Salvatore Aranzulla - ph. Elena Datrino

Il metodo Aranzulla+ Aranzulla day #evento #libro [#recensione]

attualità, comunicazione, cultura, eventi, giovedì, leggere, libri, marketing, pubblicità, social media, tecnologia

È iniziato tutto un pomeriggio di alcuni mesi fa, quando mi hanno lanciato una bomba per dirmi che erano disponibili i biglietti per partecipare all’evento esclusivo dedicato all’imprenditoria e all’innovazione con Salvatore Aranzulla. Otto ore di lavoro con chi ha creato un sistema di ricerca – una costante guida all’aiuto – sul web, la tecnologia e la telefonia, che al momento non ha eguali in Italia.

Per questo la notte del 20 aprile sono partita alla volta di Roma. Sapevo che avrei affrontato una giornata intensissima, ma non avrei mai immaginato che l’Aranzulla Day andasse a quella velocità e con un gruppo di persone interessate che cercavano un contatto pratico con lui senza stare a tesserne le lodi.

Le sessioni di lavoro sono state due (mattina e pomeriggio) e distribuite in tre livelli (base, intermedio e avanzato). L’unicità è stata permettere l’accessibilità del discorso a chiunque con gli strumenti forniti interamente dall’autore nella sua spiegazione semplice, dinamica – per tutto l’arco della giornata – volata a dei ritmi pazzeschi.

A fare la differenza è stata la coerenza tra l’immagine reale e quella virtuale. Un marasma di persone (576), pronte a prendere appunti, fotografare e lavorare, su tutto quello che veniva suggerito in questo secondo incontro, dopo la prima tappa di Milano del novembre scorso, in piena ironia e divertimento.

La cosa che mi ha colpito di più è stata l’empatia con la quale lui trasmetteva le informazioni necessarie per navigare in questo mondo. Il suo approccio è easy, leggero, divulgativo e mirato, come un risolutore che arriva davvero a chiunque. La sala era piena di professionisti di ogni età arrivati da tutto il Paese che si lasciavano illuminare da un ragazzo di 28 anni che ha iniziato la sua carriera alla metà degli anni ’90 come semplice amatore che si prodiga ad aiutare chi è in difficoltà nel marasma di un qualcosa di sconosciuto che ora è etichettato come digitale.

Decidere di avviare una attività imprenditoriale su Internet vuol dire rispettare standard qualitativi alti e sempre più elevati perché i circuiti di mercato sono più vasti, come vasta è la propria esposizione sulla rete.

Uno dei suggerimenti è stato monitorare dati e rendicontazioni, dimostrare e vedere gli andamenti e capire quando e come monetizzare con la propria attività. Il ciclo di guadagno inizia dopo circa tre anni, ma in questo lasso di tempo le dinamiche variano e la percentuale di rischio sul proprio trend rimane altissima anche se lavori nella serietà più estrema perché i competitor sono disposti a tutto. A fare la differenza nella performance è il tuo equilibrio, la tua capacità di visione, il budget disponibile e la distribuzione degli investimenti, e nel caso di un brand personale l’aggiunta è il dovere di essere solo ed esclusivamente il migliore e fare differenza nel proprio settore per saper anticipare le mosse per ristabilire le regole.

Ho visto in modo concreto come una grande strategia di marketing arriva a compimento ed è accaduta all’Auditorium Antonianum pochi giorni fa. Una regia pazzesca che ha funzionato nei minimi dettagli e che finora avevo vissuto solo nei grandi eventi artistici. Per questo ho deciso di acquistare Il metodo Aranzulla. Imparare a creare un business on line (Mondadori, 2018).

Ho pensato che avevo arricchito la mia giornata e contribuire alla divulgazione di questo libro avrebbe aiutato il suo approccio a diffondersi in chi vuole capire molte altre cose senza metodi complessi.

ll metodo Aranzula + Aranzulla day _tickets + libri -ph Amalia Temperini

Salvatore Aranzulla dimostra che adeguarsi ai linguaggi del proprio tempo vuol dire crearsi una professione che oggi rientra a pieno titolo nell’epoca della gig economy. Il testo fornisce molti degli elementi da lui suggeriti dal vivo e supporta una modalità di sviluppo per una forma mentis adeguata a entrare in ogni tipo di sistema per creare lavoro on-line e off-line nell’innovativo, per ciò che si è, partire da chi è come te, avvicinabile e in dialogo, per il futuro, assieme, ognuno con la propria idea. E poi chi di noi non ha avuto un cugino sbruffone e il sogno di diventare pasticciere?

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Il metodo Aranzulla. Imparare a creare un business on line
(Mondadori, 2018)
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Lavoretti aka #gigeconomy. Prospettive? (pt.1) #economia #lavoro [#attualità]

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Presa Diretta di alcuni sabati fa parlava di Gig Economy, una frontiera di lavoro collegata alle innovazioni che sta emergendo negli ultimi anni in tutto il mondo (Lavoratori alla Spina). Il termine è sconosciuto e gli articoli trovati online sono pochi (La Stampa, L’Internazionale, Forbes, Harvard Business Review, Rasmussen Collage, Il Sole 24 Ore).

L’obiettivo è costruire la propria autonomia come risorsa per essere indipendenti. Si conta la passione, la formazione, a casa o fuori, attraverso le tecnologie e si mette a disposizione la propria preparazione con prestazioni che offrono il massimo di sé.

Tra i problemi evidenziati nel nostro paese, su questi approcci, esiste il tema di aziende che esercitano poteri forti sui propri dipendenti; l’incapacità di considerare questa attività come un impiego vero e proprio; le umiliazioni cui si è sottoposti nell’accettare o ritrovarsi obbligati a condividere determinate condizioni di collaborazione, anche in caso di morte.

La Gig Economy è racchiusa nella categoria dei lavoretti. Una modalità di etichettatura sfruttata da molti politici durante l’ultima campagna elettorale. I risultati delle elezioni hanno visto l’alta presenza di una cittadinanza interessata alla partecipazione. Gli esiti, piacevoli o meno, hanno dimostrato che le persone ci sono e scelgono, mentre le sinistre scompaiono e falliscono. Chi potrà garantire i servizi minimi anche a chi decide di provare un lavoro autonomo di nuova frontiera?

In Inghilterra Uber è stata sottoposta a una feroce battaglia sociale con l’ottenimento di una sentenza storica a favore dei driver per le retribuzioni troppo basse. Una situazione vittoriosa che ha chiesto di verificare il modello di business all’azienda californiana. A Milano, alcuni mesi fa, si è dibattuto coi dirigenti della CGIL sulla questione della gig economy in epoca di digitalizzazione. La paura è riuscire a trovare strumenti idonei per governare l’innovazione e ridurre la frammentazione sociale per evitare speculazioni di ogni tipo (Camusso: «Contrattare il lavoro di domani»).

In questo momento il conflitto aperto in Italia è tra Job Act (PD), la sua abolizione, la Flat Tax (La Lega) il Reddito di cittadinanza (M5S), assieme alle consultazioni per le nomine di governo.

Nel frattempo Internet è molte cose, ma soprattutto è forza lavoro che si estende senza limiti. I soggetti coinvolti sono valutati dal pubblico in base alla propria performance. Le persone sono costrette a tenere un ritmo serrato per avere un rating (un giudizio) alto e ottenere una determinata visibilità per guadagnare di più. Il capitalismo sfrenato porta i fruitori all’accanimento e con il loro potere stabiliscono la misura dei servizi avuti in cambio con commenti e applicazioni. Si deduce, allora, che lo scontro avviene tra fasce di venditori e di acquirenti posti allo stesso livello mentre i produttori osservano lo show per studiare strategie sempre più avanzate e raffinate. Le alternative, i giochi di ingegno, oggi, offrono la possibilità di reinventare una pluralità di attività e renderle ideali nella massima serietà e lo scotto da pagare è la sopraffazione da parte di chi controlla il mercato del lavoro.

La nostra narrazione del reale, si svolge nella contemporaneità ed è costituita da esseri umani vivi che si sfiorano ancora, ma in certi momenti sembra di essere nelle opere letterarie dilanianti di Honoré De Balzac e Italo Svevo di fine Ottocento e inizio Novecento, con la differenza che la rivoluzione industriale questa volta si manifesta nella immaterialità e nell’uso di criptovalute.

Intanto in libreria è arrivato Lavoretti di Riccardo Staglianò (Einaudi, 2018). Il titolo è aspro al punto giusto. Io ho bisogno di capire cosa ci attraversa e essere pronta alla conoscenza di un futuro che è qui, fin troppo presente. Avete avuto modo di spulciarlo?

Gli articoli pubblicati in precedenza su questo blog si sforzano di capire come le professioni creative sono fondamentali per il futuro (questo e questo) e cercano di collegare reale e virtuale con aspettative di natura socio-culturale, innovazione ed ecologia attraverso la comprensione delle dinamiche di politica e marketing.

Chi di voi è interessato a questi temi? e da quale punto di vista?

Riccardo Staglianò, Lavoretti, Einaudi, 2018

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Honoré De Balzac, La Commedia Umana, Mondadori, 2006
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Italo Svevo, Una vita, Garzanti, 2008
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