Il museo dell’innocenza – Orhan Pamuk

La mia giornata è iniziata prestissimo: sveglia alle cinque, ho preso il cane e sono uscita a fare una camminata al freddo e al gelo per rinfrescare pensieri che correvano in testa troppo velocemente. Dopo aver fatto un giro, sono rientrata; ho preparato una colazione veloce; acceso il fuoco; e aspettato che rimanessi sola a casa per poter iniziare a scrivere in maniera del tutto calma questa recensione.

Il museo dell’innocenza è un libro di Orhan Pamuk edito da Einaudi nel 2009, ufficialmente pubblicato l’anno precedente.

Premetto che mi ha colpito molto in tutte le sue fasi; sono più di cinquecento pagine che appassionano il lettore in modo altalenante.

Commentando qui e là, e consigliando su vari siti che frequento, ieri pomeriggio, sul tardi, il testo, ho scritto che la sua struttura compositiva è geniale.

Andiamo per sommi capi, cercando di capire il perchè delle mie affermazioni, introducendo in breve la narrazione.

La storia ha come struttura principale l’innamoramento di un uomo di circa trent’anni che sta per sposarsi con una delle più belle donne di Istanbul. Entrambi fanno parte dell’alta borghesia della città e possiedono una nota fama che si rifletterà su testate giornalistiche e di gossip.
Arriverà nella loro vita un terzo personaggio che cambierà le sorti del destino.

Kemal (il ragazzo); Sibel (la donna da sposare); Fusun (la giovane bellissima), intrecciano le loro vite con sotterfugi, amori e situazioni che ognuno di noi ha vissuto, ma che ha nascosto o ha avuto paura di raccontare.

Kemal istaura una relazione con Fusun per quarantaquattro giorni amandosi intensamente in un appartamento del Palazzo della Pietà, in una casa che diventerà parte attiva di un’ossessione che si ripercuoterà per tutto il testo.

Nel frattempo Sibel organizza il suo fidanzamento all’hotel Hilton di Istanbul con tutta l’alta società locale, in attesa di un futuro matrimonio che suggellerà la potenza economica e sentimentale di una giovane coppia rampante.

Tralasciando i dettagli di giornate intense di amore sfrenato, tra una ripetizione di matematica e l’altra, Kemal vive con Fusun momenti straordinari, e si arriverà al giorno della grande festa, con la scoperta di una potente verità. Il padre del protagonista confesserà al figlio di aver avuto un’amante, nascosta a lungo, persa d’improvviso, della quale non riesce a liberarsi, lasciando a lui un paio di orecchini appartenuti a lei, e ceduti poi al figlio.

Come una sorta di prefigurazione, si capisce che il destino di Kemal è segnato. Il suo futuro con Fusun continuerà e diverrà trama portante di tutto il romanzo.

Fin qui niente di strano, se non fosse che la cosa più importante a cui ancora oggi i turchi tengono, sia la verginità di una donna, che una volta scelta, dovrà essere solo tua per tutta una vita. Kemal ottiene entrambe le donne, sfiorendole e generando loro una sorta d’infamia che porteranno addosso per l’intera esistenza.

Fusun, che era cresciuta da bambina nella casa di Kemal, partecipa assieme alla famiglia ai festeggiamenti dei due sposini, facendo innervosire il suo amante durante il corso di balli, e generando esasperazioni, su di un uomo veramente innamorato, in una condizione paradossale, giacché sta chiedendo la mano di un’altra.

Tutto è ambientato in un tempo che parte dalla metà degli anni settanta fino alla pubblicazione di questo libro. A volte il flusso di pensieri non corrisponde all’effettiva lettura. Il narratore si ferma e ci parla, guidandoci e tirando fuori da noi stati ed emozioni che stavamo realmente pensando.

Ti fa rabbia, perchè ti senti manipolata in qualche modo, usurpata e spogliata del tuo vissuto. Allora continui a leggere per capire dove vuole arrivare, e scopri che l’architettura dei capitoletti è una struttura a diario, e ogni paragrafo scritto contiene degli oggetti che hanno vita, perchè raccontano di qualcosa o qualcuno. Ti getti tra le mani delle parole e ti lasci andare al flusso di pensieri che denaturano anche la tua vita, perchè non accetti le scelte di Kemal.

Fusun è scappata via la sera stessa del fidanzamento; Sibel rinuncia a Kemal perchè lui non la ama; Kemal inizia una ricerca estenuante per ritrovare Fusun.

Non ci si può lasciare andare così per una persona che scompare, e quando la ritrovi, si è sposata. Non si può accettare di condividere di passare una vita assieme a suo marito, e alla sua famiglia, nella loro casa, se non si è veramente presi. Non si può scendere così a compromessi rinunciando a ciò che si è solo per qualcosa di così intenso.

 Il finale non lo scrivo perché mi auguro vi abbia incuriosito in qualche modo.

Dico solo che Pamuk non ci porta a leggere una storia inventata, neppure molto romanzata: si fa portavoce di un uomo che ha vissuto, pensato e costruito un museo, custodendo, in una struttura sorta a Istanbul, in viale Çukurcuma, non solo la vita di Fusun e le testimonianze di un’intera città, ma anche dettagli che hanno interessato personalmente lo scrittore, che diventa testimone oculare di un contesto ben più ampio, con l’invito ad attraversare quelle mura, arrivandoci in un viaggio e seguendo le molliche di pane di questi segni lasciatici tra le mani, e raggiunti attraverso i nostri occhi.

Le situazioni non chiare, che ci hanno coinvolto in maniera viva in prima persona, tornano  a galla e vogliono ricostruzione e chiarezza sempre, ne sono convinta.

Assolutamente consigliato.

Frase:
Vivere un momento come un ricordo, considerarlo come una traccia della memoria, conduce a un’inevitabile illusione temporale e spaziale

https://i0.wp.com/m2.paperblog.com/i/97/971100/il-museo-dellinnocenza-orhan-pamuk-L-KvNlqm.jpeg
Alcune delle foto:QUI
Il sito ufficiale del museo: QUI

14 pensieri su “Il museo dell’innocenza – Orhan Pamuk

  1. Ecco, mi hai fatto tornare in mente questo libro e fatto venire in mente che dovrei leggerlo, finalmente.
    Il fatto è che ce l’ho in inglese e per quanto sia ferrata con l’inglese scritto, la mia pigrizia scivola sempre verso la pagina italiana. Ma avendolo in inglese per principio non lo comprerò in italiano (son contorta, sì.)
    Insomma, a quanto pare comunque è ora.
    Bella bella recensione.

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  2. Amo Pamuk, e la tua recensione di questo libro mi ha decisamente incuriosito. A volte però ho l’impressione che il suo modo di rappresentare le donne sia un po’ semplicistico (in mancanza di una parola migliore)…

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    1. Si, ma credo che sia proprio una questione culturale. Alla fine in questo libro si spiegano molti perchè, tante differenze con la nostra cultura occidentale. La stesso museo nasce con chiari intenti, che sono spiegati poi alla fine del libro, e che non puntano a rendere il luogo una sorta di struttura “fast food”, ma un qualcosa che testimoni la città, nella sua totalità, ma anche la propria appartenenza, perchè ti fa innescare mille aspetti leggendoli.
      Ma solo così puoi capire ciò che dico. Te lo consiglio caldamente.

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  3. grazie per la menzione; e magari può interessare qualche altro intervento sul museo e sul suo catalogo appena uscito (parte integrante del progetto di Pamuk: romanzo-catalogo e museo):
    http://istanbulavrupa.wordpress.com/2012/04/30/il-museo-dellinnocenza-di-orhan-pamuk-articolo-completo/
    http://istanbulavrupa.wordpress.com/2012/11/22/linnocenza-degli-oggetti-di-anna-rita-severini/
    http://www.zingarate.com/network/istanbul/linnocenza-degli-oggetti-di-orhan-pamuk.html

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