Fai bei sogni – Massimo Gramellini

Quando ho deciso di acquistare il libro, non è avvenuto per caso. Sono andata in libreria, e decisa, l’ho preso e fagocitato senza troppi pensieri, come un atto dovuto, in meno di due giorni.

Uscito a marzo scorso, ed edito da Longanesi, lo scritto si compone di piccoli capitoli che portano il lettore a una dimensione di confronto aperto e intimo coi propri sé.

Duecentoquattro pagine dove ho toccato con mano qualsiasi tipo di emozione umana, arrivando a un pianto sfrenato e senza ritegno, fino alla fine delle sue pagine.

Ci si trova a essere testimoni di una confessione che è una via di mezzo tra una chiacchiera confidenziale con l’amico più caro e una seduta psicoanalitica feroce.

Nella sua fase iniziale ho avuto forti reticenze, non mi trovavo a mio agio. Sono talmente abituata al  cinismo giornalistico di Massimo Gramellini che, entrare per un momento nella sua intimità, mi ha fatto sentire un’intrusa – nonostante la chiara e asciutta scrittura alla quale sono fedele da diverso tempo.

Ho pensato anche, e in serie:

–      Gramellini ha copiato Mario Calabresi in Spingendo la notte in po’ più in là.

–      Gramellini ha copiato Nick Horby in Febbre a 90°.

–      Gramellini, cazzo, ha copiato anche Frank McCourt in Le ceneri di Angela!

Gramellini non ha copiato proprio nulla, e mi ha fatto rimangiare e rivalutare tutti gli scabri pensieri nella seconda parte. Qui egli mette assieme i punti di una situazione che da troppo tempo aveva evitato per paura e rifiuto: dove Belfagor –  esecutore mentale più spietato –  ne controllava tutte le azioni, anche quelle in apparenza più banali.

Sebbene le mie parole non rendano giustizia a questo lavoro, vi consiglio di leggerlo, ognuno troverà parti che combaciano con la propria vita, e ognuno si sentirà improvvisamente a casa, dopo tanti mesi di assenza.

Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione“.

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