Minus.log, Cure 02, 2016, scultura audio visiva, due elementi in legno e tempera bianca cm 100x50x25 cm ciascuno, un elemento in legno e tempera bianca cm 150x45x45, video 5’:00” loop, proiettore, lampada lad, sound, dimensioni totali 170x181x166 cm, Courtesy Galleria Bianconi

Minus.log – Untitled (line), 9 febbraio, Galleria Bianconi – Milano #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi, videoarte

MINUS.LOG
Untitled (line)
solo show a cura di Martina Lolli

opening:
giovedì 9 febbraio 2017
ore 18.00- 21.00

Galleria Bianconi,
via Lecco 20, 20124  Milano

 

Giovedì 9 febbraio alle ore 18.00 inaugura alla Galleria Bianconi Untitled (line) a cura di Martina Lolli, prima personale milanese di Minus.log, collettivo nato nel 2013 dal sodalizio fra l’artista visiva Manuela CappucciGiustino Di Gregorio, artista audiovisivo attivo fin dagli anni ’90. Attraverso la sperimentazione e l’unione di diversi media e linguaggi, Minus.log si propone di realizzare ogni opera come parte di un ambiente sinestetico che accoglie il visitatore in un dialogo fra pittura, scultura, musica, video e proiezioni.


“Untitled (line)” il titolo della mostra, incentrata sui lavori più recenti, dà conto di come sia possibile concepire la stessa come un’unica grande installazione in cui affluiscono le opere della serie Cure (2015), Try Again (2016) eFaraway so close (2017). La linea indicata nel titolo non è solo l’elegante elemento figurativo da cui si genera la produzione di Minus.log, ma fa riferimento anche all’ideale che la sottintende: la ricerca della semplicità formale e concettuale attraverso la riduzione ai minimi termini della rappresentazione e degli stimoli audio-visivi.
Nell’universo artistico di Minus.log il tempo rallenta e accoglie momenti di pausa e di latenza in cui la ricerca del senso si inabissa nel profondo dell’essenza del fruitore. In questa temporalità soggettiva l’espressione diviene silenzio e, nel ripiegamento interno dei sensi, il brusio lascia spazio al rimosso, a ciò che solitamente è detto fra parentesi. La linea come atto più semplice e raffinato della forma, dunque, non è portatrice di conoscenza analitica, ma è margine percettivo che ha bisogno di attesa per essere esperito.
Nelle installazioni della serie Cure la linea prende corpo e diviene una soglia empatica che il gioco di luce ci invita a penetrare. Essa è il taglio tradotto dalle sovrapposizioni della garza e dalle lame di luce che vibrano sulla superficie della tela di Cure 02 e sulle sculture  di Cure 01, lembi che aprono al paziente lavorio sotterraneo della rimarginazione e della cura di una ferita. Le forme che affiorano lentamente in superficie negli oli su tela della serie Try Again sono  in bilico fra figurazione e astrazione. Tracce di un’assenza resa visibile da velature e trasparenze, traducono la linea nei tagli perfetti del digitale attraverso frammenti (Skyline), ripetizioni (Loop. Visione simultanea), interruzioni (A-line) e cut-up (Cloud); allenano lo sguardo a una visualizzazione più profonda che è fatta di tentativi e di stati d’animo  (People). Nell’installazione omonima le linee si manifestano come interferenze che solcano l’invisibile campitura della proiezione; il loro manifestarsi imprevedibile ci invita alla scoperta di una singolare sincronia e di uno scarto che questa volta è dato dalla presenza del colore. In Faraway so close la linea è il profilo lontano e vicino di una reminiscenza che si riavvolge su se stessa: in un tempo infinito il ricordo è questione di prospettiva; nello spazio infinito, si declina in forme sospese. I paesaggi diFaraway so close sono immagini che derivano dall’atto di cancellare e rendere limpido e che, nel loro stesso procedimento, conservano le sfumature della memoria e la definizione formale di un obiettivo.
La ricerca di Minus.log mutua il fascino e la raffinatezza dell’estetica digitale attraverso l’uso della tecnologia sostenuta dal “calore” e dal “colore”  dei supporti analogici. Il suo rigore formale si declina nella poesia del caso e dell’errore di un sistema non totalmente controllabile – tanto analogico quanto umano – che porta a risultati inaspettati e sorprendenti. In questo gioco degli equilibri il fruitore ha una grande importanza poiché è invitato a riconquistare la propria temporalità e a ricercare in essa un senso, non necessariamente condivisibile all’unanime, ma che assuma il valore di un’esperienza singolare.
La mostra è visibile fino al 4 marzo 2017 alla Galleria Bianconi di Milano, via Lecco 20.

 

Minus.log è un collettivo che si dedica alla realizzazione di installazioni audiovisive, stampe e lavori pittorici formatosi nel 2013 dalla già sperimentata collaborazione tra Giustino di Gregorio e Manuela Cappucci. Giustino è attivo fin dagli anni ’90 come compositore (Sprut, 1999, Tzadik Records), videomaker e audiovisual artist (InterNos, Teramo, 2011; Festival E-fest Cultures Numériques, La Marsa, 2013). Manuela proviene dalla pittura informale einizia a dipingere alla fine degli anni ’90 partecipando a diverse esposizioni collettive e personali (Istantanee di mondi possibili, Villa Filiani, Teramo, 2011). Dall’unione di queste due sensibilità nasce una ricerca in cui materiale e immateriale si penetrano a vicenda, in cui musica e pittura, analogico e digitale, partecipano all’opera come elementi sinestetici di un’esperienza basata su un processo di sottrazione e riduzione dei mezzi. Allo stesso modo, l’autorialità dei due artisti si fonde nella partecipazione unitaria e indissolubile alla sua creazione.
Fra le maggiori esposizioni collettive e personali a cui Minus.log  si segnala: Stills of Peace, Scuderie Ducali Palazzo degli Acquaviva (Atri, Teramo, 2016), Unotrezerouno, Abbazia di Propezzano (Morro d’Oro, Teramo, 2016), HearteartH festival, (Berlino-Milano, 2016). Quello che rimane, Museolaboratorio ex manifattura tabacchi (Città Sant’Angelo, Pescara, 2016), FILE 2015. Electronic Language International Festival (San Paolo, Brasile, 2015), door/angelo della rivelazione/franco summa project (Castelvecchio Subequo, L’Aquila, 2014).
L’attenzione di Minus.log è concentrata sullo spazio vuoto, sulla pausa, su una comunicazione che nasce dal silenzio. Elementi semplici come linee di luce e forme minimaliste, interagiscono con superfici, sculture o ambienti che, accogliendo il rigore formale, giocano negli interstizi del senso e della logica portando in primo piano ciò che spesso è accantonato velocemente: l’errore, l’attesa, la ripetizione. Minus.log, nella creazione di ambienti immersivi, esplora e  invita ad esplorare un diverso rapporto con lo spazio e con il tempo, una dimensione nella quale sia possibile cogliere sfumature sottili e variazioni minime.

MINUS.LOG
Untitled (line)
solo show a cura di Martina Lolli

opening:
giovedì 9 febbraio 2017,  ore 18.00- 21.00

mostra: 09 febbraio – 04 marzo 2017
orari: lunedì- sabato 10.30 -13.00 /14.30-18.30

Galleria Bianconi,
via Lecco 20, 20124  Milano

per informazioni:
info@galleriabianconi.com  –
tel. +39 02 22228336

 

*Comunicato stampa

La bomba informatica – P. Virilio

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, cultura, film, fotografia, lavoro, leggere, letteratura, libri, mostre, politica, tecnologia, televisione, Università, vita

Per diversi anni sono stata inseguita dal libro del filosofo e urbanista francese, Paul Virilio, La Bomba informatica.
Lo avevo acquistato dopo aver spulciato bibliografie incrociate di volumi piaciuti particolarmente, che ho trovato calzanti nell’osservazione dei mutamenti geopolitici. Studi portati avanti sulla questione della maturità delle folle e della opinione pubblica, attraverso la letteratura e l’arte contemporanea, oggi, mi hanno spinto a prenderlo e affrontarlo. L’argomento principale del testo è dato da tutto cio’ che stiamo percependo con il cambiamento del processo storico in corso, l’uso del digitale e del visivo.

Tra gli aspetti da monitorare, l’autore ricorda come dietro meccanismi di questo tipo si stiano innestando alterazioni radicali nel passaggio dal mondo reale a quello virtuale: la scomparsa del limite geografico e del mutamento dell’ordine temporale nelle fasi di vita e di lavoro, una distorsione del modo di osservare e interpretare le questioni col web – sempre più immediato, ridotto e in allarme – e tutto cio’ che implica le tecnologie senza tralasciare la genetica.

Il dato concreto è rappresentato da una attenzione che sembra poggiare su semplici questioni: siamo sicuri che internet sia una forma di libertà? o sta trasformando i nostri comportamenti in abitudinari come fossimo vittime di un meccanismo che passa attraverso un codice di programmazione puntato alla esposizione pubblicitaria? e quale rischio puo’ causare se tutto questo fosse applicato in una mancanza di equilibri tra parola e immagine in oggetto?

Personalmente, sulla base di questo volume, mi sembra tanto che siamo come piccole zanzare che sbattono la testa verso una lampadina che emette qualcosa di artificiale, cioè un elemento inventato, frutto dell’industrializzazione energetica, di un tempo passato, che si è evoluto plasmandoci come se le la luce del sole non fosse più necessaria, accecati da un fascio che chiude la nostra visuale in una dimensione ridotta di visione progettuale ed esistenziale.

Argomenti utili, soprattutto agli appassionati di scienza, filosofia e urbanistica.

MO’VING in Abruzzo!

arte, comunicazione, cultura, lavoro, tecnologia, turismo

Questa settimana è iniziata in maniera piacevole. Lunedì 22 giugno sono stata partecipe di un incontro/conferenza dedicato alla presentazione di Moving Teramo – Portale e applicazione di fruibilità turistica, che entrerà in funzione entro i primi di luglio prossimo, mostrato in anteprima presso la sede della Camera di Commercio di Teramo.

Si tratta di un progetto sviluppato con dedizione e grande passione da sei giovani professionisti teramani, che hanno deciso di investire per il loro futuro su una risorsa territoriale che non ha ancora avuto la giusta collocazione nel settore del marketing turistico.

Virate. Viaggio, Incontro, Racconto: Abruzzo terra da esplorare: questo è il motto, chiaro e semplice con una mission ben definita. Gli ideatori sono organizzati in una cooperativa che ha sede a Canzano in provincia di Teramo, composta da Antonella Ferrante, Marina De Carolis, Fabiana Di Domenicantonio, Lisa Falone, Mariaconcetta D’Ercole e Costantino Di Marco. Un team specializzato in turismo che pone al centro della loro azione la promozione, lo sviluppo e la valorizzazione dell’intero patrimonio abruzzese, facilitandone l’accessibilità proponendo una serie di servizi mirati (guide turistiche, visite guidate, laboratori didattici, turismo esperienziale, laboratori linguistici, pescaturismo e gite in barca, ecc.)

Moving Teramo è loro figlia; è coerente con la loro identità e ha il vantaggio di essere uno strumento veloce e di facile consultazione con alla base concetti di condivisione e partecipazione (sito, app dedicata + periferica beacon). La validità di questi dispositivi è una garanzia poiché al loro interno sono predisposte sezioni specifiche che indirizzano l’utente (chiunque esso sia) verso la gestione di informazioni rivolte a un target differenziato (con un occhio di riguardo al turista disorientato o inesperto).

Moving ha una forte valenza di significato che si rafforza nell’uso della doppia accezione linguistica adottata dai suoi fondatori: “Mo’ ving” in abruzzese vuol dire “vengo/ sto arrivando” e Moving” in inglese “muoversi verso/spostarsi verso”.

I vantaggi di questo sistema digitale sono diversi:

  1. La geolocalizzazione – che stabilisce dove siamo e garantisce cosa vedere, fare e agire dal punto di origine a quello suggerito;
  2. La tecnologia BLE (Beacon) – un dispositivo innovativo che permette di inviare e ricevere contenuti personalizzabili alle persone che si trovano coi loro cellulari, smartphone, tablet, sotto questa copertura.
  3. La piattaforma Proximity Marketing – per informazioni su misura. Essa verifica e aiuta a monitorare i luoghi del patrimonio aperti al pubblico e tutte quelle aree che hanno scelto di aderire e contribuire al cambiamento attraverso questa metodologia web.

Dall’io al noi, in sostanza, è necessario mettersi in gioco per annullare il pregiudizio che spesso toglie alle idee la possibilità di trasformarsi in azione.

Con Moving, la cooperativa Virate, ha centrato il punto e ha spostato la propria attenzione sulla motivazione del viaggio e non sulla destinazione turistica fine a se stessa.

L’Abruzzo è una terra ricca, spesso associata ai parchi e alla vicinanza che c’è tra il mare e la montagna. La capacità di questi sei esperti è stata di spostare la microesperienza di una visita reale, collocandola in una operazione digitale che ne aiuta la diffusione e ne amplifica con più strumenti la portata dell’offerta.

Muovendo l’asse di osservazione loro dicono: ok, Abruzzo, ma Abruzzo è: Teramo, Chieti, L’Aquila e Pescara.

Iniziamo da Teramo e dalla sua provincia. Dal 2014, anno della loro costituzione, a oggi, giugno 2015, hanno dato vita a Moving Teramo in maniera molto dinamica. A questo punto cosa saranno in grado di proporci per il 2016?

Resta da chiedersi anche: gli operatori dell’industria dell’ospitalità sono pronti ad accogliere le sfide di un futuro sempre più digitale?

Non rimane che attendere e sperimentare alternative tenendo conto che ora il passo è di chi vuole vedere la propria risorsa, commerciale e culturale, fiorire aprendosi al nuovo.

 www.virate.it
www.movingteramo.it (presto online).

Virate Soc. Coop. a r.l.
Località San Martino, 9
64020 Canzano (TE)

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Look Up

tecnologia, vita

Può risultare un po’ retorico o banale, ma lo condivido perché trovo che in certi punti dica grandi verità, soprattutto per chi – come me – non ha visto la propria vita totalmente condizionata da questi mezzi almeno fino ai primi anni del 2000 e ha ancora una visione nostalgica delle cose e cerca di rimanere coi piedi ben fermi nella consapevolezza.

Trovato sul blog della professoressa Giovanna Cosenza, Dis. Ambi. Guando.

Her / Lei – Spike Jonez

cinema, film, tecnologia

Sono ancora un po’ contrariata, ma penso che per sbloccare l’intera situazione vada messa in codice una chiave che faccia girare la mia anima, almeno, per scrivere qualcosa di sensato sull’ultimo film visto lunedì sera al cinema.

Her/Lei, diretto da Spike Jonez, è un lavoro che nella nostra lingua non va visto. Non so chi abbia curato la scelta delle voci dei protagonisti, ma ha toppato togliendo la poesia all’intera produzione. Si falsifica la visione con un ascolto banale, ridotto ai minimi termini nel valore complesso del progetto.

Il vantaggio dato all’immagine e all’invito, nel nostro caso, è rafforzato da una grande strategia pubblicitaria e da numerosi premi vinti tra Golden Globe e Oscar, soprattutto sulla originalità della sceneggiatura.

La trama ruota dietro un mondo ipertecnologico proiettato verso l’onda d’urto delle intelligenze artificiali, e nella sua prima sequenza, proprio nello stacco iniziale, è dichiarato il valore che guiderà l’attenzione nella intera fluidità filmica, trasportata in un sistema onirico troppo offuscato e color seppia. Situazioni separate: reali e virtuali, composte di linguaggi stilistici che cozzano tra loro, che possono convincere, ma che strappano risate fuorvianti, unite poi all’errore madornale di un doppiaggio fastidioso e poco efficace.

Seppur premiato per la sua capacità creativa elaborata in scrittura, chi ha dimestichezza con il mondo del cinema non può sottovalutare certe influenze chiare. Di mio, ho subito pensato a Wim Wenders ne Il cielo sopra Berlino – o alla sua versione più commerciale, con Meg Ryan e Nicholas CageThe City of Angels. La differenza è nell’organizzazione della coscienza.

Nel caso di Her, Samantha, è un sistema operativo ultrasofisticato capace di offrire possibilità alla solitudine e al bisogno di relazioni umane. Il dato semplice della lettura sembra essere legato al discorso nelle neuroscienze emozionali – la branca del marketing che si ammazza a comprendere come fare per indurre all’acquisto di un bene l’individuo nella scelta di un determinato prodotto, cercando di deviare o saltare il libero arbitrio maturato attraverso lo schema del proprio vissuto.

Theodore – Joaquin Phoenix – è un uomo solo, che trova il suo sostitutivo nella tecnologia. Ha una vita a pezzi, non sembra particolarmente alcolizzato, è stato abbandonato dalla moglie. Sperimenta il suo disagio in condizioni possibili rifugiandosi in un immaginario inventato e nei videogiochi, arriva alla saggezza attraverso la presa di coscienza che arriva proprio nel termine ultimo della sequenza finale dell’abbandono.

Lo consiglio, con un poco di fastidio.

In italiano

In inglese

Mutaforma. Una struttura articolata nell’Arte

arte, arte contemporanea, attualità, cultura, eventi
Mutaforma. Una struttura articolata nell’Arte.
E’ la prima Biennale di Arte Giovane Abruzzese. 
Vernice – Sabato 8 marzo, ore 19. 
Mu.Mi – Museo Michetti, Francavilla al Mare (Chieti).

Tutte le info qui: www.mutaforma.net

Vi aspettiamo domani!!

La mela

tecnologia, vita

Non sono una consumatrice di mele. Le ho viste brillare su ogni tipo di bancone; ci ho smanettato coi guanti per vedere se presentavano qualche tipo di livido, ma poi mi sono fermata lì – perché si sa – fuori stagione, sono troppo care. A un certo momento, però, i frutti li ho iniziati a trovare ovunque, anche fuori dal periodo di maturazione; ne trovi di ogni tipo e colore, di ogni estrazione e dimensione, addirittura sistemate nei posti più impensabili.

Della mela la cosa che apprezzo di più è il morso. L’esperimento di rappresentare in singolo gesto, la banalità di un atto che racchiude storie religiose, di fiabe incantate e di piaceri peccaminosi che creano dipendenza. Un morso che cambia la vita, insomma, ma anche un morso che produce assuefazione a chi ne diventa principale consumatore.

A me le mele piacciono bucate, coi quei vermi che ti permettono ancora di esclamare: “oddio, che schifo!” – nel momento in cui hai dato una dentata, osservando l’ospite indiscreto che scava.

Sarà mica l’unico e l’ultimo frutto al mondo che dobbiamo ancora e ancora assaporare?

Be different.