Poesia

leggere, libri, Studiare

Diverso tempo fa, durante le lezioni di storia moderna e contemporanea, il mio professore all’università diceva una cosa bellissima che mi ha sempre suscitato curiosità:  le tre grandi religioni monoteiste (ebraismo, islamismo e cristianesimo) non sono tanto diverse tra loro. Egli le definitiva cugine.
Così, quando frequentavo assiduamente le librerie, decisi di comprare una copia del Corano.
Non so dare una motivazione giusta o valida a quell’atto, di certo oggi è stato strano leggere la Bibbia, aprire le Lamentazioni, risalire a Sion (monte su cui fu costruita Gerusalemme) e avere la necessità di andare a trovare quel testo (Corano) nella mia piccola biblioteca personale casalinga.

Inizialmente non sapevo dove fosse, e mentre spostavo i libri in ogni dove nella disperata ricerca, mi è capitato a tiro un piccolo volume di Aldo Nove, Addio mio Novecento (Einaudi, 2014).
Da lì, questa poesia:

L’esplosione della storia

Unghie e palazzi e stelle, 
non quelle non quelle non quelle
ma altre fontane,
millenni forse, oppure settimane
Un’esplosione rallentata
arcata
di ossa, la fossa
Le tele,
le vele le vele le vele
un freddo come fosse l’Occidente
se niente, 
Cosa dice la gente
che dice, 

Beatrice?

Mi è piaciuta la negazione, ma anche il ritmo delle parti in rima.

Puer Aeternus – James Hillman

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hillmanOggi parlo di un volume letto nell’intrepida foga di voler capire cosa venisse fuori dai suoi contenuti. Ho avuto modo di scoprire Puer Aeternus di James Hillman (Adelphi, 2007) dopo aver preparato un esame di lettere, nel cui programma era previsto uno studio dedicato all’immaturità della società contemporanea.

Non sono una specialista di queste discipline cercherò di dare una lettura personale al contenuto illuminante dello scritto. Per questo, se commetterò alcuni errori interpretativi lo farò solo sulla base del mio modo di vedere e approcciare la vita.

Puer Aeternus è un saggio composto di due sezioni: la prima dedicata al concetto di tradimento, mentre la seconda a quello di eterno ragazzo. L’occhio attento di Hillman ci porta in due analisi diverse tra loro ma collegate da alcuni elementi. Entrambi gli scritti sono il prodotto di due conferenze dedicate alla psicologia, tenute tra il 1964 e il 1967.

La prima parte del testo inizia con una riflessione sul concetto di “caduta” che si può racchiudere in questa citazione:

” se saltiamo dove ci sono sempre braccia ad accoglierci, non c’è un vero salto“.

Il termine posto da Hillaman è quello di un padre che attraverso la sua capacità educativa decide di sottoporre il figlio a una prova di resistenza. Imparare che la persona a te più cara possa ferirti, equivale a dire che si ha già una buona capacità nell’esporti a situazioni poco piacevoli che caratterizzeranno la tua vita. Per l’autore, tradimento e fiducia viaggiano sempre in parallelo e si sviluppano con dei riti d’iniziazione. La criticità sovviene nel momento in cui s’innescano dei meccanismi mentali che non portano all’accettazione di questa logica. Per questo motivo, il rifiuto e la non comprensione del gesto paterno instaurano nel ragazzo una serie concatenata di eventi che lacerano il suo essere, che a sua volta sfocia nell’idea di tradimento. Dalla rottura muore il puer, l’anima leggera del nostro io più fanciullo e si entra nella fase dell’età adulta.

Essere grande vuol dire compiere delle scelte. Un ragazzino ingannato può intraprendere la via del perdono – intesa come resurrezione e accettazione della nuova vita -, o intraprendere un cammino complesso, composto di diversi step: vendetta, negazione, cinismo, tradimento di sé e scelta paranoide. Questi passaggi sono rivolti al nostro io più intimo: se ognuno di noi si immedesimasse in questo viatico, si troverebbe a percorrere un viaggio introspettivo capace di condurci da soli alla soluzione finale. Capire chi siamo vuol dire aprirci all’altro assumere un senso di responsabilità nei confronti della propria natura e vita. Essere traditi, invece, implica sapersi perdonare, indulgere e saper comunicare, trasformando  l’amarezza nella forma più sana di saggezza.

Sebbene tutto questo ragionamento possa essere all’apparenza semplice, dobbiamo sempre tener conto delle mille dinamiche che si sviluppano. Le forme di tradimento possono manifestarsi sottoforma di disonestà, adulterio, potere o in altre mille ambientazioni, conoscere e chiarire a sé, i motivi per i quali ci si trova invischiati in tali processi è una fase di enorme potenzialità, soprattutto per mantenere integra la fedeltà nei confronti del proprio io più profondo.

La stessa cosa vale per il traditore: ridurre la sua figura al padre, sarebbe un escamotage stupido che porrebbe fine anche al senso di questo mio scritto, poiché tutto potrebbe ridursi a una semplice chiacchierata da bar. L’ingannatore, l’opportunista, il doppiogiochista, il fariseo, chiamiamolo come vogliamo, non vive bene in questa condizione, poiché anche lui avrà il suo processo di elaborazione visto che è parte integrante di un meccanismo che ha generato egli stesso. Il risultato è di arrivare all’Anima,  nel saper conosce i propri limiti e i propri vantaggi.

Nella seconda sezione Hillman pone l’attenzione sul legame Puer e Senex (Il fanciullo /Il saggio) e su come il primo sia una figura nostalgica, narcisistica, fortemente legata alla sua immaturità, colui che non vuole abbandonare mai questo status di leggerezza fondato sul desiderio di scoperta. Lui ripudia il Senex, il tempo, il lavoro e l’ordine, continuando a trasgredire su tutto quello che potrebbe far mutare di segno il suo comportamento e le sue convinzioni (l’eterno Peter Pan quarantenne).

Questa parte del volume è la più complessa, occorre risvegliare gli aspetti più elaborati della nostra preparazione poiché gli esempi riportati si basano per buona parte sulla letteratura mitologica, su riferimenti di matrice archetipica junghiana e gli studi portati avanti da Louise Von Franz.

Non è una lettura facile, la consiglio a piccole dosi, soprattutto a chi è interessato veramente al tema.

James Hillman, Puer Aeternus, Adelphi, 2007
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