Nel mondo contemporaneo dominato dalla comunicazione immediata e dall’apparenza, l’impostura e la scorrettezza sono diventati fenomeni pervasivi. Il concetto di impostura, ovvero l’atto deliberato di presentare una realtà falsificata o di attribuirsi meriti non propri, si intreccia con comportamenti scorretti, che sfruttano la fiducia e la buona fede altrui per vantaggi personali. Questo binomio rappresenta una minaccia non solo per la sfera individuale, ma per la collettività stessa.
L’impostura può assumere molte forme. Nella sua essenza, è un inganno studiato e volontario, che nasce dalla volontà di mascherare la verità per creare un’immagine più vantaggiosa o per nascondere una mancanza. Spesso si manifesta in ambienti professionali, dove chi aspira al potere o al successo utilizza l’arte della simulazione per apparire più competente, meritevole o affidabile di quanto non sia.
Tuttavia, l’impostura non è solo una questione di ambizione. È anche il riflesso di una società che premia l’apparenza più della sostanza, e che spinge gli individui a creare versioni ideali di sé, anche a costo di ingannare. Chi si avvale dell’impostura ha capito come sfruttare questo sistema, nascondendo le proprie debolezze dietro una facciata perfetta. Ma dietro questa apparente solidità, si nasconde una fragilità strutturale che, prima o poi, emerge e rivelerà i fatti.
La scorrettezza non è soltanto una violazione delle regole formali, ma un abuso sistematico delle norme di comportamento e di etica. Quando l’impostura si svela, spesso la scorrettezza si manifesta come una difesa, un modo per mantenere il potere o lo status conquistato in modo falsificato. Da piccoli atti quotidiani di slealtà ai grandi scandali che scuotono le istituzioni, la scorrettezza si radica nell’idea che tutto sia lecito, finché non viene scoperto.
L’impostura e la scorrettezza non rimangono fenomeni isolati, circoscritti al singolo individuo. Le loro conseguenze sono profonde e sistemiche. Chi agisce tali modalità riesce a ottenere successo, ma crea un precedente pericoloso: legittima l’idea che il fine giustifica i mezzi e che la verità può essere manipolata a piacimento. Questo atteggiamento mina la credibilità di chi opera correttamente e spegne la motivazione di chi crede nella trasparenza e nell’integrità.
In ambito sociale, la diffusione di questi comportamenti porta a un clima di sospetto e sfiducia. Le relazioni professionali e personali vengono avvelenate dal timore che dietro ogni atto ci sia un secondo fine. La coesione sociale si indebolisce e si rischia di vivere in un contesto dove l’inganno è visto come una norma accettabile.
L’impostura e la scorrettezza si combattono solo attraverso una maggiore consapevolezza sociale e un ritorno all’etica della responsabilità. È necessario promuovere una cultura che premi la trasparenza e la correttezza, valorizzando chi agisce con integrità, anche in ambienti altamente competitivi perché sono insidie che corrodono lentamente la fiducia reciproca, le istituzioni e la stessa società. Combatterle significa rifiutare la cultura dell’inganno e dell’apparenza a tutti i costi, riportando al centro del dibattito il valore dell’onestà e della correttezza.
Un percorso difficile, ma necessario, per costruire una comunità che possa guardare al futuro con maggiore fiducia e integrità. E se chi è tuo contemporaneo non ha capito che l’integrità è un valore, allora sarà solo una persona che alimenta lo stato di degrado di progetti fallimentari senza capitale umano.
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