Alba adriatica. La mostra personale di Lorenzo Aceto a Spazio Sei (PE) #arte

Lorenzo Aceto.Alba Adriatica, testo di Daniele Capra, Spazio Sei (PE) - ph. Amalia Temperini

La fine e l’inizio nella personale di Lorenzo Aceto mettono al centro l’esperienza del visitatore in una percorso che è – secondo il mio punto di vista – relazionale. Si parte da un processo che collega il nostro sguardo alla pittura nel ritrovamento: parte di un luogo di dolore che si conosce e che incontreremo prima o poi nella nostra esistenza.

Inevitabile è la partecipazione, al ritrovamento, a elementi che ripercorrono la storia dell’arte con unioni di spicco che portano ai grandi fondali rinascimentali e dove a influire sono le tonalità e le fluidità dei bagliori dalla tradizione nord europea di fine Ottocento.

A spalancare la partecipazione è l’aspetto surrealista – non una liquefazione o a una azione di riflessione sul tempo, piuttosto un processo di trasformazione nell’accettazione di un dolore che a tratti sfocia verso un demoniaco.

È il mondo raccontato dall’artista nella sua componente psicologica di sottrazione, nell’assenza, su una ricerca di chiusura in una fase precisa di un vissuto personale che si fa presente in alba adriatica opera e titolo della mostra.

Sono i nomi delle opere a rafforzare la visione di Aceto: un bestiario letterario che segna ciò che si è da ciò che si può diventare, da chi ci osserva, sulla base degli accadimenti con un semplice segno. Nessun elemento sembra scollegato a Spazio Sei (PE) e tutto è legame in un racconto che è spezzato da un video familiare come ricordo e da una installazione di dimensioni ambientali che è indice di nuova direzione.

Nel testo critico di Daniele Capra, si evidenzia come elemento di unione un processo di transitorietà, e non si può prescindere da questa lettura: perché è un fondamento che sorregge l’impianto portato avanti dall’artista sul tema della sofferenza, sullo svisceramento di quest’ultima e sul combattimento interiore che porta verso una elaborazione da raggiungere per ridefinire.

Le parti più interessanti del percorso sono i piccoli disegni: opere finite che sembrano schizzi dai tratti cubisti; alcuni elementi che come ossa rotte lottano in fiamme in verticalità e con l’orizzontalità delle tele presenti in sala.

Questa mostra presenta al suo interno un meccanismo che fagocita alcuni momenti della storia dell’arte: sono restituiti con una forza tale da rimanere inerti davanti alla bravura di Lorenzo Aceto che li trascina dentro di sé, li racconta con una feroce e momentanea visione sulla desertificazione del presente con una questione che pone al centro la natura umana e quella che ci ruota attorno come ambiente nell’oggi. Si tratta di argomenti cardine, che pongono le basi per un equilibrio possibile tra ciò che è stato e quello che è un piccolo spiraglio di luce che salta fuori dal quadro, in una piccola porzione di istallazione, che è una suggerimento prospettico e di cambiamento sull’osservazione.

La mostra terminerà il 30 luglio ed è visitabile su appuntamento.

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Lorenzo Aceto
alba adriatica
Testo di Daniele Capra
fino al 30 luglio 2023 su appuntamento
Spazio Sei (PE)

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