Niente.

In data 24 maggio voglio dire solo una cosa: senza la propria volontà, gli altri possono anche pronunciare centomila parole ma niente cambierà. È una cosa ovvia, stupida e breve. Magari un messaggio promozionale alla banalità, ma è una verità non attraversata dalla ipocrisia. Quando uno svende la propria dignità per credere di arrivare chissà dove, non ha più senso avere dei riscontri o un contatti con chi non vede la vita a questa maniera. Stasera sono un po’ amareggiata; molto delusa. Non sempre si puo’ parlare di viaggi, cinema o arte. A volte le parole si usano per riassemblare il proprio essere. Può sembrare nulla, ma è importantissimo come il valore delle parole pronunciate ad alta voce. Oggi sembra tutto sottovalutato. C’è una dispersione di senso senza precedenti; non è questione di nichilismo o azzeramento voluto da chissà quali regole la società impone; ci si svende l’anima al miglior offerente per un sogno di gloria sperando che il trionfo verso chissà quale mira sia la migliore soluzione per arrivare chissà dove. Ho messo di nuovo un punto in questa giornata; tutelare la mia dignità  vale più di ogni cosa al mondo. Le umiliazioni che ho subito per indifferenza o mancata risposta troveranno valore nel tempo. Senza rivendicazione. Ora vado a leggere un po’, anche con qualche difficoltà di concentrazione.  Buonanotte.

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