AQ – Appunto Quotidiano #13 – Bere in provincia: abitudine o condanna?

Mi spaventa sempre di più il rapporto che esiste tra alcol e provincia.
A volte ho la sensazione di vivere in un incubo, dove chi pratica l’esercizio del bere non ha alcuna consapevolezza dell’impatto che questo possa avere sui giovani.

Capisco che l’entroterra abbia le sue routine, le sue chiavi di lettura criptiche. Ma nel 2025, sopravvivere in queste aree con tali pensieri mi lascia perplessa e disorientata.

Non riesco a capire se si tratti di educazione, di pratica, di una sorta di svezzamento sociale. Trovo però poco valido l’esempio di un bere scorretto e inconsapevole, usato solo per riempire i propri vuoti umani e le proprie solitudini esistenziali.

La mancanza di alternative culturali diventa un peso collettivo, una sorta di destino che si ripete e che avvolge le comunità.

Sempre più spesso sento dire che la mia area territoriale è piena di droga. E comincio a credere davvero che gli anni ’80 non siano mai passati: come se fossimo intrappolati in un trauma continuo, incapaci di andare oltre.

Mi chiedo se riusciremo mai a spezzare questo ciclo, o se resteremo prigionieri della stessa eredità, generazione dopo generazione.
E tu, che vivi forse la stessa realtà, pensi davvero che il bere sia solo un rito innocuo o piuttosto un sintomo di qualcosa che non vogliamo affrontare?

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6 risposte a “AQ – Appunto Quotidiano #13 – Bere in provincia: abitudine o condanna?”

  1. Molte persone in effetti si “aiutano” con l’alcol, qualche droga, qualche pasticca. senza andare alle vere e proprie dipendenze, è comunque vero che quasi tutti abbiamo bisogno di questi “additivi”. Non credo che sia un fatto legato alla vita in provincia, credo che sia molto presente anche nelle grandi città, solo che in provincia il bevitore o il tossico li riconosci più facilmente

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    1. Grazie mille del tuo punto di vista, credo abbia ragione anche tu. Diciamo che siamo arrivati ad una crisi umana e di fondo che è al limite del bestiale.

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  2. Questione complessa. Il bere è sicuramente un mezzo di evasione, un modo per riempire solitudini, ma anche aspetti relazionali (mi piace molto il termine che usi tu di svezzamento sociale) che vengono spesso dimenticati.

    Non credo che un’offerta culturale più ricca possa incidere su questo fenomeno. Non sono per uno stato pedagogico, o peggio etico, ma è giusto tutelare gli altri (penso alla guida in primis) da abusi o degenerazioni pericolose.

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    1. Come persona, cittadina e amministrazione, ci stiamo molto confrontando su questo argomento. Per esempio io credo che una delle difficoltà è quella di lasciare tutto in mano alla scuola – come se tutto fosse di competenza di questa istituzione. Al contrario io credo che il problema sia degli adulti, che non permettono di offrire una sana visione, perché il proprio centro arriva sempre prima di ogni attività.

      L’alternativa culturale è una possibilità, ma è il modo in cui si costruisce questa narrazione o alternativa di progetto. Se è imposta – e non scelta da chi è giovane o appartenente a quella fascia di età – il progetto è fallimentare.

      Ho anche imparato a credere che essere genitori lo si è quando non si è più figli, quando quella guida che ti ha pilotato decide di lasciarti fare o – in casi più estremi della vita – si rimane orfani.

      Sono convinta di una cosa però: riuscire a trovare chi ti offre una alternativa di sguardo è una grande opportunità.

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      1. “L’alternativa culturale è una possibilità, ma è il modo in cui si costruisce questa narrazione o alternativa di progetto. Se è imposta – e non scelta da chi è giovane o appartenente a quella fascia di età – il progetto è fallimentare.”

        Sono perfettamente d’accordo

        La mancata alleanza scuola/genitori è un problema che trovo spesso nelle esperienze. Ma la mia domanda è: in passato c’è mai stata? Non credo. Penso sia una distorsione di memoria, i genitori non sono mai stati così invasivi come oggi nella vita dei figli. Prima erano ad occuparsi di altro e il sistema scolastico poteva svolgere la sua funzione in maniera più efficace. Perchè?

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      2. Non lo so. I genitori di oggi sono la mia generazione anni ’80 o i figli di quella di metà anni ’70.

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