La mostra Banksy a Teramo. An Unauthorized Exhibition. Pro e contro #eventi

È in corso a Teramo, in Abruzzo, fino al 30 gennaio 2023, una mostra dedicata al genio di Banksy. Si tratta di un progetto organizzato dalla Fondazione Bruno Ballone, prodotta da Metamorfosi Eventi, promossa e patrocinata dal Comune di Teramo, dal titolo Bansky a Teramo. An Unauthorized Exhibition, a cura di Gianluca Marziani e Stefano Antonelli.

Il progetto si presenta agli occhi dei visitatori come qualcosa a cui non bisogna rinunciare, allora perché perdere l’occasione di visitare uno spazio come quello dell’Arca – Laboratorio per le Arti Contemporanee nel cuore della città che di solito è gratuito?

Mi pare chiaro che, fin dal suo principio, le intenzioni degli organizzatori siano guidate dalla scelta di dare un nome ambiguo a questa esposizione, un evento temporaneo a pagamento di cui si è consapevoli del fatto che si tratti di una mostra non autorizzata, ma allo stesso tempo è giusto chiedersi quanto può pesare questa scelta nel passaggio che porta il visitatore a riflettere sull’operato di chi, sulla provocazione, ha costruito la sua arma principale di comunicazione.

Il percorso raccoglie diverse serigrafie che dovrebbero far riflettere sul significato politico delle azioni di Bansky, soprattutto nel primo decennio del suo lavoro inquadrato nei primi anni duemila, ma prima di pensare a questo è necessario ragionare su alcuni punti. Il primo potrebbe essere nella completezza del percorso, cioè quello che viene fuori una volta terminata la visita.

Si tratta del marchio Banksy, dell’artista, più che del suo genio di comunicatore strategico, e questo a causa del fatto che le operazioni più rilevanti compiute sono pensate per luoghi mirati e precisi, con uno scopo che è fuori dalla portata di uno spazio museale così piccolo come quello di Teramo. Se il ruolo di una mostra è concentrarsi sul valore delle opere e per fare questo è necessario puntare sul nome, perché non iniziare ad arricchire lo scenario con la vicenda della storia del Bataclan che ci riguarda?

Chiedersi come mai nella scelta della pianificazione non sia stata menzionata la vicenda che ha messo al centro la storia di un lavoro di Banksy finito in Abruzzo direttamente dal Bataclan, in Francia, dopo tragici eventi terroristici avvenuti nel 2015, a seguito in un furto che ha portato quella porta realizzata dall’artista sui nostri territori (link) ed è qui che sarebbe stato utile trattare un aggancio, l’oggetto in questione per argomentare una pluralità di riflessioni e aprirle a più punti di vista con la partecipazione della comunità.

Utile è anche notare come molti dei pezzi esposti siano dei multipli, cioè non un’opera unica ed esclusiva, ma qualcosa che ha elementi di un’arte furba, pensata per essere rappresentata in più esemplari e di solito venduta a prezzi più contenuti. Un esempio è “Girl with Balloon” – il lavoro con la ragazzina del palloncino rosso – che si ha in mostra con la serigrafia numero 460 di 600 pezzi prodotti. Nel lavoro esiste un marchio, ma è invisibile la firma di Banksy nella sua parte frontale. La didascalia presenta la spiegazione del lavoro, le vicissitudini legate al pezzo originale, addirittura i nomi propri di due persone che sarebbero potute rimanere in anonimato con la classica dicitura “Collezione privata”. Caso contrario è in “Grin Reaper” (Tristo mietitore, 2003), in origine pensato come stencil, cancellato in una campagna anti-graffiti avviata dal comune di Londra nel 2005 è una serigrafia che presenta una firma e ha un marchio visibile.

Qualcosa da dire questa mostra lascia, soprattutto di natura critica. Per esperienza personale posso riportare una testimonianza tangibile e affermare che le persone si recano in visita, pagano senza problemi, come anche le molte scolaresche accompagnate dai docenti nell’incontro con questa pratica di osservazione sui fenomeni artistici. Sarebbe curioso capire in che termini questi ragazzi affrontano l’argomento e chiedersi – come suggeriva un mio contatto in commento molto giusto su Instagram – quanto queste stesse persone prendano ispirazione e iniziativa per andare in altri luoghi, magari dello stesso territorio, per scoprire la provincia o quello che offre la regione Abruzzo su queste o altre tematiche.

Il prezzo del biglietto è di circa 8 €, ragionevole rispetto agli standard nazionali, ma vale l’esperienza di questa spesa? C’è da riflettere su questo dato, non sul fatto che si sia realizzata una mostra di questo tipo, perché di mostre di questo carattere ce ne sono a bizzeffe e ovunque, non solo in Abruzzo, ma se ciò che è stato presentato avesse avuto un giusto termine, un valore in più rispetto alla qualità della proposta ricevuta, di quanto in più avremmo potuto beneficiare tutti?

Perchè accontentarsi sempre delle briciole?

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