Sembrava bellezza. E lo è? Ho letto l’ultimo di Teresa Ciabatti #libro [#recensione]

Che ruolo ha il narratore nell’ultimo libro di Teresa Ciabatti?

Se guardo gli appunti che ho preso, sistemato per scrivere questo articolo, posso dire che è uno dei personaggi che più ha invalidato la lettura di Sembrava Bellezza (Mondadori, 2021).

Si, ho usato proprio quel termine: invalidato. Più volte sono entrata in crisi, sentita menomata e manipolata da chi racconta una storia intrecciata in una serie di racconti di fiction e autofiction in cui è difficile destreggiarsi per capire che ruolo si ha in questa vicenda.

Le sezioni sono due, e in ognuna si avverte un cambio nella scrittura dell’autrice che raggiunge punte di profondità altissime in verità che sono mistificate, corrotte e interrotte in un fare continuo che nasconde una serie di drammi lacerati nella paura.

Noi, i lettori, i detrattori – o come direbbe Tommaso Pincio – i muri – in che zona di questi di queste dimensioni ci collochiamo? Io dov’ero? Dove eravamo tutti? perché siamo chiamati alla data del 28 maggio?

È esistita la mia possibilità di scelta? Sono in una inchiesta? Anche io sono in quella botola? A quale generazione appartengo?

La figura che mi ha guidato sembra parlare a un pubblico in apparenza indistinto. C’è chi può guardare il lato umano della vicenda, chi il lato scaltro e sadico, chi, a un certo punto, rigettare tutto e dire che ricorda le macchinazioni di Dostoevskij. Non ti è permesso, come al solito è la Ciabatti che decide, anticipa la tua caduta e dichiara in modo esatto quello che hai pensato.

Allora questo libro è una regia dove le vicende passano in secondo piano, il senso della vergogna è marcato, il valore della colpa si manifesta e ti annega.

Si entra in un meccanismo nevrotico di giudizio in cui tutto è calcolato al dettaglio con la consapevolezza che molto di quello che si è creato è una grande menzogna, una architettura perfetta, almeno nei termini in sono poste le vicende.

Che ruolo ha avuto la TV nel nostro immaginario? Che impatto ha la vicenda di Emanuela Orlandi negli anni a cavallo tra i ’80, i ’90 e oggi, in Italia? E perché i bambini, gli adolescenti, sono icone? Biondi, belli e senza peccato. Come mai chi scompare è sempre speciale? Che fine hanno fatto quelle cassette registrate? E le merendine che spuntano all’improvviso? La chiazza lasciata a terra in quella stanza? Cosa vuol dire essere amici? Cosa vuol dire provare invidia? Che impatto ha un desiderio del passato? La vergogna?

I simboli, le allegorie, coinvolte da Teresa Ciabatti hanno un grande ruolo da sempre. Se in passato la gallina o un coccodrillo rappresentavano qualcosa a cui agganciarsi per non perdere l’innocenza, in questo quadro di ricordi melanconici falsati, di proiezioni continue, di sostituzioni di pensiero, cigni e farfalle riempiono e creano una poesia nel rapporto conflittuale che lega una madre a una figlia.

Chi combatte, su cosa è meritevole di essere riconosciuto? Chi è visibile, a quale esercizio di pressione è sottoposto nel dare o trovare risposta?

Perché le donne si consumano?

Se in La più amata la bambina gridava  come una forsennata dalle scale di quella villa toscana e in Matrigna era posta in un angolo alla perdita del fratello. La protagonista di oggi chi è? 

A me viene da dire una persona che ha molto coraggio.

A tutte le altre domande che ho elencato non è giusto dare risposta, non voglio assumermi questa responsabilità. Sarei allo stesso livello di chi ha provato a imbrogliarmi con la sua scrittura in ogni pagina. Per questo ho scelto di non fare nessun riferimento concreto ai fatti narrati.

Voglio rimanere solo una lettrice: la sua.

***
Sembrava bellezza
Teresa Ciabatti
Mondadori, 2021
***

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