Romeo e Giulietta #sergeipolunin #verona [#eventi]

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È passato più di un mese da quando sono andata a Verona. La scelta è avvenuta a luglio, nel momento in cui ho visto che erano disponibili i biglietti per la prima mondiale di Romeo e Giulietta con protagonisti Sergei Polunin e Alina Cojocaru.

Mi è successo pochissime volte negli ultimi anni di acquistare di getto un biglietto per uno spettacolo, come anche pensare di viaggiare da sola per il piacere di vedere qualcosa per il mio interesse senza traghettare qualcuno nell’oblio di evento di danza classica. Ho scelto di andare per per premiarmi di un traguardo raggiunto che per anni è stata una trappola. Ho capito che, in questi casi, un viaggio in solitaria, dopo una grande fine, permette di stabilire i propri equilibri, le proprie necessità, capire anche dove si può migliorare nell’adattarsi ai luoghi e alle nuove conoscenze.

Molte cose sono avvenute quel giorno, una delle più belle è stato arrivare al B&B e scoprire che la mia stanza non aveva la chiave. In pratica è accaduto che dopo una trattazione che è iniziata via web, sono scesa di prezzo col proprietario e ho dormito in un ambiente con bagno privato nel suo appartamento personale. Quello che mi ha trattenuto dalla fuga è stato l’alto punteggio dei feedback on-line sulla serietà del luogo, ma soprattutto la fiducia che in certi momenti scopro di avere ancora nei confronti del genere umano e della sua pulizia.

Tornando al tema di questo articolo, dico che visto milioni di volte il film di Buzz Lurhmann, altrettante quello di Franco Zeffirelli, studiato per il teatro la tragedia shakesperiana su vari volumi con doppia traduzione; visto dal vivo rappresentazioni minori. La curiosità di percepire con i miei occhi quanto due ballerini sarebbero riusciti a compiere su una storia così tormentata, nella nostra contemporaneità, rafforzata dalle musiche di Sergei Prokofiev è stata tanta a spingermi ad andare proprio nella città dove l’opera originale è stata ambientata dall’autore attorno al 1300.

Romeo e Giulietta di Johan Kobborg è stato uno spettacolo essenziale; a rafforzare il senso di contemporaneità il minimalismo della scenografia pensate dall’artista David Umemoto.

Nel mentre sono sorte tante questioni attorno a questo incontro culturale. Sergei Polunin è stato tacciato di omofobia per alcune sue dichiarazioni inappropriate sul mondo Gay – LGBT, cacciato dall’Opera di Parigi lo scorso febbraio per tali motivi. Mi ha fatto molto riflettere la sua posizione di appoggio a Putin e durante il mese di attesa della visione mi sono chiesta se fosse giusto, per la mia etica, partecipare.

Alla fine ho fatto una semplice supposizione: non condivido le dichiarazioni dell’artista, ma apprezzo il suo temperamento e la sua bravura, riescono a trasmettermi qualcosa che accrescere l’umanità. In che modo le sue posizioni avrebbero plagiato la mia visione del mondo e come avrei fatto a valutare se non avessi partecipato? E in che modo sarei corrotta?
Lo spettacolo è stato assistito da circa 10 mila persone paganti che hanno applaudito per circa 15 minuti. L’entusiasmo, nell’attesa dell’evento, è stato altissimo fino alla fine, dove io in molti hanno chiamato i ballerini a gran voce per vederli uscire di nuovo, tanta era l’emozione trasmessa.

A questo punto occorre altro?

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VARIAZIONI SULLA DURATA 24 ore di performance e di incontri con il pubblico A cura di Maurizio Coccia 18 maggio 2017 dalle ore 20.00 | Spazio VARCO | L’Aquila Fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

VARIAZIONI SULLA DURATA. 24 ore di performance, 18 – 19 Maggio, V.AR.CO – L’Aquila #pubblico [#arte]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, CS, cultura, danza, eventi, mostre, politica, teatro, turismo, viaggi

VARIAZIONI SULLA DURATA
24 ore di performance e di incontri con il pubblico

A cura di Maurizio Coccia

18 maggio 2017 dalle ore 20.00
fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

| Spazio VARCO | L’Aquila

 

Il 18 maggio 2017 alle ore 20.00, presso SpazioVARCO a L’Aquila, inaugura “VARIAZIONI SULLA DURATA”24 ore di performance e di incontri con il pubblico fino alle 20.00 del 19 maggio 2017.

L’iniziativa è ideata e curata da Maurizio Coccia con la collaborazione e la partecipazione di Margherita Morgantin, Italo Zuffi e Andrea Panarelli.

Le performance vedono la partecipazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti de L’Aquila. Interverranno inoltre relatori provenienti da diversi ambiti professionali che porteranno la loro testimonianza sul tema della durata nella loro attività.

“(…) Nel contesto aquilano, credo che il linguaggio artistico più adatto sia la performance. Intanto ci risparmia l’estetica pornografica delle rovine. Poi, è una pratica inflessibile. Non ammette ripensamenti. Ciò che è fatto, è fatto. Infine si fonda su tre modalità espressive ormai diventate, in città, categorie esistenziali: precarietà, instabilità, imprevedibilità.

Allo spazio VARCO, da tempo, si sta svolgendo una guerra incruenta. Una serie di battaglie pacifiche vi sta avendo luogo. Lì, l’arte e la cultura si giocano la partita fronteggiando numerose avversità. Perché non è nato con una vocazione espositiva. Non è facilmente raggiungibile – né visibile – circondato com’è da cantieri. Non c’è riscaldamento. Non c’è corrente elettrica. Mancano, in sintesi, i requisiti minimi per qualunque, dignitosa, attività pubblica.

Eppure, VARCO è lì. Esiste. Alieno da ogni patetismo si propone strenuamente quale paladino della cultura contemporanea. Nonostante le polveri sottili, i ponteggi e la metafisica sospensione della vita nel centro storico, la sua attività è continua, dura. Qui sta il nodo centrale. Il concetto di durata è il fulcro intorno al quale gira l’idea. Durata come persistenza e resistenza. Certo. Ma non solo. La durata riguarda anche all’autonomia del generatore che garantisce la corrente elettrica. È il simbolo dell’energia. Parallelamente metafora e significato letterale di sussistenza. Di sopravvivenza. Da lì alla maratona, il passo è stato breve. È una formula valida sia come mezzo sia come fine.

Ventiquattr’ore di azioni artistiche. E relatori eterogenei. Momenti conviviali. Musica. Studenti. Curiosi. Cittadini. Un fluire ininterrotto. A dare il ritmo, il rifornimento del generatore. Gli eroi della normalità, così, possono ballare sulla faglia.” (dal testo critico “Ballando sulla Faglia” di Maurizio Coccia)

VARCO verdiartecontemporanea è uno spazio che apre ad una dimensione contemporanea in un contesto precario e transitorio nel centro storico de L’Aquila. Il progetto VARCO è sostenuto dalla Fondazione Carispaq, Raffaelle Panarelli, Melfi Costruzioni, Metania, dalla asd MACO L’Aquila C5 e Art Cafè L’Aquila come sponsor tecnico.

 

VARIAZIONI SULLA DURATA 24 ore di performance e di incontri con il pubblico A cura di Maurizio Coccia 18 maggio 2017 dalle ore 20.00 | Spazio VARCO | L’Aquila Fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

 

INFO

VARIAZIONI SULLA DURATA
24 ore di performance e di incontri con il pubblico

Ideazione e cura: Maurizio Coccia
Con la collaborazione di: Margherita Morgantin, Italo Zuffi, Andrea Panarelli
e con la partecipazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila

Dalle ore 20.00 del 18 maggio 2017 fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

Ingresso gratuito

Spazio VARCO verdiartecontemporanea
Via Giuseppe Verdi 6/8 L’Aquila
spaziovarco@gmail.com
www.v-ar-co.com

Press Office
Roberta Melasecca
Architect/Editor/Pr

roberta.melasecca@gmail.com
349.4945612
robertamelasecca.wordpress.com/
*Comunicato stampa

Death and Romance in the XXI Century A cura di: Maurizio Coccia http://www.palazzolucarini.it/

FRANKO B – Death and Romance in the XXI Century, Palazzo Lucarini Contemporary | Trevi (PG) #savethedate #opening [MOSTRE]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, turismo, viaggi

FRANKO B
Death and Romance in the XXI Century

a cura di Maurizio Coccia

@ Palazzo Lucarini Contemporary,
Trevi (PG)

Dal 3 settembre al 27 novembre 2016


Dal 3 settembre 2016
, Palazzo Lucarini Contemporary ospiterà Death and Romance in the XXI Century, un articolato progetto di Franko B, il noto artista italiano d’origine ma da anni residente a Londra, diviso in tre sezioni.

Laboratorio / Workshop Death and Romance. A Journey Through the Personal, the Political and the Poetic. A Workshop with Franko B Artista tutor: Franko B A cura di: Maurizio Coccia -http://www.palazzolucarini.it/Dal 29 agosto al 3 settembre 2016 si svolgerà “Death and Romance. A Journey Through the Personal, the Political and the Poetic. A Workshop with Franko B”, un laboratorio internazionale sulla performance che punta a mettere in contatto la radicale esperienza performativa di Franko B con l’habitat trevano. Punto d’incontro inedito per sviluppare temi e tecniche personali, il contesto rurale e la sua apparenza bucolica, saranno il reagente per un percorso formativo di estremo rigore e solidità metodologica. A fine corso i partecipanti presenteranno pubblicamente i risultati del tirocinio nel Chiostro della Pinacoteca di Trevi il 3 settembre 2016 alle ore 18.00. I partecipanti al workshop sono: Öykü Aras, Sophie Barnett, Petr Davydchenko, Francesca Fiordelmonte, Astrid Gnosis, Matthew Harrison-Lor, Sarah Hiulius, Håkan Stergos Machlis, Silvia Mantellini Faieta, Christina Novakov-Ritchey, Dew Kim, Claudia Palazzo, Colette Patterson, Aarin Purple, Gianluca Quaglia, Emanuela Zedda

Franko B Death and Romance in the XXI Century A cura di: Maurizio Coccia - http://www.palazzolucarini.it/Il 24 settembre 2016 alle ore 19.00 a Palazzo Lucarini sarà inaugurata Death and Romance in the XXI Century, la prima mostra personale di Franko B in uno spazio istituzionale italiano dal 2010. Sarà esposta la sua
produzione più recente e appositamente realizzata per l’occasione: grandi sculture metalliche e statuaria (apparentemente) classica; teli ricamati e neon. Vi troveranno spazio tutti i temi cari all’artista: l’amore, il rispetto per la diversità, l’onestà, il disprezzo per le convezioni borghesi, l’insofferenza per l’ipocrisia del clero e della classe politica, antagonismo e pragmatismo, passione e lucidità. Insomma, tutte le contraddizioni dell’arte e del genere umano. La sintesi compatta e potente di un percorso pluridecennale e coerente.

Mostra Collettiva Forms & Object - A cura di: Franko B - http://www.palazzolucarini.it/All’interno della mostra, poi, Franko B svilupperà un progetto collaterale, Forms and Object: una mostra collettiva, da lui personalmente curata, dedicata ad alcuni artisti di varia provenienza. Eterogenea nei linguaggi e nelle scelte formali, la mostra è più lo specchio del gradimento estetico dell’artista che un progetto curatoriale “a tema”. Un modo insolito di vedere come l’immaginario creativo di un artista – le sue ossessioni, il suo repertorio formale – possa essere diverso dal suo “gusto”. Gli artisti invitati sono: Andrea Abbatangelo, James Bullimore, Marco Cingolani, Sebastiano Dammone Sessa, Giuseppe Lana, Andrea Marcaccio, Marco Paganini, Thomas Qualmann, Annalisa Riva.

 

Franko B è nato a Milano e si è trasferito a Londra nel 1979. Ha studiato belle arti al Camberwell College of Arts nel 1986-87, al Chelsea College of Art nel 1987-90 e alla Byam Shaw School of Art nel 1990-91. Nel 1990 ha incominciato a lavorare in campo artistico utilizzando il video, la fotografia, le performance, la pittura e la scultura mescolando vari media. Ha realizzato delle performance al Tate Modern, all’ICA, alla South London Gallery, a Beaconsfield, a Città del Messico, Milano, Amsterdam, Copenhagen, Madrid e Vienna. Le più recenti performance sono state eseguite dall’artista al London’s Great Eastern Hotel e al Tate Liverpool. Il suo lavoro è presente in molte collezioni pubbliche e private, tra cui la Tate Permanent Collection, il V&A Museum, la collezione permanente della città di Milano. Ha tenuto lecture alla St Martins School of Art, DasArt, New York University and the Courtauld Institute of Art, e al Royal College of Art a Londra. E’ stato oggetto di due monografie: Franko B (Black Dog Publishing 1998) e Oh Lover Boy (2001). E’ professore di scultura all’Accademia di Belle Arti di Macerata dal 2009.

 

Informazioni:

Franko B
Death and Romance in the XXI Century

A cura di: Maurizio Coccia
Coordinamento editoriale: Mara Predicatori
Segreteria e logistica: Associazione Culturale “Palazzo Lucarini Contemporary” Trevi (PG)

Inaugurazione: 24 settembre 2016 ore 19:00
Fino al 27 novembre 2016

Dal venerdì alla domenica dalle ore 15:30 alle 18:30.
Ingresso gratuito.

Palazzo Lucarini (logo) - http://www.palazzolucarini.it/

Centro per l’Arte Contemporanea “Palazzo Lucarini Contemporary”
Via Beato Placido Riccardi, 11 – Trevi (PG)

 http://www.palazzolucarini.it/

Ente patrocinatore: Comune di Trevi
Con il sostegno di: Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno
Sponsor tecnico: Azienda Agricola Cantina Ninni – Spoleto

Comunica_Desidera_di Roberta Melasecca (logo)

PRESS OFFICE
Roberta Melasecca Architect/Editor/Pr

roberta.melasecca@gmail.com / 349.4945612
robertamelasecca.wordpress.com
www.comunicadesidera.com

 

*Comunicato stampa

flow. flew. flaw. di Giovanni Paolo Fedele #recensione

arte, arte contemporanea, artisti, mostre, recensioni arte, turismo, viaggi

E’ così che ci si affeziona ai luoghi, si va per conoscere cose nuove,  incontrare persone lontane dai vernissage, che hanno qualcosa da raccontare, che vada al di fuori del sistema dell’arte.

V.AR.CO - verdiartecontemporanea - official logoMartedì 3 maggio sono stata a L’Aquila, avevo voglia di andare a trovare i ragazzi di V.AR.CO – verdiartecontemporanea (Andrea Panarelli, Paola Marulli, Sara Cavallo). Il loro impegno sta costruendo un microsistema culturale fiorente, intelligente, dinamico, in un contesto impraticabile da ogni punto di vista. Una città terremotata, che combatte per risanarsi, che ha una necessità costante di stimoli e contaminazioni esterne.
V.AR.CO spinge a una apertura che è la sua crepa, e trae da lì la sua forza, in una luce che già alla sua terza mostra permette di delineare un profilo vincente, beneaugurante, a tutela di ogni professionista che abbia una autentica vocazione rivolta a fare di questo mestiere un percorso onesto, chiaro e convinto.


Locandina - Flow. flew. flaw. di Giovanni Paolo Fedele (manifesto)Flow. Flew. Flaw
è la prima mostra personale di Giovanni Paolo Fedele (Pescara, 1993), a cura di Alberta Romano – una giovane storica dell’arte pescarese, membro attivo di T-space a Milano.
Il progetto ha un’idea semplice ma allo stesso tempo complessa, reticolata e articolata. Ci si trova di fronte a un vero e proprio meccanismo di concatenazioni che abbraccia performance, installazione site-specific, racconto scientifico e fantastico, focalizzato nella centralità dei rapporti umani, estetico, studiato nelle sue diverse angolazioni, prospettive e gradazioni. Si parte da uno scritto, Aequilibrium, sviluppato dall’artista – il motore teorico di tutto – che trasforma l’ambiente in una viva e ramificata sospensione, con nodi e sentieri precisi, che invogliano a una conoscenza, a qualcosa sempre più da approfondire.

Prima di andare a scoprire – sapere in realtà chi fosse Giovanni – ho deciso di spulciare il suo profilo professionale e valutare se quest’ultima ricerca fosse coerente con quelle sviluppate in precedenza, fili, insomma, che lo connettessero alla sua filosofia odierna; ebbene, non ho trovato solo questo, ma costanti germinali che si uniscono ai vecchi lavori, opere tracciate, designate in temi precisi: individualismo, sfida, disorientamento, protezione e fiducia. Giovanni viaggia tra il bisogno di perfezione e la ricerca del desiderio, ma con questi due aspetti combatte pur di non perdere le fragilità delle sue linee guida.
Flow. flew. flaw. di Giovanni Paolo Fedele, dettaglio mostra. Photo Credit: Ela Bialkowska - OKNOstudio Photography

Piedi a terra, sguardo in alto, protezione verso i condizionamenti, Giovanni Paolo Fedele sospinge la sua ricerca all’errore, lasciandosi plasmare (anche) da una letteratura mirata e costruttiva – ad esempio, assieme a me, si è parlato a lungo del Puer Aeternus di James Hillmann. In quello che vuole, l’artista cerca di trasmettere quanto lui si esponga all’altro, tramite gli oggetti, le cose e la gente, negli incontri, negli scambi, pur di provare sentimenti ed emozioni proprie e pertinenti (forza, umiliazione, senso di impotenza, volontà, fallimento), in tutto questo, lui, continua a guardare aldilà: un oltre che lo incoraggia alla stasi dell’equilibrio.

Photo Credit: Ela Bialkowska - OKNOstudio Photography

Per scelta personale rifuggo dalla performance, ma in questa condizione, e in tali movimenti di linguaggio, posso dire di aver attraversato, con la vivacità dei miei stessi occhi, due corpi fondersi silenziosamente in uno sguardo, in totale armonia, che entravano in simbiosi nell’esatto momento in cui ero concentrata a capire dove volessero arrivare mentre erano agganciati sulla loro potenza di essere umani vivi e in pieno contatto. Tutto, assieme alla straordinaria comprensione e dinamicità della mente, della concentrazione, di come ognuno di noi ha la tendenza a crollare o cedere per un dettaglio che a conti fatti rappresenta il niente, quel focalizzarsi sulla perfezione che fa precipitare l’intero apparato nella sua mancanza di presenza, quando si perde la visione d’orizzonte dell’altro con l’altro.

Marina-Abramovic-Rest-Energy-with-Ulay-1980.-Courtesy-the-Artist-and-Lisson-Gallery (presa dal web)Gli incontri che ho visto – e che Giovanni cerca di raggiungere, offrendosi, donandosi, con la sua pacata tranquillità – sono legami che rimandano a un immaginario artistico importante – imponente – per chi è del settore (Marina Abramovic – Ulay), ma in Flow. Flew. Flaw non c’è fagocitazione, non c’è narcisismo, quanto rispetto viscerale di accoglienza, distanza di attesa e meditazione, congiunzione e fusione.

Ho avuto la possibilità di osservare tre processi in azione (una ragazza, una donna e un ragazzo), e nel momento in cui sono arrivata all’incontro, erano presenti anche gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila con la loro docente e artista Bruna Esposito. Insieme, in religioso silenzio, osservavamo e mettevano in pratica lezioni pratiche di riflessione in un processo e perfezionamento artistico fuori dal contesto di un’aula di studio.

Questo scambio è stato per me un continuo dichiarare il proprio abbandono con valore poetico di resistenza e impagabile resilienza.

Una performance, replicabile, mantenuta attiva fino al 6 maggio, tutti i pomeriggi, con Giovanni Paolo Fedele che ha assicurato la sua presenza per una settimana, e che ha garantito a V.AR.CO un punto a suo favore: un passo ulteriore nella fase di ricostruzione della città, della propria credibilità, attraverso una zona franca, di produzione e creazione utile, accessibile, di grande professionalità.

Per il fotoracconto della mia esperienza:

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Informazioni utili:

Flow. flew. flaw.  di Giovanni Paolo Fedele
a cura di Alberta Romano
Fino al 27 maggio
Venerdì, sabato e domenica dalle 17 alle 20
@ V. AR.CO – verdiartecontemporanea –
Via Verdi 6/8, L’Aquila
www.v-ar-co.com

Ingresso gratuito

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Photo Credit:
Ela Bialkowska – OKNOstudio Photography

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L’Armonia di Emanuela Barbi

arte, arte contemporanea, artisti, cultura, lavoro, mostre, Studiare

Emanuela Barbi (Pescara, 1966) è un’artista abruzzese.
Il suo lavoro è coerente, frutto di una elaborazione interiore che si svela nel pieno di un percorso di analisi effettuata sulla sua opera. In una ricerca minuziosa si scruta quanto la sua inquietudine sia stata trasformata in luminosità viva nel corso degli anni, e quanto abbia assunto un ruolo dominante nel processo di cambiamento, stilistico e linguistico, in una forma liturgica di resistenza crescente.

Le sue azioni partono dalla fotografia e dalla performance.
In una prima fase di indagine si avverte una forte mancanza. Un silenzio lieve figlio di un meccanismo caotico.

La sua opera ambisce a una condizione di protezione, si propaga in un bisogno di sentimento orientato agli esseri viventi, le architetture e i luoghi. Si avvicina a una dimensione autentica, capace di assorbire segni di un contesto nel quale si vuole respirare clima di nutrimento, manifestato nel principio di anima, frutto indissolubile di equilibrio tra i conflitti di spirito e corpo. Come in una trama fittissima, la sua storia, si poggia su un intreccio che si svela in una odierna consapevolezza professionale. Un ordito che si riappropria della sua natura, quando i frammenti di filo vengono raccolti nei loro continui movimenti, uniti per ottenere una tessitura in equilibrio sano e compatto.

Quando si scruta la componente gestuale delle azioni performative, l’artista permette di scoprire come la sua fluidità sia custodita in una corporeità in continua evoluzione. Nella sua corsa alla vita, si congiunge alle cose facendosi stimolo della materia primigenia dell’esistenza, in una crescita, la cui base è dominata da una prioritaria riappacificazione con se stessa.

Emanuela Barbi agisce, pensa ed elabora, sviluppa un segnale ciclico in un vortice continuo.
Il suo lavoro ha riferimenti ancestrali, antropologici e antropocentrici. E’ un percorso di una armonia che si autoalimenta con l’aiuto di una ironia sottile e sferzante, strutturata in amuleti, codici e segni ricavati da temi religiosi e da una iconografia collegata spesso alla tradizione popolare.

Se il ruolo fotografico assume una parte importante nelle sue attività iniziali, in quelle successive, le sue costanti stilistiche si spostano su gradi differenti di contaminazione. Dalla fotografia al titolo, dal video alla musica, progetta ogni pensiero in divenire come fosse collocata in viatico alchemico, rivelato da ingredienti che mai possono essere sottratti dal suo iter creativo.

 

 

Quando Emanuela Barbi assume le vesti di film maker stabilisce una distanza, pensata come testimonianza. Sensibili alla luce (2011), ad esempio, è una narrazione di ascolto che si concentra nell’altro, una dedica per il giovane artista Giampiero Pagnini, specializzato in fotografia ottenuta con tecnica stenopeica.

In Girovita (2013), invece, si pone in una condizione di azzeramento del protagonismo collettivo, e riporta le questioni culturali, partendo da necessità essenziali di volontà partecipata. Traccia una mappa della città di Pescara, si organizza e stabilisce punti, documenta e raccoglie pensieri di persone situate nel loro paesaggio consueto, sottoponendole a una semplice domanda: Che cos’è l’Arte?

Da una lettura critica complessiva, emerge quanto le sue opere si spingano oltre le cose, in pieni termini di dissoluzione creativa. Una risorsa che potrebbe offrirle un miglior margine di indagine, se si ponesse nella condizione di spostarsi verso una direzione relazionale più ampia, sollecitata da una urgenza che potrebbe regalarle nuove avventurose aspirazioni, utili, per il suo futuro.

La cromia ricorrente è l’arancio.
La musa ispiratrice è Gina Pane.

Attualmente vive e lavora a Pescara.

In occasione della XI Giornata del Contemporaneo, domenica 11 ottobre 2015, sarà presente nella mostra collettiva “ECOCENTRICO”. Il vernissage si terrà nello Spazio Pater – ex Municipio, presso Piazza Garibaldi in San Vito Chietino (Ch).
Per saperne di più, Qui.

Amalia Temperini

courtesy © Archivio Emanuela Barbi