Studio_Marconi_1932 - Focus | Costruire con la luce, 7 maggio - Mart, Rovereto

Focus | Costruire con la luce, 7 maggio – Mart, Rovereto #arte #musei [#mostre]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS

Focus | Costruire con la luce
Fotografie di architettura dagli archivi del Mart

Mart, Rovereto
7 maggio — 27 agosto 2017

Opening domenica 7 maggio
ingresso ed eventi gratuiti

Focus | Costruire con la luce

Sciolte o assemblate in album, replicate e riprodotte, applicate su pannelli a scopo espositivo, le fotografie conservate negli archivi di architettura costituiscono una fondamentale testimonianza relativa agli edifici e alla loro fortuna critica. Queste assumono, inoltre, uno speciale valore documentario nella storia stessa della fotografia, di cui illustrano indirizzi e sviluppi: dallo stile oggettivo e impersonale di fine ’800 alla ricerca di linguaggio autonomo con le avanguardie storiche, fino agli orientamenti del secondo dopoguerra tra fotoreportage, inquadrature dello spazio urbano e sperimentazioni di astrazione lirica.

Attraverso una selezione di materiali provenienti dai fondi documentari e librari dell’Archivio del ’900, Costruire con la luce propone un percorso che muove dalle Edizioni Alinari per approdare alle opere di Gabriele Basilico, passando per gli scatti di Lucia Moholy, George Everard Kidder Smith, Fulvio Roiter, Ugo Mulas e Cesare Colombo.
In mostra anche una selezione di fotografie di Sergio Perdomi e Studio Pedrotti sull’edilizia civile e industriale trentina, come i complessi residenziali di Ettore Sottsass sr. e le centrali idroelettriche di Ala e Mori.

7 maggio | Open Day

In occasione dell’apertura della mostra, il Mart rinnova l’appuntamento con l’Open Day e trasforma la domenica gratuita in una festa con eventi, musica, visite guidate, laboratori.

Programma
Ore 15.00 | Mezzanino
Inaugurazione e visita guidata alla mostra Costruire con la luce. Fotografie di architettura dagli archivi del Mart, a cura dell’Archivio del ʼ900.

Ore 15.00 | Sale espositive I piano
Visita guidata alla mostra Mario Sironi nella Collezione Allaria.
Prenotazioni dalle ore 14 in biglietteria, massimo due per persona, fino a esaurimento posti.

Ore 15.00-16.30 | Babymart
Ricette in libertà, laboratorio dai 6 ai 12 anni, ispirato ai ricettari futuristi.

Ore 16.00 | Sale espositive II piano
Concerto del Quartetto dell’Orchestra da Camera di Mantova. L’appuntamento si inserisce nel programma del festival Settenovecento-Incontri musicali a Rovereto.

Focus | Costruire con la luce
Fotografie di architettura dagli archivi del Mart

7 maggio — 27 agosto 2017

Opening domenica 7 maggio

Ingresso ed eventi gratuiti

 

Informazioni
eventi@mart.tn.it
T +39 0464 454105

Ufficio comunicazione
press@mart.tn.it
T +39 0464 454124 | +39 334 6333148

MART ROVERETO

Corso Bettini 43, 38068
Rovereto (TN)
T 0464 438887
Numero verde 800 397760
info@mart.trento.it

 

 

 

*Comunicato stampa

Július Koller. One Man Anti Show, 19 maggio, Museio - Bolzano

Július Koller. One Man Anti Show, 19 maggio, Museio – Bolzano #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, filosofia, mostre, turismo, viaggi

Július Koller. One Man Anti Show

Inaugurazione:
19/05/2017, ore 19.00

a cura di
Daniel Grúň, Kathrin Rhomberg e Georg Schöllhammer

@Museion,
Bolzano



Museion presenta, in cooperazione con mumok — Museum moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien e la Galleria Nazionale Slovacca, Bratislava, la più vasta retrospettiva mai dedicata a Jùlius Koller (Piestany, Slovacchia 1939- Bratislava, 2007). Koller, tra le personalità artistiche più importanti dell’Est Europa dagli anni Sessanta, ha sviluppato un’opera di grande rilevanza internazionale. La mostra documenta, alla luce dell’elaborazione di materiali artistici e d’archivio, il suo contributo autonomo alla Neoavanguardia. Oltre a lavori noti a livello internazionale sono esposte anche opere, materiali d’archivio ed ephemera inediti – diverse fotografie concettuali dell’artista slovacco legano la sua personale alla mostra sulle opere fotografiche della collezione Museion “La Forza della Fotografia”. L’opera di Koller si pone a distanza critica rispetto al governo comunista e alla sua arte ufficiale, ma mette in discussione anche le tradizioni della modernità e le convenzioni del sistema dell’arte occidentale. Dalla metà degli anni Sessanta Koller crea, con gli Antihappenings e gli Antibildern un’opera contrassegnata da ironia giocosa e scetticismo, che con spirito dadaista unisce ad un atteggiamento scettico radicale un approccio innovativo. Dipinge così quadri oggetto di colore latex bianco e immagini con il motivo del punto interrogativo, che diventa simbolo universale della sua messa in discussione della quotidianità e della realtà. Il gioco del tennis e del tennis tavolo sono utilizzati da Koller come forma artistica partecipativa: collegando lo sport a uno statement politico, l’artista rivendica così l’attenersi alle regole e il fair play come base dell’azione sociale – statement che conserva ancora oggi la sua piena attualità, anche alla luce della situazione politica internazionale. Dopo la repressione della Primavera di Praga, l’artista inizia la serie U.F.O.naut per contrapporre alla realità “situazioni culturali” e utopie di un nuovo futuro e di una nuova cultura cosmo umanistica.

In cooperazione con mumok — Museum moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien e la Galleria Nazionale Slovacca, Bratislava

 

Július Koller. One Man Anti Show, 19 maggio, Museio - Bolzano

Info

Július Koller. One Man Anti Show
Inaugurazione: 19/05/2017, ore 19.00

Durata mostra: 20/05 – 27/08/2017
Orari di apertura: da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00.

Giovedì 10.00 – 22.00, con ingresso gratuito dalle 18.00 e visita guidata gratuita alle ore 19.
Ogni sabato e domenica ore 14-18 “dialoghi sull’arte” in mostra.

 

Lunedì chiuso.
Ingresso: 7 Euro, ridotto 3,50 Euro.

 

Museion, logo ufficiale - http://www.museion.it/ -

Museion, Piazza Piero Siena 1
I – 39100 Bolzano

 Save the date – programma collaterale

Ping Pong Club ogni giovedì 18.00 – 21.30, ingresso e partita gratuiti, prenotazione possibile: visitorservices@museion.it  Tel. 0471 223435

ICOM Day 21/05/2017
lezioni di tennis tavolo

 20/07/2017, 19.00 h

visita guidata con Letizia Ragaglia

Contatto ufficio stampa Museion
caterina.longo@museion.it
Follow us on Twitter
http://www.museion,it

Membro di AMACI, Associazione Musei d’Arte contemporanea italiani

 

*Comunicato stampa

Ulrike Ottinger, Die Kalinka Sisters, 1988, © Ulrike Ottinger Courtesy Sammlung Goetz, München

Il ritratto fotografico tra alienazione e partecipazione, fino al 17/09/2017 – Museion, Bolzano #arte #fotografia [#currentexhibition]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi


Il ritratto fotografico tra alienazione e partecipazione

Diane Arbus – Nan Goldin – Ulrike Ottinger – Cindy Sherman

quattro posizioni dalla
Sammlung Goetz

fino al 17/09/2017

Museion,
Bolzano

 


Museion e la Sammlung Goetz
rinnovano la collaborazione: da giovedì 23/03 prossimo un nuovo nucleo di oltre venti opere dalla prestigiosa raccolta di Monaco andrà ad arricchire la mostra sulla collezione Museion, “La forza della fotografia” (fino al 17/09/2017). Nel 2013 Museion aveva ospitato l’esposizione “When Now is Minimal. Il lato sconosciuto della Sammlung Goetz” con oltre cento opere che testimoniavano i più diversi riferimenti contemporanei al minimalismo. In questa occasione il focus è invece la fotografia: quattro posizioni di quattro artiste di fama internazionale Diane Arbus – Nan Goldin – Ulrike Ottinger – Cindy Sherman ampliano il percorso espositivo negli spazi del secondo piano. L’identità, l’alterità, la trasformazione e messa in scena del corpo e di sé stessi e della vita intima i temi trattati dal nuovo nucleo di fotografie.
Nei lavori delle quattro artiste selezionate emerge un aspetto che si dipana come un fil rouge attraverso la mostra della collezione di Museion, ovvero il clima di contaminazione che negli anni sessanta si comincia a delineare tra fotografia e arte contemporanea. Ciò si manifesta soprattutto in un’attenzione aumentata ad azioni e comportamenti, in cui il ruolo della fotografia non è un semplice mezzo di riproduzione della realtà, ma uno strumento che instaura una relazione con essa.

La sezione si apre con i lavori di Diane Arbus (New York 1923-1971) di cui sono in mostra 14 fotografie realizzate tra il 1962 e il 1970. Che si tratti di travestiti, giovani coppie o bambini, i soggetti ritratti risultano comunque inquietanti. Da una parte emerge l’interesse dell’artista per la diversità – non a caso in una delle sue biografie viene definita “la fotografa dei mostri”. Dall’altro le immagini comunicano un senso di distacco e mancata partecipazione, un atteggiamento che la celebre critica americana Susan Sontag ha definito “partecipazione alienata”.

Anche Nan Goldin (Washington, 1953), presente in mostra con sei lavori, è interessata al diverso, ma il suo è uno sguardo vibrante di partecipazione emotiva. L’universo conturbante e sconvolgente delle drag queen è ritratto in immagini d’intensa intimità e delicatezza, al di là di ogni voyeurismo. Un mondo che l’artista conosce per esperienza personale, per aver condiviso da adolescente per anni la stessa abitazione di una drag queen, di cui si era innamorata: “Le fotografavo così, come loro stesse si vedevano, e non sentivo alcuno bisogno di smascherarle con la macchina fotografica”.

Le fotografie della tedesca Ulrike Ottinger (Costanza, 1942) sono legate alla sua produzione filmica e ritraggono con predilezione un mondo di emarginati e di eccentrici. L’approccio è quello della messa in scena e dell’iper-rappresentazione, come in “Fräulein Mausi und Paulchen“, 1981 e „Die Kalinka Sisters“,1988, in mostra a Museion. Come per tutte le immagini esposte in questa sezione, il mezzo fotografico è un segno che, attraverso l’imitazione, rivela codici sociali e culturali con cui lo spettatore si può identificare e confrontare.

Mascherarsi, entrare in ruolo per smascherare i clichè impressi nella nostra società è il gioco messo in atto da Cindy Sherman (Glen Ridge, USA, 1954). I suoi celebri autoritratti – in mostra ne sono esposti quattro, dal 1990 al 2008- non rivelano la personalità dell’artista, ma, giocando con la moda e la storia dell’arte in maniera grottesca e provocatoria, mettono in luce convenzioni e artifici e del mondo contemporaneo.


Info

Il ritratto fotografico tra alienazione e partecipazione
Diane Arbus – Nan Goldin – Ulrike Ottinger – Cindy Sherman
quattro posizioni dalla Sammlung Goetz

Dal 23/03/2017 al 17/09/2017

A cura di Letizia Ragaglia in collaborazione con la Sammlung Goetz.

Orari di apertura: da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00.
Giovedì 10.00 – 22.00, con ingresso gratuito dalle 18.00 e visita guidata gratuita alle 19.
Ogni sabato e domenica ore 14-18 “dialoghi sull’arte” in mostra.
Lunedì chiuso.
Ingresso: 7 Euro, ridotto 3,50 Euro.

 

Museion, logo ufficiale - http://www.museion.it/ -

Museion
Piazza Piero Siena 1
39100 Bolzano

Contatto ufficio stampa Museion
caterina.longo@museion.it
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Twitter
http://www.museion.it

Membro di AMACI, Associazione Musei d’Arte contemporanea italiani
*Comunicato stampa

 

 

eliseo-mattiacci-sonda-spaziale-1993-1995-photo michele sereni

ELISEO MATTIACCI, fino al 12 marzo 2017, Mart – Rovereto (TN) #mostre #arte #musei [#currentexhibition]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, mostre, turismo, viaggi

ELISEO MATTIACCI,

A cura di Gianfranco Maraniello

fino al 12 marzo 2017

@ Mart, Rovereto (TN)

 

Al Mart la trilogia sulla scultura contemporanea si completa con l’ultima mostra del 2016, dedicata a Eliseo Mattiacci.

Dopo le gradi antologiche su Giuseppe Penone e Robert Morris, Gianfranco Maraniello cura un ambizioso progetto sul lavoro di uno tra i maggiori artisti viventi. In un ideale passaggio di testimone tra maestri dell’arte, la mostra prosegue la ricognizione sull’origine e sulle forme della scultura.

Vorrei che nel mio lavoro si avvertissero
processi che vanno dall’età del ferro al Tremila

Eliseo Mattiacci

Il ciclo sulla grande scultura contemporanea


Un anno fa, nel dicembre 2015, con l’annuncio che il museo avrebbe seguito chiari e definiti percorsi espositivi, gli spazi interni del Mart sono stati ridisegnati e un nuovo display allestitivo è stato inaugurato: “Dateci tempo perché non si tratterà di episodi, ma di una traiettoria”. La “costellazione Mart”, nella quale l’arte sconfina e supera i propri limiti, è stata delineata. Come astri in relazione, che ruotano attorno alla forza produttiva dell’immaginazione. Perni al centro di questa rotazione sono tanto i grandi capolavori delle Collezioni del Mart, quanto l’iconica architettura contemporanea di Mario Botta, elementi riconoscibili da cui partire per consolidare l’identità del museo.

La mostra che si apre il 3 dicembre 2016 conferma questa visione e si inserisce nella traiettoria dedicata all’arte contemporanea,  a cui è dedicato il secondo piano del museo.

Le prestigiose opere del Mart, inserite nel percorso intitolato L’irruzione del contemporaneo rappresentano il punto di partenza e l’ispirazione per le mostre temporanee. Tra sintonie, confronti e dialoghi, il 2016 ha disegnato una parabola dedicata alla scultura. Protagonisti tre maestri il cui lavoro ha gli ultimi cinquant’anni della storia dell’arte internazionale: Giuseppe Penone, Robert Morris e ora Eliseo Mattiacci.

In una grande antologica, le monumentali installazioni di Mattiacci dialogano con le raccolte del Mart, con la visione antitradizionale della scultura di Ettore Colla e con lo spazialismo di Lucio Fontana. Ancora, fino al 19 febbraio, la visita alla mostra del Mart suggerisce un confronto tra l’opera di Mattiacci e quella di un altro artista immenso, che rivoluzionò il linguaggio della scultura: Umberto Boccioni,  a cui è dedicata la grande mostra al primo piano.

L’idea della continuità dello spazio, che affonda le sue radici nel Futurismo, diventa cifra stilistica della produzione di Eliseo Mattiacci, come un’attitudine mai disattesa. Sin dai primi lavori, si intuisce una predilezione dello scultore per la forma circolare, per la rotazione, per la dinamicità plastica che ha indotto la critica a riconoscere in lui un possibile erede della tradizione futurista o ancor meglio boccioniana.

Con Penone e Morris si è aperta un’indagine sui gesti fondativi della scultura che, negli spazi del museo pubblico, interroga il senso dell’opera d’arte nello spazio.

Con Mattiacci ancora una volta architettura e scultura si intrecciano, dando vita a un serrato colloquio tra le opere e gli spazi progettati dall’architetto Mario Botta, non più cornice o contenitore, ma spazio da segnare ed eccedere. L’arte smette di interpretare il presente, non è più rappresentazione del mondo, ma diventa essa stessa il mondo.

Eliseo Mattiacci. La mostra

Classe 1940, Eliseo Mattiacci è tra i massimi esponenti di quel ripensamento delle pratiche scultoree che si è realizzato, in maniera sistematica, a partire dalla metà degli anni Sessanta. A Rovereto, attraverso una selezione di lavori per lo più di grandi dimensioni, un’ampia retrospettiva ripercorre l’intera carriera dell’artista, dagli esordi sino ai nostri giorni. Il percorso antologico racconta la parabola di uno tra gli scultori italiani più amati, presentando opere raramente allestite o mai esposte in un museo. Prendendo a prestito il nome dell’artista, la mostra del Mart suggerisce l’ampliamento della lettura critica su un percorso di ricerca che ha segnato la storia dell’arte degli ultimi decenni.

A cura di Gianfranco Maraniello, la mostra presenta opere capitali, come Locomotiva (1964), un lavoro degli esordi, in cui sono presenti intuizioni e temi che saranno determinanti per lo sviluppo successivo della poetica dell’artista. Nel percorso di visita si incontrano sculture che per complessità e misura sono di difficile installazione, come la celebre Motociclista (1981) che, esposta solo due volte nell’81 e nell’82, preannuncia il passaggio dalla dimensione terrestre a quella cosmica; o per esempio La mia idea del cosmo (2001), in cui emergono una dimensione sognante e contemplativa; oppure Piattaforma esplorativa (2008) che, allestita al centro del percorso, riunisce materiali e temi cari a Mattiacci. Sono inoltre presenti lavori entrati nella storia delle Biennali veneziane del 1972 e del 1988, entrambe a cura di Giovanni Carandente (insieme a Giuseppe Marchiori nell’edizione del ’72). Nella prima delle due Biennali un’intera sala era dedicata a Mattiacci, che allestì quattro opere, due delle quali inserite nella mostra di oggi al Mart: Cultura mummificata e Tavole degli alfabeti primari. A Venezia nell’88 fu invece esposta la scultura Esplorazione magnetica.

In mostra una ventina di disegni contrappuntano la monumentalità delle installazioni. Quello del disegno è un linguaggio per il quale Mattiacci è meno noto. Eseguiti principalmente in inchiostro e grafite, i disegni non hanno a che fare con la progettazione delle sculture, non sono disegni preparatori, ma costituiscono una raccolta di idee e suggestioni che si relazionano, a livello tematico e semantico, con la cosmologia dell’artista.

Una costante del lavoro di Mattiacci, sottolineato in mostra con decisione, è la messa in questione delle tendenze culturali più diffuse. I lavori del maestro scardinano la convenzionalità della compiutezza dell’opera a favore dei gesti fondativi dell’arte e di una decostruzione dei paradigmi dominanti.

Con Mattiacci, la scultura abbandona presto il piedistallo e si trasforma in dispositivo che appartiene allo spazio e, al medesimo tempo, eccede i suoi confini, muovendo verso dimensioni energetiche, esistenziali, cosmologiche.

Gli interventi di Mattiacci indirizzano a un’esperienza dell’universo che si compie nel disvelamento di potenze invisibili come quelle del magnetismo e della conduzione elettrica, in ritualità arcaiche, nella propagazione delle onde sonore di un gong, nella predisposizione di unità di misura umane, tracciati orbitali e vie di conoscenza all’ignoto attraverso scritture, metriche, strumenti meccanici e tecnologici in una tensione prometeica verso l’infinito.


Breve biografia dell’artista

Eliseo Mattiacci (Cagli, 1940) si forma nell’alveo delle ricerche informali e spazialiste. Contestualmente al suo trasferimento a Roma nel 1964 partecipa al clima di forte sperimentalismo approdando presto a un’idea espansiva di scultura. In quegli anni partecipa agli eventi che più significativamente segnano le sorti dell’arte (Lo Spazio dell’immagine, Foligno 1967, Arte Povera – Im Spazio, Genova 1967). Azione, performance e installazione entrano nel suo vocabolario poetico: le opere vengono liberate nella città, interagiscono con il pubblico, si alimentano di eventi atmosferici e comunicano con gli astri celesti.

Nel corso degli anni Settanta l’artista matura un convinto interesse per le energie primordiali. Nel 1972 partecipa con una sala personale alla Biennale di Venezia. La pratica artistica si appropria di uno sguardo antropologico connettendo ritualità, forze primigenie e tecnologie in un unico continuum spaziotemporale.  Il rientro nel 1986 a Pesaro e l’apertura di un nuovo studio negli spazi di un capannone industriale coincidono con la sperimentazione di misure sino ad allora proibitive. L’arte viene condotta a una maturità monumentale e le forze supreme che attraversano il cosmo paiono diventare esse stesse agenti della scultura arcuandone e modellandone le forme.

Temi e tipologie plastiche già presenti nelle prove delle origini come la rotazione, l’intercettazione e la comunicazione assumo una dimensione osservativa e captativa. L’energia espansiva del soggetto si raccoglie così in un corpo scultoreo capace di forgiare l’opera in diretta relazione con la grandezza stessa dell’esistente. Fra le principali esposizioni di questo periodo si ricordano nel 1988 la memorabile sala alla Biennale di Venezia, nel 1993 l’apertura degli spazi di PradaMilanoarte e nel 2001 la grande mostra ai Mercati di Traiano a Roma.


ELISEO MATTIACCI
A cura di Gianfranco Maraniello

fino al 12 marzo 2017

Orari 
Mar – Dom: 10 – 18
Venerdì: 10 – 21

Lunedì chiuso

Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Corso Bettini 43
38068 Rovereto (TN)

Infoline 800 397760

http://www.mart.tn.it/

Email  press@mart.trento.it
Twitter @mart_museum
Instagram @martmuseum
Facebook martrovereto

 

 

*Comunicato stampa

ANDREA GALVANI. SELECTED WORKS 2006 | 2016, 15 ottobre 2016, Galleria CIVICA, Trento #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

ANDREA GALVANI

SELECTED WORKS 2006 | 2016

a cura di Margherita de Pilati

Opening con performance  
Sabato 15 ottobre, ore 19
 Giornata del Contemporaneo AMACI

@ Galleria CIVICA, Trento

 

Dopo numerose presenze in gallerie e istituzioni di tutto il mondo, come il Whitney Museum, Art in General e la Calder Foundation di New York, le Biennali di Mosca e del Centro America, il Mart dedica un’ampia retrospettiva ad Andrea Galvani. A cura di Margherita de Pilati, la mostra è un progetto site specific pensato per la Galleria Civica di Trento, terza sede del Mart.

Il progetto istituzionale

La Galleria Civica di Trento ha dedicato il 2016 ad alcuni tra i più interessanti e attivi artisti contemporanei. Attraverso una serie di mostre monografiche a cura di Margherita de Pilati, la Galleria ha fatto il punto sul recente lavoro di Stefano Cagol; ha proposto la prima mostra europea in un’istituzione pubblica dell’emergente Wyatt Kahn e presenta ora, ancora prima in Europa, un focus retrospettivo sulla ricerca di Andrea Galvani, tra gli artisti italiani della sua generazione più conosciuti in ambito internazionale.

L’input per la mostra scaturisce dal felice e pluriennale sodalizio tra il Mart e la Fiera ArtVerona volto a promuovere l’arte contemporanea con particolare attenzione a quella italiana. Andrea Galvani è infatti tra i vincitori dell’edizione 2015 del Premio Level che vuole essere un’occasione di supporto e visibilità per gli artisti presenti in fiera.

Rinnovando la sinergia istituzionale, la mostra del Mart e la fiera di Verona apriranno al pubblico contemporaneamente, venerdì 14 ottobre.

Nei giorni della kermesse veronese, due saranno gli appuntamenti in Galleria Civica:

Un grande opening alle 19 di sabato 15 ottobre, Giornata del Contemporaneo AMACI. Per l’occasione, l’imponente installazione The End, Action #1 sarà presentata al pubblico con una performance site specific realizzata dall’artista in collaborazione con alcune grandi voci della scena sperimentale italiana e il Conservatorio Musicale Bomporti di Trento.

Una matinée riservata ai professionisti della stampa e ai collezionisti, evento Off di ArtVerona, alle 10.30 di domenica 16 ottobre. Visita speciale alla mostra con l’artista, il direttore del Mart Gianfranco Maraniello, la curatrice Margherita de Pilati e il critico Giorgio Verzotti, autore di un saggio introduttivo che apparirà nel catalogo monografico edito dal Mart e di prossima pubblicazione.

 

La mostra

In un compatto percorso interdisciplinare che comprende fotografia, scultura, disegno, performance, video e audio installazioniAndrea Galvani. Selected Works 2006 |2016 documenta azioni collettive, esperimenti visionari, fenomeni di carattere fisico la cui spettacolare monumentalità è paradossalmente instabile ed effimera. Il rapporto con l’esperienza, lo sforzo fisico, il fallimento, i limiti del mezzo e del luogo in cui l’artista lavora appaiono come fattori determinanti nello sviluppo di progetti complessi che sono spesso frutto di collaborazioni con istituzioni, università e laboratori di ricerca.

Negli spazi della Galleria Civica, Galvani riconfigura e ricontestualizza una selezione di opere provenienti da importanti collezioni e presenta una serie di nuovi interventi prodotti in collaborazione con il museo. La galleria si trasforma così in una sorta di osservatorio di ricerca in cui alcuni dei più noti progetti dell’artista – The End Trilogy (2013-2016), A Few Invisible Sculptures (2012-2016), Higgs Ocean (2008-2011), Deconstruction of a Mountain (2004-2016) – entrano per la prima volta in dialogo tra loro.

Il progetto espositivo si apre con la video installazione The End, Action #1, un grande intervento site specific che occupa il primo piano della Galleria. Presentato per la prima volta a New York durante Frieze lo scorso anno, il progetto ha vinto il “New Commissions Program” finanziato da Art in General. Omaggio a Galileo Galilei, padre della cosmologia moderna, il progetto è stato realizzato l’8 gennaio 2015, anniversario della morte dello scienziato italiano (8 gennaio 1642). In quel giorno, lungo le coste orientali di cinque differenti paesi dell’America Centrale, trenta cameramen hanno ripreso contemporaneamente il sorgere del sole. Le discrepanze tra le condizioni atmosferiche, la sensibilità della tecnologia utilizzata e i movimenti di ogni singolo operatore durante le riprese, si manifestano nell’opera come in un caleidoscopio del tempo e dello spazio, un prisma che riunifica, emoziona e disorienta. L’architettura di The End Action#1 è stata concepita come un monumento composto da sette piedistalli di luce, progettati per dialogare con altrettanti cantanti, la cui voce attiverà e animerà lo spazio in momenti diversi durante la programmazione della mostra. La prima performance sarà presentata al pubblico in occasione dell’opening, che si terrà sabato 15 ottobre alle ore 19.

Il percorso prosegue nella penombra come un’immersione: lungo il corridoio, un lunghissimo neon blu cobalto, in vetro soffiato a bocca, rappresenta una complessa equazione matematica. L’intervento site specific è frutto della collaborazione con l’astrofisico Eloy Ayón-Beato, uno dei massimi esperti internazionali in buchi neri e fisica gravitazionale.

La mostra proietta il pubblico in una dimensione concettuale densa di emozioni, concreta e al tempo stesso metafisica. Attraverso una straordinaria selezione di opere, molte delle quali inedite in Italia, il percorso continua al piano interrato svelando la coerenza e la forza dei progetti sviluppati dall’artista nell’arco degli ultimi dieci anni.

“A volte i limiti più grandi che ci circondano sono fisicamente piccolissimi o invisibili, sono territori psicologici, geografici o politici. Sono strutture apparentemente semplici ma impenetrabili, distanze impercorribili, dimensioni sconosciute o invalicabili. In geometria quando ci avviciniamo ad un punto euclideo non ne incontriamo mai la fine. Questa mostra è l’estensione di un avvicinamento, è una caduta dentro uno spazio senza fondo ma è anche il dischiudersi di un nuovo stato di potenza, una nuova prospettiva che è in se la manifestazione di una rivincita”. (Andrea Galvani)

 


Andrea Galvani 

(Verona, 1973) Vive e lavora tra New York e Città del Messico. Il suo lavoro è stato presentato in importanti musei e spazi istituzionali tra cui: il Whitney Museum di New York, la 4th Moscow Biennale of Contemporary Art di Mosca, Mediations Biennale di Poznan, in Polonia, Art in General (New York), Aperture Foundation (New York), Calder Foundation (New York), Central Utah Art Center (Ephraim, Stati Uniti), la 9 Bienal Centro Americana in Nicaragua, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Museo Macro (Roma), GAMeC (Bergamo), De Brakke Grond (Amsterdam), Oslo Plads (Copenaghen) e Unicredit Pavillion (Bucarest). Nel 2010 è stato New York University Visiting Artist, nel 2011 ha ricevuto il premio New York Exposure ed è stato candidato al prestigioso Deutsche Börse Photography Prize. Ha partecipato a Location One International Artist Residency Program a New York (2008), LMCC Lower Manhattan Cultural Council (2009), e il MIA Artist Space / Columbia University Department of Fine Arts (2010). Dal 2006 al 2009, è stato docente di Linguaggio Fotografico e Storia della Fotografia Contemporanea presso l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo. Dal 2010 collabora con l’AMS Advanced Media Studio del dipartimento di Visual Art della New York University e con ICP International Centre of Photography di New York.


ANDREA GALVANI
SELECTED WORKS 2006 | 2016
a cura di Margherita de Pilati

14 ottobre 2016 — 22 gennaio 2017

Opening con performance  
Sabato 15 ottobre, ore 19
Giornata del Contemporaneo AMACI

Galleria CIVICA Trento e ADAC
Via Belenzani 44
38122 Trento

T+39 0461 985511
+ 39 800 397760
F +39 0461 277033

civica@mart.tn.it
www.mart.trento.it

Orari
Mar / Dom 10-13 / 14-18
Lunedì chiuso

Tariffe
Intero: 2 €
Gratuito: Mart Membership, bambini fino a 14 anni
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese

Ufficio stampa Mart
press@mart.trento.it
T +39 0464 454124

 Il Mart ringrazia
Provincia autonoma di Trento
Comune di Trento
Comune di Rovereto

In collaborazione con
Trentino Marketing

*Comunicato stampa

baumann-heller-presa-dal-web

À. Heller Z. Baumann, La bellezza (non) salverà il mondo #recensione #libri #letture #riflessioni [#pointfoview]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, cultura, filosofia, letteratura, politica, tecnologia

Da un po’ di tempo vedo risorse nella storia del pensiero in una parte mondo invasa dalle più grandi ideologie contemporanee novecentesche, soprattutto quella venuta giù col crollo del Muro di Berlino (1989). Sono convinta che il disturbo proveniente dal comunismo sia una della barbarie da cui partire per indagare, e ogni volta che penso a questo momento affiorano alla mente passaggi di Gustav Herling, quando racconta dei calci dati, di notte, alle porte delle vittime racchiuse nei gulag sovietici, per opera dalle sentinelle russe. Condizioni descritte dall’atroce narrativa di quel libro che è Un mondo a parte (Feltrinelli, 2010).

La bellezza (non) non salverà il mondo è un dialogo avvenuto a Bolzano. Un saggio breve che trae i suoi punti di vista sulle culture internazionali all’interno di un progetto intitolato I dialoghi della pace. I protagonisti di questo incontro del 2014 sono due personalità che hanno attraversato il Novecento con lungimiranza: Àgnes Heller (Budapest, 1929) tra i massimi esponenti della filosofia bulgara e Zygmunt Baumann (Poznan, 1929) noto sociologo polacco.

Il testo ha una introduzione che amplifica molto bene i punti trattati: il primo è il concetto di sublimazione. La chiave interpretativa è data secondo significati aperti  e scissi tra impostazioni differenti nei concetti di autolesionismo  (Sigmund Freud) e interruzione di una ripetizione (Jacques Lacan). Si parte da qui per evidenziare due linee distinte di indagine: una salvifica (Heller) l’altra distopica (Bauman).  Si parla di foglioline impazzite: semi in cui la gioventù dei nostri giorni è disorientata; incapace di una visione progettuale/politica nel lungo periodo. Persone che occupano le piazze a sciami, e come tali disperdono. Spingere in modo perentorio su questo versante vuol dire accostarsi alla soglia del kitsch e alla decadenza. La soluzione sarebbe quella di spezzare la catena di una dipendenza ossessiva, ma per questo occorre solo volontà.  Tra gli esempi citati dagli autori esiste un riferimento al Faust di Wolfgang Goethe, in cui il protagonista per salvarsi dal suicidio rinnega le parole del sigillo instaurato col diavolo.

Da Heller a Bauman si cambia posizione. Lo studioso polacco si focalizza verso l’asprezza di pensiero che rappresenta la nostra società: la distopia*.Si parte dal concetto di bellezza scisso tra naturale e generato dall’uomo (artista/artigiano) e pone un quesito fondamentale: le arti impressionano o cercano di impressionare?

Mi chiedo, come si faccia a stimare un lungo periodo nell’epoca della velocità, quale sia il suo metro di riferimento. Per poter capire bisogna tener conto di cosa? economia? innovazione? tecnologia? mutamenti sociali? il concetto stesso di maturità? gli specchi? Se la caduta delle ideologie novecentesche ha generato una tempesta, fatto crollare tutti gli elementi partecipativi delle rivoluzioni/manifesto degli anni ’60/’70, oggi, cosa rimane? Se cerco di guardare i gruppi di combattenti imperiosi delle sinistre, la realtà che si presenta ai miei occhi è di un raduno di persone che si abbandonano seguendo un sogno utopico di progetto comune, solitudini che si incrociano nel desiderio per illudersi e sbranarsi una volta arrivati alla meta. Una bruttura, senza precedenti, che fa riflettere molto su tre concetti cui tengo molto: responsabilità, condivisione e partecipazione. La vita politica odierna sembra come l’opera strategica di Christo sul Lago d’Iseo (The floating pierce): vedo, vado, ma non so dove. La perdita di un cardine, la mancanza di una stella di riferimento, pur sapendo che la Polare è lì. Si avverte una forte dispersione, quello che potrebbe essere identificato come azzeramento confine? o è il superamento di un limite?
Per poter stabilire un giudizio di gusto/appartenenza a qualcosa, dovrei, dobbiamo, dovremmo, avere dei criteri di fiducia costruiti in canoni. E se il canone è in crisi?
Si sta vivendo un momento in cui sta avvenendo un cambio di percezione attraverso i segmenti di virtualità e la messa in discussione di un codice di ordine rinascimentale. Si pensi alle arti visive, al semplice atto di usare la matita per rappresentare. Oggi, quella stessa matita, diventa dito su schermo toccato.

Che cosa hanno in comune questi due modi di rappresentare?

Michelangelo Buonarroti, La creazione di Adamo, 1511, affresco - cappella Sistina, Roma (immagine presa dal web)

Che cosa hanno in comune questi due modi di rappresentare con il comunismo?

Buona lettura.

Àgnes Heller
Zygmunt Baumann,
La bellezza (non) salverà il mondo,
Casa editrice Il Margine, Trento, 2016

hellerbauman1

 

W.I.P. di Amalia Temperini, volutamente senza fonti.
Scritto in sala, a penna poi digitalizzato tra il 2 e il sei ottobre 2016.
Ri – organizzato in web.

-Judith Hopf, Video Stills: Lily´s Laptop, Video, 2013. © Judith Hopf; kaufmann/repetto; Milan / New York; Deborah Schamoni, München

UP di Judith Hopf – 30/09/2016, ore 19 – Museion, Bolzano #opening #salvethedate [Mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Judith Hopf, Up

A cura di Letizia Ragaglia

Opening:

30/09/2016 – ore 19

Museion, logo ufficiale - http://www.museion.it/ -

@Museion, Bolzano

Museion presenta la prima personale in un museo italiano di Judith Hopf.
Nata a Karlsruhe nel 1969, l’artista insegna arti figurative presso la Frankfurter Städelschule e ha esposto in istituzioni come PRAXES centre for Contemporary Art, Berlino (2014), Schirn Kunsthalle Frankfurt (2013), Malmö Konsthall, Malmö (2012) e in rassegne internazionali come documenta 13, Kassel (2012) e la Biennale di Liverpool (2014). I suoi lavori sono stati presentati in numerosi Festival, tra cui il Festival internazionale del cinema di Berlino (Berlinale) e gli “Internationalen Kurzfilmtagen Oberhausen”.

Uno spirito ludico che mira a decostruire certezze, far vacillare parametri e convenzioni sociali; la consapevolezza dei propri limiti, e quindi l’ironia e l’autoironia; i gesti e i comportamenti goffi e impacciati; l’utilizzo dello slapstick e di un linguaggio volutamente amatoriale e quindi di materiali semplici nelle proprie opere. Questi gli elementi su cui si muove il lavoro di Judith Hopf, invitata da Museion per la sua posizione, che ricopre un ruolo singolare all’interno del sistema artistico globalizzato e iperconnesso. La mostra “Up” è ospitata a Passage e al quarto piano e presenta trenta lavori dell’artista tra video, sculture e disegni – diverse opere e l’allestimento sono realizzati per l’occasione e sono in dialogo con lo spazio di Museion e il paesaggio circostante. Il rapporto con il panorama altoatesino si riflette anche nell’invito per la mostra, la cui grafica è stata realizzata dall’artista.

L’esposizione si apre a Passage con il video Lily’s Laptop (2013,) che mostra in maniera efficace l’interesse per l’artista per ogni fenomeno di sovversione e per la complessità della giovinezza: una ragazza alla pari, lasciata sola in casa senza permesso di utilizzare il computer, si vendica allagando l’appartamento. Nonostante il dramma in corso, il tono del video conserva una vena comica, che sposta l’attenzione sul fenomeno dell’onnipotenza del computer oggi e quindi sull’esigenza diffusa di restare connessi 24 ore su 24.

Il senso del limite e l’esclusione sociale, sono invece al centro di uno dei video più noti dell’artista Some End of Things: The Conception of youth (2011), che a Museion sarà visibile esposto in una struttura-tendone creata per l’occasione al quarto piano. Qui una figura di uomo travestito da uovo gigante cammina in un edificio modernista costruito in acciaio e vetro e non riesce a passare dalla porta, a meno di distruggere il suo guscio. Nella sua semplicità, il lavoro si interroga se l’esclusione sociale dipenda da strutture esterne esistenti o sia il risultato di qualità intrinseche dei soggetti esclusi

Nella produzione plastica dell’artista lo humor diventa possibilità per smantellare il linguaggio della modernità: per questo si affida a creature animali, a volte antropomorfe. In affinità con il pensiero di Lévi-Strauss, gli animali diventano una sorta di supporto simbolico e concettuale per diverse pratiche umane. In questo senso, il gregge di pecore in cemento con facce spiritose disegnate a carboncino, si prende gioco delle convenzioni della scultura minimalista, della sua serialità e dell’intenzionale assenza di associazioni e di contenuti – ma anche di certi comportamenti di visitatori di mostre di arte contemporanea. La stessa ironia si ritrova nella serie di venti corvi, sculture realizzate partendo da scatole di medicinali e rimodellate in porcellana. Posizionati su ringhiere accanto alle grandi vetrate di Museion, i corvi sono in relazione con l’esterno e rovesciano la pratica del birdwatchting (osservazione degli uccelli) – sembrano osservare i visitatori più che essere osservati.

Le ultime produzioni plastiche di Hopf sono realizzate in mattoni e alludono a limitazioni di esperienze fisiche attraverso un ossimoro o paradosso visivo: un piede, un pallone da calcio o un trolley rimangono congelati nel loro movimento a causa delle loro pesanti e solide fattezze. A Museion lavori già realizzati sono associati a nuove opere create per l’occasione. I mattoni non comporranno solo le sculture, ma fungeranno da moduli architettonici per l’allestimento. Essi suddivideranno lo spazio espositivo e al contempo serviranno da supporti per la presentazione di alcuni lavori.

Tra i nuovi lavori ci saranno anche dei collage con disegni a inchiostro che ritraggono computer personificati e confermano quindi lo sguardo critico di Judith Hopf nei confronti dell’onnipotenza del computer.

Per l’occasione sarà pubblicato un catalogo trilingue (ita/deu/eng) con testi di Roberto Pinto, Letizia Ragaglia e un’intervista all’artista di Sabeth Buchmann, edito da Mousse Publishing.

Judith Hopf è nella commissione degli artisti invitati a scegliere giovani emergenti per ACADEMIÆ, l’evento biennale dedicato a studenti di accademie, scuole e università d’arte internazionali che si svolge a Fortezza fino al 30/10/2016.

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INFO
Museion presenta Judith Hopf, Up
Inaugurazione 30/09/2016, ore 19
Durata mostra: 01/10/2016-08/01/2017
A cura di Letizia Ragaglia

SAVE THE DATE EVENTI COLLATERALI
Giovedì 13/10 ore 19 visita guidata alla mostra in lingua italiana con Letizia Ragaglia, direttrice di Museion, a cui segue alle ore 20 il talk con Sabeth Buchmann, critica e docente presso l’Akademie der bildenden Künste Wien (in lingua tedesca)

Museion
Piazza Piero Siena 1
39100 Bolzano

Orari di apertura:
da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00.
Giovedì 10.00 – 22.00, con ingresso gratuito dalle 18.00 e visita guidata gratuita alle 19. Ogni sabato e domenica ore 14-18 “dialoghi sull’arte” in mostra.

Lunedì chiuso.
Ingresso: 7 Euro, ridotto 3,50 Euro.

 

Contatto ufficio stampa Museion
caterina.longo@museion.it

@MuseionBZ

Museion Bozen - Bolzano

www.museion.it


Membro di AMACI, Associazione Musei d’Arte contemporanea italiani

 

 *Comunicato stampa

Korakrit Arunanondchai, History Painting (Poetry Floor 1,2,3), 2016 Courtesy of the artist and C L E A R I N G New York/Brussels, Museion Passage 2016. Foto Luca Meneghel - www.museion.it

Korakrit Arunanondchai a cura di Letizia Ragaglia, Museion – Bolzano [current exhibition] [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, mostre, tecnologia, turismo, viaggi, videoarte

Korakrit Arunanondchai
„Painting with history 3 or two thousand five
hundred and fifty nine years to figure stuff out“

A cura di Letizia Ragaglia

dal 02/06 al 11/09/2016

Museion, logo ufficiale - http://www.museion.it/

@Museion, Bolzano*

“Prima della rivoluzione digitale, immagini e tracce del passato venivano definite ricordi. Rispecchiavano dei momenti che avevamo veramente vissuto e si riferivano a esperienze che facevamo nella realtà. Oggi nella nostra memoria sono impresse soprattutto immagini condivise e diffuse nei mezzi di comunicazione elettronici”
Nicolaus Schafhausen

Museion presenta la prima personale dell’artista Korakrit Arunanondchai (Bangkok, 1986) in Italia.
Nel segno di Buddha, ma anche di Steve Jobs: nella pratica multidisciplinare dell’artista thailandese passato e presente, fantasia e realtà, scienza e spiritualità si mescolano con grande naturalezza. La ricezione della storia dell’arte occidentale, ma soprattutto la memoria, individuale e collettiva, nell’era della comunicazione digitale sono i temi con cui si confronta l’artista. La prospettiva è quella di un nativo digitale ed emigrato culturale dalla Thailandia, che Arunanondchai ha lasciato nel 2009 per gli Stati Uniti.
Studi alla Rhode Islad School of Design (2009) e alla Columbia University (2012), Arunanondchai ha all’attivo numerose collettive in istituzioni come Sculpture Center, New York, ICA Londra, e personali in istituzioni come Palais de Tokyo, Parigi(2015), MoMa PS1 (New York, 2014). Appena aperta la mostra a Museion, Korakrit Arunanondchai parteciperà, dal 4/06, alla prestigiosa Biennale di Berlino (fino al 18/09); fino al 5/06 è presente alla Biennale di Sydney.


Korakrit Arunanondchai
„Painting with history 3 or two thousand five hundred and fifty nine years to figure stuff out“

A cura di Letizia Ragaglia

Dal 02/06 al 11/09/2016

@Museion
Piazza Piero Siena 1
39100, Bolzano

Orari di apertura:
da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00.
Giovedì 10.00 – 22.00, con ingresso gratuito dalle 18.00 e visita guidata gratuita alle 19.
Lunedì chiuso.

Ingresso: 7 Euro, ridotto 3,50 Euro.

Contatto ufficio stampa Museion
caterina.longo@museion.it
http://www.museion.it

https://twitter.com/MuseionBZ

*comunicato stampa