CREDIT: ICON FILM DISTRIBUTION

The Neon Demon di Nicolas Winding Refn #film [#recensione]

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Dopo Hill House ho scelto di vedere The Neon Demon, un lavoro di Nicolas Winding Refn uscito nel 2016. Si tratta di un film incentrato sul concetto di bellezza dove si incontrano alcuni elementi miscelati che vogliono far apparire questo film geniale da un punto di vista estetico, ma che risulta deludente al termine della sua visione.

La storia è quella di una ragazzina americana di 16 anni che si trasferisce dalla periferia della Georgia a Los Angeles, per una serie di casi fortuiti entra in una delle trame del sistema moda. La sua è una semplicità regale e casta, ha coscienza del suo potere, ma è preda ideale di un meccanismo chiuso dove regnano sadomasochismo, saffismo, pedofilia e necrofilia. Il progetto affronta l’invidia femminile fino a portarla a una condizione di cannibalismo. La violenza è gratuita.

Dal punto di vista della composizione, la fotografia ha molti rimandi ad artisti contemporanei (Man Ray, Vanessa Beecroft, James Turrell, David La Chapelle) e la musica elettronica in alcuni punti del montaggio aiuta a rafforzare una dimensione di scoperta, spaesamento e caos.

Il progetto non porta a niente: zero profondità, zero ricerca. Una solita storia da vita adolescenziale dove si tenta di giocare con i diavoletti che fanno i dispetti agli angioletti. Il film è stato incasellato nella etichetta di genere horror, ma in realtà è una condizione che si avvicina al fetish con qualche macchia splatter, ma senza troppe pretese.

Banalità a pacchi.

neon demon

The Neon Demon di Nicolas Winding Refn (2016)
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Autostrada A24, GranSasso e Monti della Laga (versante teramano), maggio 2018, ph. Amalia Temperini

#Summer

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È arrivata l’estate e come ogni anno entro in standby durante questi periodi. Ho deciso di rallentare un po’ il ritmo settimanale di scrittura degli articoli. Cercherò di vivere quello che mi attraversa in questi mesi e tornare con molta più carica nelle prossime settimane. Mi trovate quasi giornalmente su Instagram o sulla pagina fan di Facebook del blog.

Statemi bene.

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Terry Notary e Claes Bang in "The Square" di Ruben Östlund, la settimana del biotopo. Pressbild - img taken form - https://www.metro.se/artikel/biotoppen-the-square-ny-etta-xt

The Square di Ruben Östlund #film #arte #società [#recensione]

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The Square è un prodotto diretto da Ruben Östlund vincitore dell’ultimo Festilval di Cannes, in Francia. Il film sottopone lo spettatore a una realtà fin troppo conosciuta, costruita in un progetto che racconta il vecchio in una linea continua di argomentazioni incastonate sul potere dei soldi e la perdita del proprio valore umano.

La trama nel suo primo livello racconta la solitudine di un curatore sulla quarantina che dirige un museo di arte contemporanea. Un uomo davanti a un cancello chiuso e un muro di cumuli di immondizia da oltrepassare, metafora di una coscienza vuota, nutrita di collaborazioni e relazioni adolescenziali. L’ego di Christian (Caes Bang) è talmente smisurato che può permettersi di creare condizioni al limite dell’imbecillità, senza alcun senso di responsabilità nei confronti di se stesso, dei visitatori, dei dipendenti e degli anziani finanziatori. Le persone più care che ha attorno sono costrette a subire le traiettorie che lo trattengono fino all’errore, quando è chiamato a risolvere quel conflitto con un bambino che chiede giustizia per un torto subito. A innescare il processo di verità un progetto di comunicazione e marketing affidato a un ufficio stampa esterno alla istituzione contattato per la promozione dell’opera The Square di Lola Arrias, artista e sociologa argentina che ha posto le basi per un lavoro relazionale dedicato all’ascolto e alla fiducia.

The Square di Ruben Östlund (2017)_dettaglio

The Square di Ruben Östlund (2017)_dettaglio

La piazza, il quadrato, è un monitor posto a terra. Una luce fluorescente che illumina una porzione di sanpietrini che si sgretolano come pixel. Si tratta di un elemento che evidenzia un isolamento. Un processo che allo stato attuale delle cose designa l’annichilimento di un essere umano su un qualsiasi social network – o strumento tecnologico – una volta finitoci dentro ingannato dalla perfezione apparente di un reclutamento sbrilluccicoso di matrice squadrista.

Questo dato è rimarcato anche da una frase pronunciata da Cate Blanchett in Manifesto di Julian Rosefeldt del quale ho parlato due settimane fa su questo blog (Trailer minuto: 1.08).

Lo scopo di The Square è mostrare alcune dinamiche che rivelano il sontuoso mondo dell’arte che dovrebbe parlare di oggi. In realtà è una dimensione dove si è di fronte a un perbenismo suicida che raccoglie quintali di ipocrisia di un sistema chiuso. A evidenziarlo una situazione in cui prende corpo la locuzione latina Homo Homini Lupus nella sequenza designata da Ruben Östlund dove l’artista scaccia un suo collega per un puro atto di sopraffazione egoistica. La scena è costruita in una sala sontuosa dove accade di tutto; chi dovrebbe intervenire a ristabilire l’ordine rimane seduto a bocca aperta a gustarsi l’istinto che ammazza l’impotenza della vanità.

La figura geometrica che si ripete nell’intera visione – nelle più dichiarate forme – richiama alla memoria il Cubo Invisibile di Gino De Dominics del 1969, i Concentric Square di Frank Stella del 1966, il Filtro e Rete di Francesco Lo Savio del 1962; in realtà è un labirinto junghiano di ossessioni eccellenti che sfiancano e immobilizzano gli atti e i pensieri di Christian il direttore.

The Square di Ruben Östlund (2017)_dettaglio

The Square di Ruben Östlund (2017)_dettaglio


La pellicola è una
gigantesca opera minimalista: impersonale e svuotata di sentimenti e significati. È una intercapedine narrativa in cui non esiste soluzione e dove per 120 minuti si denuncia in chiave sovversiva – ironica e grottesca – una crisi generazionale dovuta alla mancanza di figure di saggezza e di protezione, che sono i simboli dell’esistenza, punti di riferimento, chiavi di maturità e consapevolezza, sui propri fallimenti.Colonna sonora pazzesca.

Chi lo ha visto? e che reazione avete avuto?

The Square di Ruben Östlund (2017)

The Square di Ruben Östlund (2016)
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Manifesto di Julian Rosefeldt (2015)
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Julian Rosefeldt. Manifesto, Park Avenue Armory, New York, December 2016 – January 2017 Photo: James Ewing Photography © Park Avenue Armory, 2016

Manifesto di Julian Rosefeldt #film #artwork #attualità #società[#recensione]

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Questo film mi è stato segnalato da una artista a me cara. Ho deciso di non vederlo al cinema per via dei troppi chilometri da fare e ora che ho avuto modo di averlo sparato negli occhi ripenso a quanto avessi fatto bene a non inquinare l’ambiente, quella sera, quando ho deciso di evitare la dispersione di gasolio nel mondo.

Manifesto è una installazione artistica e prodotto cinematografico di videoarte nato sotto forma di ibrido girato in 11 giorni dall’artista tedesco Julian Rosefeldt nei pressi di Berlino. Cate Blanchett è l’attrice protagonista chiamata a spingere l’osservazione dello spettatore alla visione di 12 personaggi differenti che recitano parti tratte dai proclami artistici e politici diffusi tra fine Ottocento e Novecento. La donna riveste una molteplicità di ruoli, muta ogni volta i suoi abiti, cavalca le parole, i periodi storici, le correnti, i movimenti culturali e sociali nel migliore dei modi. Il montaggio arriva a creare un monologo corale in un’armonia di voci bombardate, urlate e stonate.

L’architettura industriale domina l’intera progressione. Si passa dalla grande fabbrica alla piccola dimensione casalinga di un modulo abitativo di Le Corbusier. Incasellati, gli esseri viventi, come polli in batteria, dentro e fuori, ad attendere l’assoluzione dell’esistenza davanti a uno schermo che modella l’immaginario secondo le volontà di chi scrive, racconta per il mondo della comunicazione e della pubblicità.

Si scrive un manifesto quando non si ha nulla da dire – ripetono alcuni intellettuali citati nelle numerose parole pronunciate – dove gli artisti e l’economia hanno il medesimo ruolo di occupazione e invasione. È l’arte, il trasformismo, che ruota tra menzogna e inganno, che connette la fine di un secolo al nuovo millennio nella medesima natura di chi dice di essere diverso e poi è uguale a ciò che esso stesso critica.

L’artista e l’economista (il mercato) sono i due esseri emarginati fagocitatati da un cancro che invade un unico corpo (il mondo), esiliati e messi a margine dal bisogno di attenzione di chi ora è il vero protagonista della performance: le persone etichettate come normali, sedotte dalla tecnica, sedute nelle loro poltrone casalinghe con quadretto di rappresentanza tra sala, salotto e gabinetto, a indirizzare gusti e costumi.

Tra gli scenari più ricorrenti ex fabbriche abbandonate che ricalcano gli studi portati avanti da Marc Augé. Capannoni figli della grande industrializzazione dove si svolge la grande crisi economica e dove esiste un tempo morto, rarefatto dall’uomo. Un clochard – senza fissa dimora – che irradia la sua disarmonia come un triste giullare depauperato dalla velocità del contemporaneo, dalla mancanza di una corte in ascolto, risucchiato dalla miseria del desiderio connesso alla sua decadenza.

Velocità, meccanizzazione, volontà, fallimento, dettami, l’intimità, la gente, l’arte professa, l’arte distrugge, la dimensione del sogno, quella della realtà, l’alveare, la rete, le capsule. Kazimir Malevič è l’artista che denuncia il reale dato problematico: l’imitazione. I Dadaisti ci provano con il ribaltamento, il camuffamento e la codifica. La Pop Art ci riesce: nutre con la sua preghiera fino a rendere chi la persegue zombie immobile e dipendente. La famiglia americana lo dichiara nell’esempio tirato in ballo nella produzione di Rosefeldt e lo fa in quella tavola imbandita dominata dal perbenismo di una donna che annichilisce l’uomo e i suoi figli con la ritualità. La risposta a questi dati è l’azzeramento della narrazione in un vortice minimalista a base distopica, che accompagna alla scienza, a una ricerca dove regna il metodo, il mondo concettuale e l’informazione.

Salmi, maestri, profeti e chiacchiere, chiacchiere e chiacchiere; dettami, comandi e noia. Tassonomia e cronologia che gli artisti stessi hanno affibbiato a loro stessi nel sottomettere la verità alla libertà. La regia diventa imprenditoria e i fantocci che non hanno elaborato la loro natura più profonda creano feticci e replicanti più falsi degli originali. Lo specchio è l’immagine, la somiglianza a Dio, la menzogna che è condanna di sé nel mondo.

In questa produzione il vero danno è nella dimostrazione che l’artista – ogni singolo intellettuale – in passato ha costruito il suo diktat. Ha imposto la sua visione e ora chi ha il dovere di portare avanti la lezione del maestro non ha più la forza etica, morale e fisica per sostenerla. Una delle cause è il modello economico, un mercato inefficace che non investe più su di loro. Per questo le sue parole sono al pari di un comune individuo che arriva dal nulla e dove il suo giudizio è più incisivo degli altri. Si è frammentato un canone e con esso il principio di un ordine che ha dato valore al rovesciamento dei ruoli.

La gente è irriconoscente e ha necessità di essere ascoltata. Allora la mia domanda è rivolta ad alcuni artisti: come ci si sente ad essere sottoposti a giudizio quando voi stessi avete offerto i vostri strumenti e i vostri corpi nelle fauci di persone più ciniche e affamate che vi hanno strappato di dosso le vesti e la forza della vostra vera natura ?

Nel film manca la presa di posizione di Julian Rosefeldt.
E’ una lezioncina, ma di strategia o di riflessione?

Manifesto di Julian Rosefeldt (2015) - IMG taken from the web

Manifesto di Julian Rosefeldt (2015)
https://amzn.to/2GlqedI

Libri:
Marc Augé, Rovine e Macerie. Il senso del tempo, Bollati Boringhieri, 2004
https://amzn.to/2GjRSrh

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That’s it! #easter [#pause]

arte, artisti, concerti, cultura, giovedì, musica

 

Oh Lord, won’t you buy me a Mercedes Benz?
My friends all drive Porsches, I must make amends.
Worked hard all my lifetime, no help from my friends,
So Lord, won’t you buy me a Mercedes Benz?

Oh Lord, won’t you buy me a color TV?
Dialing For Dollars is trying to find me.
I wait for delivery each day until three,
So oh Lord, won’t you buy me a color TV?

Oh Lord, won’t you buy me a night on the town?
I’m counting on you, Lord, please don’t let me down.
Prove that you love me and buy the next round,
Oh Lord, won’t you buy me a night on the town?

Everybody!
Oh Lord, won’t you buy me a Mercedes Benz?
My friends all drive Porsches, I must make amends,
Worked hard all my lifetime, no help from my friends,
So oh Lord, won’t you buy me a Mercedes Benz?

That’s it!

 

Contemporary Festival di musica e arte d'avanguardia direzione artistica di Maurizio Coccia e Roberto Follesa 26 / 27 agosto 2016 | Donori (CA)

Contemporary_Festival di musica e arte d’avanguardia, 26 / 27 agosto 2016 | Donori (CA) #performance #arte #SAVETHEDATE [EVENTI]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, concerti, CS, cultura, danza, eventi, film, fotografia, mostre, musica, turismo, viaggi, videoarte

Contemporary
Festival di musica e arte d’avanguardia
direzione artistica di Maurizio Coccia e Roberto Follesa
26 / 27 agosto 2016
@Donori (CA)

 

Venerdì 26 e sabato 27 agosto 2016 inaugurerà a Donori (CA) la IV Edizione di Contemporary_Festival di musica e arte d’avanguardia, un progetto promosso dall’Associazione Brebus, con la direzione artistica di Maurizio Coccia e Roberto Follesa, in collaborazione con l’Associazione Culturale Spazio Musica (CA) e con il patrocinio delComune di Donori.

Contemporary anche quest’anno presenterà un programma ricco di appuntamenti che animeranno il paese di Donori: live performance di musica d’avanguardia, momenti di incontro pubblico e dibattito, residenze artistiche e installazioni.

Il festival, nelle precedenti edizioni, si è imposto sulla scena nazionale per l’originalità del format, che propone il superamento delle tradizionali barriere tra i linguaggi artistici: musica, arte visiva, dibattiti, letture pubbliche sono tutte attività che concorrono alla formazione di un’idea più ricca di realtà e non discipline divise da anacronistiche diffidenze. E la Sardegna, nonostante la posizione in apparenza periferica, si sta confermando come punto di riferimento per la musica e l’arte d’avanguardia: grazie a questa collocazione privilegiata riesce maggiormente ad assimilare le più diverse influenze, restituendole in modo autentico e indipendente dai meccanismi dell’omologazione culturale dettata dal mercato.

Fin dal suo inizio, Contemporary si è posto importanti e ambiziosi obiettivi che l’edizione attuale mira ad incrementare: evidenziare le realtà creative isolane più avanzate; proporsi quale piattaforma internazionale d’incontro fra le più aggiornate esperienze artistiche; rilanciare il territorio come patrimonio antropologico da offrire all’ispirazione degli artisti invitati; organizzare occasioni di collaborazione tra le diverse associazioni che agiscono nel medesimo ambito a livello locale; diventare attrattore turistico in alternativa alle spiagge.

In entrambe le sezioni, Musica e Arti Visive, a seguito della permanenza dal 21 al 25 agosto nel paese, gli artisti creeranno opere che dialogano con gli spazi, la memoria e le suggestioni di Donori: manufatti effimeri o duraturi, oggetti o esperienze da vivere insieme agli abitanti, performance vere e proprie.

Durante il festival altre due importanti occasioni contribuiranno a mettere in relazione il contesto locale con l’orizzonte più vasto della cultura internazionale. Il 26 agosto si svolgerà il Master Class: Franko B, il noto artista e performer italiano di stanza a Londra, illustrerà il suo lungo e ricco percorso artistico nel corso di un’appassionante lezione aperta al pubblico; mentre il 27 agosto gli artisti partecipanti e il curatore, discutendo della residenza a Donori nella Tavola rotonda “Le questioni dell’arte”, condivideranno con il pubblico i temi più attuali del dibattito artistico.

Per la Sezione Musica (musica, video, danza) interverranno gli artisti: Alessandro Cau, Marco Caredda Valter, Marco Cabras, Duo ReNoir, Franco Casu, Scott Arford, Trishira + Efedra, Marco Antagonista & Gianni Atzeni, Valter Alberton & Matteo Musio, Silvia Corda, Adriano Orrù, Mauro Medda, Giacomo Salis & Stefan Schmidt  – ensemble, Federico Fenu, Silvia Corda & Giacomo Salis & Stefan Schmidt, Luciano Cireddu, Triac, Jakob, Marco Ferrazza, Mariana Millapan, Daniele Pasini, Raffaele Pilia & Michele Pusceddu, Massimo Olla & Mauro Medda, Parallel Coast.

Per la Sezione Residenze Artistiche e Installazioni Cittadine parteciperanno gli artisti: Evangelia Basdekis, Pierluigi Calignano, Giovanni Casu, Martina Corongiu, Gregor Eldarb, Aurelien Mauplot, Margherita Morgantin, Andrea Panarelli, Monika Zarzeczna, Italo Zuffi.
Franko B: Master Class

Schede artisti

 

 

Contemporary_Festival di musica e arte d’avanguardia
Per informazioni:

Programma
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Comunica_Desidera_di Roberta Melasecca (logo)

 

PRESS OFFICE
Roberta Melasecca Architect/Editor/Pr

roberta.melasecca@gmail.com
info@comunicadesidera.com  349.4945612
robertamelasecca.wordpress.com

 

Typos. Studio editoriale (logo)

PRESS OFFICE
Roberto Loddo Studio editoriale Typos
320 772 1343
info@studiotypos.it
www.studiotypos.it

 

* Comunicato Stampa

Resistenze all’otto marzo. #festadelladonna

arte, concerti, cultura, musica

La concentrazione di Bobby McFerrin alle intromissioni improvvisate di Chick Corea.

Ricominciare da zero

amore, concerti, musica, vita

Tanti anni fa, quando ho compiuto 14 anni, qualcuno mi ha regalato dei biglietti per un concerto degli Articolo 31. Eravamo in 5: 2 di Pescara, 2 fratelli mezzi teramano-russi-pescaresi, e io, dalla provincia, da Teramo. Per la prima volta immersa in una folla di gente sconosciuta al Pala Elettra, in una sorta di atto di iniziazione cantando “Maria Giovanna e una capanna” da sola, in coro, in tutta autonomia, con la forza di una bambina che sogna di spaccare il mondo, con il mondo davanti ancora da scoprire. Oggi, se ci ripenso, collasso a terra tanta la demenza genuina di quei momenti. Musica stupida, armonie che hanno cambiato cento volte identità, secondo le letture, la gente frequentata, gli amori, gli studi, i professori, il lavoro; i periodi grunge, pop, rock, pop-rock, lirici, sacri, satanici, acid, blues, hip-hop, folk, metal, punk; gli sforzi, i dolori, i pianti, i calci, le forze, i riscatti; le risate più sceme e intense, i cori mimati nei momenti inopportuni, i viaggi, le colonne sonore dei ritorni con persone che oggi sono inclusi in una cella inquadrata come “lista amici più stretti” di facebook.
Oggi guidavo in silenzio in macchina. Dalla radio è partito un brano con una voce familiare. Più ascoltavo, più mi rendevo conto che si trattava di qualcosa che avevo conosciuto tanto tempo fa. Più ascoltavo, più rabbrividivo, per il testo sincero e schietto, senza fronzoli e pretese, semplice. Ho rivisto un film lungo venti anni. Non ascolto più questi generi, non più J- Ax, anzi, lo trovo piuttosto antipatico, ma questa canzone mi ha disintegrato. Il video ancora di più, associando le parole a quella storia.
Sarà l’effetto di un residuo di una adolescenza targata anni ’90?

Ricominciare da meno di zero
E finalmente sollevare il velo
E raccontarvi veramente
Non l’immagine vincente che la gente prova a vendere
di sé

Non voglio vivere su un grattacielo
Solo sputare indietro un po’ il veleno
E raccontarmi veramente lo spettacolo riprende,
Benvenuti a tutti quelli come me

La Luce vince sempre.

concerti, musica, Narcisismo, vita

 

Come la Giustizia.

Annotazioni: Arte Contemporanea in Abruzzo [Milano – Expo’ – Casa Abruzzo]

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Siete tutti invitati! 

Annotazioni: Arte Contemporanea in Abruzzo
a cura di Adina Pugliese
Schede critiche: Amalia Temperini
Organizzazione: Associazione “Trabocchi Libri e Rose”, Meta Edizioni, Lino Olivastri
Patrocinio: Fondazione Aria
2
6 – 30 Settembre 2015

Vernissage: 26 settembre ore 18.

Un racconto, un report, di un territorio che si trasforma nell’odierno, attraverso le caratteristiche generali del panorama culturale e artistico regionale.

Le realtà, gli artisti, le mostre, gli eventi, i luoghi e i progetti testimoniati:

Silenzio per favore – 10 video d’artista attraversano l’Abruzzo
Bruno Cerasi, Human Needs – per FLIC – Festival Lanciano In Contemporanea
Valentina Colella, Soul under 35 – site specific MAW – Men Art Work – Sulmona (Aq)
Trabocchi Libri E Rose – Festival del libro e cultura del territorio, Treglio (Ch)
Visione Periferica – StreetArt&Music – workshop e approfondimenti sull’arte urbana, Mosciano S. Angelo (Te)
Il Jazz Italiano per L’Aquila – 600 jazzisti per 100 concerti in sole 12 ore, 6 Settembre 2015, L’Aquila – ph. Angelo D’Aloisio
Museolaboratorio – ex Manifattura tabacchi, Città Sant’Angelo (PE)
Art in the dunes – Percorso tra arte e natura, Riserva naturale di Punta Aderci, Vasto (Ch)
Spazio Matta (ex Mattatoio) – una rete per la creazione di un polo artistico, internazionale, Pescara
Ripattoni In Arte – Talento e Territorio – Slow Art, Ripattoni (Te)

Tutte le info, cliccando QUI o QUI

arte-c

Elevazione e distacco. Vie di fuga, a voi la scelta.

concerti, cultura, musica

Prima modalità:

Seconda modalità:

 

 

 

Perchè la cultura è impegno.

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Di Maestri, nella vita, se ne incontrano davvero pochi. Quelli che conosci, bisogna imparare a coltivarli, sfruttarli e prenderli come punto di riferimento.

Il resto è carne da macello, pronta a metterti alla brace assieme a loro, facendoti passare per quella che non sei, e con una pochezza reverenziale di chi ha dato il culo passivamente, e si è adatto alle cose per la smania di successo.

Nella mia vita zapperò, zapperò e zapperò, solo sui territori costruttivi, di chi apre le braccia alla condivisione e al rispetto altrui, in un progetto che valga veramente la pena di essere vissuto.

Il resto si fotta appresso ai festini e alle puttanate.