AQ – Appunto Quotidiano #1: Il valore delle fratture

Vorrei iniziare una nuova serie di appuntamenti. La chiamerò AQ – Appunto Quotidiano. L’idea è aprire ogni mattina una riflessione che possa sorreggere l’intera mia giornata e quella di chi condivide con me questo cammino virtuale.

Stamattina, prima di fare colazione, mi è venuta in mente un’immagine di quando ero bambina: io e mia madre, sedute al tavolo nelle ore diurne, al rientro da scuola. Mio padre era a lavoro, e noi pranzavamo guardando la tv, che trasmetteva un programma con Raffaella Carrà o Loretta Goggi. Era la luce degli anni ’80, un momento spensierato della mia età.

A volte ripenso a quegli attimi e mi accorgo che il quadro non è poi così cambiato. L’unica differenza: la tv oggi è spenta, e c’è più dialogo o più scontro, a seconda delle giornate, del lavoro, dei punti di incontro. Non so perché quell’immagine sia riaffiorata stamattina. Forse voleva dirmi qualcosa. Forse nasconde un’associazione, o una verità, che appartiene al mio passato e che ancora non ho del tutto decifrato.

Non immaginavo che, dopo tanti cammini, avrei dovuto ricominciare da capo anche dentro un sistema che pensavo di aver ricostruito. Mi spaventa il pensiero di aver collaborato con qualcuno che si è rivelato essere lo spettro dei fantasmi che avevo già combattuto. E mi stupisce come io abbia attutito il colpo con una razionalità tale da portarmi a prendere tutte le distanze necessarie: un modello e un metodo che ho esercitato negli anni.

Da lì ho imparato sempre la stessa lezione: il meccanismo malato è la radice di un male maschile, patriarcale. Un sistema di pensiero al cui centro c’è il valore del possesso e del denaro. È violenta questa dinamica. Così come è violenta l’incapacità di ammettere di non saper chiedere aiuto quando la propria esistenza arriva a un bivio, e ci si ostina a voler essere Gesù Cristo in croce — lo dico da atea — pur sapendo che Cristo è stato unico e irripetibile.

I maschi che ho conosciuto hanno in comune una pratica: centellinare e non riconoscere il valore di chi è superiore in termini morali o professionali. Dietro c’è un pensiero misogino che spaventa. Cancella ogni possibilità di miglioramento di una società che chiamiamo comunità.

Le persone ci sono – soprattutto in provincia – ma restano in attesa del benefattore delle economie, senza riconoscere che il loro valore umano è più alto di quello di chi fa circolare il denaro.

Prima o poi, ognuno paga lo scotto dei propri errori. Ricco o povero, la carta si rovescia per tutti. E allora ci si ritrova davanti ai cocci rotti, proprio lì, sulla propria strada.
Se quei cocci non si vogliono vedere, non è cecità: è incapacità di ammettere il fallimento.

Il fallimento, per me, è un grande trionfo. Una conquista pari all’incontro con il lutto.
È la fine di una parte di noi che deve essere trasformata. È un’opportunità che si pianta davanti e che ridefinisce i nostri valori.

____

Chi sono?
https://amaliatemperini.com/about/

Iscriviti al blog alla casellina in basso a destra della homepage:
http://www.amaliatemperini | http://www.atbricolageblog.com

Lascia un commento