E’ cambiamento [#vivere]

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Ho preso alcune decisioni cruciali che mi hanno fatta sentire a posto con la coscienza. Ho incontrato persone che mi hanno confermato molte cose, di come io non mi sia mai sbagliata, di come chi è scorretto continua a seminare disagio e schifezze di ogni tipo. Le cose belle accadono come gli incontri, senza troppe forzature, con volontà, poi si cresce assieme senza dimostrare che si è bravi, perché non si sente la necessità di dirlo al mondo quando lo si è. Il resto è incompetenza, presunzione, guidata da incapacità di essere, di attraversare l’esistenza, attraverso e con l’aiuto della materia letteraria; si incontra molta gente che ha conti in sospeso con il valore della propria anima, a volte mancante o vuota. E’ facile definirsi maestri di saggezza aprendo il proprio computer e leggendo i riassunti dei libri per fare gli intellettuali, vantarsi, convinti che questo possa bastare per essere uomini felici e di forza. L’umiltà non passa attraverso questi gesti; chi ostenta la perfezione ha sempre una risposta preconfezionata per soddisfare la tue esigenze; è un fake, un uomo che deambula cercando linfa e sostegno rapinando le identità degli altri. Uno zombie radicato senza radici che si autoalimenta facendo furti, mangiando nelle case degli altri coi soldi di chi gli lascia le chiavi di casa a loro disposizione come fratelli.

In questi periodi sono mancata dal blog e dal web, ho respirato a pieno polmoni cose nuove e potenti. Semplici, senza intromissioni alcune e imposture varie: è stato molto bello. E’ proprio un peccato che tutti non possano capire cosa voglia dire vivere; per loro, per questi esseri soli e disarmanti, provo molta pietà.

Til I hit the dance floor
Hit the dance floor
I got all I need
No I ain’t got cash
No I ain’t got cash
But I got you baby

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Ecco, ci sono. I’m back!

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A Roma è stato tutto strano, sabato, il giorno dopo gli attentati di Parigi, in Francia. Arrivare a Termini è stata una impresa. C’era lentezza e un urticante fastidio di attesa. La metro b era in ritardo, il personale di sicurezza faceva scendere tutte le persone dalla parte opposta rispetto a dove eravamo noi, e non ne comprendevamo i motivi. L’atmosfera era surreale, quando sono scesa, ho scoperto, grazie a facebook, che il problema fosse un furto di rame su alcuni tratti delle linea.

Arrivata a San Lorenzo, ho trovato la galleria dove Bruno stava aprendo una nuova fase della sua vita, chiudendo un passato che lo aveva fatto un po’ sentire inadeguato e insicuro. E’ arrivato in ritardo, rispetto a noi altri. Ha aspettato che uscissi dallo spazio, dicessi cio’ che pensavo. Ho riso, era tenerissimo vederlo mentre cercava di fare il duro. Dopo un po’ di sue titubanze, nervosismo, normale ansia da prestazione, mi sono messa a fare delle foto esternamente, mentre lui temporeggiava con una mia cara amica la quale gli comunicava, sfottendomi, frasi del tipo: “muoviti a entrare altrimenti il generale Temperini s’incazza”.
Io sono rientrata all’insaputa di questa cosa, poco dopo lui si avvicina e mi fa: “lascio tutto sopra e arrivo”.

E’ arrivato davvero, con un nuovo cravattino e gilet, come lo avevo conosciuto nel 2013. Nell’anno 2014 aveva perso questa sua eleganza, si era fatto crescere la barba, era spesso insoddisfatto. Una volta sceso dai piani superiori si è messo vicino a un lavoro su cui ci eravamo confrontati in un giardino pubblico questa estate, quei giardini sfigati che volgono verso il mare e l’orizzonte lontano. Ho visto una persona che si è fatta un po’ più grande e sicura ascoltando tanto e avendo fiducia in me, ma prima di tutto in se stesso. Poi è partito. Si è fatto coraggio con la sua umiltà e senza pretese. Si è dedicato alle persone incuriosite delle sue opere, ai giornalisti. Ci sono stati due grandi abbracci tra noi, di quelli sinceri e fraterni, di rispetto e gratitudine. Un trionfo professionale che ci ha visti e messi alla prova, offrendoci scambi di onesta’, promessi poco meno di un anno fa, nel suo studio, in un giorno di sole di dicembre, dove la mia vita il giorno prima stava per sospendersi a causa di un incidente mancato mentre andavo ad Ancona.
Le cose cambiano, se si vuole veramente, e questa ne è la prova.

Questo 2015 è un anno di transizione personale per tutti, a quanto pare.

Per mio conto quando sono arrivata lì, nello spazio, da anonima quale sono, è stato straniante sapere che in molti mi conoscevano già. Si fermavano e mi dicevano sorridenti: “Ah, tu sei il suo mentore”.
Ho chiacchierato tanto con il gallerista che sembra aver proprio capito come lavorare con Bruno, chi fosse, come tutelarlo, mi sono rassicurata anche io.

Ho riso. Ho riso tanto, sul taxi mentre tornavo a Tiburtina in un ritardo mostruoso perculata fino alla morte da S., che non faceva altro che dirmi: “non muoverti mai da dove vivi, se questo è il risultato”.
Penso che anche il tassista abbia ascoltato collassandosi, non capendo le nostre frasi abruzzesi, nel mentre arrivavamo alla stazione con la nostra potenza rumorosa di provincia al cospetto della grande capitale.

C’è stata una ragazza (un’artista) che lavorava lì, voleva conoscermi e ascoltarmi. E’ tornata più volte a parlarmi, soffermarsi per capire chi fossi. Aveva uno sguardo vivissimo, poiché incuriosita. Mi ha trovato degli agganci per lavorare. Mi ha invitato ad andare al Quadraro.

Ho riso davvero, perché sembra che la vita voglia comunicarmi ancora qualcosa. Qualcosa di ormai chiuso. Le ho detto che io non pianifico niente, che se vogliono possono contattarmi e invitarmi, soprattutto per capire chi sono loro attraverso le opere, le persone, più che artisti,  più che il grande showbiz che vogliono raccontare e il successo che vogliono raggiungere.
Ho ribadito che per me l’arte è responsabilità verso se stessi, non fogli di giornale volanti per mostrare una bella foto falsamente sorridenti.
Lei sembrava in pace mentre mi ascoltava, ed è stato molto bello questo scambio.

In questa Roma silenziosa, attraversata a piedi correndo per il ritardo, con S. che aveva bolle stratosferiche e soffriva per il dolore, fatta di tanti stranieri assiepati lungo la stazione, in una puzza di piscio aberrante, mentre si bestemmiava in tutte le versioni inimmaginabili, ho visto, capito, che ancora una volta mi sono mossa per qualcosa di veramente importante, cui è valsa la pena esserci, superando una paura falsamente costruita da chi vuole sottrarci la possibilità di confronto.

Anche oggi c’è il sole. Ascolto canzoni stupide.
Sento freddo. E’ cambiata la temperatura, ma eccomi, viva, pronta ad accogliere un nuovo inverno.

Per chi fosse interessato, la mostra è questa:
Bruno Cerasi. Through The Black Mirror

e
 si trova qui, fino al 09. 01. 2016:
White Noise Gallery,
Via dei Marsi 20/22
Roma

Perchè la cultura è impegno.

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Di Maestri, nella vita, se ne incontrano davvero pochi. Quelli che conosci, bisogna imparare a coltivarli, sfruttarli e prenderli come punto di riferimento.

Il resto è carne da macello, pronta a metterti alla brace assieme a loro, facendoti passare per quella che non sei, e con una pochezza reverenziale di chi ha dato il culo passivamente, e si è adatto alle cose per la smania di successo.

Nella mia vita zapperò, zapperò e zapperò, solo sui territori costruttivi, di chi apre le braccia alla condivisione e al rispetto altrui, in un progetto che valga veramente la pena di essere vissuto.

Il resto si fotta appresso ai festini e alle puttanate.

Le ceneri di Angela di Frank McCourt

leggere

Romanzo dello scrittore di origine irlandese Frank McCourt, Le Ceneri di Angela, è stato pubblicato nel 1996 e approdato in Italia grazie alla casa editrice Adelphi, l’anno seguente.

Avevo il libro da diversi periodi, mi era stato regalato da due cari amici per il compleanno. Ogni volta cercavo di scorrere qualche frase, ma un certo rifiuto non mi permetteva di andare avanti. Siccome esiste un tempo per tutto, mi sono occupata di altro, e quando è arrivato quello giusto, ho preso coscienza di quanto mi ero sbagliata nel giudicare frettolosamente la sua tristezza.

Si tratta dell’autobiografia romanzata dell’autore, che racconta la sua esistenza in una chiave talmente dignitosa, da uscirne alla fine della lettura sollevati e rafforzati.

E’ un romanzo di formazione e educazione dove il protagonista Frankie nasce da un accoppiamento infelice tra la madre Angela e il padre nord irlandese alcolizzato, con scarsa voglia di lavorare e insufficiente volontà di mandare avanti una famiglia che, nel corso degli anni, sarà decimata da morti su morti. E’anche un testo di riscatto, per una vita vissuta in totale povertà, dopo il ritorno in Irlanda, nella costante ricerca di una casa che superi la definizione dispregiativa di latrina.
Francis è un ragazzino che prende porte in faccia da tutti, è maltrattato e considerato poveraccio per via delle vesti e dei comportamenti che ha. La sua unica salvezza è lo studio, assieme a una forte spiritualità, in un’Irlanda così cattolica, da non riuscire a vedere le reali necessità di chi è povero e ha tutte le carte in regola per ottenere un’esistenza migliore. 

Ci sono pagine in cui è difficile staccarsi, dove leggere di uno schiaffo, significa sentirlo addosso come un graffio. Ce ne sono altre dove l’unica voglia è piangere. Sostenere le lacrime di un protagonista che non ha commesso nessun peccato infernale, ma che è costretto a confessarsi segretamente dopo una sbronza ottenuta la sera prima del compimento dei suoi sedici anni, dopo una vita così difficile, porta il lettore in una sorta di catarsi individuale.

Sebbene il mio pensiero non renda giustizia alla potenza delle parole di McCourt, io consiglio di leggerlo, e magari ottenere assieme a lui, quella forza di ricominciare, dove i propri genitori hanno fallito.

Frack McCourt ha ottenuto il premio Pulitzer nel 1997.

(Clicca qui)

Arrivando al Quo [Aldo Grasso, Al fil di rete, 08.10.12 pt. 2]

quotidiani

Poco fa ho espresso il mio pensiero su un articolo edito dal Corriere della sera, scritto da Aldo Grasso. Sono stata un po’ frettolosa nel dare un’opinione, così decido di redimermi e vedere di cosa esattamente si tratta.

Tutto parte da qui, e giunge qua.

Voglio così approfondire il punto di vista fornendo a me quelli che sono gli elementi principali della fiction Mediaset, per capire la ragione del suo eccessivo successo.

Da fonti non verificate, scopro che “L’onore e il Rispetto” è alla sua terza serie e che la storia è quella dei Fortebracci (cognome di amletica memoria?).

Una famiglia del sud siciliano anni ‘50, decide di andare al nord, per ottenere un gradito riscatto sociale, ma alcuni cugini scagnozzi, nonostante i favori prestati, vogliono una percentuale di pizzo sulle attività del nuovo negozio dei due congiunti Ersilia e Pasquale.
(fonte)

Questo è la sinossi della prima serie che nel corso degli anni ha raggiunto numeri stellari, vicini addirittura a quella su Totò Riina, “Il capo dei capi”.

Il titolo lascia immaginare molti significati. Personalmente credo che “L’onore e il rispetto” abbia in sé un codice preciso, ancorato a qualcosa che ha un’accezione comportale negativa. Già la sua colonna sonora allude al ricattatorio e sospettoso,  e al minuto 2.18 di questo frame, si ha un assaggio del do ut des populista, semplicistico, inutile e fin troppo televisivo, per essere considerato vicino alla realtà.

E’ una fiction; è tutto falso; è scritta da degli autori cui è richiesto un prodotto di bassa lega che vada ad accontentare consumatori non particolarmente preparati, non abituati a distinguere la realtà dalla fantasia – mi dico, e ripeto.

Se tutto però assumesse e influenzasse in maniera negativa chi lo guarda?
A me viene da pensare male, soprattutto perché gli ascolti sono premiati da un pubblico femminile, maturo e adolescenziale, del sud.

Voglio credere che non ci si accontenti così facilmente. Allora immagino donne, alcune delle quali super impegnate, che osservano distrattamente programmi di questo tipo perché intensamente perse nelle loro attività professionali. Giusto per dedicarsi a qualcosa che vada a sciacquare i loro pensieri, dopo un’intensa giornata di lavoro.

Così, certe volte, accade anche che la mia fantasia supera la realtà, e cerca soluzioni alternative al degrado propinatoci.