mostre [#currentexhibition]

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GRAZIA TODERI E ORHAN PAMUK
WORDS AND STARS

A cura di Gianfranco Maraniello

 Mart, Rovereto

fino al 2 luglio 2017

 

Dopo quattro anni di conversazioni, incontri, corrispondenza, il Mart di Rovereto presenta l’atteso progetto dell’artista Grazia Toderi e dello scrittore Orhan Pamuk.

Words and Stars (2013-2017) è intreccio tra arte e letteratura, tra visivo e narrativo. Dal 2 aprile, a cura di Gianfranco Maraniello

 

Leggere il cielo è forse stato il primo atto con cui
l’essere umano si è interrogato sulla propria esistenza.

João Fernandz

Preludio

Nel 2009, in cerca di suggestioni per il Museo dell’Innocenza di Istanbul, il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, durante una visita alla Biennale di Venezia si imbatte nell’opera Orbite Rosse di Grazia Toderi, tra le maggiori artiste internazionali, già premiata con il Leone d’oro nel 1999.

Colpito dall’opera, ne scrive un significativo elogio su “la Repubblica”, in cui dichiara: “Mi ha invaso una sensazione di infinito”.

IL PROGETTO

Il progetto Words and Stars nasce nel 2013, quando lo scrittore turco decide di invitare l’artista italiana a ideare insieme un’opera d’arte per il Museo dell’innocenza, da lui creato ad Istanbul.

L’esito di questo eccezionale sodalizio artistico, dopo quattro anni di lavoro, conversazioni, incontri e intenso scambio di corrispondenza tra i due autori, ha portato alla realizzazione di una trilogia costituita da un “monologo”, un “dialogo” e una “conversazione” –  per un totale di otto proiezioni video – che sono adesso presentate al Mart, Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

Inoltre, nel novembre 2016, il progetto aveva visto nascere un’opera realizzata specificamente per lo spazio della cupola di un Planetario e un piccolo ma raffinato intervento installativo, presentati rispettivamente presso il Museo d’Arte Antica di Palazzo Madama e il Planetario di Torino, a cura di Guido Curto e Clelia Arnaldi di Balme.

I video di Grazia Toderi e le parole di Orhan Pamuk insieme hanno costruito cosmogonie e mappe, immaginarie e reali, sullo sfondo di galassie luminose e delle luci di Istanbul.

LA MOSTRA

Cominciano con questa frase gli appunti di Grazia Toderi contenuti nel catalogo della mostra: “Ho scelto di proiettare video perché la loro materia è luce che viaggia e che appare quando le faccio incontrare una superficie, e anche perché possono essere trasmessi contemporaneamente in tutto il mondo”.

Sembra farle eco nel suo testo in catalogo Orhan Pamuk: “Mi considero un romanziere visivo […] Scriviamo romanzi per comunicare al lettore le immagini che ci ossessionano”.

Sugli otto schermi delle tre grandi video installazioni si ibridano scrittura e immagine, si uniscono parole e luci, si amplificano e riecheggiano suoni lontani. Un “monologo” si sviluppa in un “dialogo”, che a sua volta si trasforma in una “conversazione”. L’esperienza si trasforma da personale in universale.

Nella penombra la grande mostra risulta immersiva, incanta lo spettatore e lo conduce in una dimensione sensoriale. I tempi e le posture della fruizione superano il flusso delle immagini e conducono all’interno di un ritmo universale e ciclico.

Le frasi di Orhan Pamuk abitano i paesaggi di Grazia Toderi. Immagini e parole si sovrappongono, creando mutevoli mappe sideree e terrestri insieme. Le luci della città di Istanbul si trasformano continuamente in costellazioni di terra e di cielo.

Un universo identificabile ma misterioso, delimitato ma infinito, reale e fantastico è attraversato da proposizioni e interrogativi che appaiono e si dissolvono.

Grazia Toderi e Orhan Pamuk foto di Antonio ManiscalcoIn Words and Stars le parole di Orhan Pamuk riprendono e sviluppano la trama de Il Museo dell’innocenza, romanzo scritto dallo scrittore turco nel 2008, a cui è seguita la creazione del museo vero e proprio a Istanbul nel 2012. I due protagonisti, che vivono un amore contrastato, tornano bambini ponendosi domande esistenziali: possono i nostri pensieri essere confrontati a lontane stelle in movimento? Esiste un collegamento visivo tra i paesaggi della nostra mente e il cielo sopra alle città?

 

Tanto il planisfero, strumento tradizionale per la rappresentazione delle mappature celesti e terresti, quanto gli occhi, con i quali osserviamo il mondo e catturiamo le immagini della nostra cosmologia personale, sono fonti di ispirazione per Grazia Toderi. In ogni video le luci, in trasformazione continua, appaiono iscritte in grandi dischi, come orbite di monocoli o binocoli.

Dalla scrittura, definita da Toderi “involontario ritratto segreto”, si passa alla “grafia della terra” segnata da fiumi, mari, acqua, terra, luci e scie luminose, che nell’opera di trasformano in costellazioni senza confini.

La mostra contiene contrasti: intimità e pluralità, immensità e pulviscolo, universo senza domande e grandi questioni esistenziali. Le ricerche di entrambi gli autori si ibridano in un progetto che è ancestrale come il mondo e che interroga il futuro.

Senza uno sviluppo narrativo, in un anello temporale che è un ciclo infinito e continuo, le parole di Orhan Pamuk, scritte da grafie sconosciute, dialogano con le immagini di Grazia Toderi. Una Istanbul che può apparire o svanire nell’atmosfera. Città oggi più che mai simbolo di costanti contraddizioni e scissioni, ma anche luogo brulicante e vitale di incontri e intrecci tra mondi, tempi e culture talvolta distanti, talvolta coincidenti.

Dall’uno si passa all’altro in una variazione continua: il Monologo diventa Dialogo che si trasforma in Conversazione, le grafie crescono e si moltiplicano, il tempo delle rotazioni delle immagini cambia, le relazioni si fanno via via più complesse.

Dimensioni e colori diversi: più piccolo il Monologo, sul quale la proiezione in bianco e nero è luce originaria. Blu e turchese i colori della doppia proiezione ad angolo, Dialogo, illuminata da luci fredde e metalliche. Rosso, infine, il colore dominante nella Conversazione, proiettata su cinque grandissimi schermi a formare uno spazio pentagonale. In corrispondenza con lo spettro luminoso, i colori informano sulla vicinanza o lontananza delle stelle: il blu dell’astro in movimento verso la terra o il rosso dell’allontanamento, o il bianco e nero della pura luce che non può essere colore perché incontra solo se stessa.

In un continuo gioco di rimandi senza tempo, tra filosofia, domande ancestrali, proiezioni, scrittura, mappe mentali e geografie dell’anima, nell’arte contemporanea di Toderi e Pamuk riecheggia la storia.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Electa con testi di João Fernandes, Gianfranco Maraniello, Orhan Pamuk e Grazia Toderi.

 

Grazia Toderi

Nata a Padova nel 1963, dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna si trasferisce nel 1992 a Milano. Dal 2005 vive tra Milano e Torino. Ha partecipato a mostre collettive e a rassegne importanti come la Biennale di Venezia, nel 1993, 1999 (tra le vincitrici del Leone d’Oro) e 2009, le Biennali di Istanbul (1997), Sydney (1998), Pusan (2000 e 2002), Pontevedra (2004) e New Orleans (2011). Tra le mostre personali in musei pubblici segnaliamo: Castello di Rivoli (1998), Museo Serralves, Oporto (2010), Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Smithsonian Institution, Washington D.C. (2011), Maxxi, Roma (2012), John Curtin University Gallery, Perth (2013), MIT Museum, Boston (2016).

Orhan Pamuk

Nato nel 1952 a Istanbul, nel 2006 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura. In Italia ha pubblicato con Einaudi tutte le sue opere, tra cui Il mio nome è rosso (2001), Neve (2004), Istanbul (2006), Il Museo dell’innocenza (2009), Il Signor Cevdet e i suoi figli (2011), L’innocenza degli oggetti (2012) e La stranezza che ho nella testa (2015), La donna dai capelli rossi (2016). Le storie di Pamuk indagano l’anima malinconica della sua città natale alla scoperta di nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture. Ha fondato a Istanbul un vero e proprio museo che accoglie gli oggetti accumulati da Kemal, protagonista de Il Museo dell’innocenza, a memoria della sua ossessione amorosa per la giovane Fusun.


INFO

GRAZIA TODERI E ORHAN PAMUK
WORDS AND STARS

A cura di Gianfranco Maraniello

Mart, Rovereto
2 aprile 2017 ― 2 luglio 2017

MART ROVERETO
Corso Bettini 43, 38068
Rovereto (TN)
T 0464 438887
Numero verde 800 397760
http://www.mart.trento.it/
info@mart.trento.it

Susanna Sara Mandice | Ufficio stampa
s.mandice@mart.tn.it
press@mart.tn.it
T +39 0464 454124
T +39 334 6333148

 

 *Comunicato stampa

 

Resoconti [#2016]

musica

Manco da diversi giorni per scelta personale. Non ho argomenti che mi preme trattare con voracità; in questo momento sono tranquilla e voglio mantenere una distanza col web il più possibile. Il duemilasedici è stato un anno terremotato nella sua ultima parte. Ho ripromesso a me stessa che conta solo il necessario, l’urgenza di uno stare bene con maggiore equilibrio. Il resto è un punto di vista oggettivo su questioni altre, lontane dalla vita di tutti i giorni.

Il 2017 è alle porte, e non ho niente da dirgli, provo a entrarci in punta di piedi.

Buon fine anno a tutti

La compassione #operadelgiorno

arte, artisti, cultura, mostre, Studiare, turismo, viaggi

Antonello da Messina, Cristo in pietà e un angelo, 1476-1478
Olio su tavola, 74×51 cm, Museo del Prado, Madrid

Per anni mi sono crucciata davanti a un catalogo per capire che valore avesse quella lacrima sul viso dell’angelo nell’opera di Antonello da Messina.
Poi, sono andata a Madrid.

 

antonellodamessina

 

#operadelgiorno

Giovani, carini e mosci?

arte, arte contemporanea, artisti, lavoro, mostre

Ho letto l’articolo di Luca Beatrice tratto dal quotidiano Il giornale (clicca). Tralasciando le opinioni che ho di questo spazio di informazione e l’operato del critico, in alcuni sprazzi egli racconta una cruda verità:

E oggi? Per certi versi si fa fatica a capire quale sia la direzione del contemporaneo più attuale, e questo non vuole essere un richiamo alla nostalgia del passato, bensì alla consapevolezza che il tempo scorre per tutti e che forse gli strumenti per afferrare la realtà non sono più gli stessi di ieri.

“Innanzi tutto sono molto educati. Non se la prendono con nessuno, non hanno nemici, hanno tutti (almeno i maschi) barba e baffi scolpiti come gli hipster più modaioli, si vestono con attenzione al dettaglio, non teorizzano, elaborano degli unicum che presto potrebbero sostituire con qualcosa d’altro (o essere cambiati loro, da qualcun altro).La loro arte è molto gradevole, formale e inoffensiva. Assomiglia al risvoltino dei pantaloni sempre un po’ corti alla caviglia. Non si può non averlo, chi ormai indosserebbe un jeans largo e slabbrato? Gli americani hanno un modo molto efficace di definire queste opere: very nice. È l’arte del carino che si insinua, un’eleganza casual che sta bene con tutto, pulita, ordinata e di indubbio buon gusto. Se cercavi altro, ripassare più tardi ma non so quando.”

Tradotto ci sta dicendo che sono banali, incapaci, inetti, nel captare la vera essenza del contemporaneo come processo dotato di propri strumenti.
Gli artisti non sono in grado, in questo momento storico, di capire il loro tempo, perché perdono ogni momento a dimostrare, mostrarsi, più che mettere in discussione pensando più al personaggio che al cuore delle cose.
Dietro ogni persona c’è una radice che permette lo sfogo creativo, l’urgenza. Se imparassero a scavare, mettersi in discussione in modo costante, sperimentare la loro rabbia come soluzione, vivendo l’intero disagio di questo periodo in cui la società vive la stessa loro crisi, tenendo conto del loro vissuto, allora avrebbero veramente qualcosa da comunicare.
Decorativi, come da sottotitolo, è l’esatto uso del termine applicato, oggi.

Giovani, carini e mosci. L’arte diventa educata
I nati negli anni Settanta e Ottanta scivolano nel decorativo: non danno fastidio a nessuno e si vendono bene. Ma che noia

Le loro opere sono così, perché buona parte di loro è così: opere/persone da piazzare in un salotto, magari dietro un divano per farsi scoprire d’improvviso da chi mangia beato un pezzo di rustico, passando.

Link all’articolo.

Scambio utile, avanzamento, crescita.

cultura, leggere, letteratura, libri, Studiare, Università, vita

Ho conosciuto le opere di Tommaso Pincio quando frequentavo i corsi di letteratura all’università. Il mio docente fu il critico, giornalista, Gabriele Pedullà. In quel periodo insegnava a Teramo, in facoltà, il valore della letteratura resistenziale italiana.
Quegli anni, nei corsi, furono davvero intesi, nei quali andare a lezione voleva dire arricchirsi umanamente, da forti contrasti, idee rivendicate, prendendo i libri in mano, sottolineandoli, portando la propria tesi, la propria unicità di interpretazione e dirla, affermandola.
In quegli anni ho trovato gli amici dell’età adulta, persone che con me hanno condiviso, e condividono, da 10 anni, le vicissitudini importanti della vita tra risate e pianti, rotture, bambini e matrimoni.
Con quel professore, tra i tanti scambi fatti, un giorno, gli chiesi di suggerirmi stimoli letterari, e mi fu consigliato Tommaso Pincio, un autore che non avevo mai sentito nominare.
Un’amore dell’altro mondo, fu il primo testo, poi scelsi La ragazza che non era lei, oggi, Panorama.
Quest’ultimo arriva nel 2015, e per me è stata una svolta terapeutica.

Nei tre libri citati, c’è un filo conduttore che lega i personaggi principali. Una inerzia, una incapacità di muoversi, di rimanere intrappolati tra l’incazzato e l’inespresso, andati sempre di pari passo con cio’ che stavo io vivendo realmente nella mia vita. Non si tratta di una inettitudine alla Cesare Pavese, ma piuttosto una cosa indescrivibile animata da un profondo sentimento, alienante, ma talmente potente, da rimanerne intrappolati. I suoi personaggi sono bloccati da qualcosa di viscerale, di più profondo, dai quali è sempre difficile scovarne la vera natura.
A volte vorrei contattare Pincio e chiedergli se per cortesia possa far venir fuori questa potenza, acclararla. Vorrei proprio urlargli contro: “li faccia uscire, li facci andare, li spinga fuori a vivere!” . Poi mi fermo. Metto faccine buffe seguendo i suoi movimenti di status su facebook, rido, perché alla fine è giusto così.

Sabato Panorama ha vinto il SinbadPremio Internazionale degli editori indipendenti.
Sono stata molto felice. Mi ha molto emozionato la dichiarazione di Nicola Lagioa, come anche la reazione buffa della stessa Teresa Ciabatti. Ancor di più, mi hanno colpito le parole espresse dallo stesso autore nei ringraziamenti che ha postato ieri sera, sul suo social personale. Quello che traspare dal suo essere è una forza di grande coerenza.
Io non so se sia così, ma voglio crederlo, perché mi rassicura e illumina ogni volta che entro in contatto con le sue parole.

Un letto rifatto appena dopo il risveglio è il loro ambiente ideale. Lasciandolo in disordine, cuscini e lenzuola perdono l’umidità accumulata nella  notte, gli acari si disidratano e muoiono. I contatti di Ottavio Tondi con Ligeia Tissot non andarono oltre la corrispondenza digitale, i messaggi più o meno lunghi scambiati su Panorama, in quei quattro anni, acari a parte. Fu una corrispondenza a tal punto intensa e ricca di reciproche rivelazioni che l’aggettivo “intimo” riferito al loro rapporto non suona fuori luogo, malgrado nei toni che entrambi usavano non si scorgono mai, se non per brevi periodi e in maniera comunque ambigua, gli accenti di una vera intimità. D’altra parte, considerate le tante cose che lei gli diceva di sé e le tante foto che lei gli spediva assieme ai messaggi e la miriade di oggetti che lei lasciava sul letto sfatto e che lui inventariava con metodo ossessivo, Tondi riteneva di conoscere quella ragazza meglio di chiunque altro o comunque abbastanza bene da indurlo a dare per verosimile questa sua fantasia: che sarebbe bastato un nonnulla, un incontro o poco più, perché il loro rapporto virtuale sfociasse in ciò che biblicamente si intende con intimità. Tondi restò a lungo persuaso che questo nonnulla fosse una possibilità nell’ordine delle cose, uno sviluppo pressoché inevitabile della loro corrispondenza, una logica conclusione che solo il caso, anzi no, lui stesso aveva impedito.
Da dove traesse un simile convincimento è un mistero. Nella realtà, Tondi non impedì alcunché. A parte un paio di battute e un vago accenno a una sua venuta a Roma, Ligeia non gli propose mai di incontrarsi né manifestò concretamente un simile desiderio. Lui non fu da meno. Non propose nulla, non manifestò niente. Il solo effettivo ostacolo che si frappose all’eventualità di un appuntamento fu la totale mancanza di iniziativa, peraltro espressione tipica dell’inazione propria di tutti quegli individui marginali che, come lui, amavano leggere, ma che in lui acquistava un risalto emblematico, essendo lui non un lettore qualunque, ma l’epitome, l’incarnazione di una passione già rara in passato e oggi del tutto scomparsa.
Se di molte persone, al semplice guardarle in faccia, si può dire che finiranno male, qualcosa di non molto diverso era possibile dedurre dallo speciale talento di Tondi nel non incidere sulle cose, per restare assente, inerte in ogni circostanza, a meno che non ci fosse in ballo la lettura di un libro. Da una persona così era folle aspettarsi sviluppi diversi da una deriva irrefrenata degli eventi.”

Queste parole sono parte di uno stralcio pubblicato su Minima&Moralia, dal quale ho tratto alcuni passaggi, ma su questo link c’è altro.

Tommaso Pincio, Panorama, NN Editore,  2015

Sunday – song of the day, today. a day.

musica, vita

Un testo duro, da cambio stagione, quando non è più tanto calda l’attesa.
Indossi una sciarpa viola.

Consiglio ascolto e lettura parole.

E miracolosamente non
Ho smesso di sognare
E miracolosamente
Non riesco a non sperare
E se c’è un segreto
È fare tutto come
Se vedessi solo il sole

#waitingforspring

Lunedì 12 ottobre, il sole è splendente in questa parte di Abruzzo.

amore, arte, arte contemporanea, cultura, film, vita


Archivio materiali di studio iniziati ad analizzare in data 13.10.2014
La polvere sulle cose vive non mi è mai piaciuta.

6 ottobre, secondo messaggio.

amore
Esistono pellegrini e viandanti.
I primi hanno la strada segnata, i secondi la perdono.
 
E’ assurdo come i libri anticipano gli accadimenti mettendoti in mano le prove di qualcosa che stai vivendo, di quante somiglianze.
Un anno fa non ci credevo.
Senza renderti conto, quando tiri le somme, hai capito chi sei, e tutto si ricompone magicamente senza troppi sforzi. Davvero capisci quanto sei forte rispetto a tutto il resto. Se proteggi te stesso arrivi, anche se inciampi, arrivi, ma soprattutto continui. Se lasci che il condizionamento malevolo ti divori, hai perso in partenza, ma non per colpa degli altri, ma perché tu non hai mai voluto credere in te e hai rinunciato alla significato della vita stessa.


Treccani.

Studiare, vita

Ipocrisia

ipocriìa (ant. ipocreìa e pocriìa) s. f. [dal gr. ὑποκρισίη, forma rara perὑπόκρισις «simulazione», der. di ὑποκρίνω «separare, distinguere», e nel medioὑποκρίνομαι «sostenere una parte, recitare, fingere»]. – Simulazione di virtù, di devozione religiosa, e in genere di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizioni, per guadagnarsi la simpatia o i favori di una o più persone, ingannandole: non è umiltà genuinaè i.; nascondere qualcosa sotto la mascherasotto il manto dell’i.;Onde nel cerchio secondo s’annida Ipocresialusinghe … (Dante). In senso concreto, atto o detto da ipocrita; comportamento ipocrita: talora le convenzioni sociali sono vere i.; tra noi certe isarebbero fuori luogo.

Ipocrita

ipòcrita (ant. ipòcrito) s. m. e f. e agg. [dal lat. tardo hypocrĭta, gr. ὑποκριτς«attore», quindi «simulatore»; v. ipocrisia] (pl. m. –i). – Chi parla o agisce con ipocrisia, fingendo virtù, buone qualità, buoni sentimenti che non ha, ostentando falsa devozione o amicizia, o dissimulando le proprie qualità negative, i proprî sentimenti di avversione e di malanimo, sia abitualmente per carattere, sia in particolari circostanze, e sempre al fine di ingannare altri, o di guadagnarsene il favore: è un i., è una vera i.; non posso sopportare gli i.; fare l’i., assumere l’atteggiamento proprio degli ipocriti; ogni tanto mi si presenta con quella sua aria da ipocritaguarda che faccia da ipocrita che ha! Come agg.: un ragazzo i.; un impiegato ie strisciantequanto siete ipocriti!; e riferito agli atti, alle parole, al comportamento: un modo di fare i.; discorsi i.; congratulazioni i.; con i.condiscendenza. Con quest’uso aggettivale, è usata talvolta l’ant. variante ipocrito:mostrare un ipocrito servilismoSì bei doni del cielo Nonon celargarzoneCon ipocrito velo (Parini). ◆ Accr. ipocritóne (f. –a); spreg. ipocritùccio; pegg.ipocritàccio. ◆ Avv. ipocritaménte, con ipocrisia, da ipocrita: parlare,comportarsi ipocritamente.

Impostura

impostura s. f. [dal lat. tardo impostura; v. impostore]. – L’abitudine della menzogna, dell’inganno per trarne vantaggio; in senso più concr., inganno o serie d’inganni, raggiro, finzione da impostore o falsa dottrina da esso diffusa: Numa con arte Di santa i. [corresse] La buccia un po’ dura Del popol di Marte (Giusti);acquistare credito con l’i.; l’ifu presto scopertala sua vita è stata tutta un’impostura.

Tradimento

tradiménto s. m. [der. di tradiretradimentum è già presente nel lat. mediev. della fine del sec. 12°]. –

1. L’atto e il fatto di venire meno a un dovere o a un impegno morale o giuridico di fedeltà e di lealtà: commettere un t.macchiarsi di un t. infamantet. di un’ideadi una causadei compagni di lottadi un amico; con particolare riferimento al dovere o all’impegno di essere fedele al coniuge o alla persona cui si è uniti da un rapporto d’amore e d’affetto: il loro matrimonio è fallito, pare per i continui t. del marito. In diritto, tradimento, reato di vario tipo (aiuto al nemico, lotta armata contro il proprio stato, intelligenza con il nemico, ecc.) previsto dal codice penale militare: condannare alla fucilazione per t.alto t. (calco dell’ingl. high treason), nel diritto costituzionale italiano, delitto proprio del presidente della Repubblica (unitamente all’attentato alla Costituzione), per il quale egli può essere posto in stato di accusa dal Parlamento riunito in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

2. Azione delittuosa o dannosa compiuta, mascherando le proprie intenzioni, contro persone o istituti che hanno fondato motivo di fidarsi. È usato soprattutto nella locuz. avv. a tradimentola città fu presa a t.lo uccisero a t.gli si avvicinò furtivamente e lo colpì a t., alle spalle; nell’uso fam.: mangiare il pane a t., vivere a spese d’altri, sulle spalle altrui, senza lavorare; fare una domanda a t., nel momento o su un argomento che l’altro non si aspettava.

Resoconto delle azioni che in questo momento mi fanno più schifo.

Attività narcolettiche pre – post disavanzo.

cultura

Quando non riesco a studiare sclero di brutto, attraverso i miei mille peccati abbraccio il vento e getto in aria le braccia come una disperata pronta a urlare dalla finestra. E’ importante saper viaggiare con la fantasia, ed io racchiudo tutti i miei istinti più selvaggi nell’ossessione di un punto, in una virgola o nella costante necessità di abbattere un sinonimo.
Tra un cinguettio e l’altro farfalleggio alla ricerca di qualcosa di utile, non so se al mondo, ma al mio si.
Magari in silenzio, e ascoltando qualche pezzo dei Beirut.