Il papà di Dio - Maicol&Mirco (Bao Pubblishing, 2016) -ph. Amalia Temperini

Il papà di Dio – Maicol&Mirco #libro #baopublishing #pointofview [#recensione]

arte, artisti, cultura, fumetti, giovedì, leggere, libri

Non so cosa mi abbia mosso ad acquistare questo enorme libro, ma ho deciso di investire parte dei guadagni in qualcosa che mi facesse divertire.
Il papà di Dio (Bao Publishing, 2016) si presenta pieno di intenzioni che sfiorano il tragico, capace di trasmettere una forte empatia saltellando tra pagine in piena lettura in quel ritmo indistinguibile che caratterizza i fumetti di Maicol&Mirco.

Il papà di Dio - Maicol&Mirco (Bao Pubblishing, 2016) - ph. Amalia TemperiniTutto parte da Satana, ispiratore, condizione, eroe inconsapevole che irrompe, si presenta di tanto in tanto nelle dinamiche di scambio che si susseguono tra il Papà (l’architetto) e suo figlio, Dio (artista).

Il volume ha le fattezze di una bibbia, ma è un anti-bibbia, una sorta di manuale d’uso pratico per dire che i giochi stanno a zero, che dietro tutta questa storia salvifica esiste un umano senso che è ben più feroce di qualsiasi mito.

É proprio questa la condizione necessaria che permette di capire le regole del processo creativo: il Diavolo è una figura saggia, prende in giro il lettore, ci dialoga, si presta a giocare con lui attraverso il sarcasmo e il dispetto, si confessa con quello che è il nostro demone. Uno spiritello che temporeggia indisturbato facendo inciampare il padre eterno nelle sue creazioni: lo motiva. Dio, che è un buono, piccolo, vorrebbe sperimentare, ma si sente in colpa perché non riesce a capire le punizioni, le insistenze, i doveri inflitti dal suo Papà. A rendere la situazione paradossale un fratello libertino, musicista, dal cappello enorme, che ricorda cugino IT.

In questo quadro, fatto di fogli, composto da una casa con poche stanze visibili, sono assemblati segni che prendono forma nei colori rosso e nero. Le tonalità più forti sono date dalle onomatopee, le quali rafforzano il senso del suono rendendo le cose vive nella loro libertà di espressione, umili nel traghettarti in un dramma ironico alla ricerca di un equilibrio che si fa necessario non rinnegando una divinità, ma mostrando la potenza nella sua parte più nociva: il male. Una figura, un amico immaginario, un testimone, una introiezione fatta paura in una solitudine che ci accompagna nella esistenza, per l’esistenza.

 

Un attimo.
Scusate sono lo spirito critico che segue la logica blasfema del fare indiavolato di questa donna osservatrice propinatrice di parole in costante dubbio con se stessa e con il mondo, l’immateriale indefinito che pone questioni mentre lei è indisturbata si destreggia tra una risata e l’altra.
Avrei delle domande da fare: 
ma la mamma del Signore, uno e trino, dov’è?
e il triangolo e il cerchio che raffigurano i protagonisti sono ispirati anche a Kandinskij?

Nell’attesa, mi rifugio nel cibo e penso.

Il papà di Dio - Maicol&Mirco (Bao Pubblishing, 2016) -ph. Amalia Temperini

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Il papà di Dio - Maicol&Mirco (Bao Pubblishing, 2016)

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the young pope (presa dal web)

The young pope di Paolo Sorrentino #tv #serietv #impressioni [#televisione]

attualità, cultura, film, politica, televisione

È da molto tempo che non affronto argomenti legati alla televisione. Ho deciso di dare una breve idea di quello che ho percepito da The young pope, la serie diretta da Paolo Sorrentino in onda su Sky Atlantic ogni venerdì dalle 21:15.

La cosa che mi ha colpito nelle prime due puntate è – senza ombra di dubbio – il riferimento a tre dei suoi film: Il Divo, Youth e La grande bellezza, dichiarati, in primo piano, in scenari ed estetica, nei movimenti degli attori. Il personaggio principale interpretato da Jude Law è invece la versione opposta, peggiore e aspra, di Cheyenne, cui ha dato volto Sean Penn in This must be the Place. Silvio Orlando (Cardinale Voiello) sembra l’alter ego del regista: lo è nei commenti, nel tipo di risposte che dà, nelle passioni che riserva al Napoli.

Mi sono trovata di fronte a una introduzione di più stesure cinematografiche unite a un progetto che secondo i miei gusti ha il suo solito genio nella ironia, nel grottesco.

La storia narra la nomina di un giovane come guida della chiesa cattolica romana. Figura difficile, modello di espressione perfetta, mediatica e ambiziosa, che ha tagliato le gambe a colui che lo reso una figura così anaffettiva, cinica e manipolatrice nella salita al potere, il Cardinal Michael Spencer (James Cromwell). Una macchina da guerra, il nuovo papa, che stabilisce la sua linea all’interno di contesto, abolendo la visibilità della sua immagine ai fedeli, rendendosi dio, come faceva Hilter, nella creazione dei suoi incontri pubblici pianificati in notturna, poiché conscio delle potenzialità di un valore accrescitivo e sottrattivo nella comunicazione, nella costruzione del consenso. Gestisce tutto, lui, secondo il colpo subito: il tradimento.

I conflitti sono costruiti come reti dichiarate e potrebbero essere da subito comprese alcune dinamiche.

Lenny Belardo (il papa) è cresciuto in una comunità cattolica americana assieme a un altro ragazzo, anche lui prete/missionario, che guarda al divino in maniera speculare, quest’ultimo punta al caso concreto, sfruttando il silenzio e seguendo un esercizio di impegno. Entrambi orfani, da bambini, sono stati guidati secondo l’esempio di suor Mary (Diane Keaton), madre, modello di accoglienza e riferimento, guida approdata in vaticano su volontà espressa da sua santità Pio XIII, fresco di nomina.

Invidia.

Nel dialogo serratissimo che avviene tra Silvio Orlando e Jude Law si rivelano le assurdità di un presunto meccanismo. La messa in crisi di rituali ed etichette, l’impostura e la calunnia, da sviluppare nella gestazione di una situazione di comando, dove soldi e potere sono le mete più ambiziose.

Superbia e Lussuria.

Un mix di vizi capitali e virtù teologali, insomma, che non voglio toccare in profondità.

Penso sempre al finale della Grande bellezza: quella suora che sale le scale in ginocchio nel pieno della sua umiltà, penso sempre a come Jep Gambardella abbia messo nella sua esistenza una distanza, col suo lavoro, pensando e ripensando alla donna della sua vita. Donna, persecuzione, immagine divina, come venere, venere di stracci, donna cui tenere una mano per riprovare antiche emozioni (Youth), miss e modella, giovane, sfida, grande madre deforme da ammirare: Venere di Willendorf.

Devozione e massoneria. Logge.

Sorrentino rimane buono d’animo,  seppur sappia giocare bene di presunzione. Potrei farmi viva a fine serie, per capire, magari, se c’è stata o meno l’evoluzione positiva, se ci si muove per andare verso questo. Al momento continuo a studiare l’intreccio.

Trailer:

lo-candina

La pragmatica politica di Francesco – riflessioni ad alta voce 2.

politica, vita

Possibile che l’unico pezzo di credibilità politica in Italia oggi è nella costruzione del consenso di papa Francesco verso le sue comunità? Possibile che tutti i politici siano così ciechi da non capire che quella sua è una formula che potrebbe quanto meno far respirare moralmente noi italiani?
Possibile che nessuno capisce che partire dalla speranza vuol dire indirizzare verso una nuova immagine impostata attraverso l’assertività, l’attenzione, la concretezza e l’apertura? Possibile che nessuno sia capace di ammettere che la situazione è nel degrado più totale?

Non è questione di essere fedeli al culto, ma sedersi un attimo a riflettere e fare in maniera seria il punto della nostra situazione con gli occhi della responsabilità.

Una mamma (im)perfetta – Ivan Cotroneo (Corriere.it)

attualità, film, quotidiani, televisione

Da circa nove puntate il Corriere.it trasmette ogni giorno alle 13 una serie scritta da Ivan ControneoUna mamma (im)perfetta è un prodotto di alto livello, veloce, dinamico, divertente; posizionato nell’orario giusto, per un target di pubblico adatto: donne in carriera, in pausa pranzo, che arrovellano le loro menti per organizzare (anche un po’ maldestramente) la vita, con sorrisi, forza, energia e passione.

La fiction nasce on line e attraversa il web con un pensiero semplice e lineare: ricalcare le tante youtubers protagoniste delle loro maniacalità, trasformando una frustrazione in un outing consolatorio e condiviso.

Chiara ha una famiglia normale, un lavoro altrettanto ordinario, vive una città X, ha un marito e due bambini, e tutte le mattine incontra tre amiche al bar dopo aver accompagnato i figli a scuola. Ognuna di esse è diversa per carattere, cinismo, intraprendenza, amorevolezza e frustrazione. Tutte e quattro, nella stessa condizione di femmine che lottano per portare avanti un esercito di attività, sembrano non essere considerate dal mondo, in realtà sono spiate in gran segreto, da chi compie, assieme a loro, le stesse cose.
Il numero di visualizzazioni e risposte ottenute permette di capire quante, come lei, si accomunano con questo modus vivendi repentino e instancabile.

Proprio su questo ultimo dato si gioca con la finzione, si recuperano gli schemi di scrittura televisiva, si adattano all’istantaneità della rete, e si guida la puntata in uno stile educativo in cui lo spettatore si riappropria della sua identità, abbandonando la chiave narcisistica, e concentrandosi su una messinscena che ricalca quegli aspetti che contraddistinguono ognuno di noi nelle nostre solite giornate.

Buona parte di chi è davanti a un PC, in confessione, proietta il proprio fake narcisistico, quel modificato dai modelli di società che ci circondano. In questo caso, non siamo di fronte a una sorta di reality – se così si possono definire le personalità che fioriscono giorno per giorno nei social network sfruttando la loro immagine -ma una fiction pensata intuitivamente cavalcando l’odierno, con tutte le sue caratteristiche innovative.

Controneo ha saputo sfruttare e osservare a lungo questi dettagli, farli propri e lavorare su un progetto sorprendente. Se si prende in considerazione in linguaggio, ad esempio, è facile notare come sia appropriato alle nostre esigenze. Zero parolacce, zero paroloni, tutto nella regola, tutto nella normalità, finalmente senza eccessi.

Quello che contraddistingue il prodotto è il modo di rappresentare e calcare la scena attuando semplice leggerezza e ironia, inoltre ogni puntata, può essere seguita senza tenere in considerazione le altre precedenti, poiché ogni giorno si sviluppa un tema proposto come una pagina di diario, con un inizio e una fine.

Lascio il link alla prima puntata, così da poter capire di cosa sto parlando: clicca

Per comodità trovare tutta la serie, qui: clicca

Buona visione!


Habemus papam, questione d’inchini.

arte, attualità, cinema, cultura, film, vita
Dal minuto 5 in poi

Papa – Nanni Moretti, di nuovo

arte, artisti, cinema, cultura, film, quotidiani, Studiare, vita

Il mio quotidiano regionale mette in luce questo video tratto dal film Habemus Papam.
E’ la seconda volta che accade, la prima era successa col Caimano, per gli eventi che girano attorno a Silvio Berlusconi.
Nanni Moretti anticipa i fatti degli ultimi anni, ridendo e scherzandoci su, pone sempre in luce le future realtà drammatiche del nostro paese.

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