Sono un’altra

Ci sono stati momenti di questo anno davvero brutti, attimi in cui pensavo di non poter più respirare. E’ strano come il sole possa apparire splendente dopo momenti di buio quando l’arcobaleno compare silenzioso d’improvviso.
Venerdì sono stata ad un incontro professionale, ho avuto modo di parlare con tre artisti, uno di questi ha una sua personale in zona. Ci eravamo messi d’accordo per una sorta di studio visit all’interno di uno spazio pubblico. Un modo costruttivo per crescere e confrontarsi.
In mostra è stato piacevolissimo scoprire un’opera che ho sentito vicinissima per studi ed esperienze. Era una gabbia al cui interno erano disposte tre piccole casettine per uccelli, al di fuori di tutto questo la scritta “est”. Mi sono talmente immersa in questo lavoro, che fissando i piccoli fori realizzati come vie di fuga ho trovato la mia visione. La curiosità che mi spingeva alla scoperta tanto da annullare la struttura che ne impediva l’accesso.
Il mio modo di sentire le cose è sempre stato totale. Non mi nascondo dietro niente, mi faccio spingere dall’anima che è mia e unica vera guida, cio’ che permette di osservare le cose in maniera pulita e sincera e ricordarmi come io sia arrivata fin qui non rinunciando a nulla per preservare l’unicità della mia esistenza. Siamo stati un bel po’ assieme, circa tre ore. In un anno ho scoperto quanto non ho più paura, quanto la mia profondità umana si sia amplificata rispetto a tutto quello che ci circonda.
Le barriere che avevo addosso non le sentivo più, e l’opera che me lo ha confermato, ed è stato stupendo.

Ci sono stati momenti di grande intelligenza, forte sensibilità. Ho capito quanto mi mancava guardare negli occhi le persone, toccarle nel profondo più di prima, più di quanto già lo sapevo fare in totale abbandono. In questo anno la mia terapia è stata il silenzio, l’osservazione, il viaggio, le risate, le risate di cuore nate dal nulla, di viaggi in macchina dopo concerti di altre regioni, situazioni improvvisate, morti sventate, le cadute in bicicletta, le campagne e i tramonti olandesi, i matrimoni e i battesimi degli amici. Mi sono accorta quanto mi mancasse la vita, quella lucida, brillante, che avevo chissà dove avevo risposto.

Venerdì c’è stato un termine che mi ha colpito in assoluto: “limitante”, usato rispetto alla possibilità di una relazione. Pensavo che la mia istintività fosse domata, ma invece sull’abc dei sentimenti sono sempre la stessa: la persona che tutela gli elementi base di nutrimento.
Puo’ un uomo dire all’altro questo? consigliare di non farsi una vita per poter portare avanti il proprio sogno idilliaco di libertà professionale?
E’ accaduto tutto davanti a un caffè. Velocemente ho ripercorso la mostra, i pensieri, il cammino degli spazi e ho fatto due conti. E’ un uomo ferito che ha amato molto. Aveva trovato la persona con la quale condividere la vera vita, ma per propria insicurezza ci ha rinunciato, perché la via più facile è la fuga, la non ammissione, e l’esistenza di un figlio ne è testimonianza.

Non esistono persone di pietra, non ci credo. Tutti abbiamo la possibilità di amare se riconosciamo nell’altro il valore di qualcosa che ci sblocca e ci fa crescere, ci rende sospesi come l’amore provato in quel tronco di albero tra Viola e il Barone di Rondo’ nel testo di Italo Calvino “Il barone rampante”. Quando lessi quel libro tanto tempo fa, ritrovai me stessa proprio nella figura femminile, e non riuscivo a capire come il personaggio maschile fosse ancorato alle piante non riuscendo a salire né a scendere rimanendo seduto. Rimanendo lì, fisso a metà ad osservare la proprio famiglia a mezza finestra, tra una sorella che sparava alle lumache e un cagnolino (Ottimo Massimo), lasciato lì da lei, in attesa che lui volasse e riprendesse in mano il proprio corso.

Anche io volevo regalare un cane a qualcuno, fargli capire cosa vuol dire amare incondizionatamente l’altro senza chiedergli nulla in cambio, cosa vuol dire lasciare assoluta fedeltà e libertà. Avevo scelto, per la prima volta in tutta la mia vita ho sentito di scegliere la persona giusta per me, non per bisogni estetici, ma per forza caratteriale per testardaggine e spinta, non per immedesimazione o proiezioni, ma per volontà. Per la prima volta ho sentito che potevo farcela senza resistenze.
Allo stesso tempo ci sono degli accadimenti irrisolti che impediscono a tutti di muoversi. I propri fantasmi, le aspettative, i legami con persone che ti trattengono perché qualcosa gli è dovuto a prescindere.
Seppur i ritmi siano simili, la coincidenze assurde, i segni in ogni momento ti confermano che quella è la via, bisogna perseguire la strada della giustizia. C’è una vocina che ti dice “non sei questo, prosegui, continua, evolvi, non trascinarti di questioni non tue, non adesso. Non è tuo dovere fare questo, sostenerlo, sussisterlo, perché ha chi al suo fianco è colei che deve impegnarsi responsabilmente a ristabilire l’ordine ”.
Ho amato, per lasciare che l’altro capisse quanto questo sentimento era forte.
Tutto cio’ che tratteniamo con insistenza e testardaggine è solo egoismo ed è asfissiante.

Ieri sera avevo la possibilità di incontrarlo. Ero decisa. Ad un certo punto ho razionalizzato e non sono andata. Sono convinta che esista un tempo giusto per tutte le cose, se è stato un incontro decisivo, con lui, la vita ci metterà davanti per caso, ed è proprio quel tipo di emozione che cerco.
Non la vendetta, non la rivendicazioni, non lo schiacciare l’altro per dire avevo ragione. Io so quello che ho provato, e non mi sbaglio, non mi sono mai sbagliata e l’ho avvertito in tutto. So anche che in lui ho lasciato un seme fortissimo che gli permetterà di guardare il mondo come avesse i miei occhi, e sono in pace.
In questo mio processo di elaborazione tanto di suo mi è servivo, porto addosso, per capire, mettere le distanze.
Non ci siamo annientanti, siamo cresciuti, ognuno facendolo nella propria città attraverso la propria strada.

Le poche persone che conoscono la mia storia non fanno altro che invitarmi a raccontarla, scriverla, poiché dietro tutta una condizione di egoismo, parolacce, assurdità, c’è di base una forza emozionale che travalica ogni monte, ma pure l’universo. E la forza che ho usato per risalire la china è da esempio per chi si trova nella stessa condizione, per tutto il male che ho ricevuto attraverso la negazione, facendo si che io risultassi pazza, nonostante avessi solo espresso i miei sentimenti sinceramente, e solo questo, non perseguitando nessuno, non obbligando a fare scelte o rinunciare alle cose. Ho detto : “in questa cosa non trovo l’autentico, manca la verità, non c’è trasparenza, vado via per me e per tutelare la tua storia che dura da tanti anni”.
Sono stata punita perché l’altro non è stato capace di ammettere: “Non ce la faccio, non ce la faccio a scegliere e ho paura”. “Ho paura perché sento che è qualcosa di importante”.
Anche io ne ho avuta tanta di paura e forse ne ho ancora, ma ho sempre augurato a lui il meglio, la realizzazione dei suoi sogni perché sono convinta che ce la farà, ce la farà a rompere dei circoli viziosi, ma ha l’obbligo di farcela da solo. Io ho solo scelto di uscire dal massacro dopo aver teso per lungo tempo la mano.

A me questo tutto questo fa sorridere, seppure penso di aver pianto come mai in tutta la mia vita così, neppure per certe morti importanti.
Perché nonostante tutto, nonostante i lividi, i cazzotti, le pugnalate (mentali, non fisiche), le furbate, per me è stato bellissimo.
Bellissimo per capire cosa sono oggi, domenica 18 ottobre 2015, e non mi serve più niente.

C’è il sole, vedo due comignoli, una parabola, nuvoletta trasparente ed è appena passato un uccellino velocissimo.
Il cane è uscito rapidissimo sul balcone. Mia madre sale le scale.
Non rileggo, lascio tutto l’istinto.

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