Július Koller. One Man Anti Show, 19 maggio, Museio - Bolzano

Július Koller. One Man Anti Show, 19 maggio, Museio – Bolzano #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, filosofia, mostre, turismo, viaggi

Július Koller. One Man Anti Show

Inaugurazione:
19/05/2017, ore 19.00

a cura di
Daniel Grúň, Kathrin Rhomberg e Georg Schöllhammer

@Museion,
Bolzano



Museion presenta, in cooperazione con mumok — Museum moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien e la Galleria Nazionale Slovacca, Bratislava, la più vasta retrospettiva mai dedicata a Jùlius Koller (Piestany, Slovacchia 1939- Bratislava, 2007). Koller, tra le personalità artistiche più importanti dell’Est Europa dagli anni Sessanta, ha sviluppato un’opera di grande rilevanza internazionale. La mostra documenta, alla luce dell’elaborazione di materiali artistici e d’archivio, il suo contributo autonomo alla Neoavanguardia. Oltre a lavori noti a livello internazionale sono esposte anche opere, materiali d’archivio ed ephemera inediti – diverse fotografie concettuali dell’artista slovacco legano la sua personale alla mostra sulle opere fotografiche della collezione Museion “La Forza della Fotografia”. L’opera di Koller si pone a distanza critica rispetto al governo comunista e alla sua arte ufficiale, ma mette in discussione anche le tradizioni della modernità e le convenzioni del sistema dell’arte occidentale. Dalla metà degli anni Sessanta Koller crea, con gli Antihappenings e gli Antibildern un’opera contrassegnata da ironia giocosa e scetticismo, che con spirito dadaista unisce ad un atteggiamento scettico radicale un approccio innovativo. Dipinge così quadri oggetto di colore latex bianco e immagini con il motivo del punto interrogativo, che diventa simbolo universale della sua messa in discussione della quotidianità e della realtà. Il gioco del tennis e del tennis tavolo sono utilizzati da Koller come forma artistica partecipativa: collegando lo sport a uno statement politico, l’artista rivendica così l’attenersi alle regole e il fair play come base dell’azione sociale – statement che conserva ancora oggi la sua piena attualità, anche alla luce della situazione politica internazionale. Dopo la repressione della Primavera di Praga, l’artista inizia la serie U.F.O.naut per contrapporre alla realità “situazioni culturali” e utopie di un nuovo futuro e di una nuova cultura cosmo umanistica.

In cooperazione con mumok — Museum moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien e la Galleria Nazionale Slovacca, Bratislava

 

Július Koller. One Man Anti Show, 19 maggio, Museio - Bolzano

Info

Július Koller. One Man Anti Show
Inaugurazione: 19/05/2017, ore 19.00

Durata mostra: 20/05 – 27/08/2017
Orari di apertura: da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00.

Giovedì 10.00 – 22.00, con ingresso gratuito dalle 18.00 e visita guidata gratuita alle ore 19.
Ogni sabato e domenica ore 14-18 “dialoghi sull’arte” in mostra.

 

Lunedì chiuso.
Ingresso: 7 Euro, ridotto 3,50 Euro.

 

Museion, logo ufficiale - http://www.museion.it/ -

Museion, Piazza Piero Siena 1
I – 39100 Bolzano

 Save the date – programma collaterale

Ping Pong Club ogni giovedì 18.00 – 21.30, ingresso e partita gratuiti, prenotazione possibile: visitorservices@museion.it  Tel. 0471 223435

ICOM Day 21/05/2017
lezioni di tennis tavolo

 20/07/2017, 19.00 h

visita guidata con Letizia Ragaglia

Contatto ufficio stampa Museion
caterina.longo@museion.it
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*Comunicato stampa

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Ulrike Ottinger, Die Kalinka Sisters, 1988, © Ulrike Ottinger Courtesy Sammlung Goetz, München

Il ritratto fotografico tra alienazione e partecipazione, fino al 17/09/2017 – Museion, Bolzano #arte #fotografia [#currentexhibition]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi


Il ritratto fotografico tra alienazione e partecipazione

Diane Arbus – Nan Goldin – Ulrike Ottinger – Cindy Sherman

quattro posizioni dalla
Sammlung Goetz

fino al 17/09/2017

Museion,
Bolzano

 


Museion e la Sammlung Goetz
rinnovano la collaborazione: da giovedì 23/03 prossimo un nuovo nucleo di oltre venti opere dalla prestigiosa raccolta di Monaco andrà ad arricchire la mostra sulla collezione Museion, “La forza della fotografia” (fino al 17/09/2017). Nel 2013 Museion aveva ospitato l’esposizione “When Now is Minimal. Il lato sconosciuto della Sammlung Goetz” con oltre cento opere che testimoniavano i più diversi riferimenti contemporanei al minimalismo. In questa occasione il focus è invece la fotografia: quattro posizioni di quattro artiste di fama internazionale Diane Arbus – Nan Goldin – Ulrike Ottinger – Cindy Sherman ampliano il percorso espositivo negli spazi del secondo piano. L’identità, l’alterità, la trasformazione e messa in scena del corpo e di sé stessi e della vita intima i temi trattati dal nuovo nucleo di fotografie.
Nei lavori delle quattro artiste selezionate emerge un aspetto che si dipana come un fil rouge attraverso la mostra della collezione di Museion, ovvero il clima di contaminazione che negli anni sessanta si comincia a delineare tra fotografia e arte contemporanea. Ciò si manifesta soprattutto in un’attenzione aumentata ad azioni e comportamenti, in cui il ruolo della fotografia non è un semplice mezzo di riproduzione della realtà, ma uno strumento che instaura una relazione con essa.

La sezione si apre con i lavori di Diane Arbus (New York 1923-1971) di cui sono in mostra 14 fotografie realizzate tra il 1962 e il 1970. Che si tratti di travestiti, giovani coppie o bambini, i soggetti ritratti risultano comunque inquietanti. Da una parte emerge l’interesse dell’artista per la diversità – non a caso in una delle sue biografie viene definita “la fotografa dei mostri”. Dall’altro le immagini comunicano un senso di distacco e mancata partecipazione, un atteggiamento che la celebre critica americana Susan Sontag ha definito “partecipazione alienata”.

Anche Nan Goldin (Washington, 1953), presente in mostra con sei lavori, è interessata al diverso, ma il suo è uno sguardo vibrante di partecipazione emotiva. L’universo conturbante e sconvolgente delle drag queen è ritratto in immagini d’intensa intimità e delicatezza, al di là di ogni voyeurismo. Un mondo che l’artista conosce per esperienza personale, per aver condiviso da adolescente per anni la stessa abitazione di una drag queen, di cui si era innamorata: “Le fotografavo così, come loro stesse si vedevano, e non sentivo alcuno bisogno di smascherarle con la macchina fotografica”.

Le fotografie della tedesca Ulrike Ottinger (Costanza, 1942) sono legate alla sua produzione filmica e ritraggono con predilezione un mondo di emarginati e di eccentrici. L’approccio è quello della messa in scena e dell’iper-rappresentazione, come in “Fräulein Mausi und Paulchen“, 1981 e „Die Kalinka Sisters“,1988, in mostra a Museion. Come per tutte le immagini esposte in questa sezione, il mezzo fotografico è un segno che, attraverso l’imitazione, rivela codici sociali e culturali con cui lo spettatore si può identificare e confrontare.

Mascherarsi, entrare in ruolo per smascherare i clichè impressi nella nostra società è il gioco messo in atto da Cindy Sherman (Glen Ridge, USA, 1954). I suoi celebri autoritratti – in mostra ne sono esposti quattro, dal 1990 al 2008- non rivelano la personalità dell’artista, ma, giocando con la moda e la storia dell’arte in maniera grottesca e provocatoria, mettono in luce convenzioni e artifici e del mondo contemporaneo.


Info

Il ritratto fotografico tra alienazione e partecipazione
Diane Arbus – Nan Goldin – Ulrike Ottinger – Cindy Sherman
quattro posizioni dalla Sammlung Goetz

Dal 23/03/2017 al 17/09/2017

A cura di Letizia Ragaglia in collaborazione con la Sammlung Goetz.

Orari di apertura: da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00.
Giovedì 10.00 – 22.00, con ingresso gratuito dalle 18.00 e visita guidata gratuita alle 19.
Ogni sabato e domenica ore 14-18 “dialoghi sull’arte” in mostra.
Lunedì chiuso.
Ingresso: 7 Euro, ridotto 3,50 Euro.

 

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Museion
Piazza Piero Siena 1
39100 Bolzano

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Ketty La Rocca, You, 1971-72, Collezione Museion /Archivio di Nuova Scrittura. Foto Luca Meneghel

La forza della fotografia. Opere dalla Collezione Museion, fino al 17/09/2017 – Bolzano #mostre #musei [#CurrentExhibition]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, mostre, turismo, viaggi

La forza della fotografia.
Opere dalla Collezione Museion

Fino al 17/09/2017

Museion, logo ufficiale - http://www.museion.it/ -


Oggi tutto esiste per finire in una fotografia.

(Susan Sontag)

Museion propone un viaggio attraverso oltre cento opere di trenta artisti dagli anni ’60 ai giorni nostri.

I lavori, selezionati tra gli oltre 500 dalle raccolte Museion- sono entrati a far parte della collezione in occasione di mostre o appartengono a due importanti prestiti a lungo termine, l’Archivio di Nuova Scrittura di Paolo della Grazia e la Collezione Enea Righi.

La messa in scena di sé stessi e del proprio corpo, l’identità, la condivisione della vita intima e privata sono alcuni dei temi proposti dalla nuova mostra. Le tematiche – di grande attualità nell’epoca dei selfie e della comunicazione digitale – sono trattate alla luce di opere di artisti di fama internazionale e di diverse generazioni, da Wolfgang Tillmans a Vanessa Beecroft, da Gilbert & George a VALIE EXPORT, da Michael Fliri a Nico Vascellari. Una speciale sezione nella collezione studio, a cura di Andreas Hapkemeyer, è dedicata alla fotografia politica nel senso più ampio del termine.

Dalla “Forza della fotografia” emerge quanto la fotografia rappresenti la fluidità tra generi e media, tipica dell’arte di oggi. In questo senso, completano l’esposizione diversi video e sculture, in dialogo con le opere fotografiche.

La forza della fotografia, Museion 2016 Foto Luca MeneghelLe fotografie non attestano soltanto ciò che c’è, ma ciò che un individuo ci vede, non sono soltanto un documento, ma una valutazione del mondo“. La visione fotografica e quindi il nuovo modo di vedere le cose attraverso la fotografia esposto da Susan Sontag pervade il lavoro di Roni Horn (1955, USA), che apre il percorso della mostra. In Cabinet of (2002) il visitatore è “accerchiato” da 36 ritratti di clown esposti lungo le quattro pareti della sala. Il volto da pagliaccio emerge sfuocato da uno sfondo algido e mostra espressioni simili e diverse, ludiche e inquietanti allo stesso tempo. Lo spettatore è invitato interrogarsi sull’identità riguardo a un soggetto che non ne ha una definita, perché è una maschera, e quindi a ripensare l’atto del guardare, come se si dovesse imparare a farlo nuovamente, prescindendo da conoscenze già acquisite.

Rivolgendo lo sguardo a un’immagine tendiamo automaticamente a incorniciarla, classificarla, “metterla in ordine”. Ciò che non consideriamo normale è difficile da accettare ed è definito deviante. Su questi aspetti riflettono i lavori di Zoe Leonard (1961, USA), in mostra con Preserved head of a bearded woman (1991). Anche qui il soggetto rappresentato è senza identità: cinque stampe alla gelatina d’argento mostrano una testa femminile barbuta sotto vetro, esposta al Musée d’Anatomie Delmas-Orfila-Rouvière di Parigi come esempio scientifico di “forme biologiche devianti”.

Corpi o parte di corpi che provocano repulsione e spavento, ma anche che seducono, sono quelli spesso rappresentati nelle opere di Jana Sterbak (Praga, 1955). Questo accade, per esempio, in Cone on Hand (1979-1996) fotografia di un braccio nudo che termina in una protesi formata da un metro a nastro, allusione alle norme e sistemi di misurazione a cui è sottoposto il corpo nella vita pubblica. Di Sterbak è in mostra anche un oggetto, Trichotilomania (1993-96), che si riferisce a un disturbo del comportamento caratterizzato da un irrefrenabile impulso di tirare e strappare i capelli.

03 Sonia Kacem, Monstering II, 2015, installation view, Museion. Foto Luca MeneghelLa rottura con le convenzioni sociali e i tabù sono al centro di molti lavori in mostra, come quelli di Zanele Muholi (Durban, Sudafrica, 1972), attivista lesbica che con il suo obiettivo trattiene aspetti delle comunità omosessuali e transgender in situazioni di vita domestica e privata giudicati generalmente inguardabili. In altri casi la rottura delle convezioni avviene attraverso il gioco delle identità maschile e femminile e quindi il travestimento. È il caso di … here ? from “The King of Solana Beach”, 1974-1975 di Eleonor Antin (New York, 1935), che ritrae l’artista travestita da uomo mentre cammina in un villaggio di San Diego – in mostra anche il video relativo. Sempre il travestimento è al centro del lavoro di Michael Fliri (Tubre, 1978) che alla Antin si è ispirato per il suo From the Forbidden Zone, performance in cui si traveste da un essere ibrido simile ad una scimmia.

Nelle opere di Antin e Fliri emerge l’utilizzo della fotografia come mezzo ibrido per fissare aspetti delle proprie azioni. È un percorso che ha avuto inizio negli anni sessanta e vede il corpo dell’artista al centro di molti – in mostra diversi esempi di azioni e performance storiche. È il caso di Günter Brus (1938, Austria), uno dei principali esponenti dell’azionismo viennese, in mostra con Selbstbemalung II, 1964, autopitture, in cui l’artista impiega il proprio corpo come supporto pittorico davanti al pubblico. Gli interventi di Brus possono essere accostati alla fotografia in bianco e nero di Arnulf Rainer (1929, Austria), che interviene sui suoi autoritratti fotografici con “sovrapitture”, cancellazioni e segni che accentuano, danno dinamicità a un movimento irrigidito.

Il corpo in relazione allo spazio e quindi l’indagine di un sé frammentato sono al centro delle Körperkonfigurationen di VALIE EXPORT(1940, Austria), in cui l’artista si adatta fisicamente a un elemento architettonico – un marciapiede, l’angolo di un edificio o una scalinata – e mira così a rendere visibile l’adeguamento del corpo ad agenti esterni. La postura rivela anche uno stato d’animo interiore, un sentimento o una ferita emotiva. Il tema della ferita e in particolare dell’abuso sui minori è al centro dell’opera di Niki de Saint Phalle (1930, Francia) tratta dal film Daddy (1972) in cui l’artista punta il fucile verso lo spettatore.
Dagli anni ottanta in poi gli artisti impiegano la fotografia come narrazione e per la costruzione di realtà, rimettendo in scena fotografie già esistenti,. È il caso di Douglas Gordon (Glasgow, 1966) che in Hollywood Blind Stars Series manipola fotografie di stelle del cinema trovate su internet, e le priva di occhi e bocca con tagli o bruciature. La visione di chi guarda e quindi lo sguardo adorante nei confronti delle icone di Hollywood è così destabilizzato.

“C’è una grande differenza tra scattare una foto e fare una fotografia” (Robert Heinecken). L’interesse – molto attuale- per la fotografia come immagine seriale, povera e senza qualità è al centro del lavoro “Lago Morto”, 2011, di Nico Vascellari (1976, Italia). Qui l’artista ha invitato il pubblico a documentare con una macchina usa e getta tutti i concerti della sua band “Lago Morto” nel 2009. Le immagini, sono state tutte pubblicate, senza esclusione alcuna, nell’opera in mostra, che diventa una sorta di scultura punk sociale.

I lavori fotografici di Wolfgang Tillmanns (1968, Germania) – presente in mostra con Bakerloo Line, 2000 e Adam’s Crotch, 1991 – trasmettono un’idea di immediatezza e quindi di un mondo a cui si accede per immagini, di un insieme mai concluso e sempre aperto. L’appoccio dell’artista tedesco è emblematico per la collezione Museion come „un „insieme frammentato, ma anche fluido, presentato in continui ri-allestimenti e ri-posizionamenti al fine di permettere sempre nuove riflessioni e ri-contestualizzazioni. Al contempo la collezione, indipendentemente dall’avvento dei social media, ma indubbiamente anche grazie al loro ausilio, deve essere un luogo accessibile, condiviso con un pubblico che deve poter essere messo in condizioni di “connettervisi” così Letizia Ragaglia, direttrice di Museion e curatrice della mostra.

Sezione “Fotografia e politica” nella Collezione studio
a cura di Andreas Hapkemeyer

Una speciale sezione ospitata negli spazi della Collezione studio è dedicata alla fotografia politica in senso ampio. Partendo da principi riconducibili al cubismo, al dadaismo, al surrealismo e ai manifesti sovietici, materiali provenienti dai mass media e ripresi con le modalità del ritaglio o del collage sono tradotti nel proprio tempo e sviluppati adeguandoli alle nuove condizioni storico-sociali. Il potenziale critico, espresso dalla combinazione di fotografia e testo, costituisce un tratto specifico dell’arte politica: non ci si limita a mostrare qualcosa attraverso un’immagine, ma si indicano responsabilità concrete, si esprimono esortazioni senza mezzi termini. I lavori esposti sono organizzati secondo i seguenti nuclei tematici: Informazione e agitazione (John Heartfield, Klaus Staeck) ; Rivoluzione sessuale (Otto Muehl, Daniele Buetti) ; Rivoluzione poetica (Michele Perfetti, Sarenco, Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti, Paul de Vree) ; Lager e memoria (Heimrad Bäcker, Rossella Biscotti, Santu Mofokeng) ; Mondo naturale e mondo tecnicizzato (Gianpietro Fazion, Hans Glauber, Hamish Fulton, Walter Niedermayr) ;Mondo globalizzato (Olivier Menanteau, Matti Braun, Liu Ding, Brigitte Niedermair).

 

Ketty La Rocca, You, 1971-72, Collezione Museion /Archivio di Nuova Scrittura. Foto Luca Meneghel

Artisti in mostra.

Eleanor Antin, Vanessa Beecroft, Günther Brus,  Letizia Cariello, Marcel Duchamp, VALIE EXPORT, Michael Fliri, Isa Genzken, Gilbert & George, Nan Goldin, Douglos Gordon, Roni Horn, Joan Jonas, Elke Krystufek, Ketty La Rocca, Zoe Leonard, Ana Lupas, Santu Mofokeng, Zanele Muholi, Brigitte Niedermair, Luca Patella, Arnulf Rainer, Lili Reynaud Dewar, Niki de Saint Phalle, Jana Sterbak, Wolfgang Tillmans, Nico Vascellari, Francesco Vezzoli

Collezione studio

Heimrad Bäcker, Rossella Biscotti, Matti Braun, Daniele Buetti, Paul De Vree, Liu Ding, Gianpietro Sonō Fazion, Hamish Fulton, Hans Glauber, John Heartfield, Olivier Menanteau, Eugenio Miccini, Santu Mofokeng, Otto Muehl, Brigitte Niedermair, Walther Niedermayr, Michele Perfetti, Lamberto Pignotti, Sarenco, Klaus Staeck.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo trilingue (ita/deu/eng) edito da Museion con testi di Andreas Hapkemeyer, Letizia Ragaglia e Simone Menegoi.


Info
La forza della fotografia. Opere dalla Collezione Museion
a cura di Letizia Ragaglia

La sezione della Collezione studio è a cura di Andreas Hapkemeyer

Apertura mostra 25/11/2016 alle ore 16.00 nell’ambito della lunga notte dei musei
Fino al 17/09/2017

Orari di apertura: da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00.
Giovedì 10.00 – 22.00, con ingresso gratuito dalle 18.00 e visita guidata gratuita alle 19.
Ogni sabato e domenica ore 14-18 “dialoghi sull’arte” in mostra.
Lunedì chiuso.
Ingresso: 7 Euro, ridotto 3,50 Euro.

Museion
Piazza Piero Siena 1
39100 – Bolzano

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-Judith Hopf, Video Stills: Lily´s Laptop, Video, 2013. © Judith Hopf; kaufmann/repetto; Milan / New York; Deborah Schamoni, München

UP di Judith Hopf – 30/09/2016, ore 19 – Museion, Bolzano #opening #salvethedate [Mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Judith Hopf, Up

A cura di Letizia Ragaglia

Opening:

30/09/2016 – ore 19

Museion, logo ufficiale - http://www.museion.it/ -

@Museion, Bolzano

Museion presenta la prima personale in un museo italiano di Judith Hopf.
Nata a Karlsruhe nel 1969, l’artista insegna arti figurative presso la Frankfurter Städelschule e ha esposto in istituzioni come PRAXES centre for Contemporary Art, Berlino (2014), Schirn Kunsthalle Frankfurt (2013), Malmö Konsthall, Malmö (2012) e in rassegne internazionali come documenta 13, Kassel (2012) e la Biennale di Liverpool (2014). I suoi lavori sono stati presentati in numerosi Festival, tra cui il Festival internazionale del cinema di Berlino (Berlinale) e gli “Internationalen Kurzfilmtagen Oberhausen”.

Uno spirito ludico che mira a decostruire certezze, far vacillare parametri e convenzioni sociali; la consapevolezza dei propri limiti, e quindi l’ironia e l’autoironia; i gesti e i comportamenti goffi e impacciati; l’utilizzo dello slapstick e di un linguaggio volutamente amatoriale e quindi di materiali semplici nelle proprie opere. Questi gli elementi su cui si muove il lavoro di Judith Hopf, invitata da Museion per la sua posizione, che ricopre un ruolo singolare all’interno del sistema artistico globalizzato e iperconnesso. La mostra “Up” è ospitata a Passage e al quarto piano e presenta trenta lavori dell’artista tra video, sculture e disegni – diverse opere e l’allestimento sono realizzati per l’occasione e sono in dialogo con lo spazio di Museion e il paesaggio circostante. Il rapporto con il panorama altoatesino si riflette anche nell’invito per la mostra, la cui grafica è stata realizzata dall’artista.

L’esposizione si apre a Passage con il video Lily’s Laptop (2013,) che mostra in maniera efficace l’interesse per l’artista per ogni fenomeno di sovversione e per la complessità della giovinezza: una ragazza alla pari, lasciata sola in casa senza permesso di utilizzare il computer, si vendica allagando l’appartamento. Nonostante il dramma in corso, il tono del video conserva una vena comica, che sposta l’attenzione sul fenomeno dell’onnipotenza del computer oggi e quindi sull’esigenza diffusa di restare connessi 24 ore su 24.

Il senso del limite e l’esclusione sociale, sono invece al centro di uno dei video più noti dell’artista Some End of Things: The Conception of youth (2011), che a Museion sarà visibile esposto in una struttura-tendone creata per l’occasione al quarto piano. Qui una figura di uomo travestito da uovo gigante cammina in un edificio modernista costruito in acciaio e vetro e non riesce a passare dalla porta, a meno di distruggere il suo guscio. Nella sua semplicità, il lavoro si interroga se l’esclusione sociale dipenda da strutture esterne esistenti o sia il risultato di qualità intrinseche dei soggetti esclusi

Nella produzione plastica dell’artista lo humor diventa possibilità per smantellare il linguaggio della modernità: per questo si affida a creature animali, a volte antropomorfe. In affinità con il pensiero di Lévi-Strauss, gli animali diventano una sorta di supporto simbolico e concettuale per diverse pratiche umane. In questo senso, il gregge di pecore in cemento con facce spiritose disegnate a carboncino, si prende gioco delle convenzioni della scultura minimalista, della sua serialità e dell’intenzionale assenza di associazioni e di contenuti – ma anche di certi comportamenti di visitatori di mostre di arte contemporanea. La stessa ironia si ritrova nella serie di venti corvi, sculture realizzate partendo da scatole di medicinali e rimodellate in porcellana. Posizionati su ringhiere accanto alle grandi vetrate di Museion, i corvi sono in relazione con l’esterno e rovesciano la pratica del birdwatchting (osservazione degli uccelli) – sembrano osservare i visitatori più che essere osservati.

Le ultime produzioni plastiche di Hopf sono realizzate in mattoni e alludono a limitazioni di esperienze fisiche attraverso un ossimoro o paradosso visivo: un piede, un pallone da calcio o un trolley rimangono congelati nel loro movimento a causa delle loro pesanti e solide fattezze. A Museion lavori già realizzati sono associati a nuove opere create per l’occasione. I mattoni non comporranno solo le sculture, ma fungeranno da moduli architettonici per l’allestimento. Essi suddivideranno lo spazio espositivo e al contempo serviranno da supporti per la presentazione di alcuni lavori.

Tra i nuovi lavori ci saranno anche dei collage con disegni a inchiostro che ritraggono computer personificati e confermano quindi lo sguardo critico di Judith Hopf nei confronti dell’onnipotenza del computer.

Per l’occasione sarà pubblicato un catalogo trilingue (ita/deu/eng) con testi di Roberto Pinto, Letizia Ragaglia e un’intervista all’artista di Sabeth Buchmann, edito da Mousse Publishing.

Judith Hopf è nella commissione degli artisti invitati a scegliere giovani emergenti per ACADEMIÆ, l’evento biennale dedicato a studenti di accademie, scuole e università d’arte internazionali che si svolge a Fortezza fino al 30/10/2016.

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INFO
Museion presenta Judith Hopf, Up
Inaugurazione 30/09/2016, ore 19
Durata mostra: 01/10/2016-08/01/2017
A cura di Letizia Ragaglia

SAVE THE DATE EVENTI COLLATERALI
Giovedì 13/10 ore 19 visita guidata alla mostra in lingua italiana con Letizia Ragaglia, direttrice di Museion, a cui segue alle ore 20 il talk con Sabeth Buchmann, critica e docente presso l’Akademie der bildenden Künste Wien (in lingua tedesca)

Museion
Piazza Piero Siena 1
39100 Bolzano

Orari di apertura:
da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00.
Giovedì 10.00 – 22.00, con ingresso gratuito dalle 18.00 e visita guidata gratuita alle 19. Ogni sabato e domenica ore 14-18 “dialoghi sull’arte” in mostra.

Lunedì chiuso.
Ingresso: 7 Euro, ridotto 3,50 Euro.

 

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caterina.longo@museion.it

@MuseionBZ

Museion Bozen - Bolzano

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