Daniela d’Arielli, in collaborazione con Pollinaria (azienda agricola biologica e organismo di ricerca sul contemporaneo), presenta un nuovo progetto con un significato simbolico profondo, riflettendo aspetti e codici pittorici che hanno influenzato la visita vissuta nell’esperienza di mostra. I toni di rosso, blu, nero e bianco si sono intrecciati dando vita a una dimensione che ha evocato un rituale collettivo e propiziatorio. Questo rituale celebra l’armonia del mondo femminile e l’impegno nell’osservazione diritti a livello globale.


Il progetto iniziale trae ispirazione dagli studi di Antonio De Nino, noto antropologo e storico abruzzese, proponendo un esame significativo sul passato. Questa rilettura non solo invita alla riflessione, ma stimola anche un’analisi critica del presente, creando un ponte tra persone, storia e attualità.


In questo contesto di scoperta e introspezione, il progetto ha rivelato due concetti chiave durante il dibattito finale, entrambi legati all’osservazione di un territorio ricco di miti.
Il paesaggio abruzzese, con i suoi sentieri ripidi e le acque, diventa una metafora del presente, reinterpretato in chiave mitologica. Questo dualismo tra mito contadino e contemporaneità riflette la complessità di codici intrinseci dell’opera, creando un dialogo continuo tra passato e presente.


Un elemento particolarmente interessante del progetto è stata la duplice modalità di fruizione offerta al visitatore, che ha consentito di vivere l’esperienza su due livelli distinti e complementari:
- Web e social: Il pubblico ha l’opportunità di partecipare in modo immediato e digitale, interagendo con il progetto in tempo reale. Questa dimensione virtuale offre un’esperienza collettiva che trascende il luogo fisico.
(https://www.instagram.com/ercolae/) - Restituzione reale: in contrapposizione alla precedente, la restituzione reale, si configura come un momento più lento e narrativo che invita a una riflessione meditativa, creando una connessione profonda con l’opera e l’esperienza fisica distribuita in più visioni nelle sezioni dei paessaggi raccontati.
Questa sinergia tra l’ambiente virtuale e quello reale ha generato un’interazione immersiva e contemplativa, creando un dialogo affascinante tra le percezioni digitali e fisiche confluite in un ascolto profondo e attento verso le parole scritte e pronunciare dalle dirette interessate.



La mostra è stata inaugurata il 29 settembre, giorno di San Michele Arcangelo, e si è presentata come un vero e proprio esperimento performativo. Figure maestre e iniziatiche, simili a sentinelle, hanno guidato il pubblico lungo un percorso di riflessione. Ercole mitologico e le sue fatiche vengono evocati come simboli per esplorare temi di grande attualità, legati all’ambiente e alla contemporaneità, offrendo una visione ampia di un universo in cerca di nuove identità e spiritualità.


Un concetto ricorrente nell’opera di d’Arielli è la complessità. Questa non si riduce a una sintesi immediata; piuttosto, si sviluppa come un processo aperto e stratificato che richiede una fruizione lenta se posta in contrapposizione alla velocità dell’innovazione.
La complessità richiede tempo per essere pienamente compresa, suggerendo che per il futuro sarà fondamentale affinare la comunicazione e l’impatto al progetto. D’Arielli sembra voler seguire un processo in cui, cucitura dopo cucitura, collega le fluidità di un corpo sociale in continua evoluzione, offrendo al visitatore l’opportunità di immergersi nelle parti più intense e significative dell’intero lavoro.


e.r.c.o.l. ae – experiment, resurgent, cult, organism liquid, ae (what the title doesn’t say) – la lunga decodifica alle cose presentate dal titolo, si sviluppa principalmente attraverso i comparti narrativi e musicali. La poesia di Mariagiorgia Ulbar e le sonorità primordiali ricavate dalla ricerca di Flavia Massimo aggiungono intensità al percorso quasi anticipando la materia visuale come predisposizione a qualcosa che arriverà. Le loro vibrazioni si intrecciano alle interpretazioni espresse nel dialetto abruzzese di Francesca Camilla D’Amico e in inglese dalla ricercatrice Mara Mattoscio, creando testi e sottotesti che hanno posto al centro l’esperienza sensoriale della intera opera verso una miriade di giuste letture e interpretazioni.



Questa complessità, ripetuta in modo quasi compulsivo, gioca un ruolo cruciale nella dinamica tra chi richiede attenzione — l’artista stessa — e chi è in ascolto, come le donne di questo affascinante viaggio concentrico che cercano di contenere l’irruenza della sua generatrice.


Il ribaltamento dell’orchestrazione artistica dal vivo è quasi impercettibile e riesce a creare un’atmosfera unica e coinvolgente. Grazie alla funzione social, che ha messo al centro queste esperienze, il risultato finale si avvicina a quello di una grotta immersiva, dove il pubblico è stato avvolto in una dimensione di profonda connessione con le dinamiche immaginate dal lavoro.


Questa fusione tra arte dal vivo e interazioni virtuali ha offerto un’esperienza sensoriale straordinaria, arricchendo ulteriormente il fondamento di e.r.c.o. l.ae. e trasformando ogni partecipante in un attore fondamentale posto al centro di un percorso oculato dettato dalla possibilità identificazione con i vari personaggi e le loro forme letterarie e artistiche.


Si tratta di rituale collettivo che si traduce in un cammino condiviso in cui ogni partecipante è stato invitato a riflettere sull’importanza dell’acqua come elemento di sopravvivenza e simbolo che permea l’intero progetto. L’uso dell’acqua miscelata diventa non solo un gesto concreto, ma anche un atto di purificazione e rinnovamento, cioè un mezzo attraverso il quale il pubblico si unisce in una sorta di benedizione che abbraccia il mondo intero dai suoi mali.



Nel corso di questa esperienza, il pubblico è chiamato a guardare il mondo con occhi nuovi, a riconoscere e apprezzare la connessione profonda che esiste tra tutti gli esseri viventi. L’acqua, con la sua capacità di trasformarsi e adattarsi, diventa un potente codice di fluidità e rigenerazione, un invito a considerare la responsabilità che abbiamo nei confronti di noi stessi, dell’ambiente e della comunità oggi, nel nostro scenario tragico sul visibile del contemporaneo.

In questo contesto, la consapevolezza collettiva, si trasforma in un gesto di unità, capace di superare le barriere culturali e sociali. Ogni goccia d’acqua condivisa, rappresenta un passo verso un futuro in cui le esperienze individuali si intrecciano in una trama comune, promuovendo un’armonia che riflette il nostro impegno verso la giustizia sociale e ambientale.
Il progetto di Daniela d’Arielli, quindi, non è solo una manifestazione installativa e artistica, ma un invito a prendere parte a una conversazione globale sulla responsabilità, la connessione e il rispetto reciproco dove, attraverso l’acqua e il rito, si celebra una nuova visione delle esistenze, e in cui il silenzio è collaborazione che diventa strumento per affrontare le sfide quotidiane dei processi sul nostro tempo.




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e.r.c.o.l.ae
experiment resugent cult organism liquid
ae (what the title doesn’t say)
di Daniela d’Arielli
Pollinaria, Civitella Casanova – Loreto Aprutino (PE)
29 settembre 2024
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