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Zerocalcare #libri #fumetti #baopublishing #pointofview [#recensione]

arte, artisti, attualità, cultura, film, fumetti, giovedì, leggere, libri, televisione

Mi rendo conto che nell’ultimo periodo sto diventando una affiliata della Bao Publishing perché nel giro di poche settimane ho letto tre volumi dei loro autori. Mi piace molto la selezione che hanno, e spesso visito il sito per vedere se ci sono offerte mirate, unite a gadget e tirature limitate da collezione.

È così che ho deciso di intraprendere il viaggio con Zerocalcare alcuni mesi fa, tanti volumi pubblicati e non un quadro preciso della sua identità. In realtà avevo già fatto degli acquisti su Amazon da spedire in Francia, regalare per Natale Kobane Calling (2015), in lingua, ad amici che vivono lì. Nel frattempo ho maturato la necessità di una sua conoscenza approfondita che non si limitasse al blog. Allora ho vagato per librerie di mezzo Abruzzo senza decidere mai cosa prendere. Il fatidico giorno è arrivato quando uno dei miei librai di fiducia e un caro professore dell’università mi hanno illuminato la via. Ho ordinato Un polpo alla gola (2012) e Dimentica il mio nome (2014).

Fagocitati in meno due giorni, la cosa più intensa è la rassicurazione che lasciano. Un condensato di coscienza che si rivela fatidico, utile per ristabilire un mio vissuto non affatto diverso rispetto a quello raccontato dell’autore, quindi non unico o esclusivo, ma collettivo e corale, generazionale. In comune la stessa matrice politica, l’immaginario semi-plagiato targato anni ’80, vicini di età, disagi ansiogeni a manetta (per non dire pippe sulle cose più banali custodite per anni in silenzio fustigando il cervello senza motivo).

Chi ha suggerito i fumetti mi ha permesso di intravedere momenti centrali che segnano un passaggio da un’età adolescenziale a una maturità saggia, nella forma più leggera possibile. Di queste letture continuative, corrispondenti a una consultazione di un libro normale, ciò che convince è lo squilibrio apparente che esiste tra l’uso delle parole e quello delle immagini. Si è invasi da flussi di coscienza che predominano sullo scenario del disegno. Un doppio livello di lettura sorretto dalla paura, dalle emozioni dei protagonisti, continuative e insistenti. Spesso la risoluzione ai problemi è la trama sottaciuta, allusa, dove il processo ritrova la sua dimensione reale in uno sfogo creativo con un oggetto appartenente a una memoria lontana.

Prodotti culturali chiari ed efficaci, evidenti già in una fase successiva, quando al termine dei volumi ci si accorge che tutti gli elementi erano dichiarati in copertina, diretti e accessibili, immediati nel ricordare tema e trama (di cui non parlerò).

 

Zerocalcare

Un polpo alla gola, 2012
http://amzn.to/2nILIpk
Dimentica il mio nome, 2014
http://amzn.to/2EdYOp5

www.baopublishing.it

 

 

 

 

 

Il papà di Dio - Maicol&Mirco (Bao Pubblishing, 2016) -ph. Amalia Temperini

Il papà di Dio – Maicol&Mirco #libro #baopublishing #pointofview [#recensione]

arte, artisti, cultura, fumetti, giovedì, leggere, libri

Non so cosa mi abbia mosso ad acquistare questo enorme libro, ma ho deciso di investire parte dei guadagni in qualcosa che mi facesse divertire.
Il papà di Dio (Bao Publishing, 2016) si presenta pieno di intenzioni che sfiorano il tragico, capace di trasmettere una forte empatia saltellando tra pagine in piena lettura in quel ritmo indistinguibile che caratterizza i fumetti di Maicol&Mirco.

Il papà di Dio - Maicol&Mirco (Bao Pubblishing, 2016) - ph. Amalia TemperiniTutto parte da Satana, ispiratore, condizione, eroe inconsapevole che irrompe, si presenta di tanto in tanto nelle dinamiche di scambio che si susseguono tra il Papà (l’architetto) e suo figlio, Dio (artista).

Il volume ha le fattezze di una bibbia, ma è un anti-bibbia, una sorta di manuale d’uso pratico per dire che i giochi stanno a zero, che dietro tutta questa storia salvifica esiste un umano senso che è ben più feroce di qualsiasi mito.

É proprio questa la condizione necessaria che permette di capire le regole del processo creativo: il Diavolo è una figura saggia, prende in giro il lettore, ci dialoga, si presta a giocare con lui attraverso il sarcasmo e il dispetto, si confessa con quello che è il nostro demone. Uno spiritello che temporeggia indisturbato facendo inciampare il padre eterno nelle sue creazioni: lo motiva. Dio, che è un buono, piccolo, vorrebbe sperimentare, ma si sente in colpa perché non riesce a capire le punizioni, le insistenze, i doveri inflitti dal suo Papà. A rendere la situazione paradossale un fratello libertino, musicista, dal cappello enorme, che ricorda cugino IT.

In questo quadro, fatto di fogli, composto da una casa con poche stanze visibili, sono assemblati segni che prendono forma nei colori rosso e nero. Le tonalità più forti sono date dalle onomatopee, le quali rafforzano il senso del suono rendendo le cose vive nella loro libertà di espressione, umili nel traghettarti in un dramma ironico alla ricerca di un equilibrio che si fa necessario non rinnegando una divinità, ma mostrando la potenza nella sua parte più nociva: il male. Una figura, un amico immaginario, un testimone, una introiezione fatta paura in una solitudine che ci accompagna nella esistenza, per l’esistenza.

 

Un attimo.
Scusate sono lo spirito critico che segue la logica blasfema del fare indiavolato di questa donna osservatrice propinatrice di parole in costante dubbio con se stessa e con il mondo, l’immateriale indefinito che pone questioni mentre lei è indisturbata si destreggia tra una risata e l’altra.
Avrei delle domande da fare: 
ma la mamma del Signore, uno e trino, dov’è?
e il triangolo e il cerchio che raffigurano i protagonisti sono ispirati anche a Kandinskij?

Nell’attesa, mi rifugio nel cibo e penso.

Il papà di Dio - Maicol&Mirco (Bao Pubblishing, 2016) -ph. Amalia Temperini

http://maicolemirco.blogspot.it/ –  http://www.gliscarabocchi.com/

 

Il papà di Dio - Maicol&Mirco (Bao Pubblishing, 2016)

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