Io capitano – Matteo Garrone #cinema #appunto

Io capitano, Matteo Garrone, cinema smeraldo, teramo - ph. Amalia Temperini

Ho visto il film di Matteo Garrone ieri sera e ho pensato a diverse dimensioni letterarie: mi riferisco ad Albert Camus in riferimento alla madre e a Rossella Postorino nel suo ultimo libro che tratta di questi argomenti piantando il centro nella drammatica fuga in Italia dalla ex Jugoslavia durante la guerra del golfo negli anni ’90.

Dal punto di vista cinematografico e televisivo ha influito la ricerca dei visi di Pierpaolo Pasolini in Appunti di un’orestiade africana, lo scenario che ha fissato la mia generazione dell’arrivo di chi fuggiva dai paesi in guerra alla fine del secolo scorso, ma anche la dimensione del sogno americano con le grandi carrellate sul deserto dedicate ai viaggi sulla Route 66 di alcuni famossimi film.

Io Capitano ha un punto di vista costruito nel mito del successo, ha come protagonisti due cugini di 16 anni che decidono di partire dal Senegal nella volontà di rompere gli schemi senza sapere cosa si potrebbe avere davanti nonostante gli avvertimenti di chi conosce bene quei passaggi.

È la dimensione di come è stato raccontato il film a fare la differenza: fino a questo momento non mi era mai capitato questo aspetto di chi guarda all’Europa, dall’Africa, con gli occhi dell’adolescenza come un qualsiasi ragazzino che ha il mito di Bologna, Londra o New York. Le tratte, le torture, la corruzione, ma soprattutto il ruolo di chi, pur di tornare dalla propria famiglia, ne conosce bene i meccanismi e ogni volta si sottopone a quelle atrocità, torna in Italia, a Caserta, in un luogo ben definito, che evince cosa voglia dire sottoporsi a quel massacro quando hai motivazioni più profonde da portare avanti, mi hanno fatto riflettere più di ogni altro scenario del progetto.

La regia di Garrone mostra tutto questo con la leggerezza di chi conosce bene le contraddizioni della sua terra, il sud, nella dimensione di città che vivono di supporti ed espedienti tra aiuto e ironia. Il tema risulta leggero per buona parte della sua durata e questo lo rende incisivo, crudele, politico e interrogativo, quando è necessario prendere una posizione precisa sugli argomenti dedicati ai migranti e si ferma al confine.

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Io capitano
Regia di Matteo Garrone
Data di uscita: 7 settembre 2023
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6 risposte a “Io capitano – Matteo Garrone #cinema #appunto”

  1. Un bel film, che potrebbe aiutare qualcuno a capire cosa spinge molti giovani africani a mettersi in viaggio tra molte difficoltà. Il film non è molto crudo, accenna ma non approfondisce sugli aspetti più tremendi del “viaggio”, anzi in certi tratti ha un tono fiabesco.

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    1. Grazie del commento. Diciamo che lascia in sospeso molte cose proprio dal finale

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      1. Il finale appare positivo, tuttavia noi sappiamo che altri guai aspettano il ragazzo… Garrone ha scelto di non calcare la mano, una scelta che ha i suoi aspetti positivi e che può anche essere criticata per eccesso di ottimismo…

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      2. A me non appare positivo nell’ultima immagine di lui con il viso bagnato, al massimo mi ha sollevato molti interrogativi sul presente e sullo stato delle cose almeno io l’ho vista così

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      3. Io ci ho visto la fierezza del ragazzo, orgoglioso di aver compiuto la traversata e di aver portato tutti in salvo, e la speranza che tanta sofferenza sia servita a raggiungere una vita migliore; tuttavia è possibile anche dare interpretazioni diverse.

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      4. Certo che è possibile, e questo che rende forte il film 🌻

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