#Recensione di La neve in fondo al mare di Matteo Bussola: genitorialità, tradimento e crisi post-pandemica

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Ho ascoltato con grande rapidità l’audiolibro La neve in fondo al mare, scritto e letto da Matteo Bussola (Einaudi, 2023). Il testo pone al centro del racconto il ruolo del padre nella genitorialità, all’interno di una dinamica che esplora il tema del tradimento.

Uno degli aspetti più interessanti è il modo in cui viene trattata la figura maschile del protagonista, un ingegnere di 48 anni, che sembra quasi soffocato dalla presenza delle figure femminili che gravitano attorno a lui, nelle diverse situazioni di cura — domestiche, ospedaliere e sociali — che caratterizzano la sua vita.

La storia, pur sviluppandosi in un contesto privato apparentemente insospettabile, offre ampio spazio a riflessioni di portata pubblica. L’autore invita il lettore a confrontarsi con questioni spesso trascurate, ma sempre più rilevanti. Un tema centrale è quello delle aspettative genitoriali: il racconto mette in luce quanto un figlio possa assorbire le dinamiche di proiezione di un padre che non ha mai fatto i conti con il proprio passato.

Tra i temi chiave emerge il disturbo alimentare del figlio, un bambino che sviluppa un’anoressia quando, improvvisamente, smette di sentirsi riconosciuto e valorizzato, e inizia a essere oppresso dalle aspettative familiari. Questo fenomeno si inserisce in un quadro narrativo più ampio, che riflette una crisi generazionale condivisa, in particolare tra i giovani nati nei primi anni 2000. Questi ragazzi si trovano spesso schiacciati tra le aspettative di genitori iperprotettivi e le difficoltà nel trovare una propria identità, accentuate dalle sfide del contesto sociale e tecnologico post-pandemico.

I ragazzi si trovano, da un lato, abbandonati a sé stessi e, dall’altro, iperprotetti. In questo scenario, l’uso della tecnologia diventa una via di fuga, un rifugio dall’oppressione continua delle figure genitoriali incapaci di ascolto.

L’audiolibro riflette su temi come l’impatto delle tecnologie, i disturbi alimentari e le fragilità personali. In particolare, evidenzia come il vissuto dei genitori possa limitare la capacità di supportare i figli, spesso opprimente e vincolante nella loro libertà di espressione.

Un aspetto interessante è come il racconto sottolinei l’importanza del dialogo e della mediazione emotiva, mettendo in evidenza come l’apprendimento delle proprie emozioni spesso avvenga attraverso la delusione. Questo tema mi ha portato a riflettere su una discussione avuta con una amica terapeuta più volte: le generazioni più giovani si trovano spesso a lottare contro il narcisismo dilagante dei propri genitori, in particolare quelli delle generazioni nate negli anni ’70 e ’80, tra cui la mia.

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