È la seconda volta, in pochi mesi, che mi scrivono dall’estero. Sono persone della mia età che mi leggono sul blog e sui social.
Di recente, mi ha contattata una ragazza olandese, anche lei della mia generazione. Ha studiato in Italia e oggi lavora come traduttrice e giornalista nel suo paese.
Ha letto L’età fragile di Donatella Di Pietrantonio e mi ha chiesto una riflessione su questa regione e sui movimenti che si sono sviluppati intorno alla lettura del libro.
Mi ha scritto via email, dopo aver disattivato tutti i social.
Nel suo messaggio mi parla di un fenomeno diffuso nei Paesi Bassi: l’installazione in massa di Signal, un’app di messaggistica sicura.
Anche un’altra persona olandese mi aveva segnalato lo stesso cambiamento.
Negli audio che ci siamo scambiate, mi ha colpito il suo punto di vista: anche lei avverte il bisogno sociale di ritrovarsi, di ricostruire legami, di riscoprire le piccole comunità. Vede questo fenomeno anche nel suo Paese.
Se una persona dalla Nuova Zelanda mi scrive su questi stessi temi e un’altra dall’Olanda sottolinea bisogni simili a quelli che sento in Italia, significa che qualcosa nel mondo sta cambiando. Eppure, nelle nostre piccole comunità territoriali, si continua a ragionare con una mentalità politica distante dalla realtà.
L’errore più grande lo hanno commesso le generazioni precedenti: hanno escluso il pensiero dei quarantenni, ostacolando il ricambio. Adulti diffidenti, pettegoli, annoiati, incapaci di lasciare spazio a chi potrebbe agire in modo concreto.
Ogni giorno ne sono sempre più convinta: se ci mettiamo in discussione come comunità, possiamo finalmente dire “ci siamo”. Ma se continuiamo a ripeterci siamo i più forti, scambiando l’orgoglio per appartenenza, ci condanniamo a un fallimento collettivo.
Quello che mi sono ripromessa è di sostenere i ragazzi, offrendo loro uno spazio in cui possano crescere senza ripetere gli stessi errori della mia generazione. Proteggere le nuove generazioni significa aiutarle a costruire il proprio futuro, senza restare intrappolate nei sogni irrealizzati di chi le ha precedute.
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