Non superare le dosi consigliate ph. Amalia Temperini

Non superare le dosi consigliate – Costanza Rizzacasa D’Orsogna #libri [#recensioni]

amore, attualità, comunicazione, costume, cultura, Donne, gossip, leggere, libri, Narcisismo, salute e psicologia, social media, società, vita

Matilde ha 46 anni. È la protagonista del libro “Non superare le dosi consigliate” di Costanza Rizzacasa D’Orsogna (Guanda, 2020).

Ha un fratello, ha un padre. Perde la madre. Ha amato Filippo, uno dei tanti Filippo che incontriamo ogni giorno noi donne per strada, che accogliamo nelle nostre vite per abitudine, con l’idea che sia il prescelto, l’uomo da amare per tutta la vita. Modello discendente diretto del padre.

Il romanzo è devastante. Racconta a ritmi spietati l’obesità, l’anoressia, combattere con l’accettazione di sé; mostra un rito di iniziazione alla vita come se si fosse in un classico romanzo di formazione, con la differenza che qui la protagonista è donna.

Si parla di binge eating, di medicine, tante medicine, di società. Cosa vuol dire stare in America quando sei la migliore e quando non lo sei più? Cosa vuol dire ritrovarsi in Italia quando la tua anima ha fame? Non si tratta di bisogno di mangiare, ma colmare il vuoto della paura quando la necessità di nasconderti è più forte di ogni cosa; quando ammettere che l’amore dei propri genitori è una atrocità da rimodellare assieme alla liberazione di un senso di colpa di matrice cattolica, votato alla punizione.

La scrittura è vomito. L’autrice avvolge il lettore in una analisi spietata di tutte le componenti che incontra, le seziona con un punto di vista analitico e senza mai esprimere una emozione definita. Si è in un vortice. Chi legge è vittima, chi legge è complice. È una lacerazione di un’anima dalla quale è difficile distaccarsi, un modello culturale da sradicare che tutti facciamo finta di non riconoscere.

Un mio vecchio professore di lettere ha sempre raccomandato che in una lettura critica non è mai corretto tenere conto del vissuto dell’autore. In questo caso però è difficile.

Se hai un problema di anoressia vai curata, se hai un problema di obesità vai denigrata. Non è forse la verità?

Costanza Rizzacasa D’Orsogna
Non superare le dosi consigliate
Guanda, 2020

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Stig Dagerman #libri #iperborea #pointofview [#recensione]

cultura, giovedì, leggere, libri, poesia

L’incontro con la lettura di Stig Dagerman nasce casualmente grazie a una chiacchierata scambiata su facebook dove una cara amica mi introduceva a Iperborea, una casa editrice italiana e indipendente con sede a Milano, fino a quel momento sconosciuta. Tra le cose più interessanti che ho trovato sul loro sito: la specializzazione in letteratura nordeuropea, la possibilità di avere conoscenze su corsi di lingua scandinava e i formati dei libri del tutto particolari con una grafica che rimanda piccole opere d’arte pittoriche.

Ho scelto Stig Dagerman dopo aver consultato il catalogo dei loro autori. Incisivo è stato il rimando a Albert Camus e Franz Kafka. Di questi ultimi ho pensato al sentimento di straniamento, e sulla base di questa sensazione ho fatto miei Il nostro bisogno di consolazione (1991) e Perché i bambini devono ubbidire?  (2013). Testi brevi, intensi, radicali, la cui base è dotata di un senso di durezza autentico. Riflessioni educative di uno scrittore poeta anarchico, morto suicida all’età di 31 anni, cresciuto coi nonni, tradito dai suoi genitori, venuto su in un momento storico che vedeva l’ascesa dei totalitarismi più bui d’Europa. Una persona che in un racconto intitolato Il serpente (1945) faceva esprimere al suo personaggio di punta anticipazioni su momenti che dovevano ancora arrivare:

La tragedia dell’uomo contemporaneo è che non osa più avere paura. Questo è pericoloso, perché ne deriva che grado a grado sarà costretto a smettere di pensare“.

Stig Dagerman Il nostro bisogno di consolazione (1991), Perché i bambini devono ubbidire? (2013) Iperborea, Milano ph. Amalia Temperini

 

Il nostro bisogno di consolazione si apre con l’ultima poesia lasciata prima della sua morte. Cinica, difficile da accettare, un moto aspro, dichiarato e denunciato (Attenti al cane, 1954). L’intero testo è pervaso da riflessioni che mettono al centro il tempo, unità di misura che gestisce la ripetizione e la produzione nella ricerca/conflitto nel riconoscimento di diritti e doveri, pubblici e privati.

Perché i bambini devono ubbidire? è, invece, una raccolta di racconti dove l’argomento cardine è il giudizio. Apre a una riflessione verso se stessi e gli altri. Pone il prossimo in relazione alle nostre esistenze, un capro espiatorio per difendere l’immaturità intrinseca dell’essere umani. L’attenzione principale è sul verbo dovere, servile per eccellenza, nel quale si cresce invischiati e dal quale è difficile districarsi in tutta la fase di avvicinamento a un’età adulta. Tra le parti più belle, il volo che compie nel momento in cui lega Swift a Kafka, per comprendere armonia e libertà.

 

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Stig Dagerman

Il nostro bisogno di consolazione (1991)
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Perché i bambini devono ubbidire? (2013)
http://amzn.to/2EjpzrY

Iperborea, Milano
www.iperborea.com

JP – S.

arte, cinema, film

“La sua bricconeria è candida, spontanea, del tutto generosa, altrettanto sincera quanto il suo amore della virtù. E quando ha tradito ben bene i suoi benefattori e i suoi amici, si volge indietro con gravità verso gli avvenimenti per trarne la morale. Non ha mai pensato di aver il minimo diritto sugli altri, né con gli altri ne abbiano su di lui: i doni che la vita gli fa li considera ingiustificati e gratuiti. Si attacca fortemente a tutto, ma se ne distacca facilmente. E le sue lettere, le sue opere non le ha scritte lui: se le è fatte comporre dallo scrivano pubblico.
Solo che, se è per giungere a questo, sarebbe meglio che scrivessi un romanzo sul marchese di Rollebon”.

In questa citazione, in sequenza:
Narcisismo (virtù/peccato)
Tradimento
Menefreghismo
Giudizio
Ingratitudine
Ossessività
Possessività
Incapacità
Svelamento

Ho conosciuto una persona così.

Da Sartre, a Andrei Tarkovskij, l’utilità della vita in risposta con questa frase che ammazza tutta la lista precedente.

“La libertà non ci serve se voi non avete il coraggio di guardarci in faccia”.