La grande immagine. Forme dell’arte di propaganda maoista #atri #museocapitolare #mostre [#recensioni]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, collezionismo, comunicazione, costume, cultura, eventi, filosofia, giovedì, lavoro, letteratura, libri, mostre, recensioni arte, religione, società, spiritualità, Studiare, turismo, viaggi, videoarte, vita

È stata inaugurata più di un mese fa e terminerà il 1 dicembre 2019 la mostra intitolata: La grande immagine. Forme dell’arte di propaganda maoista a cura di Astrid Narguet, Lucilla Stefoni, Filippo Lanci. Si tratta di una raccolta di arazzi cuciti dalle donne cinesi ai tempi della Rivoluzione Culturale (1976 – 1976), frutto di un pensiero organico che racconta l’estetica, l’ortodossia e la politica di quell’immaginario posto in dialogo con la collezione di arte sacra del Museo Capitolare di Atri, in provincia di Teramo, in Abruzzo.

Lo spazio si è trasformato in una fabbrica sul pensiero che indaga le immagini contemporanee. L’osservazione permette di individuare i processi che hanno accompagnato la costruzione del sacro attorno alla figura del personaggio politico di Mao Tse-Tung. Lo scopo è comparare e scovare – se esistono – codici linguistici che accomunano l’iconografia religiosa occidentale a quella del sistema di celebrazione e ritualità comunista.

La sera del vernissage sono stati evidenziati alcuni processi che distinsero le realtà storiche e ideologiche russe o cubane, di come l’apertura maoista abbia dato possibilità per una maggiore emancipazione alle donne, ma anche come la costruzione della raffigurazione di Mao sia stata segmentata tra vita, relazione con il popolo e le masse in generale.

Interessante è stato sapere come la comunità locale atriana abbia risposto alla mostra e alla chiamata del museo attraverso la partecipazione nella fase della preparazione.

A parer mio, i curatori non impongono una ideologia o la scelta di adesione a uno dei due contesti interrogati; l’allestimento e il modo di fruizione del percorso sollevano occasioni di riflessione; ricercano e connettono ciò che è stato nel passato, ciò che è nel presente, qualcosa di forte comune ai culti nella costruzione delle immagini. Il percorso è libero e strutturato su più piani del museo. Sono stati coinvolti anche due artisti contemporanei: Yao Lu e Wang GuoFeng.

La mostra è visitabile fino al 1 dicembre ai seguenti orari:
dal venerdì alla domenica, 10.00-12.00/15.30-17.30

MUSEO CAPITOLARE DI ATRI
via dei Musei, 15, Atri (TE)
085 8798140
museocapitolare@teramoatri.it.
FB: Museo Capitolare di Atri

 

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Chiesa di Sant’Elena – Scavi archeologici – Battistero di San Giovanni in fonte – Verona – #viaggi [#turismo]

architettura, arte, artisti, costume, cultura, giovedì, natura, recensioni arte, religione, società, spiritualità, Studiare, turismo, viaggi, vita

Come ho già detto la settimana scorsa, eccomi a parlare della Chiesa di Sant’Elena situata nella zona del vescovado, proprio dietro la Cattedrale Matriarcale di Santa Maria Assunta. Per accedere a questo spazio è necessario pagare un biglietto di ingresso di 3 euro, una volta entrati, presenta un’area dedicata al battistero e una agli scavi archeologici.

Nel girare da sola ho invertito gli ingressi; mi sono ficcata in una via che mi ha portato alla visita di un piccolo chiostro scoperto per caso. La fortuna è stata di beccare una bellissima giornata di sole ed essere in quella area prima delle ore 10 del mattino; il verde brillante è stato una benedizione per l’armonia della mia ultima giornata di visita nella città.

La chiesa di Sant’Elena era un passaggio coperto che collegava al cattedrale alla area riservata dei canonici. Esiste un piccolo altare ricavato dalla pietra che presenta una Madonna in trono con bambino e i santi. La cosa più interessante di questa zona è un osso in legno – presumibilmente di balena – situato proprio sopra questa rappresentazione sacra; secondo fonti ascoltate dalla piccola audio-guida era una pratica della tradizione antica e usato come segno benaugurante, curativo e di protezione.

Il Battistero di San Giovanni in Fonte è di periodo longobardo, ha resti di affreschi di epoca medievale e una fonte battesimale ottagonale ricavata da un unico blocco marmoreo del XII secolo. È considerato uno dei capolavori della scultura romanica.

La mia esperienza a Verona mi ha arricchito e vorrei tornarci di nuovo per visitare quegli spazi che ho sottratto al mio volere per questioni di tempo. Qualcuno di voi la conosce bene? suggerimenti?
Ho assaggiato i bigoli al sugo di anatra: che spettacolo!

https://www.chieseverona.it/

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Casa Buonarroti #museo #turismo #firenze[#recensione]

arte, artisti, costume, cultura, giovedì, mostre, natura, recensioni arte, religione, società, spiritualità, turismo, viaggi, vita

Ispirata dal film di Emanuele Imbucci sono tornata a Firenze per visitare una serie di mostre temporanee che avevo messo in conto ma con una speciale attenzione verso Casa Buonarroti.  Si tratta di uno spazio costituto nel 1612 che conserva una raccolta di opere raffinate che rendono l’esperienza del visitatore unica e regale.

Un ambiente custode di una collezione di lavori dei maggiori artisti del tempo. Figure volute da Michelangelo il Giovane, nipote del famoso artista, che ha saputo pensare in circa trent’anni a una raccolta che esaltava le fastosità della sua famiglia attraverso una raffinata selezione di opere realizzate da autori che vanno da Artemisia Gentileschi a Pietro da Cortona, da Jacopo Vignali a tante altre figure incastonate nelle testimonianze del percorso museale capace di raccontare la Firenze di quel periodo.

La fondazione è un museo seminascosto distribuito su due piani, il primo è il più imponente in ordine di magnificenza. A catturare l’attenzione i due famosissimi lavori giovanili di Michelangelo: La Madonna della scala del 1491 circa e La battaglia dei Centauri del 1492. Due sculture dalle quali si possono osservare le potenzialità straordinarie dell’architetto, scultore, pittore racchiuse nei dettagli di due frammenti che anticipano il genio manifestato in modo acclarato in tutte quelle forme nel suo stile maturo nella Roma papale di 1500 fino ad arrivare alle sue più preziose e incomplete Pietà.

Fondamentale è anche lo slancio di sguardo che offre la sala della Galleria assieme alla Stanza del dì e della notte e quella definita Lo Studio. Tre ambienti che si susseguono e dove è possibile concentrarsi sulla ricostruzione di una biografia per immagini dedicata a Michelangelo nell’incontro con papi e sovrani, quella della storia di famiglia con un focus sulla vita del nipote e le effigi di toscani illustri affrescati e distribuiti secondo la tipologia di sapienza cui appartenevano (medicina, matematica, fisica, letteratura, teologia e filosofia).

L’allestimento è costituito da un corollario ricchissimo di materiali e si conclude con la narrazione di alcune celebrazioni ottocentesche realizzate in occasione del quarto centenario di nascita dell’artista. La visita è gestibile, i suoi tempi si aggirano attorno a un’oretta. Il vantaggio è stato riuscire a beccare un momento in cui le sale erano deserte tanto da poter osservare – con i tempi giusti – le magnetiche sale che contraddistinguono alcuni degli spazi più potenti.

Qualcuno ci è mai stato?

Fondazione Casa Buonarroti

Via Ghibellina 70
50122 – Firenze
http://www.casabuonarroti.it/

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Studio_Marconi_1932 - Focus | Costruire con la luce, 7 maggio - Mart, Rovereto

Focus | Costruire con la luce, 7 maggio – Mart, Rovereto #arte #musei [#mostre]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS

Focus | Costruire con la luce
Fotografie di architettura dagli archivi del Mart

Mart, Rovereto
7 maggio — 27 agosto 2017

Opening domenica 7 maggio
ingresso ed eventi gratuiti

Focus | Costruire con la luce

Sciolte o assemblate in album, replicate e riprodotte, applicate su pannelli a scopo espositivo, le fotografie conservate negli archivi di architettura costituiscono una fondamentale testimonianza relativa agli edifici e alla loro fortuna critica. Queste assumono, inoltre, uno speciale valore documentario nella storia stessa della fotografia, di cui illustrano indirizzi e sviluppi: dallo stile oggettivo e impersonale di fine ’800 alla ricerca di linguaggio autonomo con le avanguardie storiche, fino agli orientamenti del secondo dopoguerra tra fotoreportage, inquadrature dello spazio urbano e sperimentazioni di astrazione lirica.

Attraverso una selezione di materiali provenienti dai fondi documentari e librari dell’Archivio del ’900, Costruire con la luce propone un percorso che muove dalle Edizioni Alinari per approdare alle opere di Gabriele Basilico, passando per gli scatti di Lucia Moholy, George Everard Kidder Smith, Fulvio Roiter, Ugo Mulas e Cesare Colombo.
In mostra anche una selezione di fotografie di Sergio Perdomi e Studio Pedrotti sull’edilizia civile e industriale trentina, come i complessi residenziali di Ettore Sottsass sr. e le centrali idroelettriche di Ala e Mori.

7 maggio | Open Day

In occasione dell’apertura della mostra, il Mart rinnova l’appuntamento con l’Open Day e trasforma la domenica gratuita in una festa con eventi, musica, visite guidate, laboratori.

Programma
Ore 15.00 | Mezzanino
Inaugurazione e visita guidata alla mostra Costruire con la luce. Fotografie di architettura dagli archivi del Mart, a cura dell’Archivio del ʼ900.

Ore 15.00 | Sale espositive I piano
Visita guidata alla mostra Mario Sironi nella Collezione Allaria.
Prenotazioni dalle ore 14 in biglietteria, massimo due per persona, fino a esaurimento posti.

Ore 15.00-16.30 | Babymart
Ricette in libertà, laboratorio dai 6 ai 12 anni, ispirato ai ricettari futuristi.

Ore 16.00 | Sale espositive II piano
Concerto del Quartetto dell’Orchestra da Camera di Mantova. L’appuntamento si inserisce nel programma del festival Settenovecento-Incontri musicali a Rovereto.

Focus | Costruire con la luce
Fotografie di architettura dagli archivi del Mart

7 maggio — 27 agosto 2017

Opening domenica 7 maggio

Ingresso ed eventi gratuiti

 

Informazioni
eventi@mart.tn.it
T +39 0464 454105

Ufficio comunicazione
press@mart.tn.it
T +39 0464 454124 | +39 334 6333148

MART ROVERETO

Corso Bettini 43, 38068
Rovereto (TN)
T 0464 438887
Numero verde 800 397760
info@mart.trento.it

 

 

 

*Comunicato stampa

Július Koller. One Man Anti Show, 19 maggio, Museio - Bolzano

Július Koller. One Man Anti Show, 19 maggio, Museio – Bolzano #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, filosofia, mostre, turismo, viaggi

Július Koller. One Man Anti Show

Inaugurazione:
19/05/2017, ore 19.00

a cura di
Daniel Grúň, Kathrin Rhomberg e Georg Schöllhammer

@Museion,
Bolzano



Museion presenta, in cooperazione con mumok — Museum moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien e la Galleria Nazionale Slovacca, Bratislava, la più vasta retrospettiva mai dedicata a Jùlius Koller (Piestany, Slovacchia 1939- Bratislava, 2007). Koller, tra le personalità artistiche più importanti dell’Est Europa dagli anni Sessanta, ha sviluppato un’opera di grande rilevanza internazionale. La mostra documenta, alla luce dell’elaborazione di materiali artistici e d’archivio, il suo contributo autonomo alla Neoavanguardia. Oltre a lavori noti a livello internazionale sono esposte anche opere, materiali d’archivio ed ephemera inediti – diverse fotografie concettuali dell’artista slovacco legano la sua personale alla mostra sulle opere fotografiche della collezione Museion “La Forza della Fotografia”. L’opera di Koller si pone a distanza critica rispetto al governo comunista e alla sua arte ufficiale, ma mette in discussione anche le tradizioni della modernità e le convenzioni del sistema dell’arte occidentale. Dalla metà degli anni Sessanta Koller crea, con gli Antihappenings e gli Antibildern un’opera contrassegnata da ironia giocosa e scetticismo, che con spirito dadaista unisce ad un atteggiamento scettico radicale un approccio innovativo. Dipinge così quadri oggetto di colore latex bianco e immagini con il motivo del punto interrogativo, che diventa simbolo universale della sua messa in discussione della quotidianità e della realtà. Il gioco del tennis e del tennis tavolo sono utilizzati da Koller come forma artistica partecipativa: collegando lo sport a uno statement politico, l’artista rivendica così l’attenersi alle regole e il fair play come base dell’azione sociale – statement che conserva ancora oggi la sua piena attualità, anche alla luce della situazione politica internazionale. Dopo la repressione della Primavera di Praga, l’artista inizia la serie U.F.O.naut per contrapporre alla realità “situazioni culturali” e utopie di un nuovo futuro e di una nuova cultura cosmo umanistica.

In cooperazione con mumok — Museum moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien e la Galleria Nazionale Slovacca, Bratislava

 

Július Koller. One Man Anti Show, 19 maggio, Museio - Bolzano

Info

Július Koller. One Man Anti Show
Inaugurazione: 19/05/2017, ore 19.00

Durata mostra: 20/05 – 27/08/2017
Orari di apertura: da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00.

Giovedì 10.00 – 22.00, con ingresso gratuito dalle 18.00 e visita guidata gratuita alle ore 19.
Ogni sabato e domenica ore 14-18 “dialoghi sull’arte” in mostra.

 

Lunedì chiuso.
Ingresso: 7 Euro, ridotto 3,50 Euro.

 

Museion, logo ufficiale - http://www.museion.it/ -

Museion, Piazza Piero Siena 1
I – 39100 Bolzano

 Save the date – programma collaterale

Ping Pong Club ogni giovedì 18.00 – 21.30, ingresso e partita gratuiti, prenotazione possibile: visitorservices@museion.it  Tel. 0471 223435

ICOM Day 21/05/2017
lezioni di tennis tavolo

 20/07/2017, 19.00 h

visita guidata con Letizia Ragaglia

Contatto ufficio stampa Museion
caterina.longo@museion.it
Follow us on Twitter
http://www.museion,it

Membro di AMACI, Associazione Musei d’Arte contemporanea italiani

 

*Comunicato stampa

ANDREA GALVANI. SELECTED WORKS 2006 | 2016, 15 ottobre 2016, Galleria CIVICA, Trento #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

ANDREA GALVANI

SELECTED WORKS 2006 | 2016

a cura di Margherita de Pilati

Opening con performance  
Sabato 15 ottobre, ore 19
 Giornata del Contemporaneo AMACI

@ Galleria CIVICA, Trento

 

Dopo numerose presenze in gallerie e istituzioni di tutto il mondo, come il Whitney Museum, Art in General e la Calder Foundation di New York, le Biennali di Mosca e del Centro America, il Mart dedica un’ampia retrospettiva ad Andrea Galvani. A cura di Margherita de Pilati, la mostra è un progetto site specific pensato per la Galleria Civica di Trento, terza sede del Mart.

Il progetto istituzionale

La Galleria Civica di Trento ha dedicato il 2016 ad alcuni tra i più interessanti e attivi artisti contemporanei. Attraverso una serie di mostre monografiche a cura di Margherita de Pilati, la Galleria ha fatto il punto sul recente lavoro di Stefano Cagol; ha proposto la prima mostra europea in un’istituzione pubblica dell’emergente Wyatt Kahn e presenta ora, ancora prima in Europa, un focus retrospettivo sulla ricerca di Andrea Galvani, tra gli artisti italiani della sua generazione più conosciuti in ambito internazionale.

L’input per la mostra scaturisce dal felice e pluriennale sodalizio tra il Mart e la Fiera ArtVerona volto a promuovere l’arte contemporanea con particolare attenzione a quella italiana. Andrea Galvani è infatti tra i vincitori dell’edizione 2015 del Premio Level che vuole essere un’occasione di supporto e visibilità per gli artisti presenti in fiera.

Rinnovando la sinergia istituzionale, la mostra del Mart e la fiera di Verona apriranno al pubblico contemporaneamente, venerdì 14 ottobre.

Nei giorni della kermesse veronese, due saranno gli appuntamenti in Galleria Civica:

Un grande opening alle 19 di sabato 15 ottobre, Giornata del Contemporaneo AMACI. Per l’occasione, l’imponente installazione The End, Action #1 sarà presentata al pubblico con una performance site specific realizzata dall’artista in collaborazione con alcune grandi voci della scena sperimentale italiana e il Conservatorio Musicale Bomporti di Trento.

Una matinée riservata ai professionisti della stampa e ai collezionisti, evento Off di ArtVerona, alle 10.30 di domenica 16 ottobre. Visita speciale alla mostra con l’artista, il direttore del Mart Gianfranco Maraniello, la curatrice Margherita de Pilati e il critico Giorgio Verzotti, autore di un saggio introduttivo che apparirà nel catalogo monografico edito dal Mart e di prossima pubblicazione.

 

La mostra

In un compatto percorso interdisciplinare che comprende fotografia, scultura, disegno, performance, video e audio installazioniAndrea Galvani. Selected Works 2006 |2016 documenta azioni collettive, esperimenti visionari, fenomeni di carattere fisico la cui spettacolare monumentalità è paradossalmente instabile ed effimera. Il rapporto con l’esperienza, lo sforzo fisico, il fallimento, i limiti del mezzo e del luogo in cui l’artista lavora appaiono come fattori determinanti nello sviluppo di progetti complessi che sono spesso frutto di collaborazioni con istituzioni, università e laboratori di ricerca.

Negli spazi della Galleria Civica, Galvani riconfigura e ricontestualizza una selezione di opere provenienti da importanti collezioni e presenta una serie di nuovi interventi prodotti in collaborazione con il museo. La galleria si trasforma così in una sorta di osservatorio di ricerca in cui alcuni dei più noti progetti dell’artista – The End Trilogy (2013-2016), A Few Invisible Sculptures (2012-2016), Higgs Ocean (2008-2011), Deconstruction of a Mountain (2004-2016) – entrano per la prima volta in dialogo tra loro.

Il progetto espositivo si apre con la video installazione The End, Action #1, un grande intervento site specific che occupa il primo piano della Galleria. Presentato per la prima volta a New York durante Frieze lo scorso anno, il progetto ha vinto il “New Commissions Program” finanziato da Art in General. Omaggio a Galileo Galilei, padre della cosmologia moderna, il progetto è stato realizzato l’8 gennaio 2015, anniversario della morte dello scienziato italiano (8 gennaio 1642). In quel giorno, lungo le coste orientali di cinque differenti paesi dell’America Centrale, trenta cameramen hanno ripreso contemporaneamente il sorgere del sole. Le discrepanze tra le condizioni atmosferiche, la sensibilità della tecnologia utilizzata e i movimenti di ogni singolo operatore durante le riprese, si manifestano nell’opera come in un caleidoscopio del tempo e dello spazio, un prisma che riunifica, emoziona e disorienta. L’architettura di The End Action#1 è stata concepita come un monumento composto da sette piedistalli di luce, progettati per dialogare con altrettanti cantanti, la cui voce attiverà e animerà lo spazio in momenti diversi durante la programmazione della mostra. La prima performance sarà presentata al pubblico in occasione dell’opening, che si terrà sabato 15 ottobre alle ore 19.

Il percorso prosegue nella penombra come un’immersione: lungo il corridoio, un lunghissimo neon blu cobalto, in vetro soffiato a bocca, rappresenta una complessa equazione matematica. L’intervento site specific è frutto della collaborazione con l’astrofisico Eloy Ayón-Beato, uno dei massimi esperti internazionali in buchi neri e fisica gravitazionale.

La mostra proietta il pubblico in una dimensione concettuale densa di emozioni, concreta e al tempo stesso metafisica. Attraverso una straordinaria selezione di opere, molte delle quali inedite in Italia, il percorso continua al piano interrato svelando la coerenza e la forza dei progetti sviluppati dall’artista nell’arco degli ultimi dieci anni.

“A volte i limiti più grandi che ci circondano sono fisicamente piccolissimi o invisibili, sono territori psicologici, geografici o politici. Sono strutture apparentemente semplici ma impenetrabili, distanze impercorribili, dimensioni sconosciute o invalicabili. In geometria quando ci avviciniamo ad un punto euclideo non ne incontriamo mai la fine. Questa mostra è l’estensione di un avvicinamento, è una caduta dentro uno spazio senza fondo ma è anche il dischiudersi di un nuovo stato di potenza, una nuova prospettiva che è in se la manifestazione di una rivincita”. (Andrea Galvani)

 


Andrea Galvani 

(Verona, 1973) Vive e lavora tra New York e Città del Messico. Il suo lavoro è stato presentato in importanti musei e spazi istituzionali tra cui: il Whitney Museum di New York, la 4th Moscow Biennale of Contemporary Art di Mosca, Mediations Biennale di Poznan, in Polonia, Art in General (New York), Aperture Foundation (New York), Calder Foundation (New York), Central Utah Art Center (Ephraim, Stati Uniti), la 9 Bienal Centro Americana in Nicaragua, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Museo Macro (Roma), GAMeC (Bergamo), De Brakke Grond (Amsterdam), Oslo Plads (Copenaghen) e Unicredit Pavillion (Bucarest). Nel 2010 è stato New York University Visiting Artist, nel 2011 ha ricevuto il premio New York Exposure ed è stato candidato al prestigioso Deutsche Börse Photography Prize. Ha partecipato a Location One International Artist Residency Program a New York (2008), LMCC Lower Manhattan Cultural Council (2009), e il MIA Artist Space / Columbia University Department of Fine Arts (2010). Dal 2006 al 2009, è stato docente di Linguaggio Fotografico e Storia della Fotografia Contemporanea presso l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo. Dal 2010 collabora con l’AMS Advanced Media Studio del dipartimento di Visual Art della New York University e con ICP International Centre of Photography di New York.


ANDREA GALVANI
SELECTED WORKS 2006 | 2016
a cura di Margherita de Pilati

14 ottobre 2016 — 22 gennaio 2017

Opening con performance  
Sabato 15 ottobre, ore 19
Giornata del Contemporaneo AMACI

Galleria CIVICA Trento e ADAC
Via Belenzani 44
38122 Trento

T+39 0461 985511
+ 39 800 397760
F +39 0461 277033

civica@mart.tn.it
www.mart.trento.it

Orari
Mar / Dom 10-13 / 14-18
Lunedì chiuso

Tariffe
Intero: 2 €
Gratuito: Mart Membership, bambini fino a 14 anni
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese

Ufficio stampa Mart
press@mart.trento.it
T +39 0464 454124

 Il Mart ringrazia
Provincia autonoma di Trento
Comune di Trento
Comune di Rovereto

In collaborazione con
Trentino Marketing

*Comunicato stampa

Cesare Accetta. In Luce a cura di Maria Savarese, fino al 28 novembre, Museo MADRE – Napoli #arte #mostre [#CURRENTEXHIBITION]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, fotografia, mostre, turismo, viaggi

Cesare Accetta
In Luce
a cura di Maria Savarese

fino al 28 novembre 2016 

@Museo MADRE,
Napoli

 

In Luce è un progetto realizzato fra il 2015 ed il 2016 da Cesare Accetta (Napoli, 1954), uno dei più noti fotografi e lighting designer italiani, la cui pratica unisce fra loro gli ambiti del teatro, del cinema e delle arti visive. Sulle pareti della prima sala al piano terra del museo, vero proprio piccolo teatro su strada, scorrono tre proiezioni video, in cui più di cinquanta volti di autori, attori, attrici, registi, personaggi del mondo dello spettacolo, collaboratori e amici compongono un ritratto della vita professionale e privata dell’artista. Da Mario Martone a Mimmo Paladino, da Enzo Moscato a Toni Servillo, daPippo Delbono a Andrea Renzi, solo per citarne alcuni.
Se si considera il complessivo percorso di ricerca di Accetta dagli anni Settanta, non si può dare un punto d’inizio all’origine di questa nuova opera: ancora una volta, è infatti la relazione con la luce a costituirne il fulcro. Tuttavia sono rintracciabili alcuni spostamenti di prospettiva che svelano un percorso inedito, rivolto al campo d’indagine dell’esperienza umana, in particolare nella più intensa ed avvertita
rappresentazione-interpretazionedell’elemento “corpo”: il volto, offerto all’azione interpretativa dell’artista. La luce percorre la superficie del viso durante la ripresa video, ne svela tracce di evidente intimità, in gran parte sconosciute al soggetto stesso di quest’indagine. Senza una dichiarata intenzione di matrice antropologica o psicanalitica, ciò a cui assistiamo è un pensiero che procede dallo sguardo e in esso si sofferma, approfondendosi in un processo che affida il suo farsi alla “rivelazione”: dall’epifania dell’immagine fino alla sua esautorazione verso il nero dello sfondo, in un carico di emozionante stupore che sorprende e, inevitabilmente, riporta al senso più profondo del fenomeno della vita, nella sua relazione col tempo. Strumento duttile, inquieto ma allo stesso tempo paziente e metodico, questa luce si concede con sottrazione o accrescimento, e incide di risonanze molteplici il “corpo”, resosi oggetto inconsapevole di una rappresentazione dinamica, nelle sue imprevedibili esplorazioni.

In Luce, dedicato a Oreste Zevola (1954-2014), si propone come il primo capitolo di un catalogo proiettato verso il futuro e dedicato all’umano, nell’infinita varietà dei tratti e degli atteggiamenti interpretativi. I 55 “volti” di In Luce sono: Valentina Acca, Laura Angiulli, Annapaola Brancia D’Apricena, Simona Barattolo, Mimmo Basso, Sonia Bergamasco, Alessandra Bertucci, Monica Biancardi, Maurizio Bizzi, Mimmo Borrelli, Silvia Calderoni, Salvatore Cantalupo, Carlo Cerciello, Antonello Cossia, Angelo Curti, Alessandra D’Elia, Lavinia D’Elia, Marita D’Elia, Antonietta De Lillo, Pippo Delbono, Cristina Donadio, Fabio Donato, Patrizio Esposito, Lino Fiorito, Maurizio Fiume, Marco Ghidelli, Fabrizio Gifuni, Simona Infante, Valbona Malaj, Stefania Maraucci, Antonio Marfella, Mario Martone, Laura Micciarelli, Enzo Moscato, Mimmo Paladino, Lorenza Pensato, Paola Potena, Andrea Renzi, Giulia Renzi, Carlo Rizzelli, Giuseppe Russo, Lucio Sabatino, Federica Sandrini, Francesco Saponaro, Maria Savarese, Antonello Scotti, Pierpaolo Sepe, Lello Serao, Toni Servillo, Rosario Squillace, Tonino Taiuti, Sonia Totaro, Marianna Troise, Imma Villa, Chiara Vitiello.

La presentazione dell’opera In Luce, che inaugura la programmazione della nuova Project room del MADRE, rientra nell’ambito del progettoPer_formare una collezione: per un archivio dell’arte in Campania, dedicato nel 2016 alla formazione progressiva della collezione del museo, con particolare riferimento alle pratiche dell’archivio e alla funzione del museo quale centro di produzione e diffusione di queste pratiche, confermando la collezione del museo quale narrazione performativa, condivisa e comunitaria, dialogica e collettiva, agita nello spazio delle relazioni e mutevole nel corso del tempo. Si terrà lunedì 3 ottobre (ore 18:00, Biblioteca, primo piano): dialogherà con Cesare Accetta la curatrice del progetto, Maria Savarese, entrambi introdotti da Pierpaolo Forte, presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e Andrea Viliani, direttore del MADRE.Seguirà (ore 19:00, Project room) visita in anteprima all’opera con l’artista e la curatrice. In Luce sarà visitabile fino al 28 novembre 2016.


Fin dagli anni Settanta Cesare Accetta (Napoli, 1954) intreccia la personale sperimentazione fotografica con il teatro di ricerca. Collabora come fotografo di scena per il Teatro Instabile di Napoli e, per circa venti anni, con vari gruppi di avanguardia tra cui Falso Movimento di Mario Martone, Teatro dei Mutamenti di Antonio Neiwiller, Teatro Studio di Caserta di Toni Servillo, Teatro di Laura Angiulli e Club Teatro di Remondi e Caporossi. Dalla seconda metà degli anni Ottanta iniziano le sue collaborazioni anche con il cinema: nel 1992 per il film Morte di un matematico napoletano (1992) di Mario Martone, con cui lavora ancora nel 1995 per L’amore molesto. Successivamente la sua ricerca lo conduce alla progettazione e realizzazione del disegno delle luci (“lighting designer”) di spettacoli teatrali (a partire da  L’uomo, la bestia e la virtù, diretto da Laura Angiulli, 1995) e alla direzione della fotografia in ambito cinematografico e video (I racconti di Vittoria, diretto da Antonietta De Lillo, 1995). Cura inoltre la fotografia delle riprese televisive degli spettacoli seguiti come lighting designer, tra cui: Delirio amoroso (regia di Silvio Soldini) e Luparella (regia di Giuseppe Bertolucci). La mostra personale al PAN | Palazzo delle Arti Napoli Dietro gli occhi – che prende il titolo dall’omonima performance da lui ideata con Alessandra D’Elia e Andrea Renzi, e musiche dei Bisca (Galleria Toledo, Napoli, 1992) – racconta, a cura di Maria Savarese, vent’anni di teatro di ricerca a Napoli attraverso fotografie e video tratti dal suo archivio, dal 1976 (Incontro Situazione 76, Teatro San Ferdinando, al 1996. Nel 2010 il Museo di Capodimonte presenta la mostra personale 03-010, titolo che si riferisce ai due anni, il 2003 e il 2010, in cui sono stati realizzati i tre lavori esposti, che riprendono sempre lo stesso soggetto, l’attrice Alessandra D’Elia, e sono costuita sule tre coordinate di luce, corpo, colore. Cura come lighting designer anche l’allestimento di mostre (Diego Velázquez al Museo di Capodimonte; Julian Schanbel alla Mostra d’Oltremare; Grande Opera Italiana a Castel Sant’Elmo; riallestimento alla Reggia di Caserta nel 2004 di Terrae Motus, oltre alle diverse mostre dedicate a Mimmo Paladino, con cui collabora anche in occasione del lungometraggo del 2006 Qujote e del cortometraggio del 2013 Labyrinthus), nonché di concerti e opere liriche (Royal Opera House di Londra, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona, Rossini Opera Festival di Pesaro, Teatro Carlo Felice di Genova, Teatro Comunale di Modena, Teatro Ponchielli di Cremona, Festival Pucciniano). Tra i numerosi riconoscimenti che sono stati conferiti a Accetta come direttore della fotografia per il cinema, fra cui la Grolla d’oro nel 2001, per Chimera (regia di Pappi Corsicato), l’Esposimetro d’oro nel 2002 per L’inverno (regia di Nina Di Majo), Ciak d’oro e Globo d’oro nel 2005 per Il resto di niente (regia di Antonietta De Lillo). Nel 2014 vince il premio ANCT (Associazione nazionale critici teatrali) come lighting designer per il teatro.


Info

Cesare Accetta
In Luce

A cura di Maria Savarese

(nell’ambito di Per_formare una collezione: per un archivio dell’arte in Campania)

fino al 28 novembre 2016

Project room, piano terra

Museo MADRE,
via Settembrini 79, Napoli

tel. 081 193 13 016, lunedì-domenica, 10:00-19:00

www.madrenapoli.it

*Comunicato stampa

-Judith Hopf, Video Stills: Lily´s Laptop, Video, 2013. © Judith Hopf; kaufmann/repetto; Milan / New York; Deborah Schamoni, München

UP di Judith Hopf – 30/09/2016, ore 19 – Museion, Bolzano #opening #salvethedate [Mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Judith Hopf, Up

A cura di Letizia Ragaglia

Opening:

30/09/2016 – ore 19

Museion, logo ufficiale - http://www.museion.it/ -

@Museion, Bolzano

Museion presenta la prima personale in un museo italiano di Judith Hopf.
Nata a Karlsruhe nel 1969, l’artista insegna arti figurative presso la Frankfurter Städelschule e ha esposto in istituzioni come PRAXES centre for Contemporary Art, Berlino (2014), Schirn Kunsthalle Frankfurt (2013), Malmö Konsthall, Malmö (2012) e in rassegne internazionali come documenta 13, Kassel (2012) e la Biennale di Liverpool (2014). I suoi lavori sono stati presentati in numerosi Festival, tra cui il Festival internazionale del cinema di Berlino (Berlinale) e gli “Internationalen Kurzfilmtagen Oberhausen”.

Uno spirito ludico che mira a decostruire certezze, far vacillare parametri e convenzioni sociali; la consapevolezza dei propri limiti, e quindi l’ironia e l’autoironia; i gesti e i comportamenti goffi e impacciati; l’utilizzo dello slapstick e di un linguaggio volutamente amatoriale e quindi di materiali semplici nelle proprie opere. Questi gli elementi su cui si muove il lavoro di Judith Hopf, invitata da Museion per la sua posizione, che ricopre un ruolo singolare all’interno del sistema artistico globalizzato e iperconnesso. La mostra “Up” è ospitata a Passage e al quarto piano e presenta trenta lavori dell’artista tra video, sculture e disegni – diverse opere e l’allestimento sono realizzati per l’occasione e sono in dialogo con lo spazio di Museion e il paesaggio circostante. Il rapporto con il panorama altoatesino si riflette anche nell’invito per la mostra, la cui grafica è stata realizzata dall’artista.

L’esposizione si apre a Passage con il video Lily’s Laptop (2013,) che mostra in maniera efficace l’interesse per l’artista per ogni fenomeno di sovversione e per la complessità della giovinezza: una ragazza alla pari, lasciata sola in casa senza permesso di utilizzare il computer, si vendica allagando l’appartamento. Nonostante il dramma in corso, il tono del video conserva una vena comica, che sposta l’attenzione sul fenomeno dell’onnipotenza del computer oggi e quindi sull’esigenza diffusa di restare connessi 24 ore su 24.

Il senso del limite e l’esclusione sociale, sono invece al centro di uno dei video più noti dell’artista Some End of Things: The Conception of youth (2011), che a Museion sarà visibile esposto in una struttura-tendone creata per l’occasione al quarto piano. Qui una figura di uomo travestito da uovo gigante cammina in un edificio modernista costruito in acciaio e vetro e non riesce a passare dalla porta, a meno di distruggere il suo guscio. Nella sua semplicità, il lavoro si interroga se l’esclusione sociale dipenda da strutture esterne esistenti o sia il risultato di qualità intrinseche dei soggetti esclusi

Nella produzione plastica dell’artista lo humor diventa possibilità per smantellare il linguaggio della modernità: per questo si affida a creature animali, a volte antropomorfe. In affinità con il pensiero di Lévi-Strauss, gli animali diventano una sorta di supporto simbolico e concettuale per diverse pratiche umane. In questo senso, il gregge di pecore in cemento con facce spiritose disegnate a carboncino, si prende gioco delle convenzioni della scultura minimalista, della sua serialità e dell’intenzionale assenza di associazioni e di contenuti – ma anche di certi comportamenti di visitatori di mostre di arte contemporanea. La stessa ironia si ritrova nella serie di venti corvi, sculture realizzate partendo da scatole di medicinali e rimodellate in porcellana. Posizionati su ringhiere accanto alle grandi vetrate di Museion, i corvi sono in relazione con l’esterno e rovesciano la pratica del birdwatchting (osservazione degli uccelli) – sembrano osservare i visitatori più che essere osservati.

Le ultime produzioni plastiche di Hopf sono realizzate in mattoni e alludono a limitazioni di esperienze fisiche attraverso un ossimoro o paradosso visivo: un piede, un pallone da calcio o un trolley rimangono congelati nel loro movimento a causa delle loro pesanti e solide fattezze. A Museion lavori già realizzati sono associati a nuove opere create per l’occasione. I mattoni non comporranno solo le sculture, ma fungeranno da moduli architettonici per l’allestimento. Essi suddivideranno lo spazio espositivo e al contempo serviranno da supporti per la presentazione di alcuni lavori.

Tra i nuovi lavori ci saranno anche dei collage con disegni a inchiostro che ritraggono computer personificati e confermano quindi lo sguardo critico di Judith Hopf nei confronti dell’onnipotenza del computer.

Per l’occasione sarà pubblicato un catalogo trilingue (ita/deu/eng) con testi di Roberto Pinto, Letizia Ragaglia e un’intervista all’artista di Sabeth Buchmann, edito da Mousse Publishing.

Judith Hopf è nella commissione degli artisti invitati a scegliere giovani emergenti per ACADEMIÆ, l’evento biennale dedicato a studenti di accademie, scuole e università d’arte internazionali che si svolge a Fortezza fino al 30/10/2016.

hopf_invito_web

INFO
Museion presenta Judith Hopf, Up
Inaugurazione 30/09/2016, ore 19
Durata mostra: 01/10/2016-08/01/2017
A cura di Letizia Ragaglia

SAVE THE DATE EVENTI COLLATERALI
Giovedì 13/10 ore 19 visita guidata alla mostra in lingua italiana con Letizia Ragaglia, direttrice di Museion, a cui segue alle ore 20 il talk con Sabeth Buchmann, critica e docente presso l’Akademie der bildenden Künste Wien (in lingua tedesca)

Museion
Piazza Piero Siena 1
39100 Bolzano

Orari di apertura:
da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00.
Giovedì 10.00 – 22.00, con ingresso gratuito dalle 18.00 e visita guidata gratuita alle 19. Ogni sabato e domenica ore 14-18 “dialoghi sull’arte” in mostra.

Lunedì chiuso.
Ingresso: 7 Euro, ridotto 3,50 Euro.

 

Contatto ufficio stampa Museion
caterina.longo@museion.it

@MuseionBZ

Museion Bozen - Bolzano

www.museion.it


Membro di AMACI, Associazione Musei d’Arte contemporanea italiani

 

 *Comunicato stampa

olanda (Da web)

Olanda, dopo un anno #pensiero #riflessione [#arte]

arte, artisti, mostre, turismo, viaggi

Lo scorso anno, quando feci quel piccolo viaggio in Olanda, decidemmo di inserire al volo L’Aia, andare a trovare a casa La ragazza dall’orecchio di perla di Veermer al Mauritshuis Museum, dopo aver fatto il pieno di arte contemporanea a Rotterdam.
La fortuna di quel periodo è stata la seguente: trovare le opere della Frick Collection di New York a disposizione nelle aree del museo incluse nel prezzo del biglietto. Rimasi colpita da questa opera di Jean-Auguste-Dominique Ingres, Comtesse d’Haussonville (1845). Non ne sapevo nulla, non so nulla di questo lavoro. Passai molto velocemente da lì, in verità, perché entrare in città, da una stazione minore, fu da spavento; vedere quel lato olandese dopo un’immensa perfezione fu capire cio’ che una ragazza di Utrecht mi aveva sempre detto, di quanto i problemi sociali fossero vivi, di quanto astio ci fossero tra le diverse comunità emigrate in quelle aree; volevamo andare via prima che facesse buio.
Rimasi colpita da pochissime cose del dipinto di Ingres: la supponenza fastidiosa di una donna che aspetta e ti guarda scrutandoti; la firma in basso a destra; il riflesso delle spalle che smonta totalmente la presunta superbia, non so come definirla, della giovane donna. Il rosso, vanità, splendente del fiocco poggiato sui capelli, frontale, la corrispondenza dei papaveri in basso, anche loro riflessi dallo specchio. In questo lavoro ho visto in un colpo solo la vecchiaia. Ho capito che Vermeer era il meno potente tra i due, nel dire, in questo confronto lontano, collocato in uno stesso luogo; di lui ho apprezzato le nuvole fedeli alla sua terra; avevo trovato le stesse a Delft, come la luce, dove ero di base ospitata.
Questioni di collezionismo, pubblicità e autenticità, cambiamento di percezione che dal vivo assume tutto un altro sapore.
Fortune.

 

 

UGO RONDINONE giorni d’oro + notti d’argento a cura di Ludovicopratesi – 9 giugno – Roma #savethedate

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

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UGO RONDINONE giorni d’oro + notti d’argento
mostra a cura di Ludovico Pratesi

Giovedì 9 giugno 2016 si inaugura negli spazi di MACRO Testaccio e dei Mercati di Traiano la mostra giorni d’oro + notti d’argento di Ugo Rondinone, a cura di Ludovico Pratesi.

Il padiglione 9B del MACRO Testaccio ospita giorni d’oro che riunisce alcune opere dell’artista in un ambiente abbagliante, dominato da luci e colori, animato dalla grande installazione vocabulary of solitude, 45 clown che rappresentano, con le loro 45 differenti posture, momenti della vita quotidiana, denunciando allo stesso tempo l’allucinazione della solitudine umana.

All’interno dell’esedra dei Mercati di Traiano Rondinone presenta, sempre per la prima volta in Italia, notti d’argento, gruppo di 5 calchi di ulivi millenari ancora presenti in Puglia e in Basilicata, in alluminio verniciato di bianco. Una mostra di dialogo, ma anche di contrapposizione: l’esplosione dei colori intorno all’immaginario di un uomo nella sua giornata di 24 ore al MACRO Testaccio si oppone al monocromo/bianco degli alberi dell’installazione ai Mercati di Traiano, concepita come allegoria delle fasi lunari dei 12 mesi.

L’esposizione, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è curata da Ludovico Pratesi e organizzata con il supporto di Sadie Coles HQ (Londra), Gladstone Gallery (New YorkBruxelles), Galerie Eva Presenhuber (Zurigo).

INFORMAZIONI PER IL PUBBLICO

Inaugurazione:
giovedì 9 giugno 2016
ore 18.00 (MACRO Testaccio),
ore 19.00 (Mercati di Traiano).

Sedi:
Mercati di Traiano, via Quattro Novembre 94, Roma
10 giugno – 1 settembre 2016,
MACRO Testaccio, Padiglione 9B, piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
10 giugno – 15 settembre 2016.

INFORMAZIONI PER LA STAMPA

Ufficio stampa mostra:
Maria Bonmassar
ufficiostampa@mariabonmassar.com
ufficio: +39 06 4825370 / cellulare: + 39 335 490311

Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura:
Patrizia Morici / T. +39 06 82 07 73 71 / M. +39 348 54 86 548
p.morici@zetema.it

NO MAN’S LAND – Installazione site specific – 14 maggio – Loreto Aprutino (PE) #savethedate

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, quotidiani, turismo, viaggi, vita

Il blog raccoglie inviti importanti, che contribuisce a diffondere e condividere per amore della sua terra, l’Abruzzo*:

 NO MAN’S LAND

Installazione site-specific
di Yona Friedman
e Jean-Baptiste Decavèle

Inaugurazione: sabato 14 maggio 2016, ore 12.00

Località Contrada Rotacesta – Loreto Aprutino (Pescara)

 

Sabato 14 maggio 2016, alle ore 12.00, la Fondazione ARIA inaugura a Contrada Rotacesta di Loreto Aprutino (Pescara) l’installazione site-specific No man’s land, realizzata da Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle. Il progetto nasce dalla significativa collaborazione tra gli artisti,  ARIA, Cecilia Casorati, direttrice artistica della Fondazione, l’Associazione Zerynthia e Mario Pieroni, che ha donato il terreno sul quale è stato realizzato.

L’installazione è la più grande mai realizzata da Friedman, artista e architetto franco-ungherese, nato nel 1923, pensatore visionario ed originale, le cui considerazioni sono diventate nel tempo un punto di riferimento per la cultura contemporanea.

Negli ultimi anni l’opera di Friedman è stata rivalutata dal mondo dell’arte contemporanea ed è stato invitato all’undicesima Documenta di Kassel e a diverse edizioni della Biennale di Venezia; da giugno la sua Summer House sarà visitabile alla Serpentine di Londra. Infine, tutto l’archivio – fotografie, appunti, schizzi e lettere – è stato recentemente acquisito dal Getty Research Institute di Los Angeles.

L’artista parte dalla considerazione che il mondo sia già troppo edificato e che l’architettura, dunque, vada ripensata. Non si tratta di costruire nuove strutture ma piuttosto di costruire nuove immagini.

“L’immagine” che Yona Friedman insieme all’artista Jean-Baptiste Decavèle, con cui collabora già da alcuni anni, ha progettato e costruito a Loreto Aprutino (Pescara) si estende per più di due ettari nella campagna, è composta da un grande arazzo naturale fatto con una grande quantità di sassi bianchi di fiume, una struttura di 1.000 canne di bambù che rievoca il museo senza pareti dell’artista e un dizionario immaginario inciso su oltre 200 alberi di noce. La sua costruzione ha visto la partecipazione attiva degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, della Facoltà di Architettura di Pescara e delle Scuole d’arte del territorio, diventando, così, luogo privilegiato per il rinnovamento dei processi di formazione e divulgazione della cultura.

40_NoMansLand_FotoGinoDiPaoloNo man’s land si propone come modello di cambiamento etico e sociale, replicabile in ogni luogo del mondo, per cancellare l’idea di proprietà, per trasformare un bene privato in un bene comune, secondo un percorso ecosostenibile che restituisce il luogo a se stesso. L’accezione negativa di terra di nessuno, terra senza regole, assume qui un significato positivo: la no man’s land è un dono che l’arte fa a tutti.

 

Negli anni questo luogo sarà gestito dalla nuova e omonima Fondazione No man’s land, creata appositamente e attualmente in corso di riconoscimento, il cui scopo sarà di dar vita ad un programma che non si esaurisce con la conservazione e la fruizione dell’opera di Friedman, ma che alimenterà nuove iniziative curate in situ grazie alla sinergia con la Fondazione ARIA – Fondazione Industriale Adriatica. L’intento è quello di esportare il modello di “non proprietà” in altri luoghi, ispirando una serie di iniziative sul tema dell’evoluzione della cultura territoriale, seguendo la filosofia partecipativa di Friedman.

ARIA, nata nel 2011 e composta da manager, docenti, professionisti, artisti, intellettuali ed associazioni abruzzesi, promuove il territorio realizzando iniziative culturali di livello internazionale per uno sviluppo sostenibile, secondo una progettualità economicamente virtuosa e socialmente utile.

Per saperne di più:
www.fondazionearia.it
Info@fondazionearia.it

Ph. Gino Di Paolo

 

Note biografiche: 

Yona Friedman (Budapest, 1923) si forma in Ungheria. Dopo la guerra si trasferisce e lavora per circa un decennio a Haifa, in Israele. Dal 1957 vive a Parigi. Ha insegnato in numerose università americane e ha collaborato con l’Onu e l’Unesco. Negli ultimi anni l’opera di Friedman è stata rivalutata dal mondo dell’arte contemporanea ed è stato invitato alla undicesima Documenta di Kassel (2002) e a diverse edizioni della Biennale di Arti visive di Venezia. È autore di importanti saggi sull’architettura, tra i più recenti Utopie realizzabili (2003), L’architettura di sopravvivenza. Una filosofia della povertà (2009) e L’ordine complicato. Costruire un’immagine (2011). Il corpus dei suoi lavori è stato esposto al Center for Contemporary Art di Kitakyushu in Giappone e nel mese di giugno 2016 la sua Summer House sarà visitabile alla Serpentine di Londra; tutto l’archivio delle sue opere – fotografie, appunti, schizzi, lettere – è stato recentemente acquisito dal Getty Research Institute di Los Angeles.

Jean-Baptiste Decavèle (Grenoble, 1961) ha esposto in numerose gallerie e spazi pubblici europei e nordamericani ed ha partecipato a importanti video festival. Nel 1999 e nel 2001 ha ricevuto il premio Villa Medici “Hors Les Murs”. Collabora da alcuni anni con Yona Friedman alla realizzazione delle Iconostases.

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Ufficio stampa mostra:
Maria Bonmassar
ufficiostampa@mariabonmassar.com
ufficio: +39 06 4825370 / cellulare: + 39 335 490311

 *comunicato stampa

Il museo dell’innocenza – Orhan Pamuk

cultura, leggere, libri

La mia giornata è iniziata prestissimo: sveglia alle cinque, ho preso il cane e sono uscita a fare una camminata al freddo e al gelo per rinfrescare pensieri che correvano in testa troppo velocemente. Dopo aver fatto un giro, sono rientrata; ho preparato una colazione veloce; acceso il fuoco; e aspettato che rimanessi sola a casa per poter iniziare a scrivere in maniera del tutto calma questa recensione.

Il museo dell’innocenza è un libro di Orhan Pamuk edito da Einaudi nel 2009, ufficialmente pubblicato l’anno precedente.

Premetto che mi ha colpito molto in tutte le sue fasi; sono più di cinquecento pagine che appassionano il lettore in modo altalenante.

Commentando qui e là, e consigliando su vari siti che frequento, ieri pomeriggio, sul tardi, il testo, ho scritto che la sua struttura compositiva è geniale.

Andiamo per sommi capi, cercando di capire il perchè delle mie affermazioni, introducendo in breve la narrazione.

La storia ha come struttura principale l’innamoramento di un uomo di circa trent’anni che sta per sposarsi con una delle più belle donne di Istanbul. Entrambi fanno parte dell’alta borghesia della città e possiedono una nota fama che si rifletterà su testate giornalistiche e di gossip.
Arriverà nella loro vita un terzo personaggio che cambierà le sorti del destino.

Kemal (il ragazzo); Sibel (la donna da sposare); Fusun (la giovane bellissima), intrecciano le loro vite con sotterfugi, amori e situazioni che ognuno di noi ha vissuto, ma che ha nascosto o ha avuto paura di raccontare.

Kemal istaura una relazione con Fusun per quarantaquattro giorni amandosi intensamente in un appartamento del Palazzo della Pietà, in una casa che diventerà parte attiva di un’ossessione che si ripercuoterà per tutto il testo.

Nel frattempo Sibel organizza il suo fidanzamento all’hotel Hilton di Istanbul con tutta l’alta società locale, in attesa di un futuro matrimonio che suggellerà la potenza economica e sentimentale di una giovane coppia rampante.

Tralasciando i dettagli di giornate intense di amore sfrenato, tra una ripetizione di matematica e l’altra, Kemal vive con Fusun momenti straordinari, e si arriverà al giorno della grande festa, con la scoperta di una potente verità. Il padre del protagonista confesserà al figlio di aver avuto un’amante, nascosta a lungo, persa d’improvviso, della quale non riesce a liberarsi, lasciando a lui un paio di orecchini appartenuti a lei, e ceduti poi al figlio.

Come una sorta di prefigurazione, si capisce che il destino di Kemal è segnato. Il suo futuro con Fusun continuerà e diverrà trama portante di tutto il romanzo.

Fin qui niente di strano, se non fosse che la cosa più importante a cui ancora oggi i turchi tengono, sia la verginità di una donna, che una volta scelta, dovrà essere solo tua per tutta una vita. Kemal ottiene entrambe le donne, sfiorendole e generando loro una sorta d’infamia che porteranno addosso per l’intera esistenza.

Fusun, che era cresciuta da bambina nella casa di Kemal, partecipa assieme alla famiglia ai festeggiamenti dei due sposini, facendo innervosire il suo amante durante il corso di balli, e generando esasperazioni, su di un uomo veramente innamorato, in una condizione paradossale, giacché sta chiedendo la mano di un’altra.

Tutto è ambientato in un tempo che parte dalla metà degli anni settanta fino alla pubblicazione di questo libro. A volte il flusso di pensieri non corrisponde all’effettiva lettura. Il narratore si ferma e ci parla, guidandoci e tirando fuori da noi stati ed emozioni che stavamo realmente pensando.

Ti fa rabbia, perchè ti senti manipolata in qualche modo, usurpata e spogliata del tuo vissuto. Allora continui a leggere per capire dove vuole arrivare, e scopri che l’architettura dei capitoletti è una struttura a diario, e ogni paragrafo scritto contiene degli oggetti che hanno vita, perchè raccontano di qualcosa o qualcuno. Ti getti tra le mani delle parole e ti lasci andare al flusso di pensieri che denaturano anche la tua vita, perchè non accetti le scelte di Kemal.

Fusun è scappata via la sera stessa del fidanzamento; Sibel rinuncia a Kemal perchè lui non la ama; Kemal inizia una ricerca estenuante per ritrovare Fusun.

Non ci si può lasciare andare così per una persona che scompare, e quando la ritrovi, si è sposata. Non si può accettare di condividere di passare una vita assieme a suo marito, e alla sua famiglia, nella loro casa, se non si è veramente presi. Non si può scendere così a compromessi rinunciando a ciò che si è solo per qualcosa di così intenso.

 Il finale non lo scrivo perché mi auguro vi abbia incuriosito in qualche modo.

Dico solo che Pamuk non ci porta a leggere una storia inventata, neppure molto romanzata: si fa portavoce di un uomo che ha vissuto, pensato e costruito un museo, custodendo, in una struttura sorta a Istanbul, in viale Çukurcuma, non solo la vita di Fusun e le testimonianze di un’intera città, ma anche dettagli che hanno interessato personalmente lo scrittore, che diventa testimone oculare di un contesto ben più ampio, con l’invito ad attraversare quelle mura, arrivandoci in un viaggio e seguendo le molliche di pane di questi segni lasciatici tra le mani, e raggiunti attraverso i nostri occhi.

Le situazioni non chiare, che ci hanno coinvolto in maniera viva in prima persona, tornano  a galla e vogliono ricostruzione e chiarezza sempre, ne sono convinta.

Assolutamente consigliato.

Frase:
Vivere un momento come un ricordo, considerarlo come una traccia della memoria, conduce a un’inevitabile illusione temporale e spaziale

https://i0.wp.com/m2.paperblog.com/i/97/971100/il-museo-dellinnocenza-orhan-pamuk-L-KvNlqm.jpeg
Alcune delle foto:QUI
Il sito ufficiale del museo: QUI