Mattatoio n. 5 – Kurt Vonnegut [libro]

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Provo a scrivere qualcosa su questo libro appena terminato, ma ho molta difficoltà poiché non è stata una lettura semplice e di facile assorbimento.

Ho iniziato a sfogliare le pagine di Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini di Kurt Vonnegut prima dell’estate, e più volte ho tentato di finirlo, ma qualcosa mi ha trattenuto dal farlo fino a ieri sera.

In realtà mi sento molto confusa nel raccogliere i pensieri per questa breve recensione poiché la ritengo non giusta, almeno non lucida quanto vorrei. Allo stesso tempo, penso che se non lo facessi ora, più tardi, le parole necessarie non verrebbero mai fuori.

La prima cosa da raccontare è il caos.

Chi conosce l’autore è conscio che la chiave interpretativa dei suoi testi è nel ritmo scandito da ogni singolo vocabolo inserito, usato, maturato. Anche qui, come in altre sue opere, senza troppi abbellimenti, ciò che regge l’intensità è la capacità di assorbimento che Vonnegut riesce a costruire con una trama che ruota attorno al concetto di tempo, un’unità, in questo caso, non definita in dettaglio, ma che procede seguendo linee storiche marcate. Andare avanti indietro con una regolarità e una cadenza altalenante stabilisce un coinvolgimento particolare di accettazione/non accettazione non riuscendo a inquadrare le intenzioni dello scrittore, che insiste, piuttosto, in un gioco allo sfinimento rivolto al lettore.

E’ una chiacchiera costruita sull’ovvio, un po’ come la banalità che genera il male. “Così è la vita”: uno sconto che sembra nascondere un crollo psicologico di enormi dimensioni, di un singolo o di una intera generazione.

Molto spesso si trovano aspetti inquietanti descritti come cose comuni. Mi riferisco, ad esempio, alla descrizione del funzionamento della Vergine di Norimberga o ai mille elementi incastonati per creare un allure cupa, ma con un tono dignitoso e rispettoso su quei fatti che si stanno narrando in maniera grottesca ed esilarate in un romanzo di circa duecento pagine.

Mattatoio n.5 racconta le vicende della seconda guerra mondiale. Si concentra soprattutto nella rappresentazione fantasiosa di ciò che è stato il bombardamento della città di Dresda il 13 febbraio 1945. E’ una promessa. E’ una condizione narrata in modo semiserio da un uomo trapiantato in un altro continente a fare una guerra contro quel nazismo di cui tanto già sappiamo. E’ una esperienza personale diretta di chi quelle vicende la ha vissute a pieni polmoni e sulla propria pelle.

Non mi spingo oltre poiché penso che per alcuni libri sia necessaria solo l’importanza e il rispetto del silenzio (al massimo la musica).

Kurt Vonnegut, Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini, Feltrinelli, 2003
(la prima edizione è del 1968).

Confessioni/Lui è tornato [libri]

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Dopo tanto tempo torno a suggerire libri più o meno piaciuti. Sarò breve poiché negli ultimi giorni non sono loquacissima nel parlare di cose inerenti alla cultura, e farò di tutto, in poche righe, per farvi capire cosa hanno rappresentato questi due testi nel corso della loro lettura.

Il primo è edito da Giunti Demetra, pagato quattro euro e cinquanta, acquistato al volo in una libreria prima di entrare al cinema. Confessioni di Sant’Agostino è una ricerca interiore strutturata in una sorta di diario in cui tutti noi possiamo ritrovarci nei nostri dilemmi di esistenza. Una buona fonte di ispirazione religiosa e spirituale che non rientra in uno schematico voto di devozione stretta e relegata alla chiesa, quanto più un cammino di fede maturato attraverso le proprie esperienze di vita, le scelte adottate e le influenze culturali assorbite.

Lui è tornato di Timur Vermes, invece, è l’altro testo cui vi voglio segnalare. Preso per curiosità dopo mille recensioni viste qui e la con commenti più o meno positivi, ma soprattutto per necessità di passare a una scrittura che facesse ridere, mi sono ritrovata a sforzarmi e ad annoiarmi poiché l’autore allunga troppo la solfa su un Hitler tornato nel presente a vivere la nostra contemporaneità in una Germania multiculturale su cui fa presa di nuovo la sua impostazione dittatoriale. La stesura è molto lineare, scorre bene, ma diventa lunghissima e straziante per la ricchezza dei contenuti e della loro inutilità. C’è un tentativo di polemizzare sull’attuale condizione politica tedesca, e questo è chiaro dalle numerosissime note che corredano il volume edito da Bompiani, ma tutto toglie alla dimensione che avrebbe potuto crearsi se il numero delle pagine fossero state minori rispetto alle 443 pubblicate. Credo che l’ironia sia sferzante quando è concentrata in una sintesi veloce e poco romanzata, qui, nel caso riportato, si va volutamente oltre il grottesco, sfiorando il kitsch.

Buona lettura e buona pasqua!

Il mio paradiso è deserto – Teresa Ciabatti

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Avete presente l’acquisto compulsivo, quello che vi trascina dritti a scegliere una determinata cosa che vi ha colpito e che non potete fare a meno di mangiare, consumare, indossare e leggere all’istante?
Ecco. La relazione con Il mio paradiso è deserto di Teresa Ciabatti è iniziata così.
Mi trovavo in libreria e senza troppe complicazioni sono stata inseguita da una copertina che strideva col sul stesso titolo. Avevo già letto di lei in alcuni commenti di Giuseppe Genna, ma non conoscevo affatto i suoi libri.

Inizia in modo stupido la tenera e agghiacciante scoperta di questo volume edito da Rizzoli nel 2013. Una storia la cui trama è costruita in quattro parti principali, ognuna che sfocia in un discorso le cui le fila sono complesse, elaborate e scritte da dio.

Non posso tralasciare quanto mi sia piaciuta la concatenazione di una narrazione con un nucleo centrale forte, che dirama verso vie che raccontano di scenari insospettabili e sconvolgenti, a ogni suo singolo passaggio.

Si inizia da Marta, si passa ad Attilio, si intravede Luisa e si arriva a Pietro, senza fiato, poiché la modalità di scrittura adottata porta il lettore a non staccarsi da quelle pagine che trascinano verso un linguaggio pulito, acuto, e nella giusta distanza, avvolgente.

Sebbene Marta sia il cuore pulsante di tutto il testo – colei che con i suoi disagi apre e chiude una circolarità perfetta – la dimensione che si crea nell’approcciare le parole della Ciabatti non è di certo lontana dai nostri vissuti: in quelle paure chiuse a chiave nel cassetto di una memoria sempre in agguato, pronta a svelare ciò che siamo da un momento all’altro.

La forza è nel non immedesimarsi nei personaggi, se non in alcuni tratti, che scoprono lentamente – in realtà – la nostra attualità fittizia.

La famiglia Bonifazi; una foto su una rivista; la disgregazione di un sistema apparentemente forte che crolla e libera il proprio essere da condizionamenti atavici e distruttivi, che hanno minato le libertà dei singoli protagonisti.

<<Vuole sapere la verità, ingegnere? In questo paese le persone normali non hanno voce, nemmeno i nostri morti >>.

Lo consiglio a tutti.

Mi rimangono alcuni dubbi:

– Perchè inserire dei personaggi che hanno lo stesso cognome della scrittrice?
– Chissà se per alcuni passaggi si è lasciata ispirare dalla fine dal Barone Rampante di Italo Calvino?

Buona lettura!

Puer Aeternus – James Hillman

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hillmanOggi parlo di un volume letto nell’intrepida foga di voler capire cosa venisse fuori dai suoi contenuti. Ho avuto modo di scoprire Puer Aeternus di James Hillman (Adelphi, 2007) dopo aver preparato un esame di lettere, nel cui programma era previsto uno studio dedicato all’immaturità della società contemporanea.

Non sono una specialista di queste discipline cercherò di dare una lettura personale al contenuto illuminante dello scritto. Per questo, se commetterò alcuni errori interpretativi lo farò solo sulla base del mio modo di vedere e approcciare la vita.

Puer Aeternus è un saggio composto di due sezioni: la prima dedicata al concetto di tradimento, mentre la seconda a quello di eterno ragazzo. L’occhio attento di Hillman ci porta in due analisi diverse tra loro ma collegate da alcuni elementi. Entrambi gli scritti sono il prodotto di due conferenze dedicate alla psicologia, tenute tra il 1964 e il 1967.

La prima parte del testo inizia con una riflessione sul concetto di “caduta” che si può racchiudere in questa citazione:

” se saltiamo dove ci sono sempre braccia ad accoglierci, non c’è un vero salto“.

Il termine posto da Hillaman è quello di un padre che attraverso la sua capacità educativa decide di sottoporre il figlio a una prova di resistenza. Imparare che la persona a te più cara possa ferirti, equivale a dire che si ha già una buona capacità nell’esporti a situazioni poco piacevoli che caratterizzeranno la tua vita. Per l’autore, tradimento e fiducia viaggiano sempre in parallelo e si sviluppano con dei riti d’iniziazione. La criticità sovviene nel momento in cui s’innescano dei meccanismi mentali che non portano all’accettazione di questa logica. Per questo motivo, il rifiuto e la non comprensione del gesto paterno instaurano nel ragazzo una serie concatenata di eventi che lacerano il suo essere, che a sua volta sfocia nell’idea di tradimento. Dalla rottura muore il puer, l’anima leggera del nostro io più fanciullo e si entra nella fase dell’età adulta.

Essere grande vuol dire compiere delle scelte. Un ragazzino ingannato può intraprendere la via del perdono – intesa come resurrezione e accettazione della nuova vita -, o intraprendere un cammino complesso, composto di diversi step: vendetta, negazione, cinismo, tradimento di sé e scelta paranoide. Questi passaggi sono rivolti al nostro io più intimo: se ognuno di noi si immedesimasse in questo viatico, si troverebbe a percorrere un viaggio introspettivo capace di condurci da soli alla soluzione finale. Capire chi siamo vuol dire aprirci all’altro assumere un senso di responsabilità nei confronti della propria natura e vita. Essere traditi, invece, implica sapersi perdonare, indulgere e saper comunicare, trasformando  l’amarezza nella forma più sana di saggezza.

Sebbene tutto questo ragionamento possa essere all’apparenza semplice, dobbiamo sempre tener conto delle mille dinamiche che si sviluppano. Le forme di tradimento possono manifestarsi sottoforma di disonestà, adulterio, potere o in altre mille ambientazioni, conoscere e chiarire a sé, i motivi per i quali ci si trova invischiati in tali processi è una fase di enorme potenzialità, soprattutto per mantenere integra la fedeltà nei confronti del proprio io più profondo.

La stessa cosa vale per il traditore: ridurre la sua figura al padre, sarebbe un escamotage stupido che porrebbe fine anche al senso di questo mio scritto, poiché tutto potrebbe ridursi a una semplice chiacchierata da bar. L’ingannatore, l’opportunista, il doppiogiochista, il fariseo, chiamiamolo come vogliamo, non vive bene in questa condizione, poiché anche lui avrà il suo processo di elaborazione visto che è parte integrante di un meccanismo che ha generato egli stesso. Il risultato è di arrivare all’Anima,  nel saper conosce i propri limiti e i propri vantaggi.

Nella seconda sezione Hillman pone l’attenzione sul legame Puer e Senex (Il fanciullo /Il saggio) e su come il primo sia una figura nostalgica, narcisistica, fortemente legata alla sua immaturità, colui che non vuole abbandonare mai questo status di leggerezza fondato sul desiderio di scoperta. Lui ripudia il Senex, il tempo, il lavoro e l’ordine, continuando a trasgredire su tutto quello che potrebbe far mutare di segno il suo comportamento e le sue convinzioni (l’eterno Peter Pan quarantenne).

Questa parte del volume è la più complessa, occorre risvegliare gli aspetti più elaborati della nostra preparazione poiché gli esempi riportati si basano per buona parte sulla letteratura mitologica, su riferimenti di matrice archetipica junghiana e gli studi portati avanti da Louise Von Franz.

Non è una lettura facile, la consiglio a piccole dosi, soprattutto a chi è interessato veramente al tema.

James Hillman, Puer Aeternus, Adelphi, 2007
http://amzn.to/2FLEecK

 

Ritorni e pasta!

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Veniamo a noi. Diciamo che sono tornata, e facendolo ricomincio da una semplice ricetta nata per chiudere in bellezza l’estate.

In realtà dopo due mesi di lavoro eccomi qui pimpante, sclerotica ma pimpante, a scrivere di una stagione fredd’afosa andata un pò bruciata, ma dalla mi sento davvero appagata, poiché ho ottenuto esperienze di lavoro nuove: 2 pubblicazioni (un catalogo e una rivista) e un testo critico per il giovane artista abruzzese Bruno Cerasi, la cui mostra rimane attiva fino alla data dell’otto settembre, presso lAlviani Artspace, in Largo Gardone Riviera, 65129, di Pescara.

Cosa farò adesso? In questo periodo di inadempienza ho ripreso i libri dell’università in mano con la speranza di terminare presto un estenuante percorso che è ormai diventato peggio di una palla al piede di un carcerato, destinato alle più truffaldine sofferenze; inizierò un master al quale mi sono iscritta pochi giorni fa, per poi proseguire con progetti che possano incrementare sempre più la mia carriera.

Il blog sarà sempre un punto di riferimento, quello dove vomiterò con tutta la veemenza possibile la mia fame di cultura. Ho già in riserbo alcuni libri di cui voglio parlarvi, e alcuni film messi in lista pronti per essere fagocitati nella nuova stagione di alternativa cinema. Continuerò a scrivere, sperando di mantenere la lucidità mentale, necessaria affinché emerga sempre più una visione critica del mondo che mi è attorno.

Zucchine e Fusilli allo zafferano e carota:

Ingredienti:

3 – 4 zucchine di varie dimensioni
1 cipolla
1 carota
1 bicchiere d’acqua
2 bestine di zafferano
Sale q.b.
Pepe q.b.
Olio q.b.

300 gr di fusilli

Procedimento:

Tritare la cipolla, in maniera separata la zucchina, poi, la carota.
Mettere a soffriggere la prima, versare la seconda, arricchire con la terza.
Lasciar cucinare per circa 20 minuti il tutto. Verso anche un bicchiere d’acqua – perché non si sa mai.
Quando sarà tutto pronto, prendete un bicchiere  riempitelo con un poco di acqua tiepida per far sciogliere bene lo zafferano. Quest’ultimo lo verseremo sulle zucchine, affinché acquistino quel senso che va oltre il loro regolare sapore.

Nel frattempo mettete sul gas un pentolino a bollire con l’acqua necessaria per la cottura della pasta. I fusilli, una volta pronti, vanno versati direttamente nella teglia dell’amalgama, pronti per essere ripassati.

Servite, mangiate e assaporate!
Buon appetito!