Sono viva, un po’ paralizzata.

vita

poi passa.

Suellen

vita

Il marketing è la cosa più noiosa che esista, paragonabile solo al lavoro esecutivo che compie un grafico senza passione e immaginazione.

Viva viva il libero arbitrio e le protezioni che ci siamo edificati attraverso la nostra esperienza; quelle sane e costruttive, dettate dal buon senso personale, e da quello trasmessoci dalle persone più care. Quegli occhi e quelle mani che ci hanno insegnato a toccare e vedere per riconoscere, con strumenti critici, l’essenza delle cose.

Viva la buona diffidenza di mia nonna. Viva.

“Realise visualize open your eyes truth and lies we will despise oppressed must rise”

Nevrosi pre/post studio

Studiare

Avrei voglia di preparare questo semplice piatto, ma ho due o più problemi:

Il riso non è basmati, ma un mix di continentali (clicca)

Non ho il manzo, ma pollo.
Non ho i germogli di soia e l’erba cipollina.

In compenso ho salsa di soia, peperoni e peperoncini.

Non ho voglia di uscire, ma che se non esco impazzisco e non produco.
Che sto trasformando questa pagine di blog in un inferno, poiché riflette il mio stato confusionale più che culturale.

Insomma: cosa fare? come agire? dove andare?

Fifty shades of chicken – book trailer

cultura, leggere, rumors

Una cara amica mi ha suggerito questo articolo –> clicca 

Rido da 10 minuti, assaporandone il gusto 😉

Inutile dire che, a differenza della versione originale, lo voglio nella mia libreria culinaria.

L’amore all’improvviso – Larry Crowne

cinema

Si certo, come no.
Già dimenticato.

Trailer:

Attività narcolettiche pre – post disavanzo.

cultura

Quando non riesco a studiare sclero di brutto, attraverso i miei mille peccati abbraccio il vento e getto in aria le braccia come una disperata pronta a urlare dalla finestra. E’ importante saper viaggiare con la fantasia, ed io racchiudo tutti i miei istinti più selvaggi nell’ossessione di un punto, in una virgola o nella costante necessità di abbattere un sinonimo.
Tra un cinguettio e l’altro farfalleggio alla ricerca di qualcosa di utile, non so se al mondo, ma al mio si.
Magari in silenzio, e ascoltando qualche pezzo dei Beirut.

“Pazzi per la spesa”? decisamente no.

cultura

Ieri pomeriggio, dopo aver registrato il programma, non facendo nulla di particolare, e lasciando da parte lo studio, decido finalmente di accendere la tv per vedere su Real Time,  Pazzi per la spesa.

Avevo sentito diverse persone esaltate esprimersi a suo favore, ma non avrei mai immaginato fosse un format così deturpante per l’animo umano.

In breve: si tratta di donne maniaco – compulsive collezioniste inferocite di tagliandi  pieni di prodotti in sconto. I buoni –  trovati su riviste, quotidiani, giornali, volantini – diventano un oggetto di sfogo, talmente invasivo, da predisporre l’intera famiglia, a una sorta di guerra casalinga, per la gestione e l’amministrazione di una futura spesa, che si aggira attorno ai 1000 dollari, che in realtà non verranno mai sborsati.

La signora tipica all’acquisto, ha una bella quadratura americana: pienotta, vestita in magliette dai colori sparati, fuseaux (o leggins – visto che ora è di moda così), e scarpe da ginnastica bianche. Una perla identificativa, quest’ultima, per individuare la classica massaia derelitta a vivere in periferie ricche di mega centri commerciali, in aree dove regna il vuoto cosmico, in una porzione di territorio statunitense, sconosciuto anche ai più feroci collezionisti di cartine del Touring club.

L’acquisto – non acquisto – di quintali di carta igienica, acqua aromatizzata o cioccolata dai gusti più impensabili, è in realtà un modo, per queste laconiche mogli, di ridurre (o credere) i loro reali problemi di vita, per eclissarli in un’esistenza basata sui beni di consumo, custoditi in maniera spregevolmente organizzata, nelle loro dispense.

La sensazione più angosciante che si prova nell’osservare tutto questo, è data dalla preparazione di  feste a tema “coupon”, in cui tutti partecipano a giochi dedicati alla visione di “coupon”, con l’obiettivo di ottenere in cambio “coupon”e divertirsi insieme a scoprire la validità della durata del “coupon”.

In definitiva, gli amici invitati sono costretti a subire una schizzo-paranoide dal baffo rotante, canino marcio, e figli spersonalizzati a forza di essere ridotti a macchine logistiche, da madri che abusano psicologicamente di loro, ogni giorno, con questi metodi.

Pazzi per la spesa è per me un racconto viscido della realtà, non basata sulla tv del dolore, ma una mercificazione acuta e becera di esso, che passa attraverso l’esaltazione delle manie altrui, affiché emergano sociotipi simili e vincolanti agli altri, al fine di indirizzarli a questi sistemi morbosi e tendenzialmente invasivi del consumismo.

Poveri coloro che non partecipano alla cena del signore?
No.