The End of the F***ing World, Netflix, 2017

The end of f***ing world #serietv [#recensione]

attualità, costume, cultura, Donne, giovedì, Narcisismo, salute e psicologia, Serie tv, società

Scoperta da un suggerimento, ho seguito l’istinto per la bastarda parolaccia nascosta nel titolo. Ho fatto bene a fidarmi, i maledetti spioni del web hanno capito dai loro algoritmi che questo tipo di prodotto mi interessava molto.

Ironica e grottesca, The end Of f***ing world è una serie che lascia la necessità di seguirla. La storia è di due ragazzini che vivono la loro età in maniera maledetta, con mille paure nascoste, e più che essere loro i veri protagonisti, lo è il disagio dei genitori, di padri e madri assenti e scostanti.

Di questa prima parte andata in onda su Netflix, in molti dei commenti trovati sul web, si dichiara che il loro esempio non è da seguire. In effetti, i due hanno gravi disturbi relazionali e in tutto questo si trovano a fuggire e innamorarsi l’uno dell’altra in una spirale nevrotica senza fine.

In certi momenti l’esasperazione raccontata sembra ispirata alla biografia ufficiale di Jim Morrison e Pamela Courson, con la differenza che tra i miti della musica e i due giovani attori a ribaltare la matrice comune è il senso di famiglia.

The End of the F***ing World, Netflix, 2017

Quello che voglio dire è che prima, negli anni 60′ e 70, si fuggiva per incapacità di sorreggere la presenza assidua di chi pretendeva che si fosse un modello unico, assoluto e inimitabile per la società, mentre adesso, in una generazione diversa, si scappa dalla mancanza di carattere di chi dovrebbe dare esempi e regole, ma nell’uno e nell’altro caso gli adolescenti rimangono e sono il capro espiatorio da inseguire e distruggere. Lo scopo di rivendicare la propria esistenza mancata per tutelarsi dall’impossibilità di ammettere i propri fallimenti in età adulta.

Perché da grandi si diventa così cazzoni?

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The Doors: When you’re Strange – Tom DiCillio.

cinema

When you’re strange, canzone che dà il titolo al docu-film sui Doors, non aggiunge quasi nulla a quello che già conosciamo della famosa band americana vissuta tra la metà degli anni ’60 e i primi anni ’70.

La cosa che preme dire è che il doppiaggio in italiano eseguito da Morgan è osceno e inascoltabile. Marco Castoldi non è un mestierante del cinema, continuasse a fare il musicista, che ci piace tanto così.

La costruzione del senso del viaggio, e dall’inserimento ossessivo di un fiammifero che torna e ritorna nel corso dell’intero lavoro, è un modo abusato e ripetitivo per creare una metafora sulla breve vita di qualcuno; in questo caso di Jim Morrison che – ricordiamo – è morto a ventisette anni in condizioni sconosciute a Parigi, dove è stato seppellito al cimitero Père Lachaise, nel 1971, dopo essersi allontanato dagli Stati Uniti, per ritrovare un attimo la tranquillità che aveva perso a causa dell’alcol, droghe e numerosi contenziosi aperti per atti osceni in luogo pubblico e altre situazioni di furore baldanzoso.
bla bla bla.

Alcune immagini sono tratte dal Live in Europe 1969; altre costruzioni invece prese dallo scritto ufficiale Nessuno uscirà vivo di qui. La sconvolgente biografia di Jim Morrison di Jerry Hopkins e Daniel Sugarman (Rockbooks, Gammalibri, 1981) .

Tom DiCillo in The doors: When you’re strange –  uscito nel 2010–  non inserisce Pamela Courson (la donna amata da Jim) in maniera vistosa. Quando compare è quasi di una scassa palle pronta a rovinare il sogno del mondo doorsiano con  fissazioni eccessive verso la tutela dell’uomo che ama.

Ho osservato tutto con molto distacco; devo dire che il documentario in alcuni punti sfiora l’eleganza assoluta sulle note di The End – conosciuta come colonna sonora di Apocalypse Now di Francis Ford Coppola; per essere stato uno dei testi più scandalosi d’America per due frasette enfatiche  poste verso la coda del pezzo della durata di 10 minuti, che dicevano “papi, voglio ucciderti, mamy, voglio scoparti” ( “Father, i want to kill you; Mother, I want to Fuck You”).
Un brano che compare per mostrare, nei colpi finali, la pazzia di Charles Manson, l’uccisione di Martin Luther King e quella Ted Kennedy, in un excursus sulla storia contemporanea che ci sta sempre bene per rinvigorire il furore patriottico.
Un lavoro in cui compare la canonica triade Hendrix – Joplin – Morrison: morti tutti in giovane età.

Va visto più della pellicola di Oliver Stone  (The Doors), uscita a venti anni dalla morte di Morrison e interpretato da un degno Val Kilmer e da un’orripilante Meg Rayn.

La resa finale è accettabile per chi conosce ben poco del gruppo.
Piacevole per rispolverare la storia della propria cultura musicale.

Niente di nuovo all’orizzonte, insomma, bocciato.

Trailer: