Lavoretti aka #gigeconomy. Prospettive? (pt.1) #economia #lavoro [#attualità]

Presa Diretta di alcuni sabati fa parlava di Gig Economy, una frontiera di lavoro collegata alle innovazioni che sta emergendo negli ultimi anni in tutto il mondo (Lavoratori alla Spina). Il termine è sconosciuto e gli articoli trovati online sono pochi (La Stampa, L’Internazionale, Forbes, Harvard Business Review, Rasmussen Collage, Il Sole 24 Ore).

L’obiettivo è costruire la propria autonomia come risorsa per essere indipendenti. Si conta la passione, la formazione, a casa o fuori, attraverso le tecnologie e si mette a disposizione la propria preparazione con prestazioni che offrono il massimo di sé.

Tra i problemi evidenziati nel nostro paese, su questi approcci, esiste il tema di aziende che esercitano poteri forti sui propri dipendenti; l’incapacità di considerare questa attività come un impiego vero e proprio; le umiliazioni cui si è sottoposti nell’accettare o ritrovarsi obbligati a condividere determinate condizioni di collaborazione, anche in caso di morte.

La Gig Economy è racchiusa nella categoria dei lavoretti. Una modalità di etichettatura sfruttata da molti politici durante l’ultima campagna elettorale. I risultati delle elezioni hanno visto l’alta presenza di una cittadinanza interessata alla partecipazione. Gli esiti, piacevoli o meno, hanno dimostrato che le persone ci sono e scelgono, mentre le sinistre scompaiono e falliscono. Chi potrà garantire i servizi minimi anche a chi decide di provare un lavoro autonomo di nuova frontiera?

In Inghilterra Uber è stata sottoposta a una feroce battaglia sociale con l’ottenimento di una sentenza storica a favore dei driver per le retribuzioni troppo basse. Una situazione vittoriosa che ha chiesto di verificare il modello di business all’azienda californiana. A Milano, alcuni mesi fa, si è dibattuto coi dirigenti della CGIL sulla questione della gig economy in epoca di digitalizzazione. La paura è riuscire a trovare strumenti idonei per governare l’innovazione e ridurre la frammentazione sociale per evitare speculazioni di ogni tipo (Camusso: «Contrattare il lavoro di domani»).

In questo momento il conflitto aperto in Italia è tra Job Act (PD), la sua abolizione, la Flat Tax (La Lega) il Reddito di cittadinanza (M5S), assieme alle consultazioni per le nomine di governo.

Nel frattempo Internet è molte cose, ma soprattutto è forza lavoro che si estende senza limiti. I soggetti coinvolti sono valutati dal pubblico in base alla propria performance. Le persone sono costrette a tenere un ritmo serrato per avere un rating (un giudizio) alto e ottenere una determinata visibilità per guadagnare di più. Il capitalismo sfrenato porta i fruitori all’accanimento e con il loro potere stabiliscono la misura dei servizi avuti in cambio con commenti e applicazioni. Si deduce, allora, che lo scontro avviene tra fasce di venditori e di acquirenti posti allo stesso livello mentre i produttori osservano lo show per studiare strategie sempre più avanzate e raffinate. Le alternative, i giochi di ingegno, oggi, offrono la possibilità di reinventare una pluralità di attività e renderle ideali nella massima serietà e lo scotto da pagare è la sopraffazione da parte di chi controlla il mercato del lavoro.

La nostra narrazione del reale, si svolge nella contemporaneità ed è costituita da esseri umani vivi che si sfiorano ancora, ma in certi momenti sembra di essere nelle opere letterarie dilanianti di Honoré De Balzac e Italo Svevo di fine Ottocento e inizio Novecento, con la differenza che la rivoluzione industriale questa volta si manifesta nella immaterialità e nell’uso di criptovalute.

Intanto in libreria è arrivato Lavoretti di Riccardo Staglianò (Einaudi, 2018). Il titolo è aspro al punto giusto. Io ho bisogno di capire cosa ci attraversa e essere pronta alla conoscenza di un futuro che è qui, fin troppo presente. Avete avuto modo di spulciarlo?

Gli articoli pubblicati in precedenza su questo blog si sforzano di capire come le professioni creative sono fondamentali per il futuro (questo e questo) e cercano di collegare reale e virtuale con aspettative di natura socio-culturale, innovazione ed ecologia attraverso la comprensione delle dinamiche di politica e marketing.

Chi di voi è interessato a questi temi? e da quale punto di vista?

Riccardo Staglianò, Lavoretti, Einaudi, 2018

Riccardo Staglianò, Lavoretti, Einaudi, 2018
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Honoré De Balzac, La Commedia Umana, Mondadori, 2006
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Italo Svevo, Una vita, Garzanti, 2008
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16 pensieri su “Lavoretti aka #gigeconomy. Prospettive? (pt.1) #economia #lavoro [#attualità]

  1. Abbiamo assistito all’atomizzazione del lavoro e, in particolare nelle attività intellettuali all’utilizzo di Internet per abbassare i compensi (si veda il mondo del giornalismo, in cui talvolta la forma del blog viene usata dagli editori per aggirare qualsiasi norma) ; il punto è che tale processo, irreversibile, coinvolgerà presto anche i settori della manifattura. Con l’abbassamento dei salari, una qualche integrazione economica è inevitabile. Le forme possono essere tante, ma ho l’impressione che si debba andare verso sostegni economici ‘a prescindere’ che non verso soluzioni ‘condizionate’ che fatalmente porterebbero a complicazioni burocratiche che riduerrebbero la platea potenziale a pochi ‘privilegiati’. La sostituzione del lavoro umano con le macchine aumenta la produttività delle imprese, riduce i costi e porta ad aumentare (di molto) gli utili: non è fuori dalla realtà pensare che tali utili aggiuntivi possano essere usati per ‘mantenere’ chi viene espulso dal mondo del lavoro grazie all’arrivo delle macchine, a cominciare dai più deboli e meno professionalizzati. Le società antiche campavano di rendita grazie alla schiavitù umana: le società moderne si avviano a campare di rendita grazie alle macchine: certo si dovranno porre limiti allo sviluppo e al consumo delle risorse naturali (ai tempi dell’antica Roma c’erano molta meno gente di oggi), ma il processo che porta verso una minoranza di lavoratori iperspecializzati e una maggioranza di persone escluse dal mondo del lavoro mi pare ormai avviato. E’ una questione di redistribuzione globale del reddito, considerando che ci sono singoli individui che hanno patrimoni equivalenti a quelli di piccole nazioni. Il progresso tecnologico diminuirà la necessità di lavoro umano e a quel punto il ‘campare di rendita’ diventerà quasi automatico.

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    1. Sei davvero convinto che la tecnologia sostituirà l’uomo?
      Anche il libro doveva scomparire, eppure.

      Sai in questo caos generale, sarà assurdo dirlo, mi piace essere parte di questo processo di cambiamento, non mi aspetto nulla. Una volta ero estremamente apocalittica – forse la matrice politica incideva molto sulla mia posizione. Oggi credo che il buon senso può venirci in auto e credo che l’essere umano più in grado di supportarci sia quello del sud del mondo: giovane, affamato, pronto a rigenerare la vecchia europa (o il nord del mondo).

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      1. Penso che diminuirà la necessità di lavoro umano, in particolare per le mansioni più usuranti e per molti lavori ‘di ufficio’: tutto quello insomma, che può essere automatizzato; il lavoro umano resterà per mansioni iperspecializzate nei settori produttivi, mentre suppongo che di artisti, musicisti, scrittori, etc… ci sarà sempre bisogno; poi non so: probabilmente usciranno fuori nuove professioni che adesso ancora non immaginiamo: cinque anni fa gli ‘influencer’ e ‘fashion blogger’ non si sapeva manco chi fossero… 😀

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  2. Per le aziende ogni è buona per spremere i dipendenti. L’arrivo di internet ha peggiorato la situazione. Adesso con la scusa dei social o delle mail sei reperibile h24. Se poi dovessero veramente arrivare i famigerati braccialetti amazon…
    Le recenti proposte elettorali sono TUTTE irrealizabili. Il sindacato è una presa per i fondelli. Mi stupisco che ancora la gente creda a questi buffoni. Ti chiedono soldi in cambio aiuto, di protezione, di ogni aspetto legato al lavoro, ma quando si mettono al tavolo delle trattative, fingono solo. Sono già d’accordo con la controparte. Se avessero potere sarebbero come quelli tedeschi che sono riusciti ad abbassare le ore lavorative. In Italia invece hanno accettato passivamente il Jobs Act. E così ci troviamo nella condizione attuale. Giovani che non trovano lavoro o che vengono sfruttati e spremuti come limoni e poi licenziati. Una generazione che non avrà futuro. Industriali che fanno lavorare persone a partita iva per quattro soldi, così al momento del bisogno, non viene rinnovato loro il contratto e restano senza lavoro. In una situazione così precaria come può un giovane decidere di farsi una vita propria, convivere o sposarsi e non essere più di peso alla famiglia? Impossibile.
    Dare un reddito di cittadinanza mi trova d’accordo, ma solo a chi VERAMENTE lo ha bisogno e ad una condizione: chi lo riceve deve restituire (in tempo) l’equivalente alla società o alla comunità. I cosiddetti lavori socialmente utili. Così come un reddito di disoccupazione. Chi perde il lavoro deve avere un minimo per una vita dignitosa, ma, deve rendersi utile alla società. L’uso di internet per il lavoro ben venga, a patto che non renda schiavo l’uomo. Ciao

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    1. Sono d’accordo su molti punti. Uno su tutti quello dei giovani (ma anche adulti) spremuti. C’è sempre la possibilità di dire no, non credi?
      Il risultato delle votazioni è un segnale. Il punto è che è molto rischioso allo stato attuale perché, per me, il MS5 è il più grande partito di Gig Economy e guadagna sempre più punti.
      dentro questa miscela di persone non tutti hanno gli strumenti o vogliono che gli strumenti siano applicati della giusta maniera.

      Per quanto riguarda il Welfare, secondo me sì. In molti paesi lo hanno (francia, germania), ma noi cittadini siamo maturi per poter riconoscere questo tipo di possibilità?

      Io credo che internet sia un’ottima risorsa e appoggio la tua visione. Se vedi la puntata di Presa diretta, ti accorgerai che in Inghilterra esiste una azienda che si occupa di lavanderia. Loro, hanno messo la tecnologia al servizio dell’uomo e i risultati sono ottimi.

      Ciao a te e grazie per il tuo contributo.

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    2. il braccialetto di amazon c’è già.. è Fb ti controlla come nessun altro..
      concordo sul tuo commento.. anche sui sindacati mai una volta che si espongano palesemente come ad esempio assenteisti seriali.. malati da week e feste comandate

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      1. Quando l’identità o chiamiamolo con il suo nome, quando un profilo è pubblico non rubi nulla.. analizzi qllo che tutti vedono e leggono. Poi qui il discorso è più complesso ma detta piatta piatta..

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      2. Hai ragione. Infatti facebook non mi avrà mai. Mi rifiuto di cedere i miei dati gratis. Li vuoi? Mi fai diventare miliardario e te li cedo. Altrimenti come dice Grillo… “vaffa”. Ps. in questo caso la politica non c’entra. Ciao

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