L’ARMINUTA DI DONATELLA DI PIETRANTONIO, SABATO 25 MARZO, EMPATIA BAR & LIBRI – TERAMO (presentazione) ph. Amalia Temperini

L’Arminuta, Donatella Di Pietrantonio #libri #einaudi #pointofview [#recensione]

cultura, giovedì, leggere, letteratura, libri

Poche settimane fa sono stata invitata dai librai di Empatia di Teramo alla presentazione del libro L’arminuta di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi, 2017).  Ho colto l’occasione per acquistarlo direttamente mentre l’autrice ne parlava davanti a una folta folla che la ascoltava con viva sincerità.

Non si tratta di un romanzo facile: è duro, ha una scrittura scolpita, come la lenta narrazione iniziale, che spicca in un secondo momento il volo nella maturità di osservazione della protagonista: una ragazzina che vive negli anni ’70 in una regione in cui la linguaidentità e appartenenza – rappresenta un divario, la lotta, il rifiuto del proprio Sé. Una resistenza che rallenta di molto la progressione in lettura, tanto si spinge L’arminuta a non accettare la sua nuova dimensione di vissuto.

Il tema è quello del dono: io figlia sono destinata a un’altra persona, cresco con chi credo sia il mio punto di forza per poi scoprire, al ritorno, che tutto cambia, rovescia, ribalta secondo un ordine preciso, ristabilito attraverso un trauma che predispone i valori alle priorità.

Il senso trova la sua misura nell’autentico, in quello ci che procrea, che seppur tradisce, difende e recupera la via nonostante la mancanza di strumenti culturali. Elementi che concedono possibilità in più, aperture, riflessioni sviluppate da una verità unica se modellata sulla propria esperienza.

Fogli intrisi di rabbia, dolore e umiliazione, incestuosità, elementi che cambiano le cose quando l’anima si risveglia nel giusto, in quel passo necessario incalcolabile che la vita impone, quando la maturità diventa protagonista e permette di distinguere gli egoismi dalla natura umana nel trovare un coraggio, quando il tutto si compie attraverso una rinascita armonica delle volontà.

Lo stile scavato, rudimentale, graffiante, trasporta chi legge nel cuore di un dialetto aspro, quello della sopravvivenza, della velocità di un percorso territoriale che segna un disorientamento, le differenze, le opposizioni che si contraddistinguono specularmente in due sorelle che imparano a conoscersi e ribellarsi, ognuno a suo modo in due mondi distanti, magici, rituali, complementari e complici, racchiusi in un viatico distribuito tra mare e montagna in una terra madre e matrigna: l’Abruzzo.

 

Pi lu mal chi ti’ tu, ji la midicin ni lli tinghe – ha confessato senza colpa.
Ha sollevato la mano, guardandola nella sua impotenza,
poi l’ha riportata giù a quel che poteva dare, una ruvida carezza”

 

 

Donatella Di Pietrantonio, L’arminuta, Einaudi, 2017
http://amzn.to/2E6IaEt

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Il colore è un'opinione,  Agfachrome Master, 1981 - ph. Amalia Temperini

Il colore è un’opinione #tempolibero #pause #libri #fotografia [#recensione]

arte, cultura, giovedì, leggere, libri

Non mi trovo particolarmente simpatica questa settimana, i libri di narrativa che sto leggendo non danno molta armonia, per questo ho deciso che lascerò del tempo affinché siano smaltiti a dovere, capire se meritevoli di un’opinione che possa lasciare qualcosa di sensato mia alla vita.

Ultimamente, sempre più spesso, ho preso quel vizio maledetto di vendere quelli che non hanno contribuito a nulla. Tessera al mercatino dell’usato per un valore che ora è abbastanza alto, che mensilmente genera introiti insospettabili, pronti per essere investiti in benzina, vinili o cianfrusaglie di vario tipo.

Smaltisco perché penso che certe cose siano realizzate per puri scopi di lucro, allora credo che debbano tornare su quella via, svalutati e maneggiati, rimessi in circolo sulla strada, il mercato che ce li ha propinati. Tante volte mi soffermo sul fatto che potrei donarli a qualche biblioteca, ma subito dopo l’idea balenata si neutralizza dalla mente in men che non si dica per via di un sentore di minima responsabilità. Capita anche di essere curiosi delle scelte degli altri, faccio spesso un giro nei vari settori, cerco di immaginare la logica secondo la quale persone come me abbiano deciso sbarazzarsi di un loro passato. Ad esempio, a 2, 60 euro, diverse settimane fa, ho trovato un catalogo di un concorso fotografico del 1981 edito da Agfachrome Master.

Il colore è un’opinione è un volume dedicato alla fotografia.
E’ una raccolta di scatti analogici amatoriali selezionati da un gruppo di professionisti che al tempo si cimentarono in un concorso nazionale mirato su volontà della Afga. Esperimento, progetto, che vide al suo interno testi utili scritti da nomi di rilievo quali: Franco Storaro, Gabriele Mazzotta, Antonio Arcari, Mario De Biasi, Franco Fontana, Michele Ghigo, Giuseppe Turroni, Lanfranco Colombo.

Uno dei tanti dati positivi è la affermazione di aver voluto fare una azione critica in merito a tutto quello arrivato dai partecipati. Si percepisce molta insofferenza nel corso della lettura, c’è chi addirittura evidenziava il caos nato attorno a questa selezione: un presunto scandalo sulla sponsorizzazione per la vendita dei materiali. In pratica un privato che diventa promotore di un’azione presumibilmente culturale.

Nei primi anni ottanta doveva essere stata vista come una sfida, un demonio in forma, dopo aperte ribellioni volute in difesa delle collettività nel decennio precedente.

Il colore è un'opinione,  Agfachrome Master, 1981 - ph. Amalia TemperiniIn realtà la situazione che ne esce è molto chiara: cambia lo strumento, si perfezionano i mezzi, le macchine, ma il messaggio rimane invariato. Nel senso che tutti gli aderenti, dilettanti della tecnica, per fare la differenza, catturavano istantanee di piante, fiori e soli al tramonto con l’idea di essere originali –  come accade coi social network oggi (Instagram). Un altro elemento rilevante è anche il concetto di imitazione: propinare a una commissione di professionisti atteggiamenti di osservazione sfruttati da grandi nomi di rilievo che hanno segnato un momento preciso della storia, con l’assunzione di un determinato gesto per sentirsi vincenti quando in realtà si è stati mediocri. In aggiunta, la chiusura e la scarsa presenza di operatori all’estero capaci di cogliere cambiamenti e prospettive con occhio analitico.

Alcune raccomandazioni appaiono sagge, si suggerisce di cimentarsi in prove su fatte sulle inquadrature con pochi elementi inseriti o dedicarsi giornalmente al linguaggio e all’esericizio. Esiste anche un piccolo focus di come all’interno dei circoli fotoamotoriali ci sia stata una attitudine alla sperimentazione, riportando in breve i cenni dei percorsi di Gianni Berengo Gardin o Mario Giacomelli, e di come la fotografia degli anni settanta sia passata dall’essere sociale e poi ossessivamente privata.

Spunti  che rimettono in gioco molte cose, soprattutto negli atteggiamenti. Penso ai quanti come me abbiano cellulare in mano e vagano. Nel caso dei selfie potrebbero venir fuori mille interpretazioni differenti, in primis quello di uno studio sul mito e le sfaccettature dell’autorappresentazione on-line.

Ho trovato paradossale questa parte, profondamente attuale.

In meno di ottanta pagine, la cui maggioranza composta da immagini, ho scoperto un concentrato di informazioni fresche, seppur ovvie per chi è del mestiere, e mi chiedo se al posto dell’utente che lo ha abbandonato avrei fatto la stessa cosa.

Certe volte è meglio radicalizzare, scegliere e non guardare più al passato, ripristinare un ordine a costo di perdere qualcosa che si è ritenuto prezioso incastonato nella melanconia.

                                                                                    

claudia petraroli, La pregunta de sus ojos (2017

LIVEstudio#3_talk, 23 febbraio 2017, Palazzo Santa Margherita – Modena #savethedate #fotografia #arte [#residenze]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, fotografia, mostre, turismo, viaggi

LIVEstudio#3_talk
Gli artisti presentano i progetti finalisti della terza edizione
Sala conferenze di Palazzo Santa Margherita,  corso Canalgrande 103, Modena (piano terra)

23 febbraio 2017, ore 18.00

 

Il 23 febbraio alle ore 18.00, presso la Sala conferenze di Palazzo Santa Margherita (piano terra), la Galleria Civica di Modena organizza la serata di presentazione dei progetti finalisti della terza edizione di LIVEstudio, programma annuale di residenza per la promozione delle nuove ricerche dell’arte contemporanea, organizzato da Metronom con il patrocinio del Comune di Modena e la collaborazione di Fondazione Francesco Fabbri, Fotopub Festival di Novo Mesto (Slovenia) e Galleria Civica di Modena.

Presenteranno le loro ultime ricerche Claudio Beorchia, Paolo Brambilla, Alessia Bressan ft. Laura Tavilla, Luca Massaro. In anteprima anche una preview dello sviluppo dei progetti delle due artiste in residenza Camille Leveque e Claudia Petraroli.

LIVEstudio è un progetto inserito nella rassegna annuale Mapping the Studio #17, promossa da Metronom con il patrocinio del Comune di Modena e la collaborazione di Fondazione Francesco Fabbri, Pieve di SoligoFotopub Festival, Novo Mesto – Slovenia; Galleria Civica, Modena.

 

LIVEstudio#3_talk
giovedì 23 febbraio, ore 18.00
Galleria Civica di Modena – Sala conferenze (primo piano)
Corso Canalgrande 103, Modena
Ingresso libero

Profilo artisti – cs

ufficio stampa Pomilio Blumm
Irene Guzman tel. +39 349 1250956, email irene.guzman@comune.modena.it
immagini e comunicati scaricabili al sito www.galleriacivicadimodena.it   / http://www.metronom.it
informazioni Galleria civica di Modena, corso Canalgrande 103, 41121 Modena
tel. +39 059 2032911/2032940 – fax +39 059 2032932
www.galleriacivicadimodena.it
Museo Associato AMACI

 

*Comunicato stampa

Wolfgang Voegele. Straw Dog – 8 Giugno, Annarumma Gallery – Napoli #savethedate

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Napoli,
mercoledì 8 giugno 2016,

Straw Dog  di Wolfgang Voegele

Annarumma Gallery

Mercoledì 8 giugno 2016, alle ore 19, la galleria Annarumma di Napoli inaugura Straw Dog, mostra personale dell’artista tedesco Wolfgang Voegele (Germania, 1983).

Wolfgang Voegele, Untitled (On a hill), 2015, Olio e lacca su tela, 150 cm x 120 cm www.annarumma.net - www.wolfgangvoegele.com/

Straw Dog di Wolfgang Voegele è un continuo alternarsi tra idea e pratica pittorica. L’artista crea un proprio vocabolario di immagini utilizzando linee semplici dai tratti arcaici. Inevitabili incertezze si manifestano nel passaggio dello schizzo alla pittura. Si tratta di movimenti essenziali che si manifestano nell’intero processo creativo, dove le forme diventano variazioni precise impossibili da raggiungere. Questo approccio è chiaro nel suo lavoro, riscontrabile nell’intero percorso stilistico.

Dopo aver applicato su tela la bozza prodotta al computer, inizia una azione fortemente fisica. Lungo il disegno, Voegele, applica colore a olio nero su tela grattando con una spazzola a setole. L’energia impressa nell’atto è trasferita nella pittura da una pennellata similmente potente. In contrasto con questa vigorosa operazione, nell’intimo della sua composizione, si rivelano la luce, le linee e le sottili filigrane di materia pittorica. Quando ritiene necessario, l’artista aggiunge alcuni nuovi colori. Per la serie intitolata Cut paintings, ad esempio, è stato privilegiato il giallo.

Lo schizzo iniziale funziona solo come base per lo svolgimento, che nella sua fine sarà un tradimento. Lo scopo è perdere i significati del gesti creativi iniziali, stabilendone di nuovi e di indefiniti. Il metodo scelto è quello cognitivo dell’intuizione, il fine è avere come risultato la coincidenza.

Accettare la casualità come coscienza o introdurre elementi altri di ambienti che lo circondano (come ad esempio il pavimento del suo studio), permettono a Wolfgang Voegele di avvalersi di un fluire discorsivo intuitivo in divenire, impercettibile, senza delinearne una fine. L’artista produce cornici di legno che sviluppa a completamento dell’opera. Esse servono a definire lo spazio, e ne diventano parte integrante.

Guardare i suoi dipinti, osservarli più da vicino, sembra tradurre scenari di boschi, vestiti o corpi, ma quando si prova a vederli nella sua compiutezza, senza lasciarsi catturare dalle singole forme, gli elementi in apparenza rappresentativi, svaniscono. Solo il riferirsi a dei paesaggi, a volte, permette associazioni, collegamenti, le quali possono funzionare nel contesto del dipinto.
Testo di Amalia Temperini

Informazioni utili:

Wolfgang Voegele. Straw Dog
Opening: 8 Giugno 2016 – ore 19
@ annarumma
Via del Parco Margherita 43,
80121 Napoli ( IT )
8 giugno – 25 luglio 2016
www.annarumma.net

Wolfgang Voegele (Germania, 1983)
http://www.wolfgangvoegele.com/

Today! #walking #abruzzo

amore, turismo, vita

Stamattina ho ripreso a camminare!
YO!

Foto scattate con uno smartphone Samsung.

Arte fiera 2016 + Set up + Art City #artefiera #bologna

arte, arte contemporanea, artisti, cultura, eventi, fotografia, mostre, viaggi

Dopo alcuni giorni di pausa presi dal blog per dedicarmi alla vita reale, professionale, riprendo la stesura di queste pagine con tutta l’influenza arrivata a causa del freddo di Bologna di sabato scorso. Tra mattina e pomeriggio, prima di riprendere il treno per tornare in Abruzzo, ho vagato un po’ per la città ed è così che la stanchezza mista a stress si è andata a farsi benedire direttamente nel mio corpo tra una risata e l’altra.

L’edizione 2016 di Arte Fiera non mi ha entusiasmato tanto, ormai sono diversi anni che frequento e trovo sempre più spaesata. Non c’è nulla che mi susciti vera emozione, niente che rapisce o mi induca a fermare per circa un minuto. Ho notato alcuni cambi, ad esempio, uno su tutti il fatto che la Galleria Continua di San Gimignano sia entrata ufficialmente nei padiglioni dei grandi collezionisti – fino allo scorso anno era nell’area delle medie gallerie. Il suo mercato è crescente, la sua credibilità anche, e le sue sedi ormai sono dislocate in molti centri importanti del mondo. Sul fronte delle vendite credo la rassicurazione sia sempre in questa zona, anche se le dichiarazioni rilasciate da molti galleristi lamentano la presenza di una scarsa qualità di selezione tra gli artisti. Quest’anno tra i principali protagonisti (nel senso quelli che ho trovato più esposti) ci sono Augusto Bonalumi (spazialismo) seguito da Getulio Alviani (optical).

Tantissima arte astratta e informale, tante cose noiose viste e riviste da riconoscere a centro metri di distanza. Ho apprezzato molto Aaron Demetz, Walter Moroder, alcuni lavori di Giuseppe Uncini che non conoscevo, gli scatti di Armin Linke e tanti fotografi tunisini e iraniani scovati in Officina dell’immagine, Milano (Farah Khelil, Gohar Gashti), Raphaél Denis.

Molte le critiche che l’edizione si è portata addosso, alcune credo siano legittime (clicca). In città, per Art City, sono stata in Pinacoteca Nazionale e al MaMbo – Museo d’Arte Moderna dove erano dislocate opere della collezione in una mostra intitolata Arte Fiera 40. Lo sguardo delle gallerie sulla grande arte italiana. Per me, in questo contesto, vince  la prima sede con un lavoro grandioso di Mario Schifano intitolato Geometrico (Instagram). Per quanto riguarda la seconda struttura (MAMbo), al suo interno prevedeva diverse esposizioni, quella che mi ha colpito di più è stata Officina Pasolini. Emozionante, narrata come fossimo in un viaggio nella vita di Pier Paolo Pasolini, pensata come percorso che confluiva in un intreccio strepitoso tra letture, gli scritti e i suoi film. Qui gli scatti realizzati da Dino Pedriali mi hanno lasciata totalmente incantata.

A Palazzo De’ Toschi, invece, la terza tappa del progetto La Camera. Sulla Materialità della fotografia a cura di Simone Menegoi (le prime due avute al MAN di Nuoro e alla Extra City Kunsthal di Anversa in Belgio).  Si tratta di una mostra che terminerà il 28 febbraio in cui si indaga il rapporto tra scultura e fotografia. Il livello di ricerca era molto alto. Ladies and Gentleman, Andy Warhol 4.0 (1975 -2016), invece, in Galleria Cavour  ha ripercorso la storia della mostra avuta per la prima volta a Ferrara, a Palazzo dei Diamanti nel 1975, il cui tema era quello degli scatti dedicati al tema del travestimento, argomento ancora attuale su cui si può ancora riflettere all’alba dei nuovi strumenti di comunicazione attualmente in uso. (Instagram)

Per quanto riguarda Set Up Art Fair (la fiera indipendente dedicata al mercato degli artisti giovani), venerdì,  attorno alle 20, non aveva tanto flusso di persone. E’ la mia seconda volta all’evento, lo scorso anno c’era molta più gente in visita. Mi trovo molto d’accordo con quanto dichiara la redazione di Artribune (clicca).  A volte, nella visita, la sensazione è stata quella di essere all’interno di uno studio di tatuatori in cui tema della morte dominava sulla vita. Possibile che gli artisti giovani, per buona parte, non riescano a scavare dentro se stessi? Le gallerie straniere che avevo appuntato in precedenza, quest’anno le ho trovate giù di corda (Barcel – One)

Gossip: Ho incrociato Luca Beatrice.
Recentemente ho parlato di lui citando alcuni articoli nel blog. Mi ha fatto molto piacere, soprattutto perché pensavo se la tirasse di brutto, invece, mi è parsa una persona tranquilla che vagava negli spazi come me, e dove, in alcuni casi, ci siamo incrociati sorridendoci con gli occhi perché avevamo lo stesso passo di osservazione in entrata e uscita dalle sale.

Al prossimo anno?
Vedremo!

http://www.artefiera.it/
http://www.setupcontemporaryart.com/2016/
http://www.pinacotecabologna.beniculturali.it/
http://www.mambo-bologna.org/
http://www.galleriacavour.net/
http://www.bancadibologna.it/
Brigitte March Niedermair. Horizon

di sera

cani, vita

Sono appena tornata dal cinema. C’è vento. Ho comprato una scacchiera, ho deciso di voler imparare a giocare a scacchi. In realtà sono cinque giochi – il piano si trasforma in varie opzioni. Ho un brutto torcicollo, lo ho da stanotte senza apparenti motivi.

Ha le sale nuove ed è più caro. Le poltrone non mi ispirano.

Vedremo cosa daranno ad alternativa.

Chissà domani che peso avranno le nuvole?
Sono le 23.14, ho mangiato due tranci di pizza a volo. Il cane trema, ha paura.

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Digito dal cellulare.

23.25

Cardio

cani, vita

Sono in ospedale in attesa. Stamattina per salire ad Atri il tempo è stato impressionante. Molto brutto.
Buona parte della mia vita è ruotata attorno a questa cittadina, molte cose della mia adolescenza sono state vissute qui. Quindici anni fa, alle scuole superiori in pieno centro storico, aprivamo le finestre per far entrare la nebbia in aula e generare caos. Cose che solo dei cretini in fase di crescita possono riuscire a fare per evitare di fare lezione e creare cazzate. Quante risate e quante stronzate.
Atri è sempre stato un paese con questa sua unicità, oggi non più, tutta la foschia sorge a valle e acceca la luce di chi ha difficoltà nella vista, sconvolgendo ogni senso.
È impressionante come le cose possano rivoltarsi così.
C’era una industria dolciaria famosissima, è c’è tutt’ora. Si diceva che quando cambiava il vento e il profumo del Panducale arrivava nel suo cuore, nella piazza, nelle vie, nevicava. Chissà se vale ancora?
Nel reparto cardiologia ora c’è tanta gente in attesa. In venti minuti è cambiato lo scenario anche qui. Inizio a sentire caldo.
Un paziente è appena arrivato per un problema al pacemaker e lo hanno spedito al pronto soccorso.
Per avere la priorità bisogna sempre fare dei giri assurdi nonostante i problemi evidenti.
Sono le 8.34
Sono passata in un altro ambiente, sempre in attesa e in fila. Ho capito che questo messaggio è un work in progress che completero’ in un secondo momento. Davanti a me un bambino biondo col cappello ha appena dato una testata impressionante alla sedia. La madre lo ha richiamato all’ordine.
Non sembrano proprio giorni di festa. Nessuno avverte più niente e i commenti sul Natale sono scarni, poveri di gioia.
È appena arrivato un tizio in tuta grigia e cappello rosso. Di tanto in tanto lo guardo per spiarlo: ha un auricolare e scarpe grigio scuro dai lacci rossi, occhiali rayban in bocca, a morderne le punte che vanno poggiate sopra le orecchie. Scatta foto non posizionando la macchinetta. Sento solo il rumore del cik ciak. Qualcuno alle mie spalle mi spia. Sento la voce di una signorina troppo vicina. Il bambino di prima combina casini e mi scappa da ridere. Sono sempre contenta quando i piccoli manifestano i loro disagi in ambienti noiosi. Gli anziani sono smarriti. Una signora incinta con una finta Fendi e’ arrivata accanto a me. Ha degli stivali bruttissimi, grigi. Di viso è molto bella. Uscire così presto per raggiungere una struttura ospedaliera implica menefreghismo. Solo io ho le crisi isteriche? possono esserci anche le bombe, ma un filo di trucco lo metto anche in caso di morte. Mi sento meglio per me stessa. Poi quando sono a casa sono un essere sbarcato dai baffi lunghi. Sono le 8.43. È arrivato l’utente ordinato e ribelle che non sopporta il caos e tenta di riordinare tutto. Il tizio in tuta di prima ha le braghe calate. I suoi pantaloni sono di un materiale spesso, cedono facilmente. Mi accorgo di stare scrivendo dettagli inutili ma non ho voglia di stare a fissare continuamente gli altri. Non ho gli occhiali da sole con me.
8.49.
Sono fuori. In macchina.
8. 52 sono in doppia fila. sti cazzi.
9.34 sono a casa.
Il cane è felice. Ho tolto gli stivali, il cane guarda fuori la finestra cercando di capire cosa sta facendo mia madre sotto casa.
Ci siamo fissati per un attimo, entrambi in ascolto. Stessi ritmi.
Mi metto a fare qualcosa. Ci saranno errori.
9.36
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Parti di percorso in discesa.

Cose a caso (letture)

attualità, comunicazione, cultura, leggere, libri, Università, vita

Con certi artisti mi sto muovendo così.  Tutto procede.
Sono felice.

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Da atea leggere la Bibbia amplia il suo significato alla portata del mio esempio di essere umano.

Proverbi 8 : 20
L’invito della saggezza e l’invito della follia.

Un po’ d’Abruzzo (prima parte)

arte contemporanea, cucina, cultura, eventi, fotografia, mostre, ricette, vita

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#Invasionidigitali #Canzano #Abruzzo #Teramo #igersitalia

arte, attualità, cucina, cultura, eventi, fotografia, libri, mostre, musica, quotidiani, ricette, Studiare, vita

Voglio raccontarvi l’esperienza fatta domenica scorsa, nata sulla rete e sviluppata in una settimana di progetti coinvolgenti svolti in tutta Italia dal 20 al 28 aprile.

#Invasionidigitali (http://www.invasionidigitali.it/) è una mega opera di promozione turistica che ha coinvolto tantissime persone con lo scopo di incrementare la conoscenza e la sensibilizzazione al nostro patrimonio culturale, in maniera semplice e del tutto gratuita.
La finalità è stata di invadere luoghi d’interesse storico – culturale, con l’obiettivo di fotografarli e mandarli istantaneamente in internet.

Tablet, smartphone, fotocamere, telecamere – chi ne ha più ne metta – sono diventati strumenti e  protagonisti di una presenza fisica fatta di uomini, donne e bambini che osservavano, ascoltavano, raccontavano, fotografando e promuovendo – con il loro punto di vista – ambienti e spazi conosciuti o poco accessibili, diffusi e condivisi in maniera tempestiva on line, stimolando la curiosità di chi era  dietro un monitor – da casa – a spiare fatti di facebook, twitter, foursquare, tumblr, youtube, pinterest.

Il progetto #invasionidigitali usa l’occhio e attraverso esso vuole o tenta di restituire la bellezza di chi ha dimenticato (o messo da parte) l’identità della propria appartenenza.

Io ho aderito a quello di Canzano, comune delle provincia di Teramo in Abruzzo.

L’esperienza è decisamente da ripetere.
Alcuni scatti:

Dettaglio organo, Chiesa Santa Maria dell’Alno, Canzano, Teramo, Abruzzo.
ph. A. Temperini

 

Neviera araba, Canzano, Teramo, Abruzzo.
ph. A. Temperini

Veduta, Canzano, Teramo, Abruzzo.
ph. A. Temperini

Dettaglio affresco medievale, Chiesa San Salvatore, Canzano, Teramo, Abruzzo.
Ph. A. Temperini

Campaline, Chiesa San Salvatore, Canzano, Teramo, Abruzzo.
ph. A. Temperini

Ciclo di affreschi medievali, Chiesa San Salvatore, Canzano, Teramo, Abruzzo.                                                                                                                     Ph A. Temperini


Cupola barocca, Chiesa della Madonna dell’Alno, Canzano, Teramo, Abruzzo.                                                                                                                     Ph A. Temperini


Torrione del XV secolo – cinta muraria edificata dalla Fam. D’Acquaviva – D’Aragona.
Canzano, Teramo, Abruzzo.
Ph. A. Temperini


Neviera araba, Canzano, Teramo, Abruzzo.
Foto presa dal sito ufficiale del ristorante “La Tacchinella”(link in basso)

Veduta Gran Sasso d’Italia e campanile della Madonna dell’Alno.
Canzano, Teramo, Abruzzo.
ph. A. Temperini

La mia regione in poco più di un minuto:

Link utili per approfondimenti:

http://www.invasionidigitali.it/
http://www.comune.canzano.te.it/ (in basso a sinistra – sezione “Storia”)
http://buriansnow.it/webcamcanzano.php (live)
http://www.touringclub.it/destinazioni/14435/Canzano
http://www.abruzzoturismo.it/
http://www.teramoculturale.it/
http://turismo.provincia.teramo.it/
http://www.latacchinella.it/neviera.html