curon, cover, immagine presa dal web

Curon dove vuole arrivare? [#serietv]

Ormai è un vizio quello di scrivere questi post. È diventata abitudine che mi aiuta a calibrare il tiro della giornata.

Curon è una serie italiana Netflix arrivata sui nostri schermi ai primi di giugno. Ho iniziato a seguirla per via del doppio anello raffigurato nel manifesto. La storia è quella di una famiglia maledetta. Un campanile in un lago di una cittadina in Alto Adige diventa un luogo in cui la parte più nascosta e repressa del nostro essere emerge a uccidere la parte più fragile.

Lo specchio del discorso si struttura su 2 coppie di fratelli, vittime di due famiglie problematiche. Alla base un amore perduto, uno intrappolato, uno sottaciuto. Bene e male che si incrociano in un discorso figurativo fatto di maschere e rappresentazioni. Santi e demoni, crimini continui.

Non ho capito se ci sarà una seconda stagione, ma anche se ci fosse lascerei perdere. Ho trovato molto forzata la struttura che sorregge l’intera trama. Ad esempio, non ho capito la connessione con il bunker nazista. Non ho capito cosa voleva alludere fare riemergere quel dettaglio di storia che spunta dal nulla, se non in rifermento a un labirinto preciso, costruito durante la guerra, dove una delle protagoniste della serie è intrappolata. Era un ricordo di cosa? Il regista voleva comunicare che quei ragazzi erano come i resistenti? Non capisco, davvero. Anche in The Rain e in The Society c’era la difficoltà di essere giovani, di cercare il gruppo per sentirsi appartenenti e non soli, ma qui dove era il bersaglio? C’era? Quale era?

Ho trovato stucchevole la chiusura con i titoli di coda in memoria delle vittime del covid-19, fastidiosa e poco adatta, una forzatura che poteva essere evitata, ma questo punto è un giudizio del tutto personale e ininfluente.

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