Per alcuni giorni ho sospeso le pubblicazioni del blog, interrompendo il mio esercizio quotidiano. Questa pausa mi ha fatto capire ancora di più quanto per me l’attenzione verso la parola sia salvifica: scrivere mi tiene ancorata a me stessa, mi permette di esistere e resistere.
Non so per quanti di voi avere una finestra online sia davvero utile. Per me, in questi lunghi anni dall’apertura della mia piattaforma, è stato uno spazio di presenza costante: a volte silenziosa, a volte rumorosa, ma sempre autentica. Qui ho dato voce a lati di me che fuori non trovavano espressione.
Provo però un certo fastidio quando qualcuno del “mondo reale” parla del blog come se fosse uno specchio totale della mia intimità. Non è così. Ciò che scrivo qui è vero, ma diverso da un diario privato: c’è un filtro, c’è una scelta consapevole di cosa esporre.
Stare online, infatti, genera inevitabilmente proiezioni. Ed è pericoloso, sia per chi scrive che per chi legge: i confini si sfumano, le immagini si deformano. Credo che bisognerebbe imparare a stare al proprio posto, con più misura e meno istinto, quando ci muoviamo nel web.
E voi? Vi capita mai di sentire questo scarto tra ciò che mostrate online e ciò che siete davvero?
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