Marie Filippovová (Brno) “Stoa”, inchiostro e guache, 220 x 120 cm, 2010–2013

Nord/Sud/Est/Ovest: Weimann/Bonanni/Filippovová/Ataíde,17 Gennaio, Interno 14 – Roma #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

“Nord/Sud/Est/Ovest:
Gisela Weimann/Angiola Bonanni/Marie Filippovová/Cristina Ataíde”

a cura di Roberta Melasecca

Inaugurazione 17 gennaio 2017 ore 18.30

Interno 14, Roma

Il giorno 17 gennaio 2017 alle ore 18.30 Interno 14 presenta “Nord/Sud/Est/Ovest: Gisela Weimann/Angiola Bonanni/Marie Filippovová/Cristina Ataíde”, a cura di Roberta Melasecca.

N/S/E/O è un lavoro work in progress di quattro artiste europee – Gisela Weimann_Berlino Germania, Angiola Bonanni_Roma Italia, Marie Filippovová _Brno Repubblica Ceca, Cristina Ataíde_Lisbona Portogallo – iniziato nel 2014 con una residenza alla Maison d’Art Contemporain ad Asilah, Marocco, proseguito nel 2015 nellaGalleria Noir sur Blanc a Marrakesh, Marocco.

Quattro artiste provenienti da luoghi diversi, con storie diverse e diverse visioni della vita e dell’arte, ma unite nell’unico desiderio di trovare e costruire un percorso di armonia e tolleranza in un’Europa multietica e culturalmente varia.

“Stabilire connessioni. Relazioni tra spazi e luoghi. Culture, comportamenti, visioni che appartengono a vite segnate da momenti e storie. N/S/E/O è un racconto interpretativo che fa luce su mondi e culture vissuti in quattro paesi europei: storie che si intrecciano e derivano da altrettante storie politiche e che condizionano i linguaggi espressivi e la capacità di guardare dentro e fuori i propri universi interiori.

N/S/E/O nasce dalla volontà di costruire ponti, e scorgere e immagazzinare ricchezze dalle diversità culturali e sociali. L’unità nasce non dall’unitarietà e dalla globalizzazione, intesa come uniformismo e uniformità: è un percorso complesso che prevede il riconoscimento delle varietà culturali, non più ostacoli, ma occasioni di crescita, che permettono ampliare orizzonti e sguardi.

NORD Gisela Weimann Berlino Germania. Una poliedrica formazione tra Berlino, Londra, San Francisco e Tepotzlàn_Messico la porta a sviluppare una ricerca multidisciplinare e ad utilizzare una grande varietà di media: pittura, incisione, fotografia, cinema, mail-art e installazioni, progetti multimediali, performance e arte pubblica. Cerca continuamente il confronto con artisti ed operatori culturali di diverse provenienze e le sue opere sono il frutto di un connubio tra immagini, poesia, testo, musica e danza.

SUD Angiola Bonanni Roma Italia. Anni di impegno sociale e politico in Spagna con la militanza clandestina nella lotta antifascista segnano profondamente la ricerca di Angiola. Attratta prima dall’espressionismo e dalla geometria, accoglie le nuove teorie femministe dell’arte, sperimentando materiali duttili ed effimeri come garze, tessili, carta. Il suo lavoro è una continua tensione tra “guardarsi dentro” e “guardare fuori”: affronta temi attuali come quello dell’immigrazione o la situazione delle donne in paesi in cui la libertà è minacciata.

EST Marie Filippovová Brno Repubblica Ceca. In un approccio profondamente pragmatico, Marie affronta e organizza ripetutamente diversi temi, da quelli sociali a quelli filosofici ed esistenziali. La sua ricerca si fissa sul “punto”, elemento geometrico senza dimensioni, simbolo del flusso del tempo, metafora del genere umano costituito da infiniti punti nello spazio.

OVEST Cristina Ataìde Lisbona Portogallo. Natura, parole e linguaggio sono elementi sempre presenti nella ricerca artistica di Cristina. “Guardare e pensare con attenzione” la portano ad incorporare la natura nelle sue più varie espressioni e a riflettere sui luoghi nei quali transita nei suoi viaggi e sulle storie che intercetta. Da qui l’attenzione al tema dei migranti e dei rifugiati, al tema dell’identità persa, dell’identità nuova o ritrovata.

N/S/E/O è dunque una esperienza. E’ come entrare un una scatola nera e buia, spostare con forza e aprire un varco e scoprire all’improvviso che non è più la ricerca della luce il fine ultimo ma le esperienze vissute durante il viaggio: passaggi stretti ed angusti, luoghi ampi e infiniti, voci, profumo di fiori.” (Roberta Melasecca)

Il prossimo appuntamento di N/S/E/O, dopo Interno 14, sarà dal 2 al 23 giugno 2017npresso Espacio Bop, Madrid Spagna.

INFO

Interno 14: “Nord/Sud/Est/Ovest: Gisela Weimann/Angiola Bonanni/Marie Filippovová/Cristina Ataíde”
A cura di Roberta Melasecca

Inaugurazione 17 gennaio 2017 ore 18.30

Interno 14
Via Carlo Alberto 63 Roma

La mostra è visitabile dal 18 al 28 gennaio 2017:
da mercoledì a sabato 18.30 / 20.30;
altri giorni su appuntamento: 3494945612

L’iniziativa non si prefigge finalità commerciali di alcun genere, ma fa parte delle attività culturali dell’associazione.

Copertina (invito) design by Susanne Kunjappu-Jellinek

Interno 14 - AIAC (loghi)

UFFICIO STAMPA AIAC
Roberta Melasecca
uffstampaaiac@presstletter.com
tel. 349 4945612
per info eventi: www.presstletter.com

Si ringrazia Casale del Giglio per la degustazione dei vini.

Si ringrazia Casale del Giglio per la degustazione dei vini.

 

*Comunicato stampa

 

Leonardo a Donnaregina – I Salvator Mundi per Napoli 12 gennaio – 31 marzo 2017 #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Leonardo a Donnaregina  
I Salvator Mundi per Napoli

Inaugurazione:
mercoledì 11 gennaio 2017 ore 17:00

12 gennaio – 31 marzo 2017

Complesso Monumentale Donnaregina,
Museo Diocesano di Napoli,

Largo Donnaregina
Napoli

 

Dopo le grandi mostre di Londra, New York e Milano, anche Napoli si pone ai vertici degli appuntamenti internazionali con l’arte: un’importante esposizione dedicata a Leonardo da Vinci al Museo Diocesano di Napoli, diretto da Don Adolfo Russo. Dopo circa trentaquattro anni, dalla celebre mostra di Capodimonte su Leonardo e il leonardismo a Napoli e a Roma, Napoli si presenta al centro del dibattito degli studi vinciani, attraverso la esposizione della famosissima tavola col Salvator Mundi (ex collezione del Marchese De Ganay), capolavoro del maestro di Vinci e della sua bottega, ed altri dipinti del suo affascinate atelier, come il Cristo Benedicente, del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, per la prima volta presentato con una attribuzione al pittore messinese Girolamo Alibrandi; ancora sullo stesso filone iconografico, sarà presentata anche la tavola col Cristo fanciullo del Salaì, il giovane e controverso collaboratore di Leonardo, accompagnata da diversi lavori di pittura di allievi leonardeschi come Marco d’Oggiono. In esposizione anche tre preziosi fondi grafici: il Codice Corazza (1640 circa), proveniente dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, il Codice Fridericiano, custodito presso la Biblioteca di Area Umanistica dell’Università Federico II, e il testo Napoli antica e moderna, datato al 1815, redatto dall’Abate Domenico Romanelli.

La mostra, che apre i battenti al pubblico il 12 gennaio e chiuderà il 31 marzo 2017, vede l’ideazione del maggiore esperto vivente del genio di Vinci, il Prof. Carlo Pedretti, Direttore dell’Armand Hammer Center for Leonardo Studies presso l’Università della California (U.C.L.A.) e la cura scientifica di Nicola Barbatelli.

L’esposizione al Museo Diocesano di Napoli servirà ad aggiornare il processo di studi attorno a una delle opere più discusse di Leonardo da Vinci, il Cristo Benedicente, anche alla luce dei temi di maggiore attualità che la dottrina cattolica intende richiamare nel solco dell’anno giubilare appena concluso.

La rassegna, fortemente voluta da S.E.R. il Cardinale Crescenzio Sepe, promossa dall’Arcidiocesi di Napoli e dal Museo Diocesano, con il contributo della Regione Campania, è stata realizzata anche con la collaborazione della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/Madre Napoli, con il coordinamento organizzativo e gestionale della Scabec. Hanno offerto il proprio contributo scientifico i seguenti studiosi: Margherita Melani, Francesca Campagna Cicala, Alfredo Buccaro, e Ranieri Melardi. Si ringraziano l’Università Federico II di Napoli, la Biblioteca Nazionale, il Comune di Napoli, la Città Metropolitana, il Fondo Edifici di Culto e il Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore.

Leonardo a Donnaregina – I Salvator Mundi per Napoli sarà inaugurata mercoledì 11 gennaio ore 17:00 da S.E.R. Il Cardinale Crescenzio Sepe e dal presidente della Regione Campania On. Vincenzo De Luca.

Parteciperanno:

Il Soprintendente ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Napoli e provincia Luciano Garella, l’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nino Daniele, il Vicesindaco della Città Metropolitana di Napoli, David Lebro, il Presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Pierpaolo Forte e il Direttore del Museo Madre Andrea Viliani.

Leonardo da Vinci (1452 - 1519) e collaboratore Cristo come Salvator Mundi Olio su tavola di noce 68,6 x 48,9 cm Collezione privata (Ginevra, Svizzera)

 

Leonardo a Donnaregina  
I Salvator Mundi per Napoli

Inaugurazione:
mercoledì 11 gennaio 2017 ore 17:00

12 gennaio – 31 marzo 2017

Complesso Monumentale Donnaregina,
Museo Diocesano di Napoli,

Largo Donnaregina
Napoli


La mostra sarà visitabile durante i consueti orari di apertura del Museo Diocesano di Napoli:
dal lunedì al sabato, dalle ore 9:30 alle 16:30, domenica dalle ore 9:30 alle 14:00 (chiuso il martedì)

Per maggiori informazioni:
tel. 081 557 13 65

www.museodiocesanonapoli.com

 

*Comunicato stampa

“E il loro grembo diventa il cielo”di Francesco Cervelli, 20 dicembre, Interno 14 – Roma #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

“E il loro grembo diventa il cielo”
di  Francesco Cervelli

a cura di Fabrizio Pizzuto

Inaugurazione:
20 dicembre 2016 h 18:30

@Interno 14,
Roma


Il giorno 20 dicembre 2016 alle ore 18.30 Interno 14_lo spazio dell’AIAC – Associazione Italiana di Architettura e Critica presenta “E il loro grembo diventa il cielo” di Francesco Cervelli, a cura di Fabrizio Pizzuto.

“Il lavoro pittorico di Francesco Cervelli si sviluppa nelle stanze di Interno 14 per gradi o meglio per argomenti. Ogni stanza sviluppa una visione, un tema, una porzione di realtà che si ripete mostrandosi nei suoi aspetti e nelle sue potenzialità di colore, materia, lirismo.

Stanze come appunti, quindi, come stanze della mente. Ogni elemento è sia pittorico che visivo, percettivo. Viene scandagliato, visto e rivisto. Ovvero, allo stesso tempo, è sia pittura, sia spicchio di vita; come quelle porzioni di noi che ci portiamo dentro, un quadro appeso, una finestra, un particolare scorcio, sepolti nel sovrappensiero, pronti a venire a galla, scatenati da un ricordo.

Ogni scorcio di paesaggio si iscrive nella mente cercando una collocazione.

Pittura e materia in questi lavori non hanno soluzione di continuità. Ciascuno è la stessa cosa dell’altro. Pensare che la terra (colore) è terra (materia) significa che lo è ad un livello percettivo, mentale. Ogni elemento, al contempo, nasconde una doppia vita, colore che si pensa materia, materia che si pensa canale visivo.

Spicchi di realtà, si diceva, ma che sembrano proseguire di qua dalla tela, negli appunti mentali e in quelli persistenti, nella memoria, perfino olfattiva, delle cose. Entrano nello spazio reale, chiamano in causa le sensazioni tattili, cercano una sensazione di avvolgimento che eppure, nonostante gli sforzi, rimane visiva.

I frammenti sono come ricordi che cercano di abbattere la barriera dello spazio, di esistere come rappresentazione e non più nel loro essere realtà depositata nella memoria e nella coscienza.

Gli elementi ricostruiscono infine una poesia del quotidiano. Si indagano vicendevolmente, si mostrano in loro possibili vite alternative. Di questo quotidiano portano l’odore, la matericità, la trasparenza. È la realtà nel suo essere composta liricamente. Non qualcosa che è avvenuto, ma quel quadro, quel mare, quella finestra, quella mia vita che ricordo, quello che ero, quello che sono ancora.

Ogni stanza contiene un pensiero, tuttavia ogni elemento vive di vita propria e si ricostruisce nel rapporto con gli altri. È quindi stanza della mente, analizza se stessa, ripercorre il cammino della sua nascita e lo pone come base per il pensiero successivo.
In attesa di un’ulteriore apertura.” (Fabrizio Pizzuto)

 


Francesco Cervelli è nato a Roma nel 1965. Dopo gli studi accademici si trasferisce a Parigi, dove studia l’arte di  fine Ottocento e i luoghi frequentati dagli artisti dell’epoca. Nella sua carriera artistica Cervelli ha esposto in gallerie e spazi istituzionali in Italia e all’estero tra cui: National Theatre Art Gallery, Addis Abeba, Ethiopia (2013); Mahmoud Khalil Museum, al Cairo, Egitto, Museo Maguncia, Buenos Aires, Argentina (2010); Civic Center, Lagos, Nigeria ( 2011); Victoria Memoria Hall, Calcutta, India (2007); Espace Eiffel Branly, Paris (1996). Nel 2002 espone nella rassegna “Doppio Verso n°7” presso il Museo delle Scuderie Aldobrandini di Frascati (RM), Nel 2008 viene chiamato a partecipare alla XV Quadriennale di Roma tenutasi presso il Palazzo delle Esposizioni e poi alla rassegna “Experimenta” presso il Ministero degli Affari Esteri. Nel 2010 partecipa e vince la 61° edizione del Premio Michetti in Francavilla al Mare (CH). In occasione della 54° Biennale di Venezia espone alla mostra: Padiglione Italia, presso il Museo Nazionale di Palazzo Venezia. Vive e lavora a Roma.

Fabrizio Pizzuto è uno scrittore e critico d’arte siciliano, specializzatosi in Storia dell’Arte Contemporanea presso la Scuola di Specializzazione di Siena, diretta da Enrico Crispolti. Gestisce la piattaforma online di critica d’arte Pensiero Meridiano e, insieme alla storica dell’arte Silvia Bordini, quella di libri fotografici d’artista Diventare Immagine. Come scrittore è presente con un testo di scrittura sperimentale nella raccolta Reef (Roma Europa Fake Festival) di Derive Approdi con prefazione di  Bruce Sterling. Tra gli eventi più significativi, ha curato la selezione video di Abstracta 2012 Festival Internazionale del Cinema astratto e, nel 2013, una selezione di videomaker dall’Italia per Videoakt O3 International Videoart Biennal, in collaborazione con LOOP, a Barcellona (ES). Collabora stabilmente con il progetto itinerante di installazioni d’arte Le Stazioni Contemporary Art. Attualmente vive e lavora a Roma.


Info

Interno 14: “E il loro grembo diventa il cielo” di Francesco Cervelli
A cura di Fabrizio Pizzuto
20 dicembre 2016 ore 18.30
Interno 14
Via Carlo Alberto 63 Roma

La mostra è visitabile dal 20 dicembre 2016 all’11 gennaio 2017 su appuntamento: tel. 3478158081

L’iniziativa non si prefigge finalità commerciali di alcun genere, ma fa parte delle attività culturali dell’associazione.  L’evento sarà strettamente su invito e prenotazione: mandare una mail auffstampaaiac@presstletter.com

UFFICIO STAMPA AIAC
Roberta Melasecca
uffstampaaiac@presstletter.com
tel. 349 4945612
per info eventi: www.presstletter.com

Interno 14 - AIAC (loghi)

L’AIAC Associazione Italiana di Architettura e Critica è nata nel gennaio 2010 ed ha sede in Roma. Ha carattere culturale e sociale e si dedica alla promozione dell’architettura contemporanea e a diffondere a tutti i livelli l’arte e la scienza inerenti l’architettura e l’urbanistica.
www.architetturaecritica.it  www.presstletter.com

 

*Comunicato stampa

eliseo-mattiacci-sonda-spaziale-1993-1995-photo michele sereni

ELISEO MATTIACCI, fino al 12 marzo 2017, Mart – Rovereto (TN) #mostre #arte #musei [#currentexhibition]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, mostre, turismo, viaggi

ELISEO MATTIACCI,

A cura di Gianfranco Maraniello

fino al 12 marzo 2017

@ Mart, Rovereto (TN)

 

Al Mart la trilogia sulla scultura contemporanea si completa con l’ultima mostra del 2016, dedicata a Eliseo Mattiacci.

Dopo le gradi antologiche su Giuseppe Penone e Robert Morris, Gianfranco Maraniello cura un ambizioso progetto sul lavoro di uno tra i maggiori artisti viventi. In un ideale passaggio di testimone tra maestri dell’arte, la mostra prosegue la ricognizione sull’origine e sulle forme della scultura.

Vorrei che nel mio lavoro si avvertissero
processi che vanno dall’età del ferro al Tremila

Eliseo Mattiacci

Il ciclo sulla grande scultura contemporanea


Un anno fa, nel dicembre 2015, con l’annuncio che il museo avrebbe seguito chiari e definiti percorsi espositivi, gli spazi interni del Mart sono stati ridisegnati e un nuovo display allestitivo è stato inaugurato: “Dateci tempo perché non si tratterà di episodi, ma di una traiettoria”. La “costellazione Mart”, nella quale l’arte sconfina e supera i propri limiti, è stata delineata. Come astri in relazione, che ruotano attorno alla forza produttiva dell’immaginazione. Perni al centro di questa rotazione sono tanto i grandi capolavori delle Collezioni del Mart, quanto l’iconica architettura contemporanea di Mario Botta, elementi riconoscibili da cui partire per consolidare l’identità del museo.

La mostra che si apre il 3 dicembre 2016 conferma questa visione e si inserisce nella traiettoria dedicata all’arte contemporanea,  a cui è dedicato il secondo piano del museo.

Le prestigiose opere del Mart, inserite nel percorso intitolato L’irruzione del contemporaneo rappresentano il punto di partenza e l’ispirazione per le mostre temporanee. Tra sintonie, confronti e dialoghi, il 2016 ha disegnato una parabola dedicata alla scultura. Protagonisti tre maestri il cui lavoro ha gli ultimi cinquant’anni della storia dell’arte internazionale: Giuseppe Penone, Robert Morris e ora Eliseo Mattiacci.

In una grande antologica, le monumentali installazioni di Mattiacci dialogano con le raccolte del Mart, con la visione antitradizionale della scultura di Ettore Colla e con lo spazialismo di Lucio Fontana. Ancora, fino al 19 febbraio, la visita alla mostra del Mart suggerisce un confronto tra l’opera di Mattiacci e quella di un altro artista immenso, che rivoluzionò il linguaggio della scultura: Umberto Boccioni,  a cui è dedicata la grande mostra al primo piano.

L’idea della continuità dello spazio, che affonda le sue radici nel Futurismo, diventa cifra stilistica della produzione di Eliseo Mattiacci, come un’attitudine mai disattesa. Sin dai primi lavori, si intuisce una predilezione dello scultore per la forma circolare, per la rotazione, per la dinamicità plastica che ha indotto la critica a riconoscere in lui un possibile erede della tradizione futurista o ancor meglio boccioniana.

Con Penone e Morris si è aperta un’indagine sui gesti fondativi della scultura che, negli spazi del museo pubblico, interroga il senso dell’opera d’arte nello spazio.

Con Mattiacci ancora una volta architettura e scultura si intrecciano, dando vita a un serrato colloquio tra le opere e gli spazi progettati dall’architetto Mario Botta, non più cornice o contenitore, ma spazio da segnare ed eccedere. L’arte smette di interpretare il presente, non è più rappresentazione del mondo, ma diventa essa stessa il mondo.

Eliseo Mattiacci. La mostra

Classe 1940, Eliseo Mattiacci è tra i massimi esponenti di quel ripensamento delle pratiche scultoree che si è realizzato, in maniera sistematica, a partire dalla metà degli anni Sessanta. A Rovereto, attraverso una selezione di lavori per lo più di grandi dimensioni, un’ampia retrospettiva ripercorre l’intera carriera dell’artista, dagli esordi sino ai nostri giorni. Il percorso antologico racconta la parabola di uno tra gli scultori italiani più amati, presentando opere raramente allestite o mai esposte in un museo. Prendendo a prestito il nome dell’artista, la mostra del Mart suggerisce l’ampliamento della lettura critica su un percorso di ricerca che ha segnato la storia dell’arte degli ultimi decenni.

A cura di Gianfranco Maraniello, la mostra presenta opere capitali, come Locomotiva (1964), un lavoro degli esordi, in cui sono presenti intuizioni e temi che saranno determinanti per lo sviluppo successivo della poetica dell’artista. Nel percorso di visita si incontrano sculture che per complessità e misura sono di difficile installazione, come la celebre Motociclista (1981) che, esposta solo due volte nell’81 e nell’82, preannuncia il passaggio dalla dimensione terrestre a quella cosmica; o per esempio La mia idea del cosmo (2001), in cui emergono una dimensione sognante e contemplativa; oppure Piattaforma esplorativa (2008) che, allestita al centro del percorso, riunisce materiali e temi cari a Mattiacci. Sono inoltre presenti lavori entrati nella storia delle Biennali veneziane del 1972 e del 1988, entrambe a cura di Giovanni Carandente (insieme a Giuseppe Marchiori nell’edizione del ’72). Nella prima delle due Biennali un’intera sala era dedicata a Mattiacci, che allestì quattro opere, due delle quali inserite nella mostra di oggi al Mart: Cultura mummificata e Tavole degli alfabeti primari. A Venezia nell’88 fu invece esposta la scultura Esplorazione magnetica.

In mostra una ventina di disegni contrappuntano la monumentalità delle installazioni. Quello del disegno è un linguaggio per il quale Mattiacci è meno noto. Eseguiti principalmente in inchiostro e grafite, i disegni non hanno a che fare con la progettazione delle sculture, non sono disegni preparatori, ma costituiscono una raccolta di idee e suggestioni che si relazionano, a livello tematico e semantico, con la cosmologia dell’artista.

Una costante del lavoro di Mattiacci, sottolineato in mostra con decisione, è la messa in questione delle tendenze culturali più diffuse. I lavori del maestro scardinano la convenzionalità della compiutezza dell’opera a favore dei gesti fondativi dell’arte e di una decostruzione dei paradigmi dominanti.

Con Mattiacci, la scultura abbandona presto il piedistallo e si trasforma in dispositivo che appartiene allo spazio e, al medesimo tempo, eccede i suoi confini, muovendo verso dimensioni energetiche, esistenziali, cosmologiche.

Gli interventi di Mattiacci indirizzano a un’esperienza dell’universo che si compie nel disvelamento di potenze invisibili come quelle del magnetismo e della conduzione elettrica, in ritualità arcaiche, nella propagazione delle onde sonore di un gong, nella predisposizione di unità di misura umane, tracciati orbitali e vie di conoscenza all’ignoto attraverso scritture, metriche, strumenti meccanici e tecnologici in una tensione prometeica verso l’infinito.


Breve biografia dell’artista

Eliseo Mattiacci (Cagli, 1940) si forma nell’alveo delle ricerche informali e spazialiste. Contestualmente al suo trasferimento a Roma nel 1964 partecipa al clima di forte sperimentalismo approdando presto a un’idea espansiva di scultura. In quegli anni partecipa agli eventi che più significativamente segnano le sorti dell’arte (Lo Spazio dell’immagine, Foligno 1967, Arte Povera – Im Spazio, Genova 1967). Azione, performance e installazione entrano nel suo vocabolario poetico: le opere vengono liberate nella città, interagiscono con il pubblico, si alimentano di eventi atmosferici e comunicano con gli astri celesti.

Nel corso degli anni Settanta l’artista matura un convinto interesse per le energie primordiali. Nel 1972 partecipa con una sala personale alla Biennale di Venezia. La pratica artistica si appropria di uno sguardo antropologico connettendo ritualità, forze primigenie e tecnologie in un unico continuum spaziotemporale.  Il rientro nel 1986 a Pesaro e l’apertura di un nuovo studio negli spazi di un capannone industriale coincidono con la sperimentazione di misure sino ad allora proibitive. L’arte viene condotta a una maturità monumentale e le forze supreme che attraversano il cosmo paiono diventare esse stesse agenti della scultura arcuandone e modellandone le forme.

Temi e tipologie plastiche già presenti nelle prove delle origini come la rotazione, l’intercettazione e la comunicazione assumo una dimensione osservativa e captativa. L’energia espansiva del soggetto si raccoglie così in un corpo scultoreo capace di forgiare l’opera in diretta relazione con la grandezza stessa dell’esistente. Fra le principali esposizioni di questo periodo si ricordano nel 1988 la memorabile sala alla Biennale di Venezia, nel 1993 l’apertura degli spazi di PradaMilanoarte e nel 2001 la grande mostra ai Mercati di Traiano a Roma.


ELISEO MATTIACCI
A cura di Gianfranco Maraniello

fino al 12 marzo 2017

Orari 
Mar – Dom: 10 – 18
Venerdì: 10 – 21

Lunedì chiuso

Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Corso Bettini 43
38068 Rovereto (TN)

Infoline 800 397760

http://www.mart.tn.it/

Email  press@mart.trento.it
Twitter @mart_museum
Instagram @martmuseum
Facebook martrovereto

 

 

*Comunicato stampa

GIOSETTA FIORONI. ATTRAVERSO L’EVENTO, 29 novembre, Galleria Mucciaccia – Roma #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

GIOSETTA FIORONI. ATTRAVERSO L’EVENTO

mostra a cura di
Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti

Inaugurazione:
martedì 29 novembre 2016, ore 18.00

 @Galleria Mucciaccia,
Roma

 

Martedì 29 novembre 2016, alle ore 18.00, la Galleria Mucciaccia presenta Attraverso l’evento, una grande mostra antologica di Giosetta Fioroni a cura di Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti, direttore artistico dell’Archivio Goffredo Parise e Giosetta Fioroni.

Il titolo della mostra, Attraverso l’evento, è tratto da un verso di Andrea Zanzotto, da Il galateo in bosco (1978), che bene esemplifica la poetica dello scrittore veneto, legata all’uso dell’ossimoro, alla formazione di nuove parole e da arditi accostamenti linguistici.

Con oltre 40 opere dal 1964 ai giorni nostri, l’esposizione si apre con i lavori degli anni Sessanta, quattro carte intitolate Immagini del silenzio, bozzetti per la Biennale di Venezia del 1964 e undici tele tutte dipinte con lo smalto alluminio. Sono opere che possiedono l’istantaneità di uno scatto fotografico e dimostrano il forte interesse nutrito dall’artista verso il cinema, tanto che spesso su una stessa tela si vede la traccia di una sequenza di immagini – come in Fascino – oppure lo stesso soggetto è presente simultaneamente, ma in due diversi  momenti, come in Liberty viennese. Nelle opere di questo periodo è anche significativo il rapporto con il mondo della fotografia e della moda, evidente ne La modella inglese  o in Faccia pubblicità.

Gli anni Settanta sono rappresentati dalle linee essenziali di alcune carte i paesaggi d’argento; da una serie di teche nelle quali compaiono piccoli oggetti, elementi naturali e frammenti di memoria, dalla serie Spiriti Silvani.

Nei quadri degli anni Ottanta l’argento cede il passo all’esplosione di colore dei teatrini, delle ceramiche e delle tele, come La casa di NietzcheCongiungimento o Autoritratto nel tempo (1996 – 1998) che ci porta fino alle opere più recenti di Giosetta Fioroni, come Marilyn Manson (2009) e Il ramo d’oro, il bosco sacro del 2014.

La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Goffredo Parise e Giosetta Fioroni e accompagnata da un catalogo bilingue, italiano e inglese, illustrato, Cambi Editore, con nuovi testi di Fabrizio D’Amico, Piero Mascitti e Francesca Pola; una selezione di scritti critici di  Gloria Bianchino, Alberto Boatto, Maurizio Calvesi, Piergiovanni Castagnoli, Germano Celant, Daniela Lancioni, Tommaso Trini e degli scrittori Alfonso Berardinelli, Guido Ceronetti, Cesare Garboli, Raffaele La Capria, Emanuele Trevi e Goffredo Parise. Biografia a cura di  Elettra Bottazzi.

 

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SCHEDA INFORMATIVA

Mostra: Giosetta Fioroni. “Attraverso l’evento”  da Il Galateo in Bosco di Andrea Zanzotto (1978)

Curatori: Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti

Sede: Galleria Mucciaccia, largo della Fontanella di Borghese 89, Roma

Inaugurazione: martedì 29 novembre 2016, ore 18.00

Apertura al pubblico: dal 30 novembre 2016 al 10 gennaio 2017

Orari: lunedì 15.30 – 19.30; dal martedì al sabato 10.00 – 19.00; domenica chiuso

Informazioni: tel. 06 69923801 – fax 06 69200634; segreteria@galleriamucciaccia.it

Ufficio Stampa: Maria Bonmassar 06 4825370; 335 490311; ufficiostampa@mariabonmassar.com

 

*Comunicato stampa

 

Greenbow, Alabama.

attualità, comunicazione, cultura, filosofia, vita

Qualcuno più tardi mi disse che avevo dato una speranza alle persone.
Na, naaa, io non sono un pozzo di scienza.
Qualcuna di quelle persone mi chiese se potevo aiutarla

Mamma diceva sempre:
Devi gettare il passato dietro di te, prima di andare avanti“.

E’ caldo oggi, sembra primavera.
C’è vento.

Oggi c’è il sole

arte, comunicazione, cultura, danza

Sto ultimando l’acquisto per alcuni biglietti, ho prenotato treno e l’hotel per un viaggio prossimo. Nel frattempo, oggi, c’è un sole meraviglioso, tanto che il cane non voleva rientrare stamattina, poiché si stava benissimo. In effetti quando mi sono alzata e ho visto che quelle brutte nuvole di ieri erano scomparse sono stata meglio anche io.

Nei vari regali di Natale fatti quest’anno (pochi e buoni), ho scelto di acquistare per alcune persone dei biglietti per il balletto. Vorrei conoscere di più il teatro, iniziare dalla danza mi pare un buon test. Diversi anni fa ho visto dal vivo uno spettacolo di una compagnia russa per conto dell’università, ma stavo lavorando alle riprese assieme ai miei compagni di corso, e tra una cazzata e l’altra, nell’osservare le persone che visionavano, molte cose di quel ricco parterre sono sfuggite. Allora consciamente ho scelto sulla base di alcune tendenze personali, di prendere i posti per Il Lago dei cigni.

Ieri sera guardavo alcune sequenze per entrare nel mood. Non facevo altro che ridere. Ero ragazzina quando ho assistito a uno spettacolo dove una giovane ballerina con un vestito rosso cangiante fece un botto a terra senza precedenti. Ero a Pescara, e in quel teatro, fu delirante: una intera fila di persone  distrutta dalle risate come i peggiori dementi  e immaturi esistenti sulla terra. Diciamo che vado per visionare la famosa morte del cigno e rifarmi con le musiche di Čajkovskij.

Intanto lascio qualche spezzone da visionare. Il primo video è la parte che preferisco: c’è tutto. E’ perfetto, adoro la velocità e il ritmo, il sincronismo e la sincronicità di ogni singolo passo effettuato. Nella seconda sezione, l’introduzione, ha una leggerezza invidiabile. Non oso immaginare che livelli di stress per arrivare a toccare quei punti di perfezione.

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Sono curiosa delle scenografie. I russi sono strabordanti, gli americani virano sull’intrattenimento.