Sono confusa, ho bisogno di una mentina

Partiamo dal presupposto che la mia classificazione mentale negli ultimi anni è andata a un po’ a puttane. Se penso a come assorbivo informazioni durante la fase adolescenziale, vedo sistemi logici di assemblaggio di materiali con una coerenza di scelta che oggi posso anche sognare.

Mi chiedo cosa ci abbia influenzato; cosa ci ha portati a un radicale cambiamento; a una costante dimenticanza delle cose necessarie.

Stavo vedendo i miei libri, cd e dvd proprio ora, presi in anni e anni di studio; gli uni e gli altri si completano in cammini coerenti; ogni scelta compiuta, era in connessione secondo un ponderato acquisto fatto di rimandi e collegamenti: un DNA culturale costituito mattone su mattone.

Negli ultimi tempi spendo per libri che predispongo all’accumulo polvere; mi concentro all’ascolto di musica su youtube senza avere più contatti con copertine e titoli degli album.

Non ricordo più niente. La labilità  mi costringe a dimenticare direttamente quello che ho appena fagocitato senza troppa difficoltà.

Mi chiedo se dipende dagli strumenti che uso spesso (pc, tablet o cellulare); se soffro di amnesia cronica; se ho maturato una predisposizione naturale alle cose che ci condizionano l’esistenza in una frenesia iperreale che ha amplificato le mosse di stordimento.

Quello che mi fa più rabbia è che ho trattato come oggetto comune interi volumi dedicati a Kubrick e Antonioni.
Ho una tappezzeria muraria costituita da un sapere enciclopedico riempitivo e incastonato in una Billy Ikea farlocca. Ecco: anche il supporto che sorregge la struttura di un’intera libreria non è fatto di legno spesso e vivo, ma di compensati uniti per sostenere la leggerezza dell’inutilità.

Sono confusa, ho bisogno di una mentina.

8 pensieri su “Sono confusa, ho bisogno di una mentina

  1. Io ho ricominciato a leggere dalla mia propria libreria (libri che ho comprato da quando ho comprato il mio primo libro a 15 anni) che ho a casa, perché dei libri che ho mi ricordo che erano belli, ma della storia non mi ricordo niente. 🙂

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  2. Credo di intuire ciò di cui parli: anche io mi ritrovo con pile di cd ascoltati e libri letti davanti ai quali spesso mi chiedo: ma questo di che diamine parla? O: ma qui che pezzi c’erano? La risposta che mi do, che forse è una considerazione un po’ amara, è che a un certo punto della mia vita io ho letto e ascoltato non tanto per il piacere in se, ma per una sorta di ‘fame compulsiva’ di musica e libri… come se avessi una ‘fame atavica’ di leggere ed ascoltare, la necessità di ascoltare TUTTO del gruppo ‘x’ o leggere TUTTO dell’autore ‘y’, accompagnata da una parallela necessità di ‘spaziare’ tra generi… un periodo in cui tornavo a casa con due cd e un libro a settimana, di media… poi vari fattori, tra cui il calo delle disponibilità economiche, mi hanno portato a fermarmi. Un secondo motivo, ancora più inquietante, è Internet: io ho la netta impressione che un po’ tutti stiamo prendendo la ‘via del rimbabimento’: è come se sapendo che, alla fine “ci sono sempre Wikipedia, Google e quant’altro”, allora non ci sforzassimo più di ricordare… insomma, stiamo appaltando la nostra capacità di immagazzinare informazioni alla ‘rete’, senza renderci conto che la rete è abbastanza precaria, in realtà (io ne ho fatto esperienza quando chiusero Splinder: quanti post, recensioni, pensieri e quant’altro sfumarono?)… il che è preoccupante…

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    1. sì, anche io ero iscritta a splinder.
      capisco benissimo tutte le sensazioni che hai descritto perché intendevo dire proprio questo.
      non avendo più certezze ci si sente sempre incompleti e instabili, costantemente precari.

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