Smile on your face

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Per questa giornata, mi fido dei grandi autori.

Pop – film – mielosi, a volte necessari.

film, vita

Di sabato mattina, riflessioni intense davanti a film stupidi. A volte non hanno tutti i torti, più veri di quanto si possano negare le cose, anche in età adulta.

Niente.

vita

In data 24 maggio voglio dire solo una cosa: senza la propria volontà, gli altri possono anche pronunciare centomila parole ma niente cambierà. È una cosa ovvia, stupida e breve. Magari un messaggio promozionale alla banalità, ma è una verità non attraversata dalla ipocrisia. Quando uno svende la propria dignità per credere di arrivare chissà dove, non ha più senso avere dei riscontri o un contatti con chi non vede la vita a questa maniera. Stasera sono un po’ amareggiata; molto delusa. Non sempre si puo’ parlare di viaggi, cinema o arte. A volte le parole si usano per riassemblare il proprio essere. Può sembrare nulla, ma è importantissimo come il valore delle parole pronunciate ad alta voce. Oggi sembra tutto sottovalutato. C’è una dispersione di senso senza precedenti; non è questione di nichilismo o azzeramento voluto da chissà quali regole la società impone; ci si svende l’anima al miglior offerente per un sogno di gloria sperando che il trionfo verso chissà quale mira sia la migliore soluzione per arrivare chissà dove. Ho messo di nuovo un punto in questa giornata; tutelare la mia dignità  vale più di ogni cosa al mondo. Le umiliazioni che ho subito per indifferenza o mancata risposta troveranno valore nel tempo. Senza rivendicazione. Ora vado a leggere un po’, anche con qualche difficoltà di concentrazione.  Buonanotte.

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Quella casa nel bosco – Drew Goddard

cinema, film, vita

Cosa fare e cosa non fare?
Sono una dipendente affettiva: ho capito che rientro nella categoria degli OLA (Obsesses Love Addicts)  – e mi ci scappa un po’ da ridere, perché mi pare un’assurdità.

Veniamo a noi, torniamo alla serietà, ristabiliamo l’ordine delle cose. Giorni fa, dopo essere tornata dal viaggio a Bologna, ho deciso di vedere l’horror dell’anno (2012), quello di cui ho letto molte recensioni positive.

Quella casa nel bosco è si un film, ma non al pari dei vecchi chiari prodotti degli anni ’90. Quelli – intendiamoci -, trasmessi da Italia 1 nei martedì horror, attorno alle 23 circa, che ci hanno fatto stringere le chiappe quando rientravamo a casa la sera, senza sapere ci fossero mostri in TV, accendendola.

Diventata un’adulta pasciutella forse non riesco più a sopportarli poiché la dinamica costruttiva è sempre la stessa: quattro o cinque persone in viaggio, su un autobus, una casa, una zoccola bionda, una vergine mora, un amico nerd, un figone da urlo.

Ecco i protagonisti.

La trama è ha il suo nervo nella manipolazione: un gruppo di scienziati sviluppa dei prototipi per generare paura nel mondo attraverso sperimentazioni che si svolgono in scuole e attività pubbliche, comuni a tutti noi.

Il conflitto aperto non è tra America e Russa, ma tra Giappone e Stati Uniti, con tanto di telefono rosso kubrikchiano, legato poi anche, alla fase di Guerra Fredda, che vedeva coinvolte le prime due superpotenze economiche.

Iniziano a morire tutti, tranne la vergine. Lo scoop, che non dirò, allieterà la vostra visione.

Un film cotto e mangiato con un finale talmente tanto stupido, che la sigaretta che stavano fumando, ci stava quasi bene, come a dirci “ci sono situazioni migliori di una scopata”, rendendolo così pure simpatico!

Lo dimenticherò, sapevatelo.

Trailer: