La grande immagine. Forme dell’arte di propaganda maoista #atri #museocapitolare #mostre [#recensioni]

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È stata inaugurata più di un mese fa e terminerà il 1 dicembre 2019 la mostra intitolata: La grande immagine. Forme dell’arte di propaganda maoista a cura di Astrid Narguet, Lucilla Stefoni, Filippo Lanci. Si tratta di una raccolta di arazzi cuciti dalle donne cinesi ai tempi della Rivoluzione Culturale (1976 – 1976), frutto di un pensiero organico che racconta l’estetica, l’ortodossia e la politica di quell’immaginario posto in dialogo con la collezione di arte sacra del Museo Capitolare di Atri, in provincia di Teramo, in Abruzzo.

Lo spazio si è trasformato in una fabbrica sul pensiero che indaga le immagini contemporanee. L’osservazione permette di individuare i processi che hanno accompagnato la costruzione del sacro attorno alla figura del personaggio politico di Mao Tse-Tung. Lo scopo è comparare e scovare – se esistono – codici linguistici che accomunano l’iconografia religiosa occidentale a quella del sistema di celebrazione e ritualità comunista.

La sera del vernissage sono stati evidenziati alcuni processi che distinsero le realtà storiche e ideologiche russe o cubane, di come l’apertura maoista abbia dato possibilità per una maggiore emancipazione alle donne, ma anche come la costruzione della raffigurazione di Mao sia stata segmentata tra vita, relazione con il popolo e le masse in generale.

Interessante è stato sapere come la comunità locale atriana abbia risposto alla mostra e alla chiamata del museo attraverso la partecipazione nella fase della preparazione.

A parer mio, i curatori non impongono una ideologia o la scelta di adesione a uno dei due contesti interrogati; l’allestimento e il modo di fruizione del percorso sollevano occasioni di riflessione; ricercano e connettono ciò che è stato nel passato, ciò che è nel presente, qualcosa di forte comune ai culti nella costruzione delle immagini. Il percorso è libero e strutturato su più piani del museo. Sono stati coinvolti anche due artisti contemporanei: Yao Lu e Wang GuoFeng.

La mostra è visitabile fino al 1 dicembre ai seguenti orari:
dal venerdì alla domenica, 10.00-12.00/15.30-17.30

MUSEO CAPITOLARE DI ATRI
via dei Musei, 15, Atri (TE)
085 8798140
museocapitolare@teramoatri.it.
FB: Museo Capitolare di Atri

 

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The imitation game – Morten Tyldum

amore, cinema, film

Ho avuto una proposta di collaborazione per un progetto, ieri, e sono molto felice. Dopo una nottata agitata per via di un dolore lancinante che mi ha disintegrato un fianco, oggi, ero più arzilla che attenta, tanto che ho collaborato con l’artista in felicità bestemmiando discretamente accanto al fuoco.

Sono qui per parlare di un film che ho visto in prima visione su Sky, ieri sera. Sto guardando tutte le produzioni uscite lo scorso anno, in attesa di andare al cinema per lasciarmi ispirare da altro.

The imitation game mi è piaciuto molto. Nel suo finale penso di aver pianto 5 minuti abbondanti, tanta l’emozione.

La storia narra le vicende di Alan Turing, un giovane matematico suicida inglese che ha dato forma a quello che comunemente chiamiamo computer.

Non ero a conoscenza della sua vita e di chi fosse, ma cio’ che cattura l’attenzione del lavoro non è il punto di vista che viene offerto nelle azioni di spionaggio e manipolazione di governi superiori, gli Stati al comando, che si usano e scarnificano a vicenda, quanto la natura dell’amore che ha guidato Alan Turing (Benedict Cumberbatch), nella sua vita, in un dialogo sospeso con chi non poteva più, portato avanti nella ricerca e con azioni che non possono essere sottratte al regolare flusso delle cose e dei periodi.

Siamo allo scoppio della seconda guerra mondiale – momento in cui è ambientata l’intera storia, in una Inghilterra in cui gli omosessuali sono visti come pervertiti da condannare – i tedeschi hanno una sistema di codificazione dei messaggi denominato Enigma, una macchina che manda cifre precise in determinati punti del giorno. L’Inghilterra è chiamata a rispondere, a scoprire cosa fanno i nemici coi migliori matematici a disposizione. Tutto il film ruota attorno a questa ricerca.
Si tratta di una osservazione che mostra tutte le umiliazioni subite dal protagonista. Una violenza privata che si traspone e corrisponde agli atti pubblici compiuti da uno o piu’ Stati nei primi anni quaranta. Un male, che non fa differenza, che rende cinica e imperterrita ogni abilità, affinché si possa arrivare a costruire un gioco in grado di dar senso a qualcosa, la vita e la vittoria.

Sono sempre convinta che la propria deviazione sia la chiave di risoluzione ai problemi. L’essere diversi, avere una predisposizione più lontana dal fare solito, rispetto a chi è ritenuto normale, è un vantaggio per manifestare l’urgenza, la richiesta, una necessità. E’ nell’interpretazione dei messaggi che viene assegnata a ognuno di noi la ricerca delle persone, quelle che possano spronarci, supportarci e capirci, e non è tanto diversa dai codici combinatori di Enigma. Esiste una soluzione a tutto, ma esiste la logica che crea distanza ed esecuzioni, sulla quale, tante volte, bisogna tacere, poiché tanti sono i pregiudizi e le vicissitudini che si innescano se si parla, ci si esprime per sé e per gli altri, nonostante le evidenze giuste. Il silenzio diventa un vantaggio, ma anche un pericolo, poiché un errore puo’ tradire molte cose.

Anche Turing era un narcisista, è la stessa Kira Knightley (Joan Clarke) a dirlo, manifestarlo e rintracciarlo, perché lo è anche lei. E’ lei, colei che capisce e non rinuncia a lui, neppure quando viene dichiara la sua identità sessuale con una mostruosità tale da sfociare in una freddezza glaciale, asettica, di insensibilità viscerale.
L’intero progetto, quindi, cela questo: la necessità di essere amati e la forza di un amore che – negato, sottratto o perso – possa trasformare la propria impellenza in una risorsa stratosferica che oggi permette di digitare questo messaggio su questo blog, nonostante le intimidazioni, la vergogna o addirittura disonore per una intera nazione.

“A volte sono le persone che nessuno immagina possano fare certe cose, quelle che fanno cose che nessuno può immaginare.”