Le ragazze prima di una sfilata

fotografia, vita

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La signora nel furgone – Alan Bennett

cultura, leggere, libri

L’offerta di cinema alternativo ieri sera era riservata a Reality, il film di Matteo Garrone uscito nei mesi scorsi, di cui vi ho parlato già (clicca).

Così, intorpidita dal calore del camino, ho deciso di spegnere le luci alte attorno a me, accendere quelle piccole e farmi una tisana calda alla liquirizia e camomilla per dedicarmi a un nuovo libro.

Anche in questo caso si tratta di uno scrittore recensito poche settimane fa (clicca).

Alan Bennett è un autore inglese che pubblica nel 1989 un mini racconto di ottantanove pagine per Adelphi, intitolato La signora nel furgone.

Sebbene chi lo avesse letto mi ha dato qualche indizio e giudizio, ho voluto constatare con i miei occhi la veridicità di queste affermazioni.

E’ triste: è innegabile. E’ la storia di un’anziana signora ospitata dallo stesso autore sotto casa sua; è una barbona di cui nessuno conosce la vita; disturbata da tutti; che vive all’interno di uno spazio ristretto, senza ottenere nessun sussidio dallo stato, in totale miseria. L’autore, non rilevando inizialmente che fosse lui stesso il narratore, ci fa conoscere la protagonista dalla sua finestra attraverso una sorta di diario che reca date, cose fatte e situazioni che hanno dello squallido per chi ha la fortuna di avere tutto.

La scrittura è teatrale, e sono ancora convinta che se lo avessi letto o visto rappresentato in lingua originale, sarei morta dal ridere.

In italiano perde la forza del suo humour. Immaginate una donna cattolicissima che ha battute sferzanti verso chi le rivolge la parola, che non si abbatte mai, al costo di apparire pazza.

Il quadro finale mostra chi sia lei realmente, ma ci si diverte nello scoprirla così com’è, proprio per questo.

Consigliato; non impegnativo, di lettura e scrittura semplice.

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Ale contro tutti – Alessandro Borghese

cultura

Cerco di parlare pochissimo di programmi televisivi, molto spesso mi annoiano, e non credo siano meritevoli di essere presi in considerazione.

Da pochi giorni sono stata fulminata sulla via di Damasco da Ale contro tutti, condotto da Alessandro Borghese, in onda su Sky Uno dal lunedì al venerdì alle 19.40.

Tal personaggio – cuoco noto alle pettegole di turno per essere stato uno dei pretendenti di Alessandra, la bella ragazza di Costantino di Uomini e Donne di Maria De Filippi – compare nel mondo televisivo, tanti anni fa: guarda caso nelle trasmissioni di Maurizio Costanzo e della sua compagna. Nessuno lo ricorderà, ma improvvisamente, da quelle prime fugaci apparizioni, iniziò la sua escalation verso il grottesco generalismo italiano.

Tralasciando la nota gossip, i suoi principali format sono stati: Cortesie per gli ospiti, L’ost, Cuochi e fiamme e blablabla, dove il suo ego emergeva in maniera preponderante rispetto a tutto il resto – anche al più triste cavolfiore con la faccia felice posto in primo piano sui suoi banconi da cucina.

– Scopro improvvisamente essere il figlio dell’attrice Barbara Bouchet; ripenso al suo passato; potrei capire tante cose che l’hanno condotto CASUALMENTE al successo; mi rimetto in penitenza; e col cilicio frusto e sconto i miei pregiudizievoli peccati –

Molti amici conoscono l’odio che ho verso la sua cucina veloce e strimpellata, fuori dal comune, rispetto a chi si rilassa – come me – nelle mirabolanti elaborazioni toscane di Luisanna Messeri su Alice.tv, Laura Ravaioli e numerosi chef del Gambero Rosso Channell, Masterchef (che avvierà la sua prossima stagione a dicembre) o per quello schifìo di Benedetta Parodi che, di tanto in tanto, presenta degli spunti piacevoli per arredare le tavole (senza tralasciare il rifiuto che ho per lei).

Ale contro tutti ha una durata di 20 minuti.

La telecamera ruota attorno ai due banchi da cucina messi a confronto in posizione visibile di sfida, in un ambiente non grandissimo e pieno di spezie colorate.

Borghese è speculare agli sfidanti; solitamente  coppie di amici, o famiglie, senza distinzione di sesso, razza, lingua o religione.

In cosa consiste la freschezza?

Non solo nella qualità dei product placement ripetuti fino allo sfinimento, ma anche nell’inserire e nello scegliere musiche d’ispirazione al piatto, con tanto di siparietto danzante per rendere ridicolo il tutto – e farsi sputtanare dagli amici al rientro a casa, nel momento in cui si è persa o vinta la sfida.

A giudizio sono chiamati alcuni abbonati Murdoch che rappresentano la tipica famiglia italiana.

Vari bambini che si ergono conoscitori del gusto all’età 8 – 9 anni come fossero gloriosi assaggiatori di salse, glasse e potpourri  vari – in realtà s’abbottano di patatine e hot dog cucinati dalla Parodi e riproposti dalle loro madri.
Un uomo e una donna, invece, la cui età varia da puntata a puntata, sono i due presunti genitori. Nessuno di loro si conosce.

Forse Alessandro Borghese e Sky quando presentano questa triade scompattata,vogliono mettere in luce che la Mulino Bianco, con i suoi anni di tormentoni pubblicitari, ci ha manipolato le menti e condotto a un modello che ora vogliono loro sfaldare?

Non so di fatto la risposta.

Ale contro tutti rimane di gradevole intrattenimento; lo consiglio, soprattutto a chi non ha ancora avuto la voglia e spirito di imbattersi in un gioviale capellone che, con la sua fluente chioma,  elargisce ai suoi commensali, in ogni singola pietanza preparata, un sapore in più!