120 Battiti al minuto di Robin Campillo #film #aids [#recensione]

amore, attualità, cinema, costume, cultura, film, giovedì, pubblicità, società, vita

Francia anni ’80, epoca Mitterand, il gruppo ACT UP Paris è intenzionato a spedire una serie di cartoline al presidente della Repubblica per denunciare la morte di un militante. In quel momento, in quel paese, il numero di malati di AIDS è il più alto d’Europa e la diffusione di conoscenza sulla malattia è scarsissima. Lo scopo è creare una campagna di prevenzione in una missione valida quanto le azioni di disturbo contro le istituzioni che si dimostrano assenti, arretrate rispetto a un problema che avanza sotto gli occhi di tutti come un percorso di un fiume insanguinato a una velocità strepitosa.
120 Battiti al minuto è un film diretto dal regista Robin Campillo uscito nel 2017 che racconta un momento storico definito, attraverso un intreccio costruito attorno a una storia di amore e morte, lotta e condivisione. E’ una produzione che ha come tema la salute e l’omosessualità è un espediente inserito come elemento che serve a potenziare l’avanzamento di un diritto di cura rivolto a di tutti.
Negli anni ’90 il film Philadelphia diretto da Jonathan Demme aveva trattato l’argomento dal punto di vista del lavoro. Il protagonista era unico e interpretato da Tom Hanks. Nel 2013 Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée con Jared Leto e Matthew David McConaughey parlava di personaggio dai tratti border, eccessivo in molte delle sue cose. In 120 Battiti la storia è semplice, di chi ha avuto il primo rapporto sessuale senza protezione in età adolescenziale, maturata in una cotta con professore di matematica del liceo, sposato e sieropositivo. Il cuore del film inizia con le testimonianze di chi scopre cosa è il Sarcoma di Kaposi.

La proverbiale lentezza di un progetto francese impegnato mantiene l’argomento e il discorso sulla passione rimane aperto quasi quanto quello sulla libertà di coscienza e di scelta.

In Italia perché non si parla mai di HIV? Quali sono le statistiche che mostrano il progresso di questa sindrome?Quante e quali sono le campagne marketing che si ricordano? Senza ombra di dubbio io sono rimasta allo spot dei profilattici Control.
Quale è il vostro punto di vista sulla nostra situazione?

120 Battiti al Minuto di Robin Campillo (Francia, 2017)

120 Battiti al minuto di Robin Campillo
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Altri film citati:

Philalphia di Jonathan Demme (1993)
http://amzn.to/2nTvOZd

Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée (2013)
http://amzn.to/2BNdtH1

 

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Greenbow, Alabama.

attualità, comunicazione, cultura, filosofia, vita

Qualcuno più tardi mi disse che avevo dato una speranza alle persone.
Na, naaa, io non sono un pozzo di scienza.
Qualcuna di quelle persone mi chiese se potevo aiutarla

Mamma diceva sempre:
Devi gettare il passato dietro di te, prima di andare avanti“.

E’ caldo oggi, sembra primavera.
C’è vento.

Molto forte incredibilmente vicino – Stephen Daldry

cinema

Ero partita con tutti i pregiudizi del caso dopo aver scoperto che a fare da cornice a quest’ultimo film ci fosse il fantasma dell’undici settembre.

Molto forte incredibilmente vicino non è un lavoro semplice, ma a più letture. La sua superficie narra da una parte una storia pubblica a tutti noi; mentre dall’altra, un racconto intimo di un ragazzino che si trova a vivere il dramma della perdita del padre, proprio a seguito di questa catastrofe storica.

Il flusso primario d’immagini che si presenta ai nostri occhi, assieme al suo giro di piano, permette di entrare in una dimensione ben strutturata: è un volo circolare che introduce già dall’inizio la sua fine, attraverso una sceneggiatura costruita e rafforzata da piccoli dettagli emozionanti, tra passato e presente.

Tom Hanks e Sandra Bullock sono protagonisti e genitori di Oscar: un bambino irrequieto, pieno di manie, che si trova a vivere da solo – in apparenza – questo dramma.

Il padre gli aveva insegnato ad abbandonarsi ai mille aspetti della ricerca scientifica e culturale, affinché non si accorgesse che lui fosse diverso dagli altri, ma avesse in realtà tutte le capacità sviluppate, affinché potesse emergere in una condizione contemporanea difficile, soprattutto a chi soffre di attacchi di panico e fobie sociali.

Le sue ossessioni compulsive si riflettono su una piccola chiave contenuta in una bustina gialla, e su cui appare la parola “Black” che gli suona come strana; la trova in vaso blu posto nel guardaroba paterno, dove si nasconde per ritrovare quella dimensione che gli manca tanto.

Il climax si rafforza quando Oscar crea un progetto di ricostruzione territoriale che gli permette di raggiungere degli obiettivi che lo porteranno a una soluzione precisa, e che lascerà lo spettatore a bocca aperta.

E’ una storia montata su più storie; dove la dimensione individuale si cinge a quella collettiva, mostrando, a piccole dosi, come siano importanti le persone che incrociamo sul nostro cammino prescindendo dal fatto che esse possano sapere o meno del nostro vissuto.

Oscar è piccolo principe moderno, che non entra nel mondo dei grandi facendo dei paragoni particolari o portando a una riflessione filosofica alta il lettore; la sua è una ricerca empatica, tanto da raccogliere e fotografare ogni singola persona incrociata, abbracciata, ascoltata, che lo condurrà a superare tutte le sue piccole paure.

Il film è tratto dall’omonimo libro di Jonathan Safran Foer, che tra qualche tempo leggerò.

Consigliato.

L’amore all’improvviso – Larry Crowne

cinema

Si certo, come no.
Già dimenticato.

Trailer: