Follow This #documentario #inchiesta #buzzfeednews [#recensione]

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Sono partita con tutti i pregiudizi del caso, ma ho dovuto rimangiare tutto quello che pensavo su Follow This, il progetto di inchiesta realizzato dai giornalisti di Buzz Feed News andato in onda su Netflix da agosto scorso.

Si tratta di una serie di puntate che affrontano temi legati alla società. Si parte da chi pratica la tecnica ASMR (sussurratori digitali), a chi pensa alla difesa della comunità di colore (surivalisti neri) e molti altri argomenti che anticipano i tempi che corrono: intersessualità, la gestione delle emozioni maschili, i diritti degli operatori del sesso, le fake news.

Follow This, Netflix, 2018 #followthis

Tra gli appuntamenti, uno dei più interessanti è quello sul funzionamento di alcune strutture per la gestione dei tossicodipendenti in Canada.

Si parte dal presupposto che ognuno si salva da solo, lo Stato mette a disposizione dei luoghi in cui poter effettuare questa pratica con l’assistenza di personale qualificato e pronto a salvare le vite in caso di overdose. Allo stesso tempo sono presenti dei centri di auto-supporto gestiti dai tossici. In entrambi i casi si creano aree a cui va unito il problema della mancanza di posti per chi vuole uscire da questa condizione. In Italia i SerT mica svolgono queste mansioni?

Un altro tema che ha aperto una riflessione è la gestione delle emozioni umane. In realtà il focus è su chi ha difficoltà nella ammissione delle proprie fragilità, per paura e pregiudizio, con la reazione che sfocia in una grande aggressività.

Gli uomini – il sesso maschile – è quello che in maniera malsana ha più difficoltà a cambiare. La loro mancanza di una educazione alla condivisione di stati emotivi porterebbe a trattenere il dolore per lungo tempo e questo senso di impossibilità, che si fa schiacciamento, accentua il disagio e la creazione di relazioni malsane. Lo stesso discorso vale per le donne. Noi, al contrario, sviluppiamo un feroce senso di onnipotenza nei confronti di chi ci ha fatte soffrire. L’astio generato da entrambe le situazioni è una forma di radicalizzazione che annienta la possibilità di vivere a pieno i propri sentimenti e li incastra in una idea di possesso e dominio dalla quale si può uscire marginalmente senza ferite.

Follow This, Netflix, 2018 #followthis

Quello che vedo ultimamente prodotto da Netflix, seppure sia di utilità, racconta spesso la voce di chi vive la propria condizione esistenziale in maniera paranoica e sofferente. Mi chiedo allora se questo modo di farci vedere il mondo abbia delle effettive finalità di sensibilizzazione oppure se sia solo una analisi sociologica fine a se stessa. Voi cosa ne pensate?

Da poche settimane è on-line anche il secondo ciclo di inchieste, ma al momento non ho nessuna voglia di seguirlo.

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Fukushima – A Nuclerar Story #film #inchiesta

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Come si è capito la crisi col cinema nella stagione 2016 è aperta, non ho voglia di fare ragionamenti che rimangono sospesi nella mia testa e non avere risposte concrete, diciamo che in questo momento apprezzo più la visione tv casuale quando mi siedo e faccio zapping dalla poltrona. Proprio due giorni fa mi è capitato di vedere un documentario di Matteo Gagliardi intitolato Fukushima – A Nuclerar Story, un lavoro dedicato al terremoto del 2011 avvenuto in Giappone. Una inchiesta a tutti gli effetti, durata tre anni, che vede analizzare il meccanismo che si è innescato nella mente dei protagonisti giapponesi dopo l’accadimento dello tsunami. Quello che mi ha colpito di più è stato il coraggio e la volontà del protagonista giornalista Pio D’Emilia che ha scelto di rimanere lì, in quella nazione, e affrontare la situazione proprio perché chiamato dalla sua stessa professione.
Sebbene l’intera produzione ha un impianto romanzato – lo story telling è marcato dal montaggio e l’uso dei fumetti rafforza la dinamica di narrazione – quello che ne viene fuori è il principio giornalistico di indagine, l’approfondimento, non dissimile da certi lungometraggi dedicati alle guerre (Walzer con Bashir, 2008, di Ari Folman) Per questo, il connubio è perfetto per far capire cosa si è innescato dopo tutti quegli accadimenti, come il Giappone si sia trasformato in un paese del dubbio, di paura e sospetto, per via di molte delle verità nascoste dei funzionari pubblici e privati; non sono quindi tralasciati i contesti di analisi politica e l’osservazione del momento nell’atteggiamento assunto dalla comunicazione mediatica. In sostanza, non è una azione rivolta al passato, ma all’osservazione dei danni sui movimenti rivolti al futuro. Il dato rilevante arriva dai rischi che quelle radiazioni possano generare dopo diversi anni dall’accaduto. Il dubbio, la catastrofe, che possa rimanere e inquinare alte aree in maniera più invasiva.

Lo consiglio, buona visione!

Trailer:

fukushima - locandina

Politica e pensieri.

musica, politica, quotidiani, televisione, vita

Partendo dal presupposto che il blog non nasce per parlare di politica, non posso farne a meno. Mi scuso con chi è abituato a leggere contenuti diversi, ma oggi preme scrivere di quest’argomento.

Ho appena letto la risposta di Stefano Rodotà a Eugenio Scalfari.
Ieri, nel suo editoriale, il fondatore di Repubblica è andato giù in maniera pesante col suo punto di vista dato in merito alla candidatura del costituzionalista Rodotà – a parer mio, più a sua tutela, che non per il riconoscimento di suoi meriti.  Vi lascio fare un’idea cliccando “qui“.

Rodotà ha riepilogato stamattina soffermandosi su alcuni aspetti peggiori che hanno caratterizzato il nostro fare istituzionale nel corso degli ultimi 20 anni (leggi).

Loro due, con i loro articoli, stanno avendo uno scambio forte e paritario, personale e d’interesse pubblico. Si assumono la responsabilità di affermare educatamente pensieri costruttivi, nonostante i linguaggi siano stridenti, acuti e contrapposti tra loro. Hanno un fare politico valido,  nonostante il dialogo sia giornalistico.

Non apprezzo i modi del Movimento 5 stelle e dei suoi “cittadini”. Non mi piacciono le strategie da flashmob che adottano per fomentare un dialogo impostato sulla rabbia, poiché quando uno è incazzato, non ragiona, e tutto quello che può accadere successivamente, dovuto un atto sbagliato, potrebbe essere il peggioramento di una situazione già andata a picco e in attesa dello schianto.

Parto dal pensiero che le classi sociali povere, in qualsiasi condizione sia una Nazione, rimangano invariate, cioè alla fame. Le fasce alte, invece, continuano ad avere il loro modus vivendi senza abbandonare il loro status, e la classe media, intoppata in questo momento storico, si trova a non accettare una situazione che non viveva da troppo tempo.

Nella mia domenica post pranzo ho avuto la possibilità di ascoltare la diretta di Skytg24 da Roma. Intervistavano passanti radunati per l’incontro (non incontro) con Beppe Grillo, e quello che è venuto fuori è stato un comizio in favore del candidato – Marcello De Vito – per le elezioni amministrative romane del 26 – 27 maggio prossimo, sotto forma di contestazione.
In realtà ciò che mi ha colpito di più è stato un signore che – analiticamente – ha ammesso di aver commesso uno sbaglio gettando il suo voto al movimento, poiché, a parer suo, quest’ultimo, è da ritenersi incapace nell’inserirsi nel sistema governativo con una strategia veloce o precisa.

Il problema che sovviene allora è uno e complesso: se dovessero esserci di nuovo le elezioni, con un PD a pezzi e un elettorato deluso dalla politica dei 5 stelle, dove andranno questi voti?
Il solo pensiero di vedere Alfano e Berlusconi che ridono di gusto per l’autoimplosione di una sinistra (non sinistra), mi sconvolge – come del resto, anche quei sondaggi letti da Giovanni Floris a Ballarò, nel corso delle ultime puntate, dove era evidente l’aumento delle percentuali di voto al PDL.

Non voglio entrare in merito all’elezione del Presidente della Repubblica ergendomi e dicendo chi doveva salire o meno al Quirinale. Susciterò l’irritazione di qualcuno, ma credo che Napolitano abbia accettato la ricanditadura per pietà e per un forte senso dello Stato.
E’ una vittima di un gioco in cui tutti si fagocitano l’un l’altro, senza più vedere la strada, come se davanti ai nostri occhi non ci fosse più futuro.

Questa cosa mi spaventa parecchio e stasera voglio proprio sentire il suo discorso alle 17.

Fai bei sogni – Massimo Gramellini

leggere

Quando ho deciso di acquistare il libro, non è avvenuto per caso. Sono andata in libreria, e decisa, l’ho preso e fagocitato senza troppi pensieri, come un atto dovuto, in meno di due giorni.

Uscito a marzo scorso, ed edito da Longanesi, lo scritto si compone di piccoli capitoli che portano il lettore a una dimensione di confronto aperto e intimo coi propri sé.

Duecentoquattro pagine dove ho toccato con mano qualsiasi tipo di emozione umana, arrivando a un pianto sfrenato e senza ritegno, fino alla fine delle sue pagine.

Ci si trova a essere testimoni di una confessione che è una via di mezzo tra una chiacchiera confidenziale con l’amico più caro e una seduta psicoanalitica feroce.

Nella sua fase iniziale ho avuto forti reticenze, non mi trovavo a mio agio. Sono talmente abituata al  cinismo giornalistico di Massimo Gramellini che, entrare per un momento nella sua intimità, mi ha fatto sentire un’intrusa – nonostante la chiara e asciutta scrittura alla quale sono fedele da diverso tempo.

Ho pensato anche, e in serie:

–      Gramellini ha copiato Mario Calabresi in Spingendo la notte in po’ più in là.

–      Gramellini ha copiato Nick Horby in Febbre a 90°.

–      Gramellini, cazzo, ha copiato anche Frank McCourt in Le ceneri di Angela!

Gramellini non ha copiato proprio nulla, e mi ha fatto rimangiare e rivalutare tutti gli scabri pensieri nella seconda parte. Qui egli mette assieme i punti di una situazione che da troppo tempo aveva evitato per paura e rifiuto: dove Belfagor –  esecutore mentale più spietato –  ne controllava tutte le azioni, anche quelle in apparenza più banali.

Sebbene le mie parole non rendano giustizia a questo lavoro, vi consiglio di leggerlo, ognuno troverà parti che combaciano con la propria vita, e ognuno si sentirà improvvisamente a casa, dopo tanti mesi di assenza.

Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione“.