Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori, 2025) affronta tre dolori profondi: il passaggio all’età adulta, il rapporto complesso con la famiglia e il lutto per la perdita di Michela Murgia, figura di riferimento politica e letteraria. In questo libro, l’autofiction si fa più intensa e meno indulgente, spostandosi verso un margine più oscuro della realtà.
Se nei suoi precedenti romanzi l’autrice ha spesso raccontato famiglie ricche ossessionate dall’immagine e dal potere, qui cambia scenario: Napoli (la Campania) con la speculazione edilizia degli anni Ottanta, il terremoto dell’Irpinia e la presenza pervasiva della camorra, diventa il vero sfondo del racconto.
Attraverso la scrittura di un libro nel libro, con interviste a una figura storica della camorra nel rione Donnaregina, l’autrice esplora la doppia faccia del potere. La ricchezza ostentata lascia spazio a un potere più brutale, fatto di controllo e violenza, che si riflette sulla vita e sull’identità dei personaggi.
Nel romanzo emergono temi contemporanei come la crisi ambientale, il disagio degli adolescenti e il senso ambiguo di oggetti come i coltelli, che oscillano tra autodifesa e autolesionismo. La presenza simbolica di insetti, fenicotteri e colombi con differenze sessuali marcate aggiunge una dimensione inquietante e poetica.
Un tema centrale è il trauma legato all’identità sessuale e alla marginalizzazione. Teresa Ciabatti racconta con delicatezza la violenza invisibile di chi cresce in un mondo di specchi deformanti. In questo contesto si inserisce un rapporto complesso e paradossale con Don Peppe Misso, figura storica della camorra, che diventa un oggetto psichico con cui la narratrice entra in confidenza, trovando un ascolto contorto nel caos personale.
Il racconto si muove tra i quartieri di Napoli e il disfacimento emotivo della protagonista, una giornalista che confonde giornalismo e confessione, equilibrio e caduta.
Se in La più amata (Mondadori, 2017) il centro era il dolore urlante di una bambina da una scalinata, in Donnaregina quella scalinata è ormai un ricordo crollato, simile a un cimitero che segna l’assenza di chi avrebbe potuto offrire strumenti e sostegno. Ma proprio da questa assenza emergono le tracce di un disturbo depressivo trasmesso tra nonna e nipote. Nel mezzo, una madre e un padre cercano di capire quale futuro può nascere dal confronto con i propri traumi che in realtà si manifestano sempre su un femminile ereditato.
Donnaregina è così un romanzo che scava nel passato per interrogare il presente, ma di chi? Teresa Ciabatti lascia il centro della scena e si mette a un lato per osservare, riflettere ed elaborare dolori che non si possono più trasformare in estetica. La camorra diventa un pretesto narrativo per esplorare cosa accade quando il potere smette di essere un gioco di classe e diventa materia grezza, sanguinosa e familiare.


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Donnaregina
di Teresa Ciabatti, Mondandori, 2025
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