Special, Netflix, 2019

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Netflix non smette di stupire e anche stavolta in un’ottica leggera realizza un prodotto carino da consumare in una mezza serata. Special è una serie che parla di Rayn, un ragazzo affetto da paralisi cerebrale che ha una vita limitata che ruota attorno ai suoi pregiudizi e una madre molto affettuosa.

E’ lui decide di interrompere la catena e iniziare a lavorare come stagista in una agenzia che al vertice del gruppo ha una rossa auto-centrata, talmente sola, da organizzare un compleanno dove canta per se stessa la canzone di buon compleanno. E’ li che conosce una donna simpatica che lo aiuta a decidere per sé, superare quei tabù da ragazzino inesperto intrappolato in una rete di protezioni.

Special, Netflix, 2019

Bryan è gay, non nasconde le sue passioni a differenza della sua disabilità che sembra essere una condizione vincolante. Giustifica quest’ultima con un incidente automobilistico e scopre in mezzo a questa nuova rete di contatti che vuole provare ad amare qualcuno con delicatezza per capire chi è veramente.

In questa nuova fase, dove tutte le attenzioni sono riposte verso un figlio particolare che ha deciso di staccarsi dal grembo, la madre inizia a fantasticare la sua vita con un vicino che si presenta alla sua porta per conquistarla. Vacillano quei sistemi fin lì costruiti e sorretti da abitudini di dipendenza affettiva di una figura genitoriale che ha difficoltà ad accettare che suo figlio è andato via di casa che è stronzo come tutti noi non affetti da una malattia.

Sono curiosa di vedere se sarà prodotta una seconda stagione, in certi momenti mi ha davvero divertita!

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Il Giovane Favoloso – M. Martone [Film]

cinema, cultura, film

Ieri sera sono stata al cinema a vedere Il giovane favoloso di Mario Martone.

Sebbene il film sia concentrato sulla figura di Giacomo Leopardi, l’ho trovato molto approssimativo, non completo, non esaustivo e vuoto.
Non un lavoro il cui climax rapiva e stimolava, quanto più una macchinosa costruzione casuale di elementi collocati come lanciati a caso nelle scene e nelle singole inquadrature.

Scarso. Come l’intera recitazione.
Ragionando in termini di fotografia e ritmo autoriale lo stile è da sceneggiato Rai.
Zero identificazione, zero coinvolgimento, zero accrescimento e riflessione per lo spettatore.

Una bassezza compositiva retorica vomitata in modo misero, come la scelta della  colonna sonora inappropriata pronta a far apparire il poeta come un adolescente/adulto (odierno) incompreso e succube degli eventi, costruito su una struttura malinconica che non c’era, non si avvertiva e non portava da nessuna parte, se non a uno sfrontato cinismo misto a ilarità.

Breve e concisa, senza troppe motivazioni, penso che un prodotto di questo tipo sia adatto solo a un pubblico televisivo annoiato.

Trailer: